•- ^ —wMa 141*1 FOR THE PEOPLE FOR EDVCATION FOR SCIENCE LIBRARY OF THE AMERICAN MUSEUM OF NATURAI HISTORY : ATLANTE ORNITOLOGICO Uccelli Europei 1. Aquila reale (rf- semi-ad.). 2. Aquila reale (2 giov.). 3- Aquila imperiale (ad.). 4. Aquila imperiale feiov.). 5. Aquila reale (e? ad.). Ulrico Hoepli, Editore, Milano. Atlante ornitologico - Sq^ì (^} ya. mio affetto, della mia gratitudine per i li esempi da essi offertimi. per la tenerezza prodigata al- l'unico figlio in ogni ora della vita. oh 5si, miei adorati, ear palese ed eterna la vostra virtù, il cuob vostro! 13 Otì E. aeeh;o.vi degli Oddi. + x . TPrefa^zionje Nel settembre /DUO il nostro valoroso Editore comm. lirico Hoepli m'invitava con h più cortesi parole, a compilargli un lavoro siili' Ari/aiuto Europea, che illustrasse le specie ili uccelli elie vivono od appariscono entro tali confini, serbando perii un'impronta che ren- desse il libro accessibile a' pili e ili uso popolare. A questo uopo egli acquistarti il diritto di riprodurre le tavole dell'opera « Die Vogel Europasn del signor Arnold, le quali, te- nuto anclie il debito conto dell'esiguo prezzo del volume, sono in generale belle e somi- glianti; '. Lara, della Scuola degli Artigiani in Padova, la cui arte di disegnare s'armonizza alla piò scrupolosa esat- tezza. Il comm. Hoepli poi, vigile sempre a mantenere l'alta reputazione meritata dalle sur pubblicazioni, mi autorizzarli ad ornare il lesto di mi merose figure schematiche, che furono pure commesse al sullodato Prof. Lara. Mi accinsi tosto all'impresa con grande ardore, sennonché un viaggio scientifico in Sardegna, Che durò oltre due mesi, la sospese: ed altra sosta ebbe a subire, quando reca- tomi a prender parte al Congresso Zoologico Internazionale di Berlino ed imbattutomi nei Colleghi delle precedenti Adunanze di Cambridge, Parigi, Serajevo etc. con alcuni di essi peregrinai a risilarc i Musei e Ir Raccolte prirate della tierinnnia. Perciò non mi fu pos sibile conseguii re il manoscritto prima del Xorcmhrr IDDI . dopo oltre sei mesi di faticoso lavoro, che tale infatti può. senza iattanza, giudicarsi per l'enorme letteratura sull'ar- gomento e il numero delle specie e delle sottospecie, (oltre 600), che ducetti illustrare e som- Diariamente deserirere. Mi agevolarono questa impresa, soverchiamente ardita, è mestieri confessarlo, e le ricche mie Collezioni e la mia biblioteca, le quali io cominciai a mettere insieme, con cero entusiasmo, fin da qua mio non coniarti che quindici anni, e seguitai poi pazientemente ad accrescere per più che tre lustri, lino ad oggi; mi aiutarono ancora le visite fatte ai mag- giori Musei d'Europa; i parecchi miei viaggi scientifici ; la corrispondenza coi più noti Or- nitologi, a molti dei quali sono legato di cordiale amicizia; una fila insomma (mi si lasci correr la frase) quasi esclusivamente vissuta mi .Mondo Oniitico. ;•/,'/:; izione Certamente è lungi da me la presunzione di aver fatto ninni completa, ma è altret- tanto viva la speranza ili aver fedelmente rappresentato' a qual punto oggi si trovi V Ornito- logia Europea e d'aver impresso al mio lavoro un carattere, quanto almeno ho più saputo, moderno, sì che esso apparisse ni corrente della Scienza. Non seguì una classificazione affatto recente e ne esposi le ragioni nel relativo Capi- tolo ; omisi per brevità i nomi classici delle lingue più note i dialettali italiani <■ In sino- nimia scientifica, limitandomi a citare quando diversificavano, i nomi adottati nelle Open sull'Avifauna locale dal Conte Salvadori e dal Prof. GiglioU, due astri fulgidi del sapere ornitologico. Molti Ornitologi mi hanno grandemente aiutato, sia coll'invio delle loro pubblicazioni, sia colla loro autorevole panda o colf illuminato consiglio; in mando a tutti una viva pa- rola di ringraziamento; ma doveroso e gradito mi torna ricordare in modo speciale i seguenti: Inghilterra : //. E. Dresser; E. Hartert; A. Newton; Udii. W.Rothschild;R. B.Sharpe. Norvegia: K. Collett. Francia: L. Bureau: f Barone d' Hamonville ; Oh. r. Kempen; A. Suchetet. Austria-Ungheria : S. Brusina; C. Hellmayr; L. Lorenz con Libumau; -/. von Madaras:; 0. Eeiser ; V. Tsclvusi zu Schmidhoffen. Germania: Conte di Berlepsch; /«'. Blasius; <>. Kleinschmidt ; A. Eeichenow. St;iti Uniti d'America: L. Stejneger. Italia: (/. Damiani; E. 11. GiglioU; G. Martorelli; Conte V. Salvadori; G. Valimi. Termino quindi col rivolgere le espressioni della mia ricoiiosccir.a al solertissimo coni m. Hoepli, clic ha in ogni inailo, con ogni largliezza cooperato alla fortuna del libro. Se questa non sarà per corrispondere a' comuni sforzi, la colpa non sarà eerto di Ini : sarà tutta mia. e, militi: (Moìiselice), lo gennaio 1!>0'J. E. Akrigoni degli Oddi. INDICE (tEXERALE DELLE MATERIE Dedica Prefazione Posizione delle tavole colorate Indice delle figure intercalate nel testo A. - Struttura esterna degli Uccelli B. - Penne e loro struttura . a) Aberrazioni di colorito b Muta .... e) Pterilografia Mimetismo .... Dimorfismo .... Ibridi ..... Femmina in abito di maschio. Teratologia .... Lunghezza della vita negli Uccelli PARTI' c. I). E. F. e;, il. La Distribuzione Geografica degli Uecell ■'. Trentino e" Dalmazia •r Veneto Lombardia ■ V) Piemonte .'/'! Ticino . h>) Nizzardo V) Liguria V) Emilia e Marche . ni ' Toscana *') Roma . »') Napoli e Italia mi !»' Sicilia . 9'J Malta . r'j Sardegna '') Corsica oridii mule Pag. 1 is 152 ivi » L57 159 i v i ivi . 160 » ivi » 161 » 162 ivi k;:; . 1 64 • ivi » 165 PARTE SECONDA. Indice Sistematico dogli I cecili Europei descritti nel presente lavoro Cenni descrittivi ed osservazioni sugli Uccelli Europei . Indice generale .......... Errata-Corrige .......... l'ini. III-XXV 1-547 549 567 POSIZIONE DELLE TAVOLE COLORATE Tavola I Pag. Frontispizio li 8 Parte II ]]] . 16 IV . L'I V . 32 VI . IO VII . 48 » Vili 56 IX . 61 X 72 XI . 80 XII . ss XIII 96 » XIV. 101 XV . 112 XVI • 120 XVII . 128 XVIII » 136 XIX. 114 XX . 152 KXI. 160 XXII 168 XXIII 17»; XXIV 181 XXV 192 Tavola XXVI Pag. 200 Parto I] XXVII 208 XXVIII 216 XXIX 224 XXX 2:;2 XXXI - 240 XXXII 248 XXXI II 256 XXXIV 264 XXXV 272 XXXVI 280 XXXVII 2Ss XXXVIII » 296 XXXIX 304 XL 312 XLl 320 XLII 328 XLIII 336 XLIV 344 XLV 352 XLVI 360 XLVII » 368 XLVIU 376 XLIX » 384 1 392 [NDICE DELLE FIGURE INTERCALATE NEL TESTO PARTE PIUMA. 1. figura schematica del corpo di un uccello, per mostrare cenni' le sur parti sou nella terminologia ....... 2. forme principali ili becchi ...... '■'. Tarli del becco. ........ 1. Ala
  • .... 50 iri 00 ivi o:i iri i;i 65 iri 66 no 70 112 IM'H I i IG1 1:1 INTERCALATI NEI rESTO XV11 82. Ala «li Lanius excubitor major, gr, nat. ...... 83. Testa ili l'uni* communi), gr. nat. ....... XI. Testa di l'itrns ittunltiiius. gr. nal. ...... 85. Testa o collo di Saxicola melatioleuca, mas. ad. in prim., gr. nat. 86. Testa e collo di Saxicola melanoleuca occidentalis, mas. ad. in prim., 87. Becco Muscicapino (da Sharpt ....... ^ Hocco Irrticefttlino (ila Sharpt i ...... . 89. Becco Filloscopino (da Sharpe). ....... 90. Becco Locustellino .......... 91. Testa 'li Icrocephalus aqiiaticus. gr. nai. ..... 92. Testa di dcrocephalus sohoenobaenus , gr. nat. .... 93. Testa ili Motacilla citreola, gr. nat. ...... MI. Testa ili Motacilla campestris, gr. nat. ...... 95. Piede ili Antimi pratensis, gr. nat. .... 96. l'iede di Aniluts triviali», gr. nat. ..... M7. Groppone e sopracoda di Antlius pratensis, ingrand. ms. Groppone e sopracoda di Anthus cervinus, ingrand. 99. Parte apieale di una lunga cuopritrice inferiore della coda dell' Anthus 100. Piede di Anthus Eichardi, gr. nat. ...... 101. Piede di Anthus campestris, gr. nat. ...... 102-103. Cranio di Bmberiza, a) visto dal disopra - b) visto lateralmente 104-105. Cranio di Fringilla, a) visto dal disopra - b) visto lateralmente 1 oti-107. Cranio di Coccothraustes, a) visto dal disopra - b) -visto lateralmente 108. Testa di limheriza schoeniclns palustri), mas. ad. gr. nat. 10M. Testa di Embirìza schoeniclns intermedia, mas. ad., gr. nat. . 110. Testa di Emberiza schoeniclns tValloni, mas. giov., gr. nat.. 111. Testa di Pyrrhula pyrrhula, gr. nat. ...... 112. Testa di l'urrlttila pi/iihiiln tttropaea, mas. ad. .... 113. Ala di Coccothraustes coccothraustes, gr. nat. ..... 114. Testa di I. uriti curvirostra, gr. nat. ...... 115. Testa di Loria curvirostra pityopsittacus, gr. nat. .... 116. Becco di Corvus frngilegus, circa ' gr. nat. . 117. Becco di Corvus corax, circa " gr. nat. ..... 118. Becco di Corvus corax tingitanus, circa '/ gr. nat. 110. Becco ili Corvus cornix, circa '/o gr- Ull t. ..... 120. Becco di Nucifraga caryocatactes pachyrhynchus, circa ' , gr. nat. . 121. Faccia inferiore della coda della strssu. per mostrare l'estensione del delle timoniere, circa '/, gr. nat. ...... 122. Becco di Nucifraga caryocatactes leptorhynehus, circa l L gr. nat. . 123. Faccia inferiore della coda della stessa, per mostrare l'estensione del delle timoniere, circa '/a g r - na t- ...... 124. 'Testa di Garrulns glandarins, tipo chiaro), circa ' gr. nat. 125. Testa di Garrulità glandarius, (tipo scuro), circa '/., gr. nat. . 126. Testa di Syrrhaptes paradoxus, circa ! gr. nat. .... 127. Piede dello slesso, circa ' , gr. nat. ...... 128. Testa di Caccabis saxaiilis, circa "'/;, gr. nat. ..... 129. Testa di tur, uhi* ìaxatilis chukar, circa gr. nat. 130. Testa di Caccabis rufa, circa '/ì gr- na *- ..... 131-132. Cuopritrice mediana alare di Perdix perdix, gr. nat. a) mas. ad. - !>) testo furono omesse le due lettere a e 6) . 133-134-135. Fig. 1. Coda (parte apieale) di Tetrao hybridus (femmina). - Pig apieale) di Tetrao urogallus (femmina). -Fig. 3. Coda (parto apieale 6 femmina), per mostrare la differente forma (da Xttnnitinu' 136. Testa di Tetrao urogallus, mas. ad., circa '/j K 1 '- " :lt - 137. Gallo cedrone (maschio), durante la sua estasi voluttuosa 138. Meleagris gallopavo, mas. ad. ........ rvinus. ingrand bianco ali ali apice apice femm. ad. (nel 2. Coda (parte i Lyrurus letrix Pag. 112 136 173 iri IMS 200 208 iti iti 22 I iti 231 ili 232 iti tri Ìli 252 iti ili 267 ili ivi 290 ivi 2M7 301 ivi 311 313 ivi 314 317 iti iti iti 321 iti 331 iti 335 iri 336 iti 349 X V 1 1 1 ATLANTE OKNITOLOGII 139. Testa e collo
  • minili limiti (MANDIBULA INFERIOR O MANDIBULA), lo spazio intercedente tra le due mandiboli dicesi fessura della bocca <> boccale, o apertura iltl liccro (hiatus rostri) e va dall'apice del becco all'angolo t'orinato dalla base delle due mandibole : esse talora sono ambedue mobili i Pappagalli), ma di solito ciò non si avverte che nell'inferiore. Il becco (importantissimo per la sistematica i serve come bocca e come organo prensile (mano), cioè per prendere il cibo, in- trodurlo nella cavità boccali', spelarlo, infran- gerlo, inoltre in talune specie, come la lìec- caccia, agisce anche (piale organo de] tatto, mentre in altre, che lo hanno finissimo e sottile. la. si può dire, la funzione di ago per cucire ed intessere i materiali filiformi, con i quali compongono l'artistico nido (Basettino); esso è più o meno conico e termina in punta, di solito corneo o duro, in un solo od in più pezzi i Procellaria) e questi pezzi in dati generi (Fra- tercula, etc.) cadono parzialmente nella inula .autunnale delle penne, venendo riassunti in pri- mavera, formano quindi parte della livrea nu- ziale e costituiscono un carattere sessuale secon- dario, questi becchi si chiamano caduchi o decidui. Talora il becco è di costituzione molle, come il cuojo, e termina in dati generi in un' « unghia » cornea, più meno distinta e curvata (Anitra, Pellicano, etc.), od è rivestilo da una pelle molto vascolare, nervosa e sen- sibile alla sua estremità, nel «piai caso serve quale organo del tatto per cercare i vermi sulla terra i Beccaccia), o può presentarsi duro e resistente all'apice, mentre la sua base è molle, tumida e carnosa, come nei Piccioni e nei l'i\ ieri. 1,'ti li fnlecii (raMPHOTHECA) è il totale integu- mento del becco, che può essere intero od a a pezzi; rìnoteca (rikhotheca) <• quello della ma mi il iola superiore e ij li il li il ini (gnathothei I l'altro dell'inferiore. Gero (cera, ceroma), chia- masi la cute di solito colorita differentemente, che riveste la base della mandibola superiore I Rapaci), e un integumento simile ad una grossa membrana e può essere talora fittamente copei ta di penue (Pappagalli) : nello Stercorarius si noia una falsa cica, (piando non esiste celti si dice che il becco è nudo .albi base; essa non è mai presente nella mandibola interiore. Tornio, (TO- mii m) e il margine delle due mandibole, quello della superiore detto tornio mascellare (tomium maxillare), quello dell'inferiore tornio man- dibolare (tomii u mandibi i w;i Angolo della bocca o punto commessurale (commissura), è il punto ove si uniscono le due mandibole alla base lateralmente; il margine della supe- Partì del bi eco. /. apice del l " i co riore da alcuni viene chiamato RICT1 - e tomia quello dell'inferiore, sicché dal loro complesso risulta la commessura della lincea o angolo GI< superiore ed un intacco corrispondente nell'in- feriore (Averla, Tordo. Rigogolo). 3. Tipo leu il irosi re sottile, CO] beCCO piccolo, sonile ed una apertura boccale poro estesa (Picchio imi nitore). \. 'Tipo curvirostre o curro, col becco di tipo tenuirostre, ma curvato (Bampichino), 5. Tipo acutirostre o acuto, col becco piccolo e molto appuntito ( Fiorrancino) . 6. Tipo conirostre o conico, co] becco fatto a cono (Passero). B - Uccelli d'acqua. 7. 'Tipo longirostre o lungo, becco lungo, molle e con spaccatura poco estesa (Beccaccino). 8. Tipo pressirostre o compatto, becco duro, leggermente analogo al conirostre (Pi- viere) . 9. Tipo cultirostre o tagliente, becco duro, appuntito, col dorso grosso e rotondo ed il mar- gine tagliente (Airone). 10. Lamellirostre o lamelloso, becco tor- nito di dentellature simili a denti, o di lamelle sui lati del becco (Anitre). Tale classificazione è però affatto artificiale, ed a questo proposito ricordo, come cultrato possa dirsi tanto il becco dell'Airone, quanto quello dello Storno, e come quindi convenga indicare la precisa forma del becco sotto i relativi gruppi e non attenersi alle grandi linee generali, che possono svisare facilmente la verità. 11 becco ofl're casi di dimorfismo sessuale in riguardo alla sua forma (Pellicani e Poldnella ili unirci: così le caruncole o rigonfiatine nelle Galline sono proprie ai maschi soltanto e man- canti nelle femmine e le differenze sessuali di colore sono in generale comuni (Merlo, Ger- mano reale). (Mi-Uccelli non offrono un naso propriamente detto, esso è rappresentato dalle narici (nakes), che internamente si aprono nella superficie su- periore della bocca, mediante due fessure, e ta- lora una soltanto; le narici si trovano inserite sulla, mandibola superiore, talora nella mem- brana cerosa, ma in generale sono collocate plesso alla base ed allora sono basilari o sub- basilari; laterali, se sui lati, mciliinie, se circa sulla metà del becco; terminali, se all'apice i Ipterige): superiori, se sulla parte superiore del becco; mari/inali, se presso il tornio; cul- minali, se sul culmine, noi qual caso possono essere riunite in un solo tubo (Procellaria). Sono situate in una depressione rotonda (fossa nasale) od allungata (solco nasale), di solito si presentano aperte, o talora chiuse, o semichiuse da una membrana. Possono essere nude (nudai;). ovvero più meno nascoste I il' IAK| da penne molli, o seiolo>e e rìgide, clic proiettano nella stessa direzione delle penne della testa od in si oso opposto, antrorse, ad esse si dà il nome di auto i VNTIAE) e possono l'ormare due ciuffi sui due t'ori nasali, o abbracciare con uno solo per intero la base del becco; le narici sono •pervie (nares perviae), quando la loro apertura è esterna; impervie (NARES IMPERVIAE), (pianilo non ne presentano; talora, uccelli della stessa specie lianno le due l'orme a differenti età (Ma- rangoni). Se sono comunicanti ed offrono un solo t'oro, che attraversa il becco, si dicono per- forate, ed imperforate, se tra esse esiste un setto nasale. La loro apertura esterna può essere ili l'orina lineare o intonila ed allora si presentano Oblunghe, elittiche, orali ed orale: talora sono concave o prominenti; se olirono un orlo molto prolungato o soprastante si chiamano tabulari. e duplicate se. essendo tubolari, lianno due aper- ture all'estremità ili ciascuna, l'aloni osservasi una scala nasale, che sovrasta l'omonima aper- tura (Gallina), o che presenta uno spazio piatto come un tetto ('Torcicollo): considerale in di- rezione del culuiiiie, le narici possono dirsi J)n- rallele od oblique. Una membrana ne restringe l'apertura, e la cinge da tutti i lati, o po- steriormente, o la sovrasta; essa può presentarsi nuda (Bigogolo), pennuta (Merlo d'acqua), fatta a colta (Fagiano) o piami (Cicogna), se è ri- coperta da una polvere bianca dicesi farinosa ( Piccione). Entro il becco troviamo la lingua, organo di grandezza e di forma assai variabile. Consistenza della lingua: Carnosa (Anitra), molle O cartilaginea (dallo), scuriosa ( 'l'orilo). -Figura della lingua : Depressa: cilindrica: tiilailare (TUBULOSA); htm- brieiforme (lumbriciformis) ; rotonda .• filiforme. "Estremità della lingua: Acuta (ACUTA); lanceolata (LANCEOLATA), Se foggiata a lancetta; bifida (bifida), se l'apice è diviso iu due da una intaccatura (Corvo); setolosa (setosa), se fornita di setole, (piando queste sono curvate all'indietro dicesi uncinata (uncinata), e «piando disposte a ciutt'etto pen- nelliforme (pennelliformis), se dirette all'in- nanzi e parallele pinniforinc (pennacea); la- cerata (lacera), se divisa in più strie longi- tudinali (Pecca fichi ') ; saclliforntc (SAGITTATA), se a triangolo; rotondata ; troncata : smarginala, se presenta intaccature. Dimensioni della lingua: Prece, se più corta del becco ; mediocre, lunga e lunghissima (cfr. becco). VII, w tNlTOl 0G1I Movimenti dritti lingua: Per i movimenti, la lingua si distingue in estendibile (extensilis), se può essere iu parte protesa inori della bocca; vibratile (vibratilis), quando pini venir spinta con forza fuori della bocca. Superficie della lingua : \ii'lu: papillosa, gè fornita di papille; ner- vosa (nervosa), >-e spigoli prominenti corrono pei unta la sua lunghezza; lacera, se tagliata irregolarmente e piumata; ciliare (cimata), se fornita «ti peli rigidi <> di setole; dentellata, se Cini lamelle proiezioni, simili il (lenii, nelle sue parti laterali e l'apice conico (i,amelli- ROSTRES). Nella testa ilo^ii uccelli distinguiamo le se- guenti parti: Pileo (pileus), la parte superiore dalla base del becco alla mica, diviso a sua volta in fnmir (frons), parte anteriore del pileo, vertice (vertex), la pane media dello stesso; occipite (occiput), la posteriore: nella regione laterale della testa noto, le ritinti (lores), lo spazio tra l'occhio e la parte laterale basilare del becco, che può essere nudo (Podicipes), coperto di setole [Falco) <> di penne (Pemis); la regione oftalmica o periorbitale o perioculare phthalmica), lo spazio d'attorno l'oc- chio, diviso in regione sopra-orbitale, r. post- orbitale, r. ante-orbitale, r. in/ra-orbitale ; lo Spazio Orbitale (ORBITA), lo spazio circolare del tutto prossimo all'occhio sia. pennuto [penne ciliari), sia nudo; la regione auricolare o paro- lirti (regio parotica), lo spazio d'attorno l'o- recchio, che e di solito situato un po' al disotto ed ali 'indietro dell'occhio : le tempia (TEMPOR l ), lo spazio tra l'occhio, il vertice e l'orecchio, non ben distinto dallo spazio post-orbitale : le guancie (GENA), lo spazio tra la base del becco, la fronte e l'occhio. Nella parte laterale della Icsla s'aprono n'ii occhi, essi si dicono laterali se sono situati sui due lati della stosa, cioè uno sul sinistro e l'altro sul destro, come nei Falchi e nella massima parte degli I cecili, talora sono inseriti mollo all'indietro I Beccaccia), sono anteriori, se aperti sul lato anteriore della testa, e se guardano quindi ambedue in avanti come nei Rapaci notturni e nelle Miitnitlli. Come prominenza, diconsi incassati mici u cavi) nei Rapaci diurni; sporgenti (eminentes), se sporgono molto -ni pia Iella testa, come nei Rapaci notturni n incassati o superficiali (si perfn iales), se allo -lesso livello (Iella lesta come negli A titillili, (ic. L'occhio ha ire palpebre, l'ima superiore, l'altra inferiore, la terza detta membrana militante (membrana 8X< citans), es^a e trasparente e biauco-avgentina, per mezzo di contrazioni del muscolo piramidale viene spinta obliquamente -lilla superficie .'intcriore dell'occhio, ed in dati casi serve a moderare l'eccessiva luce solare | Rapaci notturni). (■li Uccelli non hanno orecchie esterne a padiglione, come quelle dei mammiferi : ma esiste un t'oro auricolare, aperto di solito in si- tuazione postero-inferiore all'occhio e coperto in generale di penne con struttura speciale, a barbe molli e decomposte (cuoprilrici aurico- lari), certamente così formate per non intral- ciare di troppo la percezione dei suoni : il meato auricolare è nudo negli avvoltoi e nello si ruzzo: la Beccaccia ed i Beccaccini hanno il t'oro auricolare sotto gli occhi o non all'in- dietro di essi, ed alcuni Rapaci notturni of- frono padiglione esterno, cioè una ripiegatura più o meno prominente, che agisce come una valvola. La testa ed il collo di molti ucci Ili >i presen- tano nudi del nulo o parzialmente, ma ciò non significa che manchino all'atto le penne, bensì che la copertura e t'ormala di filopiume, e • degli Avvoltoi; anche la gola olire nudità . che alle volle l'ormano sacchi golari (Marangoni) borse mollo estese (Pellicani). Talora le an- zidette parti sono ornato di ciuffi t'orinati di penne, semplici. speciali. sono fornite di creste, di coma, di verruche e di caruncole. che costituiscono le parti aecessorù della testa e del collo, tra le quali distinguiamo le seguenti : Ciuffo, detto anche impropriamenteerestejè un complesso di penne pili lunghe delle altre cir- costanti, che -i trovano sul pileo sulla nuca e che possono venir rialzate dalla volontà del- l'animale, e qui incidentalmente nolo. come tutti e,ii uccelli nei II enti di eccitamento possono ci igere le penne della testa cono a piccolo cintili, anche se esse non sono allungate; le penne del ciuffo ponno essere di struttura connine, od allargate ed allungate, o presentare una tes- situra speciale, i ciuffi possono essere aperti o chiusi a gUÌBa di ventaglio e le penne sparse qua e là irregolarmente od in file mediane e trasversali od a complesso globulare, situate nel mezzo della lesta come nella Cincia col ciuffo, sul vertice, sulla fronte o sulla nuca ; la loiiua più comune e quella di tipo occipitale ; se il ciuffo e pieghevole dicesi pi.icatilis ; nel pili dei casi esso e semplice e tilt riti it ni, ma in alcuni uccelli caduco e temporaneo offrendo un carattere tli stagione I Phalacrocorax gracu- Uis); alni sono doppii e temporanei e costi- tuiscono carattere di livrea o di sesso, come i .< cornei li » nel maschio dell'Allodola gola gialla, mi w :\ ICO il collaretto esteso sulla gola e sul davanti del collo eil i ciuffi auricolari «lei Combattente <■ così via; i dopiti ciuffi laterali non sono però Sempre decidui, come osservasi nei cosi delti «corni» (PENNAE AURICOLA tMES) dell' Al- locco selvatico, e speSSO sin (imposti di penne, ulne che allungate, singolarmente > liticale quanto a struttura. Così negli Uccelli di Rapina notturni ed in qualche alno genere, la parte anteriore della testa ha le penne molli foggiate in modo da tonnare un cerchio tacciale del lo disco o cerchio (ZONA I Ai lAI.Is), esso è com- pleto se è tanto alto al disopra die al disotto degli occhi (Syrnium), incompleto nel caso op- posto {Curine), tali piume sono molli, decom- poste i' setolose: altre volte le. penne della, gola e del davanti del collo l'orinano compiei i collaretti elle sono temporanei (Combattente). Mustacchi o baffi o basette (MTSTACES), sono penne di tipo ordinario o setole rigide inse- rite sui lati delle guancie verso lineili del collo (regione o linea inalarci, anche a ino' di due macchie (viTTAJB GENALEs), e che danno lisio- noniia speciale all' uccello (Basettino, Fal- cone). Barba (barba), ciuffo di peli (penne modificate e ridotte) o di penne pendenti in- serite alla base della mandibola interiore (Av- voltoio degli agnelli), o sulla gola, o sulla parte anteriore del collo e del petto. Conni (COKNU), processo corneo di una qualsiasi parte della testa, p. es., il corno frontale della Pa- lamedea, o lo scudo o placca frontale del l'olio sultano e della Folaga. Verruche o papille (pa- im i. lai;), piccole escrescenze carnose nude si- tuate (pia e là sulla testa ; caruncola (< \uuncula), pure escrescenze carnose di varia forma e con- sistenza, che si trovano sulla cera, sulla parte superiore della testa, sul le palpebre, sul collo,etc; barbiglioni (p alea), caruncole allungale e pen- denti, attaccate sulla mandibola interiore e sulla gola {Calli/*). Cavezza (capistri ih), è la parte anteriore della lesta tutt'attorno al becco, così distinta quando presenta tinte che si staccano notevol- mente dalle circostanti e formano uno spazio differenziato (Cardellino), come la parte supe- riore della testa (pileo) può offrire uno spazio scuro e di tinte differenti dalle circostanti, che si dice calotta e che forma un carattere dia- gnostico importante (Capinera). Sopracciglio o /'amia sopracciglia/re (supercilium o fascia si - PERCILIARIS), si chiama una banda, di solito di tinta chiara, che dalla base del becco, passa sull'occhio e termina sull'orecchio, ossia costitui- sce il bordo laterale del pileo ( Lui). Nella testa, oltre al sopracciglio, notiamo talora anche làscio mediane e laterali e piii precisamente ricordo: la linea mediano longitudinale, che corre sulla parie mediana del pileo. dal culmine alla nuca. eche spesso è colorita vivacemente ( Fiorrancino) e le linee longitudinali laterali, cioè quella tra il sopracciglio e la mediana (Pagliarolo) e la stria laterale che può essere lorale, se e sulle redini, trasversale, se attraversa gli occhi, post- orbitale, se -i estende solo al di là di essi ■. le dette fascio, se strette, diconsì Strie strisci, , gè larghe haiitlc o l'osi ie. Il Collo sembra un cilindro ; esso varia gran- demente in lunghezza, a seconda del numero delle vertebre «die lo formano, non è mai molto cono, ma almeno abbastanza lungo pei toccare co] becco la glandola uropigea (efr. p. 12) e sem- bra che la sua proporzione stia in rapporto colla, lunghezza delle gambe, e chi' tale dimen- sione sia necessaria per poter con esso toccar terra per procurarsi il cibo: pelò vi sono ec- cezioni, come nel Citino che ha collo lunghissimo e gambe molto corte. 11 collo e assai mobile. esso imo essere contratto e spinto all'innanzi con mirabile forza e celerità, in grazia di spe- ciali muscoli e di ossa particolarmente costi une. talora è in parte nudo o coperto di penne filiformi e setolose, fornito da altre piume orna meli tali, come ciuffi lineali (Serpentario), od allungale, oil a barbe disunite, che si riscontrano sulla regione della gola, del collo e dell'alto petto (Garzette); di rado il collo è caruncolato. Nel collo distinguiamo: la -parte anteriore e la posteriore; ed in quest'ultima la cerner (CER- vix) o parie superiore del collo, la parte più alta del collo che confina coll'occipite e si dice anche regione cervicale; la nuca o rei/ione mi- etile (mia) detta anche alto collo, la parte del collo che confina col dorso; aiuhcnio > w i in - Min), è la mediana tra la nuca eia cervice. I .a porle anteriore del collo: si divide in inculo (MEN- IMI), che è la parte nuda o pennuta, situata tosto all'indietro dei due rami della mandibola inferiore: lo spazio tra esso e la gonide (punto di congiunzione dei due rami) è dello spazio in- tcrrainalc (cfr. pag. '■'■): gola (GULÀ), e la por- zione inferiore del collo, che conlina col inculo ; gozzo (.in.ri.iMi, la. parte pili bassa de! collo che sta tra la gola od il petto e dicesi anche doranti del collo, come alla, gola ed al gozzo sì da il nome generale di gola, da ciò macchia o spazio giugulare gola. Il Tronco è di forma ovata, talora si pre- senta, molto compresso (Aironi) o assai de- presso (Anitre); in esso distinguiamo una re i/ione dorsale o Superiore (NOTAEUM) ed una reni ni le od inferiore m. \ mi: ali li) . Comunemente Atlante ornitologico. — hiu I 10 \ Il \\ tNl rOLOGK " parlando, si dice il disopra ed il disotto o ;/«- streo, intendendo col primo le parti superiori e coi secondi le inferiori e. quantunque arbi- traria, e divisione affatto indispensabile; so noi immaginiamo una linea che dall'angolo del becco corra sui lati del cullo e sui Banchi lino sui lati della base della eoda, la parte del Corpo clic sia al disopra di tale linea, com- presa la superficie superiore delle ali e della coda costituisce le partì superiori od il cosi delio disopra, mentre quella che sta al disotto. compresa la superficie inferiore delle ali e della coda, costituisce le parli inferiori od il così deito disotto e gastreo. Né il notaeum, né il GASTRAEl M sono mai nudi, soltanto il ( . \ > ri: \ i i m in certi uccelli, durante l'epoca delle cove. pre- Senta qualche ]iaile nuda o semi-nuda, dovuta al l'alto clic i delti uccelli si strappano il piu- mino e le penne pei nascondere le uova o pei rendere morbido il nido, lalma invece sono le penne che si consumano sull'addome pei- lo sfregamento palilo indio stare accovacciati a covare: lauto il GASTRAEUM, che il NOTAEUM presentano treni anteriori e posteriori di penne ornamentali o porzioni coperte di penne em- bricate, eie. Nella regione dorsale ad pie tro- viamo: il dorso (dorsum), che sarebbe lo spazio 'dal collo alla base della coda, ma propriamente s'intende la porzione alla del tronco, che confina col collo; la schiena o regione interscapolare (in- i i i:-i miiii m), la regione del tronco (die giace Ira le ali; tergo (TERGI MI. o basso dorso, la regione tra la schiena ed il groppone; groppone (i rofygii m), la parte estrema posteriore del tronco (die confina col sopracoda, i suoi fian- chi, detti lati del groppone, talora pre- sentano penne specialmente modificate; sopracoda è la parie più est rema del tronco, che confina colle cuopritriei su- periori (lilla coda, eolle ((itali spesso si confonde o s'immedesima, e risulta con- tiguo alla base della eoda; per munitilo s'intende il dorso, le scapolari e le ali piegate, specialmente quando tali parti offrono tinte unite e speciali come uei Gabbiani, ma talora invece mantrUti è sinonimo di tlnrsa ; sjHilUi (humerus), e la regione laterale del tronco contigua al collo, alla schiena ed al petto; davanti alle spalle si trovano talora gruppi di penne detti spallacci (hTJMKRALIA), che sono collocati propriamente sui lati del petio e coprono l'angolo dell'ala, quando essa è aderente al corpo, ma si riscontrano in poche specie di uccelli (.1 rrfi Nella regione ventrale troviamo anzitutto : il GASTRAEl M. (die, oltre ad essere lo spazio in- feriore del tronco (dal collo alla coda), si consi- dera anche per tutta la faccia inferiore del corpo, dal mento alla coda; il petto (pectus), la parte che copie in sterno e giace tra il collo e l'addome, diviso in alto petto o parte anteriore tiri /itili), ed in liasso petto o parte posteriore od inferiore del petto; ascelle • \\n i \i . i due lati del petto, cioè la parie sii nata presso la base dell'ala; ipocondrio (hypochondrh m), la parte la lei. ile del tronco situala tosto al di sotto dei lati del tergo e del groppi e (die arriva sino alla parie posteriore del petto e dell'addome; ad- dome (abdomen), la regione media del gastreo tra il petto ed il sottocoda; èpigastro (epiga- stri! mi, la pane alta dell'addome contigua al l'eli": ventre (venter), la parte media dell'ad- dome contigua al sottocoda ; sottocoda (i rissi « . la parte estrema del gastreo contigua alla base della coda, e che confina colle cuopritriei in- feriori della slessa, con le (piali talora si con- fonde e corrisponde al sopracoda ; lati della testa, tirili! titilli. i'lr.. sono le parli laterali di tali regioni; fianchi (ima), pure gli spazii laterali tra la regione dorsale, il petto e, l'addome; A Li ili un I Ci'ello. 1. Remiganti primarie - 2. Remiganti secondarie - 3. Penna spuria l. Cuopritriei primarie superiori - "•. Ala bastarda ■ n Grandi cnopri trici secondario - 7. Cuopritriei mediane se iarie superiori - s. Piccole cuopritriei secondarie superiori ■ 9. Remiganti cubitali o terziarie. calzoni (femorali a), quelle lunghe penne, pen- denti e pili lunghe (lidie altre, piantale sul lato esterno delle ".ambe di eerti uccelli, ed in al- cuni gruppi molto sviluppale (Falchi, l'urlili). I.e Ali degli recelli rappresentano in essi gli aiti anteriori, ossia il braccio umano e come esso orinino la parte prossimale (braccio), il cui osmi dicesi murra, la parie media (avam- braccio), con due ossa che sono il radio e Vitina, e la parte disiale (mano) con varie ossa, e che e una mano imperfetta, ove notiamo, a varii ITLÀNT] "KMTOLOGICO 11 gradi
  • varia assai nelle dimensioni, si dice penna spuria o jiniiid bastarda 8e misura un terzo o meno della - J , talora è metà (li essa, tal'all la molto lunga o invece rudimentale, piccolissima, imperfetta (obsoleta) e può confondersi con una cuopritrice, tal' altra sarebbe mancante. A distinguerla, il Savi dice, che, se è una cuopri- trice, avrà la sua pagina inferiore appoggiata sulla pagina superiore della seguente remigante; che se invece è una remigante, avrà la sua pa- gina superiore appoggiata sulla inferiore della più prossima remigante, ina a me pare che non si possano mai confondere. Alcune famiglie di Passeracei (Fringillidae, Motacillidae. Hirundi- nidae) sono caratterizzate da nove remiganti 1"' (Oscines novempennatae - Passeresfringilliformes). ammettendosi che la penna spuria o 1 ' remi- gante primaria manchi; in realtà però sembra ch'essa sia sempre presente, ma si offra affatto rudimentale, imperfetta, stretta, rigida, e del tutto nascosta dalla sua più lunga cuopritrice. ciò che renile impossibile vederla dal di sotto, ed il carattere così enunciato sorse in l'ausa dei pochi individui osservati dagli Autori, come accade sovente; sicché di regola, in quelle fa- miglie, nelle quali si suppone manchi, invece nove sarebbero le primarie con completo svi- luppo e la spuria, o 1", o 10 a sarebbe ridotta ad una penna di minime dimensioni, nascosta dalle 1'' cuopritrici e dal vessillo esterno della 2 a remigante primaria e talora misurerebbe meno di ni. 0, UI 003 in lunghezza totale; ed in generale si intenderebbe significare ciò, quando si dice che la penna spiniti è mancante. Le Cuopritrici (tectrices) sono le penne de- stinate a coprire e rafforzare la faccia superiore ed inferiore dell'ala, e si possono paragonali' alle cuopritrici della coda, ma ne differiscono, essendo di regola forti e resistenti; esse si sud- dividono in cuopritrici superiori ed inferiori, e quelle in due gruppi, cioè (A) quelle che s'inseriscono sulla mano ornitica (PINION) e coprono le basi delle primarie remiganti, e (JS) quelle che coprono la base delle remiganti se- condarie, e la parie dell'ala, sovrastante, quindi abbiamo : A -Cuopritrici primarie superiori, dette anche cuopritrici superiori licite remiganti pri- marie, o cuopritrici maijijìori esterne, s'inseriscono sulla mano ornitica. coprono la base delle pri- marie remiganti e sono in due serie, la seconda delle (piali più piccola e sempre nascosta dall'ala bastarda. />' - Le cuopritrici della seconda ca- tegoria, del te cuopritrici seco mia rie superiori s'in- seriscono sull'avambraccio e sono divise in tre categorie: a) - grandi cuopritrici secondarie su- periori (tectrices m ijores o pteromata), dette anche semplicemente grandi, maggiori o pri- marie cuopritrici, sotto il quale ultimo nome pos- sono confondersi con le cuopritrici del gruppo -I. sono le più grandi e posano in gran parte sulla base delle remiganti -' . offrendo caratteri speci liei importanti per le tinte e perle fascie api- cali e basilari, che talora presentano: />) - cuo- pritrici Mediane secondarie superiori (TECTRICES mediae o pula), dette anche semplicemente cuopritrici mediane, o cuopritrici secondarie sono quelle che coprono le grandi cuopritrici e stanno tra esse e le piccole : e) - piccole cuopritrici secon- darie superiori (tectrices parvae), dette anche cuopritrici piccole, o minori, sono più serie di piccole penne inserite in modo da coprire la base delle cuopritrici secondarie e la porzione più an- teriore dell'ala : le cuopritrici dell'omero I termine poco usato) sarebbero serie di piccole penne in- serite al di so; ira dell'omero, non sempre presenti, molto sviluppate nelle Anitre, nelle quali pos- sono facilmente distinguersi dalle scapolari, con le quali vanno sovente confuse; il paraptero (PARAPTERUM) o penne scapolari, sono lunghe penne che originano dall'omero e si dirigono verso la parte posteriore del tronco, sono più nicno allungate, e coprono in varia misura l'ala. quando è chiusa; per eamptei'io (camptekium), si intende quella rivestitura di piccole penne che nasconde il margine anteriore dell'ala, spe- cialmente sull'angolo anteriore (lidia stessa ; an- golo dell'ala (flexura alae), è l'articolazione del cubito col cor] io ; margine dell'ala (margo alai.), è la serie di piccole penne che coprono il solo spigolo anteriore dell'ala ; specchio (spe- COLUM), è una. serie di penne sopra e sotto l'ala, che offre, nella parte esposta, colore ben distinto dalle circostanti e più che altro si ap- plica allo spazio lucido, metallico, e talora a riflessi che giace, a forma di parallelogrammo, sulle remiganti secondarie delle Anitre; ditto spazio può essere anche di colorazione ordinaria. ed esteso pure sulle stesse porzioni, o su parti leggìi incute più larghe (Averla maggiore) o sulla base delle remiganti (Stercorario), ed in altre parti delle ali. tanto nella faccia superiore che nell'inferiore; nella superficie inferiore delle ali troviamo le sue cuopritrici inferiori (TEC- TRICES INFERIORES), che si dividerebbero in primarie e secondarie, come per la faccia supe- riore, iliache per maggior comodità si chiamano cuopritrici inferiori delle ali, faccia inferitile dille ali. o disotto delle ali; ascellari (axillares), si dicono quelle penne inserite presso l'artico- lazione dell'ala col corpo, sono le più interne, le più lunghe e relativamente rigide, ed in alcuni gruppi (Anitre) presentano speciale sviluppo. Ul.wil ORNITOLOGICO L3 ('unir forma, le Ali (remiganti) possono essere appuntite (aci i ae), quando alcune remiganti -olio assai piu lunghe delle altre; rotondi (rotundatae), quando esse decrescono gradual- mente in lunghezza; pinniformi (pinniformes), cioè molto compresse a guisa ili paletta e co- perte ili penne ili apparenza squamosa : come dimensioni, brevi (bretes), Be chiuse e piegate (st;itn ili riposo) giungono con l'apice sui lati del groppone (Strolagfte) ; mediocri (mediOi ki - . quando raggiungono la base della coda : lunghe (longae), quando ne sorpassano la base; lun- ghissime (longissima e), so ne oltrepassano l'a- pice <• talora anche notevolmente I Fregata i : inol- tre possono essere larghe .1 irgae); ristrette (an- GUSTAe), etc. ; come superficie, quasi piane (fere n.AN \k), convesse superiormente (superne C0NVE3 \i:), concave inferiormente ( inferne con- 1 lvae), quando le remiganti sono formate in inolio elio l'ala ne risulta fortemente convessa al disopra e concai a al ili sotto, onde gli Uccelli, elevandosi a volo, fanno uno strepito sensibile come nelle Staine. Si dicono ali volatili (vo- latii.es), se le remiganti sono lunghe ed atte al volo, inette (ineptae), se imperfette, molli e non adatte al volo: tubercolate (tuberco- LATAE), se fornite di uno o più tubercoli nel- l'angolo anteriore; spronifere (calcaratae), se nella stessa regione hanno due più sproni. La coda ornitica nulla ha da che fare con quella dei mammiferi, sempre parlando degli uccelli viventi; essa non ha scheletro osseo, nò rivestimento cutaneo, e non è organo prensile adattato pel nuoto, ma risulta semplicemente composta di penne sostenute dalle ultime ver- tebre anchilosate dette il portacoda e fornita alla sua base di una gianduia speciale, delta uropigea (elaeodochon). Tale glandola semina a due lobi od a t'orina di cuore ed è costituita da molti follicoli, tubetti contorti, che si riu- niscono assieme, l'ormando all'esterno una pic- cola, apertura fornita di uno o più pori come t'ossero piccoli capezzoli, questi pori secernono un ti nido grasso che può o essa dare nat m allunile od essere spremuto, anzi, quando gli uccelli vo- gliono rendere impermeabili le loro penne pre- inolio col becco la glandola e ne levano delle goccio con le quali ravviano, spalmano e lubrifi- cano le loro penne, in modo che ha luogo il fe- nomeno dell'acqua che non bagna, ma che <• corre giù .>. La detta glandola e mollo s\ iluppata negli Uccelli aquatici e nel gen. Pandion, è piccola negli reeel li terrestri ed, a quanto pare, manca negli 8truzei, nelle Otarde, nei Pappagalli, etc; essa è talora esternamente fornita di un anello pennuto, alla cui presenza o mancanza si diede notevole calore, anche pei glandi divisioni or- nitiche (cfr. Olassifieaeione . Nella cnda troviamo le cuopritricii ri e le timoniere ri i i ri< i s . Le cuopriMci difen- dono e proteggono la base della coda, Bono molli, ed in ciò differiscono da quelle delle ali: vengono divise in superiori ed inferiori, a seconda che sono inserite nel notaei u sul CASTRA KUM; le ciiupril riti inferiori ditta inda o sottocaudali (tei crii er si bi m uai.es) sono di solito piii molli e più grandi, in generale 1 arrivano alla metà della coda, ma talora toc- cano quasi il suo apice, si chiamano anche alle \niii-. pei- brevità, sottocoda ; le cuopri- ina superiori dilla coda sopracaudali un 1- SUPERCAUDALES), sono più resistenti, talora molto culle, lal'allta enormemente svi- luppale, come nel Pavone, nel quale le penne maestose, che si chiamano di solito coda, altro non sono che le cuopiitiici superiori assai al- lungate e ehe coprono la colla in limilo che que- sta appare nulla, anche esse >i chiamano talora sopracoda e non si distinguono dalle penne del groppone, però tanto le cuopriMci inferiori che le superiori variano notevolmente di forma. ili dimensioni e di struttura, «rune nelle cuo- pri Ilici, cosi nella vera coda 1 timoniere) abbi.- una faccia superiore ed una inferiore, che ta- lora non hanno eguale colore. l'ano eri (PA- RACERC1 M) e il complesso di penne inserite sulla parte bassa del groppone, quando esse coprono del tutto, o «piasi la superficie >upe- riore della coda. Le timoniere o uh ici ( 1:1. n.-n 1-:. dette anche penne della eotla. sono penne grandi e robuste, Ialina rigide, o molli e piccole, il cui vessillo esterno è più stretto dell'interno, con l'ecce- zione delle due mediane nelle quali talora e I eguali : esse Mino inserite a paia uno sull'altro in modo che il centrale è il più alto e giace coi suoi vessilli sulla prossima penna
  • . rinati - . con uno spigolo sulla su- perficie anteriore, sulla posteriore od in una delle laterali: per V integumento, mulo (\i pi - . 86 I \i Sono ne peli, ne penne: coperto (TECTUS), se rivestito di peli di penne più o meno perfette, se queste sono Setolose si dice irsuto (niK-i rus) ; se lanuginose e molli, la- noso (LANUGINOSTJS), Il Podio consta di aero- podio i M ROPODI1 Mt. che e la superficie supe- riore di tutto il podio, di solito scudettata ; la palma I PALMA | ne e l'inferiore; pici no PTERNA), la porzione della palma sotto il poliamo ed è spesso prominente. Negli Uccelli viventi i diti non sono mai più di quattro, e questoè il caso più comune, talora ve ne sono tre. due nel solo Struzzo: però nelle specie Europee il loro nu- mero va da tre a quattro e gli uccelli tutti sono digitigradi, cioè camminano esclusivamente con i diti, eccello il Pinguino che tiene il tarso a terra ed è il solo planHijnnlo. (sembra che lo siano talora anche le Strolaghe e gli Svassi); quando manca un dito, esso di tegola è il po- steriore, eccetto nel gen. Geyx ed Alcyon, nei quali il dito interno è rudimentale e cos'i di- cesi per quello interno nel gen. Ckolomis; nello Struzzo manca il posteriore e l'interno. I diti sono composti delle seguenti parti: acrodattilo (ACRODACTYLUM), è la superficie superiore di cadaun dito; ipodattilo (hypodactylum) ne è l'inferiore, e si presenta a granulazioni picco lissime e talora anche a tubercoletti o /ilari; paradattilo (paradacttlum), ni' è la parte la- terale, se e distinta per qualche particolarità dall' ipodattilo ; le falangi (phaj lnges), sono gli articoli dei diti; il ri:oiiie!iin (RHIZO- nii ini M), e la falange estrema che porta l'un- ghia e lilari (TYLARl), si dicono le piccole ri- gonlintiire, come a tubercoletti. che SÌ trovano stili' ipodattilo sotto le falangi dei dil i : per la direzione i diti sono anteriori, posteriori. salili: anteriori (ANTICl), quelli diretti all'in- Ili vi [.ANTE ORNITOLOGI! Piede Bindattilo ( 1 Danzi, talora Io Simo timi (Rondone) ed il pol- lice è il più interno, altre volte due sono ri- volti all' innanzi e, (lue all' indietro (Picchi) e costituiscono il piede sigodattilo, i due rivolti all' indietro sono il pollici' e l'esterno, tranne nel gen. Trogon (pollice ed interno), il più cl insistente (insistens), quaudo è inse- rito sul tarso al disopra del loro livello, nel piinio caso tocca terra anche per tutta la sua lunghezza, nel secondo col solo suo apice, (piando non la tocca adatto dicesi remoto. (rEMOTUS), masi usano anche i molli elee, ilo mi insistente ; li. dito interno, indice seeonilo dito (internus, index), ha sempre tre giun- ture (tranne nel gen. Ceyx ed Alcyon) ed è quello situato sul lato inter lei piede: e) dito mediano o terzo dito (medius), ha di solito quattro falangi, talora tre [Rondone), è quello che sta tra, l'esterno e l'interno ed è in ge- nerale il più lungo di tutti : ti) dito es'ei no. anulare o quarto dito (externus, anularis) ha di solito quasi sempre cinque falangi, può averne (piatirò (Succiacapre) otre (Rondone), ed e quello che giace sul lato esterno del piede, esso e l'interno sono in generale sub- eguali od eguali, ma. quando non lo sono, di solito l'esterno è il maggiore dei due: il dito mignolo umano non è rappresentato nella classe Ol'nitica. Riguardo a lunghezza e grossezza i (liti si distinguono in brevi (BREVES), se più (•orli del tarso; mediocri (MEDIOCRES), se sub- eguali; lunghi o lunghissimi, se più lunghi di esso; deludi (ni cu I - i, -e molto più sottili del tarso; robusti ;\ w.inii. sedi poco più sottili; sono liberi ( ricini i. se separati dalla base al- l'apice; collegati (colligati) o riuniti, se i diti sono legali assieme da una membrana estesa uà gli anteriori, dicesi allora che il piede e palmato (Anitre) ed in tal caso il dito po- steriore può essere libero (ANATINAE) o munito Piede «li Man ca >■ l.\\ V11XJK). l'ini.- ili Fuligula fuligxila (Fri. ii. i i.i\ u i. di un lobo membranoso (Fuligulinae), talora la palma di un dito è più eslesa che quella di un altro (Sterna); se il posteriore s'attacca anch'esso con membrana agli anteriori, dicesi che il piede è totipalmato o stegano (Phalacrocorax), le mem- brane o palme pos- Pied< totipalmato ( Phalacrocorax). sono avere il loromar- gine apicale munito di intaccature ed al- 1 loia diconsi incise ; gei»lJCOÌ%rttó,SEMICOL- LIGATI, sono i diti (piando parzialmente muniti di membrane, che se sono estese solo alla base del piede, esso dieesi pohnolo allo base e se sino a metà lunghezza semipalmato; abbiamo inoltre che i diti olirono talora membrane laterali espante sui lati soltanto e che lasciano i diti semi- liberi, quando esse hanno intaccature presso a poco eguali in numero a quelle delle falangi diconsi piedi fessolobatì o piiiniiti Folaga); quan- do non hanno smargina- tura, lobati i Svasso); nei diti dei Galli di mon- tagna troviamo come frangie tagliate a den- tellatura acuta, che sono prodotti di sostanza cornea e si trovano inseriti sui lati dei diti e questi premi i allora il nome di peninoti o seghettati (serrati). Ri- guardo la podoleeo od integumento i piedi ed il tarso possono essere: sendeltiili (SCI TEIXATl), se coperti di lamine abbastanza grandi, qua- ! Piede lobato I Si -ISSO) \ Il INTE ORNI rOLOGK 17 tirate e talora embricato, cioè .soprapposte le uno allo altro collo estremità e coi margini laici ali ; (niellati (anulati), quando hanno una fila longitudinale ili scudetti, ognuno dei quali k Piede pettinato [Gallo cedrone), cinge il tarso; clipeati^ ctpeati), quando coperti di lamine abbastanza grandi di figura pentagona oil esagona; squamosi (sqi unni, quando co- perti ili piccole lamine, di solito rotonde e squamiformi ; reticolati (reticolati), quando rivestiti di piccole lamine disposte come le maglie di una rete, non embricate e di solito trS ...... _ &} 3tcl i ; \\t \ i irsi degli Svassi. Il tarso può essere scudettato anteriormente, reticolato sulla por- zione laterale e posteriore o interamente reti- Colato e COSÌ via, come pure può presentare inte- gumento differente da quello del piede, cioè questo BCUdettatO, quello retico- lato, eie. le espressioni anellati, clipeati, Stivalati si usano poco nella terminologia italiana e si dice piuttosto tarso coperto di scudetti esagonali, pentagonali, lami- nari, ite., adoperando il significato, an- ziché il nome che lo designa. L'inte- gumento delle appendici pelviche è in parte nudo ed in parte piumato, e le penne hanno Struttura dilli unti' da quella del petto, raramente sono lunghe [cal- zoni) ; la tibia è in generale piumata nella parte alta, e talora anche in tutta la sua lunghezza, il tarso di solito e nudo, ma talora può essere piumato (pLUMOSl S , CO me nell'Aquila, anche sul piede, ed allora si dicono calzati (densi pennati) come nel- l'Allocco e nel Lagopus; calzarli rni), sono penne lunghe, simili a quelle dell'ala, cui so- migliano in struttura, in grandezza e nel lato di inserzione, che crescono sui piedi ili certi uccelli, come il Piccione trombettiere e la Gal- lina di Bantam, e che S inserite sul lato esterno di quelli. Per l'e- quilibrio, i piedi si pos- sono dividere: in centrali ed eccentrici, sono centrali od in equilibrio (i entrali, AEQUILIBRES) , quando so- no situati nel mezzo del- l'addome, in modo ehi- il tronco vi stia sopra «piasi orizzontalmente ; sono 1 1 centrici o non in equili- brio (EXI I VI RII I, \\ ERSI . quando si trovano inseriti molto all' indietro \ cimi il sottocoda, in modo che Diagramma del rivestimento cutaneo del tarso (da ', non potrebbero sostenere a, Forma reticolata [Piviere) - 6, seudettata e reticolata [Piccione) - <■. a squammee il tronco se cs>o, il collo a lamine [PetUroeto) • d, tarso scodettato, laminiplantare (Mimi mie) • lt-4t diti - „ i.. .,,♦.. ,.,.,, .... ..,.. jt* ni jii. ,' e i.i loia iioii.i\*s,Mio '/■*, laiso - Mei, .', ' dito (tal tarso ;ill apice dell mietila. posizione verticale. I Piedi negli Uccelli s > costituiti favore- volmente alle loro abitudini, e come li/iu si possono così scindere : Tipo Accipitrino, piede potente, con unghie torti, acute e curvate ( Astore). Tipo Rampicante oscansorio, piede zigodattilo, con ipiattroditi.o tre, mancando il pollice, allora il dito anteriore esterno e invece posteriore e Ver- satile, unghie bene sviluppate e curvate (JPiechio). esagonali; stivalati (caligati), quando coperti di grandi lamine senza frequenti divisioni, perciò né scudettati, nò reticolati; granulati (granulati), quando le reticolazioni hanno la l'orina di prominenze, che sombrano gl'anellini e che rendono talora ruvida la superficie dei piedi, se tali ruvidezze sono molto palesi si dicono scabrosi (scariosi) e se raggiungono un grande sviluppo, seghettati (SERRATI), come la Atlante ornitologico. — Parto I. 18 Ali. ANii ORNITI ILOGICO Tipo Insessore o appollaiatore, pollice lungo e bene sviluppato, gli altri «liti sono liberi dalla base i Passeracei). Tipo Ttaszolatore o rasore, piede grosso, con pollici- elevato ed unghie corte e poco appun- tite t Gallinacei). Tipo Grallatore •> cursorio, piede con minimo potere ili prensione, pollice ridotto od elevato, (arso allungato (Grallae). Tipo Natatorio o nuotatole, piede palmato del latin (stegano), semi-palmato o fesso-pal- mato (Uccelli acquatici); vi sono inoltre le sud- divisioni in ambulatorio, gressorio, etc, tutte distinzioni die un tempo offrivano grande va- imi- pilla sistematica, ma che oggi sono quasi completamente abbandonate. Unghie (unguis); ciascun dito è terminato ila un' unghia che è cornea, più meno ap- puntita e curvata all'apice, talora, il pollice uè è privo od essa è rudimentale; sono ottuse negli Svassi, poco appuntite nei Gallinacei, assai adun- che e talora per dir così retrattili nei Rapaci, straordinariamente allungate nei l'olii sultani; lineila del dito pollice è spesso la più grande : prendono il nome dal dito cui appartengono, cioè: 1.' unghia = unghia del l.°dito; 2." un- ghia unghia del '-'." dito, etc. D'inverno in certi Gallinacei (Lagopus), esse raggiungono grande sviluppo, questi allungamenti s pero perduti per cambiamento di stagione e si può dire per effetto meccanico. fonie forma, le unghie si distinguono in de- presse, compresse, rotonde, bislunghe, lesini/ormi, cilindriche, cioè cave internamente, convesse o tubuliformi esternamente. Ter direzione, esse sono diritte, adunche o curiate [adunci (')]; se terminano in un uncino rivolto all'ingiù, ricurve, che si usa anche nel significato di adunco, ma. nel vero senso della parola, quando l'uncino è rivolto all'in su. Per Vapice pos- sono essere aguzze, acute ed ottuse. Talora presentano uno spigolo dorsale; quando il mar- nine è distinto dal resto della loro superficie, si dice che sono marginate (marginati) e crenate (crenati), se il margine è intaccato; pel margine interno l'unghia del terzo dito può essere dentellata <> pettinata, serratus (Suiti. Anl<. Ciò succede nei Passeres ed in molti altri Nidicolae, cioè in lineile specie che nidificano in lincili e clic quindi non abbisognano di un abito di nido. In generale si può dire che negli Uccelli die costruiscono nidi imperfetti, i gio- \ ani sono coperti di piumino caldo e fitto, in quelli che costruiscono nidi più adatti, i piccoli sono in gran parte nudi, ma il letto su ini giacciono è morbido e caldo. Nei Pas- seres e negli PsiTTACl specialmente, le Neos- sottili, per quanto strutture complicate, cre- scono soltanto in poche regioni, più che altro sulle parti della testa e sui tratti delle spalle e di Ila colonna dorsale. Snsseguentenientc. esse appaiono all'estremità dell'ala futura e delle timoniere, e sono largamente distribuite sulla regione ventrale. Nei Martini ■pescatori, nei Picchi, e probabilmente in altre Picarie, le Neos- sottili sono quasi del tutto mancanti, l'er re- gola tale piumaggio è più distintamente svi- luppato nei NlDIFUGAE e, come e naturale, si mostra più resistente in quelli che di buon'ora sono adatti ad una vita aquatica, esso risulta sviluppato al tempo della nascita nei Ratitae, (!.m. linai;, Spheniscidae, Anseres. Pai.mii'k- DES, PhOENICOPTERIDAE , COLTMBIDAE, La- RIDAE, LlMICGLAE, PlEROCLIDAE e CtRALLAE, come negli ÀCCIPITRES o StRIGIDAE tra i Nn>i- COLAE, mentre del resto è molto scarso o man- cante nei Pelarci, negli Herodii e negli Ste- GANOPODES, lilialmente nei Megapodiidae le Neossottili cadono piima che gli uccelli sgu- scino dall'uovo, cos'i che essi nascono co- perti di un piumino di seconda generazione. Non vi è dubbio che le abitudini dei nidiacei, ed altre circostanze, sono strettamente connesse con la condizione del primo piumaggio e che questo considerato come generalità, può essere solo usato con grande riguardo quale carattere tassonomico, mentre le parti che lo costituiscono, le stesse Neossottili. sono di gran lunga meno adulto e quindi occorr caratteri più sicuri ( Newton \. Le penne degli uccelli, tranne poche ecce- zioni, sono colorite o per semplice pigmento o per tinto ottiche, che riflettono contro una base di pigmento scuro per lineilo e per queste : di regola gli uccelli meridionali sono ili tinte più vivaci dei settentrionali, come i diurni dei notturni. I colori si dividono in tre gruppi : a) calori chimici <> ili assorbimento .■ &) coloii di struttura obiettiva : e) calori ili struttura sog- gettiva a metallici. 1. / calori chimici o di assorbimento sono sempre dovuti a materia colorante, clic può esistere in forma di pigmento, o di soluzione dilt'usn. e -olio colori clic non cambiano per effetto di luce; cito i principali: la zoomela- nina, cioè il nero animale ; la eooneritina, cioè il rosso della ('minga, del Fenicottero, del- l'Ibis, delle pelli nude attorno agli occhi dei le ti annidi, et e: la Xoo.raiitinta. il giallo : la Tura- rimi fu scoperta nel 1867 ( l ) da ('lunch nelle penne delle Musopaghae, che se bagnate dalla pioggia o messe in bagno perdono il color rosso, ma lo guadagnano quando sono asciutte; il color bruno è composto di l'OSSO e di nero, il bianco non e colore : le penne sono opache se la superficie è ruvida, lucide se e piana e ripulita. 2. 1 calori di struttura obiettiva sono quelli prodotti dalla combinazione di un dato pi- gmento con la speciale struttura ili parti senza colore soprapposte. Vi appartengono il violetto ed il blu. quasi sempre il verde e spesso il giallo. '■'■. / colori metallici, prismatici o di natura soggettiva, hanno le stesse variazioni di quelli dell'arcobaleno, cioè variano a seconda della luce e dello sguardo dell'osservatore. Si tro- vano sulle barbole senza ciglia e mai nelle penne nascoste da altre. Le aberrazioni di colorito sono casi semi- patologici, nei quali il colorito si stacca dal tipo normale, che offre ordinariamente la specie : essi si presentano ad epoche indeterminate della vita dell'animale e durano tutta la vita del- l'animale stesso, o un periodo più o meno lungo. Si chiamano anche TSterocrosi e possono essere simmetrici ed asimmetrici riguardo alle aree oc- cupate, intaccando sempre le porzioni eguali o differenti nelle singole specie. Eccone le mo- dificazioni principali : Albinismo, bianco, causato dall'assenza di pi- gmento colorato e prodotto sempre da una lesione locale della sostanza delle penne, infatti le barbe e le barbicelle si presentano svasate e la loro so- stanza col tirale 1 ut la . contoi la ed acca\ aliala qua e là, sicché le penne appaiono consunte e rovi- nate. Leucoeroismo, è l'albinismo perfetto con l'iride rossa; geraiocroismo, è l'albinismo per effetto di età; allocroismo, <■ l'anomalia che offre il bianco a disegno di tratti o macchie: clorocroismo, Cioè il bianco è a tinte -lavate o sbiadite ; spesso l'albinismo quando e parziale i'i fi, il. franti., pp. 027 Ili L8«fl 22 ATLANTI". ORNITOLOGI! può cessare e L'animale ritorna al tipo di co- lore Dormale, o d'un Matto, o per il leu to effetto delle mute, come nelle nro- ed uropterozona- lurr da me osservate uei giovani della Menda menila. Melanismo, e causato da una sovrabbondanza di pigmento nero e L'animale perciò diviene di tinta mia o più cupa dell'ordinario; può essere completo, o parziale ed essere combinato colla varietà albina. Talora si presenta con tipo costante, come nel Beccaccino comune (Gallinago Sabinei) , nella Quaglia (Synoecus Lodoisiae), nell'Allodola, etc., alle volte si ot- tiene artificialmente nutrendo Cardellini, Ciuf- folotti, etc, con canapuccia, pepe di Cajenna, eie. Aeianismo, è l'anomalia nella (piale le penne da velili divengono gialle, è spesso accompa- gnato dall'albinismo, come nel Parus major <• /'. caeruleus, ebe si presentano del tutto bianchi anche sulle ali e sulla coda, eccetto sul tronco clie è di un liei giallo canarino (anomalia com- pleta). Eritrismo o isabellismo, e l'anormale tinta iiissigna od isabellina, parziale o totale, che colora le penne, talora si ottiene mediante la somministrazione di cibi speciali, o per la. materia colorante della Rubici tinctoria, etc. Nel Brasile si usa tingere le parti verdi della testa delle specie del geli. GhrySOtiS con le se- crezioni cutanee del Bufo tinctorius, in tal modo esse divengono gialle, talora si nutrono uccelli con sangue di qualche pesce siluroiile o con radici colorate di date piante (Danein) , ed in tale modo si ottengono altre variazioni. Questecontraffazioni non sono ignorate in Europa, a tutti è, nota la famosa Emberiza scoiata, Bo- iiiniii in Bp., le varie colorazioni dei Canarini ot- tenute nei più differenti modi, alimentandoli con pepe di Cajenna. la cui capsicina li rende aranciato-cupi. Colorazioni accidentali transi- torie sono le tinte aranciate die si trovauo sulle parti inferiori delle Anitre e che sembrano essere effetto di bagni in acqua ferruginosa o di sfregamento contro erbe sulle quali si po- sano, Od una delle tante a/ioni dei pigmenti ordinari ; la tinta gialla del mento e della gola nella Sylvia atricapilla dovuta al polline dei fiori che sfrega, volando, etc. Muta o cangiamento dell) penne, è la perdita delle vecchie penne, Bpesso consunte ed inde- bolite dall'uso e dal tempo, e la crescita di altre all'atto nuove, che le rimpiazzano ed al quale fen eno ogni uccello va soggetto almeno una volta all'anno ; è un fatto della più alta im- portanza, della più vitale conseguenza ed il più pericoloso sforzo al (piale la vita di ciascuno e esposta. Quantunque gli uccelli, pel processo della muta, siano dotati di una grande energia fisica, pure talora riesce loro fatale ed e più facile, come molti Autori asseverano, ch'essi stiano più giorni senza cibo, piiillostochè pos- sano superare il pericoloso stadio. Le penne, in casi che vedremo più avanti, cadono un po' per volta, e gradualmente sono rimpiazzate, di modo che l'uccello e sempre coperto e può \ olare. idi uccelli che cambiano una volta all'anno si dice che hanno muta semplice, quelli che cangiano due volle clic la loro muta e doppia. Muta semplice o autunnale, e la più completa e generale: quasi lutti gli uccelli ne vanno soggetti ed essa di solito comincia appena ter- minata l'epoca delle cove ed ha periodo vario di un mese o più. La muta autunnale ha luogo di solito in agosto; un caso isolato e quello offerto dalle Rondini e dai Rondoni, i quali, (dine e da gran tempo noto, mutano una sol volta nel nostro mezzo-inverno (febbraio), e ciò succede anche nei Rapaci diurni, general- mente parlando. Muta ■primaverile, è il secondo cambiamento delle penne, che avviene prima della, stagione di primavera ed avanti l'epoca delle cove; non pochi uccelli vanno soggetti a tale muta, che può essere completa, (piando si cambiano tutte le penne, parziale, se la muta è estesa a regioni parziali soltanto, come la Tic hodroma, che cangia le penne della gola da bianche in nere, le penne speciali ed i collaretti dei Combattenti, i treni anteriori delle Herodias, ed altre penne piti meno ornamentali, che costituiscono caratteri sessuali maschili e che si rannodano coi pro- blemi della selezione naturale. Molti sono gli Uccelli che hanno doppia unita, più o meno totale, e. talora indio stesso genere, una specie ha semplice muta ed un' altra doppia, ad esempio la Sylvia simplex, la .V. curruca e la N. Sylvia dicesi l'abbiano doppia e la S. atri- capilla semplice; sembra che anche parecchie specie di EMBKRIZINAE presentino muta, sem- plice ed altre doppia, ma il problema è in gran parte ancora un'incognita. Muta regressiva, e il cambiamento di penne che offrono i maschi di molte specie di Aualiuac e di alcuni altri gruppi, mediante il quale, al- l'epoca delle cove e di solito durante le Stesse, si BVestonO dell'abito brillante, assumendone uno fosco, molto simile a quello delle fem- mine; questo fenomeno viene spiegato dal l'alto che le Anitre, le, (lidie ed i Cigni perdono d'un tratto le remiganti e divengono impotenti al volo, mentre negli altri uccelli ciò avviene MI \\ I I "KN ,OGH ' ' 23 di solilo gradualmente e senza togliere questa importante funzione all'animale, quindi, se u\ es- sero il piumaggio brillante usuale, sarebbero esposti a molti pericoli, mentre invece pelle loro tinte passano inosservati; le femminenon hanno, come si capisce, tal muta. Il periodo della mula regressiva dina un paio di mesi nel Germano e fino a sei nella Marzajola, e gli adulti, che « vanno in una eclisse » come dice il Water- ton, vengono di solito ritenuti giovani dell'anno e sono generalmente rari nelle Collezioni ; altri invece ritengono che questo abito particolare sia una livrea [indetti va pei loro viaggi ili ritorno verso il sud, cosa poco probabile, perchè al- lora anche nel viaggio di ritorno verso il nord per la stessa ragione, dovrebbero riassumerlo. I.a muta regressiva delle Anitre è un accenno alle Mute addizionali, di cui il più bell'esempio è offerto dalla Pernice bianca o Lagopus mutus il quale presenta una muta dopo la stagione delle cove (grigia), una verso l'inverno (bianca) e finalmente una terza di primavera nella «piale l'abito è più distinto, ma tutti questi cambia- menti non riguardano sempre le remiganti e le timoniere. Muta ruptila, è il fatto mediante il quale cadono i margini consunti e disseccali delle barbicelle che frangiano le barbe, rimanendo sulle stesse i soli segmenti basilari e dando così un'apparenza più vivace alle penne che colorano, ciò succede di primavera in molte specie come nel Fringuello, nella Passera, etc; «piesto è un fatto di muta addizionale, come pure il fenomeno dell'intensificazione del co- lorito, che avviene senza mutamento delle penne stesse. Lasciando da parte la questione dei piumaggi incompleti, e guardando alle leggi che gover- nano le mute in quegli uccelli, che presentano abito primaverile distinto dall'autunnale, noi troviamo (coli' esclusione degli Tnsessores) che il cangiamento ha luogo in tre modi, cioè: 1.° Per una muta quasi completa. 2.° Per una muta parziale, nella «piale le vecchie penne d'autunno sono rimpiazzati' dalle nuove primaverili e da molte di quelle autun- nali, che cangiano colore. 3." Per un nuovo e completo ricolorimento delle penne di tutto il piumaggio, poche di esse essendo mutate o rimpiazzate dalle nuove primaverili ('). Riguardo agli abiti, abbiamo i seguenti tipi principali : (') Millaib, I. «;.. On ih, ehangeof Birdt ta Spring Più- maye without a MouU, with pi. Dell'I&ùr, L8ft6, pp. 451-457. Unto, o piumaggio, o livrea da nido, si dice quella Che riviste l'uccello sino a che è rimane nel nido negli inetti, <> sino all'epoca che spun- tano le vere pinne nei precoci. Primo abito è quello assunto appena caduto il piumino da nido. Abito d'autunno è quello rivestito d'autunno. Abito di primavera o di nozzt ì- quello as- sunto in primavera o per muta ruptila o per mula primaverile, o per intensificazione di co- lme, molli uccelli però non hanno abito di nozze speciale. Abito d'estate, o post-nuziale, o estivo tempo- raneo è quello assunto dai maschi delle Anitre per mula regressiva o quello dio offrono le Per- nici bianche dopo l'epoca delle cove; talora si chiama cosi anche l'abito primaverile consunto o prossimo a venir cambialo, perchè alle volte il logorìo delle sue penne modifica distintamente il colorito ordinario. Tra gli uccelli, alcune specie impiegano pochi mesi a rivestire l'abito degli adulti, che vieni assunto nella loro prima muta autunnale; altre invece lo rivestono nella, pi ima primaverile; mentre altre ancora non lo raggiungono che nel secondo o terzo anno od in un numero maggiore di anni, nel qua! caso abbiamo tanti abiti differenti quanti sono gli anni nei quali hanno luogo questi cambiamenti, e quante le mute, cui la specie va soggetta (abito incom- pleto, di semi-adulto, di nozze nel 1° anno, ad. di' 2 anni, ili .'.' anni, e cosi via). Alcune specie nou nidificano che a sviluppo completo, la maggior parte nella primavera susseguente alla loro nascita, altre nidificano ancora nel- l'abito semi-completo, come il Codirosso spaz- /.acumino (Buticilla titis) ed il Ciuffolotto roseo (C. roseus), altre finalmente dopo qualche mese dalla nascita : però si osservano nei Palmipedi (Anatidae) e nei Trampolieri (Numenius e Tringae) numerosi branchi composti di soli maschi adulti, che risiedono durante i mesi estivi lontani dai loro sili di riproduzione e che non nidificano, come avviene anelli- nell'Estuario Veneto d'attorno a Venezia polla Manin pe- nelope, pel Numenius arcuatus e per la Tringa minuta. '/'. alpina, etc. 1 giovani di molte specie non cangiano le penne delle ali nel 1 ' anno di età e quindi presentano muta parziale nello stesso periodo, però nelle tipiche GrALl invi , che volano molto precocemente, le remiganti primitive Bpesso vengono mutate, prima che siano cresciute di un terzo, e prima che l'uccidili abbia raggiunto la Statura completa sono rimpiazzale da altre, che sono quelle dell'adulili. Se il piumaggio dei due 24 \ I I IUTE ORNITOLOGI! 1 1 sessi differisce, il giovane assomiglia alla madre, .-«■ questi) è più vivacemente colorita del padre, il giovane ass iglia a questo : se gli adulti sono eguali, il giovane è differente, ad es. il Cigno bianco ha i giovani semi : ma vi sono eccezioni come il Corvo nero, i cui giovani sono nevi; quando gli adulti all'epoca delle nozze offrono colorito differente da quello invernale, i gio- vani di solito sono intermedii; a ciò fa ecce- zione il Fanello. 11 maschio è in generale più grande della femmina, però in molti gruppi questa ha dimensioni maggiori ed i giovani sono più piccoli degli adulti. Un tempo si credeva che le penne fossero le sole parti dell'integumento soggette a can- 4. affatto differente (Bureau), fatti osservati anche nei gen. Ghimerina, Ombrìa e Simoì-Jiynchus. Finalmente sono casi a tutti noti, quelli delle ap- pendici frontali della Folaga crestata e della Volpoca che sono più grosse e sviluppate di primavera, che d'autunno. Salvo rari casi, le penne in generale non crescono ovunque egualmente sul corpo or- nitico, ma su alcuni tratti definiti, oltre i quali ve ne sono altri nudi o coperti di piu- mino, e queste forme ed il loro sviluppo sono differenti e di vario genere. Lo studio di tali fatti dicesi pterilografia ed il processo in se stesso è detto la pterilosi ili una data specie; da ciò si esclude allatto quanto riguarda il piu- l'terilii della superficie dorsale e addominale di un Rondone {Apui apuft). (Da Nitach). Fig a - Superficie addominale. Fig. /' - Superfìcie dorsale. 1. Pterilio dorsale o spinalo - -. Pterilii dell'omei Iella spalla 3. Pterilii del femore o della coscia - i. Pterilio cra- niale o della testa - 5. Pterilii alari <> dolio ali • ti. Pterilii caudali o della onda ■ 7. Pterilii ormali o delle gambe - 8. Pte- rilio addominale o dell'addome. giamenti regolari e periodici, ma già il Nilsson (182S) fece conoscere che, in date epoche, le unghie di alcune specie di Tetraouidi si allun- gavano smisuratamente! (inverno) per cadere o consumarsi in altre (primavera), ciò che si ac- certo avvenite regolarmente (Bresser); cosi fu osservato che all'Organetto cresce straordina- riamente il becco d'estate, raccorciandosi d'in- verno, quando cioè si ciba, di semi duri | Gloger); il Pellicano bianco dell'America settentrionale, durante la primavera, per circa due mesi, polla una strana appendice cornea sul culmine, che poi perde (Palmer e Eigdway), e finalmente ab- biamo il fatto notevolissimo del l'olcinella ili mare che dopo l'epoca delle cove perde la guaina cornea del becco, le escrescenze sotto e sopra, l'occhio, meni re altre parti si atrofiz- zano e tutto il becco assume una lisonoinia mino. 1 tratti definiti sui quali crescono le penne furono detti pterilà dal Nitzsch( l ) o « foreste di penne » tratti pterilii, e APTERIA apterii, quelli nudi e clic separano i tratti tra essi, l'ochi uccelli hanno il loro corpo parimente ed ovunque piumato, come il Tucano, il Pin- guino e lo Struzzo, sui quali i tratti non esistono sono assai difficili a trovarsi, però gli embrioni di Stilizzo strano pterilii bene definiti; essi sono sempre più distinti, quanto gli uccelli sono più altamente caratterizzati. I tratti sempre pie. senti negli l 'cecili sono i seguenti: di II tratto illusili,' o spinale, esteso dalla. I i Pttrilographiae t viuin, pars prior, p. 11, 1833 ; lo stesso, n det Pterjtlographie, hrsg. v. Burheistbr i.to m, 10 Kplil. Balle, 1840. Pterylography, franti, by P. 1. Sclatek, fTith appendice by Bartli i i (wwi Si latbh Gol. LO plat,, I don. Ra\ Sor.. 1807. \ I I Wll. ORNITOLOGICO 25 parte posici ime del collo (nuca) alla glandola uropigea, la cui forma varin grandemente. h) Il tratto dell'omero o della spalla, è pic- colo, con poche modificazioni ed attraversa L'omero, comic una l'ascia di penne rigide. <■) il tratto addominale, diesi estende dalla gola alla base della coda e varia .-issai nella l'orma. il ) Il lr ■ !■>•.. V Dict. oj Birdt, \i]>. 572 575 Ficaliii E., Zoologia g parto I. pp, 697-734 (1 Distant, L„ Mimicry nello Zoologici, L899 e 1900. Atlante ornitologico, — Parto I. 26 ATLANTI-; ORNITOLOGI" difeso. agli Sparvieri <■ ad alcuni Gallinacei è, in qualche modo, un fatto di vero mimetismo. Ma il più convincente, tra i pochi conosciuti, è quello ricordato rurale, che si trova in alcuni uccelli come lo Storno, il Pappagallo, il ciuf- folotto e l'Uccello motteggiatore, deve necessa- riamente esser collocato in una categoria del tutto differente da questi casi biologici. Esso è un risultato diretto e volontario ed appar- tiene al mimetismo in senso letterale e non figurato. Tale facoltà semina esser dovuta all'istinto del diletto particolare, e non allo scopo di qualsiasi funzione vantaggiosa < Encycl. Brit.). D. - Dimorfismo, Dimorfismo, è il fenomeno pel quale indi- vidui della stessa specie olirono differenze di colore costanti e più o meno considerevoli, tali differenze non obbedendo a coudizioni lo- cali od accidentali. Questo fenomeno si pre- senta sotto due aspetti, cioè le differenze sono dipendenti dal sesso ed in questo caso i carat- teri sessuali secondarii del maschio e della femmina possono essere differenti sotto molli aspetti ed abbiamo il dimorfismo sessuale, o questo fenomeno si svolge indipendentemente dal sesso, ed allora si chiama dimorfismo spe- ri lira propriamente detto. I casi di dimorfismo sessuale negli Uccelli sono tanto comuni, che si può dire costitui- scano la regola. Questa forma di dimorfismo si manifesta sotto vari aspetti, il più frequente e (piello della colorazione generale, i cui casi si presentano in (piasi tutte le specie, poi nelle differenze della forma e dello sviluppo di certe parti del piumaggio come ad es. nelle penne del dorso dei maschi del Pavone, nelle timo- niere del Fagiano di monte maschio, ctc. Sono poi casi di dimorfismo sessuale gli sproni sul tarso o presso l'angolo dell'ala, le appendici e caruncole del becco, le borse primaverili del- l'Otarda, etc. ; infine noto il dimorfismo ses- suale dovuto alla stalura. In generale il maschio è più grande della femmina, però in alcuni gruppi di Gallinacei e di fiatiti questa è mag- giore di quello, ciò che si volle spiegare col t'aito che tali uccelli sono poligami ; cosi è ben conosciuto che nella gran parie dei Rapaci le femmine sono di statura più elevata dei ma- schi, ciò che non si sa come spiegare; mentre invece eguale fatto viene offerto da varie Li- mici >i, ai: [Limosa, Phaìaropus , etc), dalle Rhynchaee, dalle Tiirui.r, le femmine delle (piali sono anche più vivamente colorite dei maschi, e ciò si vuol spiegare coli' asserto che questi ultimi attendono (piasi completa- mente alle cure dell' incubazione a preferenza di quelle. I casi di dimorfismo specifico sono in gene- rale poco comuni e punto accertati. Citerò come il piti noto quello del Labbo, nella (piale specie, il maschio scuro si trova appajato colla femmina chiara o la femmina è scura ed il maschio chiaro, e piti raramente ambedue i genitori sono eguali di colorito; poi l'altro dei Corvi neri e cenerini, che si appaiano in quei distretti frequentati da entrambe le forme, ma molti Autori li considerano invece buone specie, e quindi ne ritengono ibridi i prodotti. E. - Ibridi. fluido, è l'animale nato dall'unione di due selvatico» sono molto rari e quasi sempre individui appartenenti a specie differenti inter infecondi, si riscontrano più facilmente nei se e talora, ma più raramente, appartenenti Palmipedi (Anatidae), nei Passeracei i Frin- a due generi, anche molto disparati. In generale ijilla eoelebs /■'. montifringilla, fli'rundo ril- essi assomigliano ai genitori ed allo « stato stica X Cheliilmi urliica, etc.) e nei Tetiaonidi 28 \ i i \M I ORNI COI.OGII " Cetrao urogallns < T/yrwrv» tetrix, etc). A parecchi ili essi fu dato rango e Dome spe- cifico, così dicasi del Teirao medius t T. wro- gallus o /,. tetrix), della Fuligula Homeyeri (Nyroca ferina e X. nyroca, etc.). Il loro immero non è molto elevato, tanto più che pa- recchi uccelli, che si ritengono ibridi, non lo Bono ail'aiiD. affatto I- che non è sempre facile il deter- minarli esattamente. [1 signor A. Suchetel (')ha pubblicato un importante lavoro sull'argomento, lavoro informato a larghe vedute, ma le cui deduzioni non .sono sempre le più accettabili. F. - Femmina in livrea di maschio. In parecchie specie di Uccelli, ma special- niente nei Gallinacei (Tetrao urogallus, Lyrurus tetrix, l'iiAsiAMD ai . etc.) e nelle Asaiihai: (Anas boseas, etc.), si osserva il fatto notevole che le fémmine, invecchiando, divengono inette a generare ed indossano, in questo caso, una livrea eguale, in tutto od in parte, a quella dei maschi, modificando anche la voce, ciò che succedo soltanto in quelle specie, nelle quali essa è differente, a seconda del sesso. Questi uccelli si riconoscono tosto all'esame anatomico, esternamente in alcune specie ( V. urogallus, /,. tetrix) la slatina è ottimo carattere; altre volte non è facile identificarli, perchè lo stesso piumaggio che partecipa dei due sessi si po- trebbe scambiare con livree incomplete e gio- vanili, sicché conviene tare un esame acculalo. Però questi casi sono piuttosto rari negli uc- celli domestici e rarissimi in quelli che vivono allo stato selvatico ; oltre clic nelle specie già citate, l'osservai anche nella Passera {Passer Italiae) ed il soggetto e nella mia Collezione G. - Teratologia. La Teratologia e lo studio che tratta delle deviazioni dello sviluppo normale dell'embrione, ovvero è la scienza che Concerne le anomalie e le mostruosità, le quali sono sempre dovute a modificazioni dello sviluppo embrionale ('). Per citare qualche esempio, dirò coinè il feno- meno delle ire gambe sia piuttosto frequente, il terzo arto soprannumerario non e completo, uè presenta diti perfetti ed è inserito sulla. colonna vertebrale, sulla pelvi, usui femore di una delle gambe normali (.1 nitrii , Gallina, Pas- sera, ite); quello delle quattro gambe si pre- senta ben piii di rado {Gallina. Piedone, Ora. Passera, Cardellino, etc.), come pure si riscontra assai raramente l'anomalia delle quattro ali (Rondone). Ricorderò ancora pulcini di Gallina con due becchi, tre ali e quattro gambe, di dea, di 'Piccione e di Fagiano con due becchi " con due teste, etc. ; s'intende però sempre che le mostruosità si riscontrano piii facilmente negli Uccelli domestici che in quelli selvatici, ciò che e troppo naturale. ii Dareste, C sur i" production artij dee monatmiosité», Patìs, is~7. Gerì ich i. ì>ie Entete- dei /'"/>/>< i >" / " : ' den h'òht ' n Stuttgart, 1883 Batrson, Material» /"/■ '/<< study i i 'i (') Les hybrid. à Vétat muvage (1890 1897) e stigli ibridi italiani \i Bono parecchi lavori miei o ili nitri Ornitologi (Moschen, lini Fiume, Ninni E., Martorelli I i Vedi min memoria in proposito, Atti Soc. lini. Se \"i. Milano, 1888. vii \M I ORNI I ÌI( 29 H. - Lunghezza della vita negli Uccelli. Circa la lunghezza della vita degli Uccelli, poco o nulla sappiamo «li quelli che vivono allo sialo selvatico, ma molti ili cs>i clic si ten- Cacatua 81 anni Oca 80 » Cigno 70 » Corvo imperiale CO, 50 » Gufo reale iì s » Airone (i0 » Helotarsus 55 » Coracopsis 5 1 » (iunior 52 » Diomedea 4G » Gabbiano reale 44, 21 » Pellicano 41 » Tortora e Gru 40 » Beccaccia di mare .... 30 » Gallo 30, 25, 24 » gono in domesticità, ci offersero i limiti d'età piii 8 variati, e qui ne cito alcuni: Germano 29, 22, 10 anni Eni lì 28 » Nibbio 27. 21 » Rusignolo L'."> » Passera solitaria. 24 » Marangone e Cardellino 23 » Fischione 23, 18 » Cazza 21 » Canalino e Merlo 20 » Ciuffolotto 19 » i rracchio 17, 18 » Moriglione 17, 13 » l'anello 17 » Tordo bottaccio . . 17. 1 5 » Combattente .... 10 » etc.( l ). (') Glumi J. II., Un the comparative (igea io nhich Birds live, IbU, 1899, pp. 19-42. 'AA"-V,« ( La distribuzione geografica degli Uccelli. Per distribuzione geografica degli organismi e nel caso nostro degli Uccelli, s'intende il modo secondo il quale le specie i generi, etc. sono distribuiti nei vari paesi del Mondo e lo studio della distribuzione geografica, detta an- che Geografia o Corologia zoologica o Zoogeo- grafia o C'oro/oologia, mira a far razionalmente conoscere come le specie si diffondono da plaga a plaga, o sono disseminate nelle varie parti del Mondo all'uopo diviso in Zone, Regioni, Sot- II Mondo (da Sharpe). toregioni, Provincie, etc: ma non fissando tali porzioni geograficamente parlando, cioè a base di latitudine di longitudine, di palli acquee o di terra ferma o di divisioni politiche, ma solo dal punto di vista zoologico, cioè guar- dando e determinando le varie Regioni del Globo in conformità ai varii aspetti della vita animale, che in esse si agita ed a tutte le que- stioni che con essa hanno attinenza. Si devono a Buffon le prime argomentazioni in proposito, ma esse sono cosi vaghe da non potersi oggi seriamente considerare. Per trovare un serio conato di Geografia zoo- logica conviene salire al 1858, nel quale anno \ [ I \M | 0RNIT01 OGK :;i P. L. Sclater pubblicò uno schema, che se- condo me è il più semplice, ma il più completo ed il più aduno di quanti vennero dopo. Egli (livide il Mondo in sci Regioni Zoogeografiche dette A : licione Paleartica; B) Regione Etio- pica; I Regione indiana; l'i Regione Austra- liana; E) Regione Neartica; F) Regione Neo- tropica; ciascuna di esse si differenzia in un modo affatto marcato, quantunque le distinzioni non si eguaglino e non siano sempre ili eguale importanza. Senza entrare nel dettaglio della questione, ricorderò solo i lavori di tic insinui Naturalisti inglesi, l'Huxley, il Wallace ed il Newton, spiegando poi dettagliatamente il piano dello Sclater. Il Prof. Huxley ( ) divise la Terra latitudi- nalmente e non in senso longitudinale, conio aveva fatto lo Sclater. ed anziché sei. 6ssò quattro Regioni Zoogeogratiche, clic sono: r - Regione Arctogaea (Regioni Indiana. Etiopica. Paleartica e Neartica di Sclater,. 2" - Regione Austro-Col umbiana (Regione Neotropica). 3'' - Regione Austràlasiana. 4 : ' - Regione tltHu Nuova Zelanda (Porzione della Regione Australiana di Sclater). Il Wallace nel suo lavoro principe (') seguì le vedute dello Sclater con lievissime modifi- cazioni. Il Prof. Newton ('), preoccupato dal fatto che l'Avifauna della Nuova Zelanda offre fot ine della più alta importanza, la staccò come zona. e osservando che nell'Alaska, di area Neartica, d'estate arrivano numerosissimi Passeracei di assoluto tipo Paleartico, riunì le due Regioni Neartica e Paleartica di Sclater in una sola delia Holartica, proponendo le seguenti sei grandi divisioni : ì. 'Regione della Nuova Zelanda \ dette comples- •_'. Regione Australiana i sivamente ; Notogaea :;. Regione Neotropica 4. Regione Holartica ."i. Regione Etiopica (i. Regione Indiana I dette comples- sivamente 1 Arctogaea Egli notò poi come le differenze offerte dalla Regione della Nuova /.elauda con tutto il resto del Mondo non sono soltanto piii notevoli, ma assai più essenziali di quelle presentate da tutte ' 6 voi. II. pp. 130-H5 : lì,. Ibis, L891, pp. .M4-557. i i /'/"•-. / !. Soe., 1868, pp. 313-319. p) The Geografi ; vnl. Lon- don, ì -;>;. i Dictionary o/ flirds, pp. 313-31 le altee Regioni componenti il Mondo i insieme. Tornando al piano di Sclater, dirò in qua] modo egli divida le sei Regioni Zoologiche da lui lissatc notando anche i tipi principali dai (piali \ anno caratterizzate e fermandomi spi mente sulla Paleartica, che e la piii importante pei noi. racchiudendo L'Europa. Ricorderò prima come altri, accettando pure queste divisioni, pro- posero [Trouessart) di completarle, aggiungen- dovi altre due Regioni, cioè la Polare Artica e la Polare Antartica, che in realtà si mollo razionali, ma non dal lato ornitologico. I. Regioni Paleartica (Europa compren- dendo anche L'Islanda e le Spitzbergen, le Isole Atlantiche dille Azzorre, delle Canarie e di Madera, l'Africa al nord del Sahara (eccettuato Tripoli e l'Egitto), l'Asia al nord dell'I inalaia e dell'Oceano Indiano, comprendendo L'Afga- aistan, gran parte del Baluccistan, l'Asia Minore e la Siria (eccetto la Valle del Giordano) ; dal- l'Imalaia, dirigendosi verso est, abbraccia la Cina al nord del Bacino dello .lang-tse-kiang, il Giappone settentrionale e le Isole Kurilii. Questa, che è la piti grande delle Regioni Zoogeografiche, è per noi la più importante, comprendendo essa L'Europa e gli animali che più ci interessano : e si divido in tre grandi sotto-regioni : a) Sottoregione Europea \ Europa al nord dei Pirenei, delle Alpi, dei Balcani sino al Caucaso e L'Asia al nord delle sue parti cen- trali sino al mare di Bering, le Isole del Giap- pone e le Kurili); colle due Provincie "Europea e Siberiana orientale. tt) Sottoregione Mediterraneo-Asiatica detta anche Mediterraneo-Persica (Europa al sud dei Pirenei, delle Alpi e dei Balcani sino alle Pro- vincie dell'Amili-, le Isole Atlantiche sopram- menzionate e l'Africa settentrionale, eccetto Tripoli e l'Egitto); colle provincie Mediter- ranea, Mediterraneo-Persica . Imalaiano-Oauca- genci i aitano indigeni, ed alcuni di questi potrebbero innalzarsi al giusto grado di famiglia [Euryceros, Phìlepitta, Mesites). III. Regione Indiana o Orientale (l'India al sud dell'Imalaia e l'Asia orientale al sud dello Jang-tse-kiang con le Isole meridionali del Giappone, l'Arcipelago Indiano e le Isole di llalì. di Borneo e le Filippine), si divide in due grandi sottoregioni: a) Sottoregione Indo-Cinese (Penisola del- l'India, ossia la Regione Indiana al nord della Penisola Malese). h) Sottoregione Malese o Indo-Malese (La Regione Indiana al sud del Tenasserim, con le Isole dilla Sonda e le Filippine, eccettuato Celebes e le Isole ad est della linea di Wal- lace, che corre tra Bali e Lombock). Tipi speciali: Pavone, Argo, Polypectron ed altri Fagiani, Buceri Asiatici. Martini pescatori dai brillanti colori, LlOTRICHIDAE, PrCNONO- T1DAI'.. EURYI.AEMIDAE, PlTTIDAE, Ile. IV. Regione Neartica (l'America setten- trionale circa sino al Tropico del Cancro in pianura, ina molto più all'in giù verso sud nelle Montagne dell'America centrale, le P.ei- niuile e le Aleutine, però queste, Come anelli l'Alaska, si riannodano molto da vicino alla Regione Paleartica). Non si potè razionalmente dividere questa Regione in sottoregioni e perciò si fissarono sette provincie, che SODO così stabilite: a) Provincia /Iella California (California, Oregon e lo stretto tratto tra la Sierra Nevada ed il Pacifico). I>\ Provincia degli Alleghany (Stati Uniti ad est del Texas e quindi verso nord più o meno vicino alla linea ilei 100° di long. OCC e la regione sud-occidentale del Canada. e) Provincia délV Uaska (America Russa). i/i Provincia del Canada (Canada, eccello la regione sud-occidentale). e) Provìncia ilei Texas (Texas e le parli adiacenti della Regione Neartica. tra. le pro- vincie della California e dei Monti Alleghany). /') Provincia della Groenlandia, a) Provincia delle Bermude. \ Il INTI ORNITOLOGICO 33 La regione Neartica è molto povera in fatto di Uccelli ad essa speciali, ha rilevanti tratti ili somiglianza culla Paleartica e possia dire che circa un terzo «lei suoi generi (unitici sono comuni ad ambedue, Qui le Mniotiltidae rappresentano le Sylviidae del Mondo Amici e clinic tipi speciali abbiamo l'Uccello motteg- giatore, il Piccione migratore e pochi Uccelli Musei, e mentre L'Alaska ha grandi affinità coli' Avifauna Paleartica, la Groenlandia ofl're l'ornic del tutto circumpolari e le Bermude mino frequentatissime come stazione di passo e ili riposo pegli Uccelli, che, dal Labrador e dalla Groenlandia, vanno ;i svernale in paesi più tem- perati. V. Regione Neotropica (Tutta l'America meridionale, l'America centrale, il Messico me- ridionale [escluso l'altopiano centrale], le An- tille, le Galapagos e Isole Falkland). Questa Regione si suddivide in sei sottoregioni, che non sono del tutto bene distinte, ed esse sarebbero : a i Sottoregione della Patagonia (La Terra del Fuoco ed il continente verso nord un ]>(>' più a settentrione di Bahia Bianca dal lato orientale, e a una linea clic corre quindi il nord-ovest, ad est di Mendoza fino alle Amie; comprende anche le più alte giogaje delle Ande a nord dell'Equatore e le pianure ad ovest delle Ande, da Truxillo verso sud e le isole di Chiloe, Wellington e le altre situate dietro la Terra del Fuoco). b) Sottoregione ilei Brasile (Il continente .•ni oliente della sottoregione della Patagonia sino ;i Foiosi e quindi il nord-est, a sud ed a est del versante delle Amazzoni sino alle (bei del Paranahyba). n Sottoregione delle Amazzoni (Bacino delle Amazzoni verso est sino al suo tributario Ilual- laga, dalle loci del quale i suoi confini passano obliquamente ed irregolarmente alle boccilo dell'Orenoco). AniL'iMii Degli Oddi, Oli Uccelli e V Iffricoltura, 1892. potente: l'aumento delle imposte; e il rettilineo, le livellazioni, gli atterramenti, i sovesci die- dero aria, luce, orientazione, fecondità al terreno; (piando l'ontano, la glediscia, o il bianco spino continuamente potati, sostituirono le fitte siepi e gli alberi a mezz'aria successero a quelli di alio fusto per sostenere la vite : quando dap- pertutto si aprirono ampie strado, si diffusero lo strepito delle vie l'errale e il ronzio delle macchine agrarie, e si costrussero nuove case; (piando finalmente la facilità delle comunica- zioni e l'applicazione costante di rimedi a in- sorti flagelli e la coltura intensiva spinsero le accresciute popolazioni rurali nel turbinio della vita e del lavoro, è naturale che i nostri ospiti alati abbandonassero stazioni, che più loro non offrivano copia di alimento, tranquillità di di- mora, agi per la, riproduzione. Scendiamo a qualche esempio. Abbondavano le quaglie; foriere della pri- mavera, dopo il lungo tragitto arrivavano e disperdevansi nel verde dei nostri frumenti. Là, ne interrotte, né molestate si compivano le lotte dei loro amori, le cure della nidificazione e degli allevamenti. Ora il rullo per compri- mere il terreno e l'erpice per agevolare le con- cimazioni chimiche scorrono >u quei campi, pili tardi una turba di fanciulli intenti alla, cima- tura o alla, .scerbatura, li attraversano e se oggi la l'alce o la mietitrice recide quel grano, do- mani l'aratro ne disfa le stoppie. Il povero uccello si rifugia nel vicino medicaio o nei granii urrhi, ignaro che la persecuzione non cessa perché la falce sega periodicamente il primo ed è continuo l'accesso dell' uomo per 1. sfioriture e le sfogliature nei secondi. Cos'i all'apertura della, caccia poche (piaghe ci e dato ritrovare nelle limitate coltivazioni del miglio e del panico. Altrettanto avviene alla capinera, all' usignolo, al canepino, alla sterpazzola e a quella miriade di beccliilini, insettivori per eccellenza. Stalle le antiche siepi, non opportune le sostituite ceppaie, perche rade o tosato dal l'orbicione. cercheranno un asilo sull'acero e sui tralci delle viti ohe ad esso si maritano; asilo che loro renderanno impossibile le ripetute solforazioni per l'oidio, cui si avvicendano le irrorazioni delle miscele cupriche per la peronospora . Ter- VI l \\ l i I iRNITOLOGICO 35 ciò troveremo questi sublimi cantori rifugiati nei giardini delle nostre ville e ne avvertiremo un numero maggiore fino in quelli delle città. Manca al tordo il folto cespuglio, alla tor- tora t'eccelso frondeggio, l'annoso tronco al picchio, alla starna la bassa macchia, al pas- sero il muro diroccato, alla rondine la tranquilla trave, mancano a tutti La pace e il riposo. In tali circostanze, io non vedo speranza di rimedio. Non lo cercherei in fatto nelle tilan- tropiche proposte di alcuni ninnolili ; mentre riterrei poro saggio seguire il consiglio della Soeieia Agraria di Gorizia di conservare gli al- beri cavi perchè vi nidifichino gli uccelli, o l'alno del Dott. Carlo 1,'uss di piantare fruttai per attrarre gli inselli e tornir loro copioso cibo. o quello del Prof. Aitimi, che, anche non am- messa l'utilità, trova doverosa la conservazione di questi esseri pel pregio estetico, pel piacere che ci procurano col canto, coi costumi, col vago loro aspetto ; sublime poesia che si schianta davanti l'arida prosa dei multiformi balzelli. Ed ora. se siccome spero, valsi a convincere che la diminnizione dei nostri uccelli stazionali debba ascriversi più che altro alle mutate con- dizioni, nelle quali noi li costringiamo a vivere, spero mi accorderete elie sarà vano il chiedere al rigore delle leggi i provvedimenti ; mentre e assurda ritenere che le leggi umane possano alterare l'ordine della natura. Veniamo alla seconda tesi: gli uccelli sono i nemici dell' agricoltura. Qui gli agricoltori concordi grideranno all'e- resia e dopo (pianto si è detto e si è scritto, questo grido sembrerà giusto. Ma l'opinione generalmente invalsa, contro la quale oggi io lotto, ha un fondamento positivo 1 E dessa il risultato di ripetute osservazioni, di ponderate meditazioni del naturalista spassionato, che in- terroga la natura per strapparne i secreti ; o non e piuttosto una teoria, che emerse spon- tanea dalle prime e superficiali osservazioni .' Diradati gli uccelli, aumentati gli insetti; dunque utili i primi, non c'è dubbio! Questo concetto nelle appendici dei giornali, nelle pub- blicazioni d'occasione svolto sotto le t'orine più vaghe, s' insinui) facilmente nella molti- tudine che preferisce il dilettantismo alle aride verità della scienza e in quella degli agricoltori, sollecitandone la proverbiale inerzia. Nulla di- l'atti rimane loro a l'are; il Governo, il solo Governo possiede il talismano. Promulghi una legge di caccia improntata a generale e indi- stinta severità ; protegga tutti gli uccelli, ces- seranno tutti i flagelli, che stremano o annien- tano i prodotti del terreno; forse le crittogame -ti --i . gli -tessi oidii. la peronospora, la rug- gine, il carbone, la bolla e perchè non aggiun- gono le gragnuole, lo spossamento del Minio e per ultimo le ta-se ,' (ih! se il Governo l'accogliesse quest'idea; meglio ancora se abolisse tutte le reti, se vie- tasse almeno per un dato corso d'anni tutte le eaccie, anche quella del fucile, la fertilità delle line sarebbe assicurata e non ne risen- tirebbero danno che quei pochi, i quali sprecano tempo e forze in un esercizio crudele, strascico di antichi tempi: la violenza del folle. l'ilo ragionare in lai guisa chi ignora che il lagno della diminuizione degli uccelli data dai tempi più remoti, dacché esso provocò in Fran- cia le leggi eliciate di proibizione abolite dall'Assemblea Nazionale e nello BteSSO Pie- monte quelle di Carlo Emanuele (1660), che vietavano perfino il tiro al volo: chi non ri- flette che se la comparsa degli insetti dipen- desse da questa diminuizione. dovrebbero au- mentale costantemente, anziché variarea seconda degli anni in Egitto, in Persia, in Sardegna, nei paesi insomma, ove sempre vissero e vivono numerosissimi e non molestati gli uccelli, non abbonderebbero quanto, e inolio più che da noi, di ogni sorta gli insetti, ripetendosi pe- riodicamente le più grandi devastazioni ; chi non considera che le uccellande Italiane acca- lappiano in maggior parte i migratori, per cui sopprimendole noi faremmo l'esclusivo vantag- gio dei nostri alleati e non alleati ili oltr'Alpe e di oltre mare, ammettendo l'assurdo che gli uccelli di passo siano una ricchezza, anzi una proprietà internazionale: privando le nostre mense di un cibo eletto, e ciò che è più, i meno abbienti di un Alimento carneo sanissimo a teuuo prezzo: spegnendo un'arte che occupa molte braccia, che anima varie industrie: chi dimentica che la caccia, e maggiormente quella col fucile, è un esercizio igienico, ricreante, che aumenta la vigoria, strappa alla vita molle, effeminata, oziosa della città la nostra gioventù, che essa data in Italia da epoche antichissime, coinè ne fanno fedi- gli storici colle descrizioni dello sterminato numero d'uccelli che si im- bandivano nei pranzi Romani ; chi insomma con imperdonabile leggerezza si arrabatta in una questione complessa, in cui la scienza, il commercio, l'igiene, il diritto pubblico, il di- ritto privato, l'agricoltura, l'estetica confondono problemi ardui a risolvere. -Meraviglia che uomini seri siansi lasciati travolgere in quella corrente d'idee e non solo scrittori, ma benanche osservatori, giova però rimarcare che questi ultimi erano ornitologi, 36 ATLANTIC ORNITOLOGI! ' I per cui il soggetto fu considerato in modo unilaterale. Ma quando se ne occuparono gli entomologi, vale n «lire quella classe di natu- ralisti, che devono considerarsi i veri compe- tenti in argomento, la cosa unito totalmente di aspetto. La memoria pubblicata nel Bollettino del Comizio Agrario di Parma nel dicembre 1868 dal Prof. Camillo Rondani fu un avve- nimento, essa contendeva la decantata utilità degli uccelli. Venne alla luce sotto i più infausti auspici. Le Associazioni agrarie sorte appena, propu- gnavano presso il Governo coll'entusiasmo della gioventù, col fervore della convinzione questa utilità; i naturalisti raccolti nel Congresso di Vicenza (') tacevano voti acciocché pel vero interesse dell'agricoltura si prendessero in seria considerazione quegli aspiri, confortava l'affi- damento clic lo stesso Ministro avrebbe acce- duto a quel voto. Stesa da tu tt' altri, quella memoria sarebbe passata conio una leggerezza, o piuttosto come un'assurdità; ma il nome del valentissimo au- tore, noto per gli studi profondi sui ditteri, si impose; sorse il dubbio e si procedette ad un esame coscienzioso dell'invalsa dottrina e nei lavori accuratissimi dei più noti naturalisti, tra i quali emergono quelli del Lessona, del Ca- merino e del Passerini, l'asserto del Rondani trovò conferma; su questo risultato io chiamo l'attenzione. Cominciamo dagli uccelli. A circa 130 sale il numero delle specie ila- liane, dal quale detratte le accidentali 14ti. ri- mangono -N4, o sedentarie o estive, o invernali di passaggio, divise nei seguenti ordini; 28 Rapaci, 14 Picarie, 129 Passeracei, 4 Colombe, 1 •_' Gallinacei, 52 G ralle e 45 Palmipedi. Ammessa pel momento la teoria dell'utilità, mi conforta il rilevare che nemmeno i suoi più convinti e fieri segnaci la sostengono in via generale ; per cui a rendere breve e chiaro il uno contraddittorio procederò per esclusione e la fonderò sopra solida base, prendendo a guida le più diligenti analisi sul contenuto dei ventrigli. Dei Rapaci nei Diurni si comprendono i cru- deli divoratori di animali utili e degli stessi uccelli, né il Biancone che distrugge gli Ofidii, il Falco grillaio. o il falco cuculo clic si nutre r i L:i n 'si che iost* d ■. iì li- -< < pi i circostanze personali ululili ingrata. Giovane ;n>|ii»L r L'i:iin su l:ìh<1ì/ì. anziché su ratti, al Congresso di Vicenza e parlai e scrissi in senso oppnsto. mi simli e l'esperienza posteriori mi convinsero dell' errore. A solo scopo iti bene, por quanl i costi, compio il dovere di confessarlo. quasi esclusivamente di Acridii basteranno a convincere che questo sottordine debba essere protetto. Fra i Notturni, non trovo die l'As- siolo asserito insettivoro per eccellenza, del resto questi abitatori delle tenebre e pei loro costumi e pei" la pessima qualità delle carni si Intelailo da loro stessi. E qui ricordo un fatto sul Barbagianni, il decantalo ingoiatore delle talpe e dei topi. Vedutolo confitto stilla putta di una stalla, mossi osservazione su ipic- sto vestigio di barbarie, mi fu risposto die quel predone aveva in poche notti distrutto pressoché tulli i Piccioni di una prossima co- lombaia e die si erano quasi esauriti tutti i mezzi di pazienza e di astuzia prima di giun- gere ad ucciderlo. L'anno dopo, un eguale massacro si ripeteva a mio danno. Né le quattro specie (di cui una sola stazio- naria) delle Colombe, né le dodici dei Gallina- cei, talune razzolai rici. tutte cibantisi a pre- ferenza di grani, di frutti, di erbe o di gemme, giovano alle coltivazioni. Abitatrici dei paduli e delle riviere, le dalle prendono svariatissimo il nutrimento, alternando pesci e loro uova, rettili, molluschi, crostacei, erbe, vermi acquatici e insetti: ma tanto questi molti, ciune quei pochi, quali : la Pernice ili mare, il Cavaliere d'Italia, la Pavoncella, la Squatarola, il riviere, il Corriere, il fratino, il Croccolone, il Beccaccino, il Frullino ed altri, maggiormente insettivori, nessuno o scarso van- taggio ponno portare all' agricoltura pei luo- ghi ove abitualmente dimorano. Per lo stesso motivo non interessa l'ordine dei Palmipedi, particolarmente acquatici ; dove fra i Marangoni, le Berte e le Polcinelle di mare: fra gli Smerghi, i Beccapesci, le Ron- dini di mare, i Mignattini e i Gabbiani che alimentassi i primi esclusivamente, i secondi preferibilmente di pesci ; fra gli Stercorari e i L alibi, che assalgono anche i giovani uccelli, annoveriamo le Oche granaiuole dannosissime per le notturne devastazioni dei frumenti e non degna di speciale riguardo, la Gavina, che. sballata dalle burrasche, svolazza sui campi lavorati per beccare i lombrici nei ri -centi sol- chi dell'aratro. Or dunque circoscritto il tenui a due soli ordini : le Picarie e i Passeracei, osserverò che fra le Picarie devono eccepirsi il Gruccione, che distrugge e il Picchio, che perseguita le tipi; e fra i Passeracei: il l'xccofrosone, i Tordi, il Rigogolo, che preferiscono le frutta e prima di tutti gli Storni, i cui branchi devastano le vigne: perché prediligono le gemine, le bacche ed i semi: il Frosone, il Crociere, i Ciuffolotti, ai i. \vi i: iiiini fOLOGICO 17 l'astuta Gazza sturbatrice dei nidi, la G-hian- daja ed i Coivi, pertinaci razzolatola uri semi- nati: perchè abitano lo paludi: la Cannatola, il Cannareccione, le Salciajole, i Forapaglie, i Pagliaroli e il Beccamoschino. Ed ora ci avviluppiamo in una (lolle più acri contese, trattando ilei granivori: lo Lodole e lo Fringillide (Alaudae e Vringillae) . I pro- tezionisti, non paghi (li notale elio saziano ili insetti i nidiacei (ciò che è un fatto), esagerano asserendo clic i semi che beccano siano d'erbe infeste ai campi. Me ne appello al giudice più competente e imparziale quel villico che, sva- niti tutti i mezzi, smette la coltivazione del frumento nel (-.-impiccilo aderente allo stallile padronale alla chiesa pel danno che le chias- sose inquiline di quei tetti uli apportano quando, presso alla maturazione, che (' anche l'epoca più fervida delle loro riproduzioni, spiccano le [•ranelle e piegano i culmi su cui si posano. Ma sarà inutile; tni ripeteranno i racconti su Federico 11, che sprigionò legioni di passere nella guerra ai nemici (lei suoi fruiteti, sulla introduzione e sulla protezione del vivace uc- cello in tanti paesi, (piale prezioso alleato; ritornelli che si abusano per rendere brillante la questione a tutto scapito della sua serietà. Quantunque sia insetticida, nella sola epoca delle nidificazioni ed abbondi di specie stazio- narie, io voglio molto concedere ammettendo che questo gruppo di uccelli colla vicenda delle due nutrizioni vegetale e animale adegui la sua azione in guisa da renderne, sotto il punto di \ isla agrario de' miei oppositori, inditierento l'ef- fetto. Eccoci ridotti ad un numero limitato d'uc- celli veramente insettivori, vale a dire a poche l'icario e dei Passevacei alle varie specie dei Becchi-gentili. Considerato che non forniscono certo il maggior contingente alla stazionarietà, essendo molti di passo e parte estivi o inver- nali soltanto, che parecchi non sono incolpevoli perchè ghiottissimi di frutta, conchiuderemo che questa utilità, in tante lingue sublimata, dovrebbe per lo meno rimettersi nei suoi giusti confini. Ma per provare che non utili, ma danni, all'agricoltore ne ridondano passiamo a parlan- dogli insetti. È sbagliata la credenza che l'equilibrio nella serie dei viventi debba mantenersi colla lotta di due classi ; ciascuna (è legge di natura) lo trova in sé stessa e 1" intervento dell'essere estraneo sbilancia questo equilibrio. Nel caso nostro esso basa nella grande divisione degli insetti in erbivori e carnivori ; mentre se lo Sviluppo degli erbivori è legato si rettamente colle vegetazioni, per cui l'aumento delle specie nolo, o la comparsa delle sconosciute si sp colla estensione e colla intensità delle coltiva- zioni in uso. e colla introduzione di nume, la diffusione dei carnivori è in L'apporto diretlo col numero di questi erbivori. Ignara o in- curante la generalità non bada all'accennata divisione e tanto meno ai grandi benefici del parassitismo; quindi, considerando indistinta- mente nemici tutti gli insetti, ritiene non poter trovar*! che fuori di questa classe, in quella degli uccelli, il provvido, il potente ausiliario per contenderne i danni e per distruggerli. Sarà facile dimostrare che s'inganna. L'insetto litofago o erbivoro nelle sue me- tamorfosi vive pressoché sempre occulto, co- stretto a cercare i mezzi di esistenza o sotterra nelle radici e nei germi, o nel gambo e nel seme della pianta, sotto la corteccia dei tron- chi e delle ramificazioni degli alberi, o nella corolla del fiore, o nella polpa del frutto ; 1' insetto carnivoro spazia, assiduamente inse- guendolo e cacciandolo dovunque. I. 'uccello. per (pianto sia penetrante il suo sguardo, per (pianto siano potenti i suoi modi di locomo- zione e di preda, non può servirsene general- mente che all'esterno e quindi nei voraci suoi pasti ingoierà un numero assai superiore di insetti carnivori che di litofagi, e a presceglierli assieme ai parassiti, lo persuaderanno inoltre il sapore delle carni, la mancanza di potenti difese, quali gli involucri, le squame, quei l'orli aculei, quella facoltà di schizzare umori viscidi e fetenti che proteggono questi carni- vori. Ripetuti esami sul contenuto dei ventrigli degli uccelli constatarono che (piatirò quinti degli insetti, che si rinvennero, appartenevano ai parassiti e solo un decimo agli erbivori. In insigne naturalista, il Canterano, vi trovò sem- pre numerosissimi i coleotteri, l'ordine che fornisce i maggiori e migliori alleati all' agri- coltura, e in relazione considerabile le larve dei lepidotteri. Ora se noi dovremo occuparci (piasi esclusivamente dei Becchifini che non razzolano, e, come si asserisce, per legge di conservazione devono giornalmente ingoiare una quantità di insetti eguale al peso del loro corpo, enorme sarà il danno che nelle proporzioni suindicate da tanta ingordigia deriverà ai prodotti del terreno. È una verità che trova conferma in molti l'alti. Quell'attento e coscienzioso osservatene, che è il prof. Mariacher. il quale per formarsi un esatto criterio del soccorso degli uccelli osò re- carsi, all'apparire insolito di un insetto, nella regione infestala, (piando nel Issi, a Ca\a- zuccherina in Provincia di Venezia la Pirale invase le vigne, di dueceiitoquaTantasei stoma- 38 \1 I \NTK ORNITOLOGICO clii esaminati, appena in trenta rinvenne, e in esigua quantità di quei bruchi e si elie vi aveva Compresi, olire lo Passere, alile Specie e che correva l'epoca delle nidificazioni. Allorché un eguale flagello Ini colpito la Francia puossi ritenere che sii uccelli contra- starono ad arrestarlo : mentre durò eguale tre anni, scorsi i quali, la sparizione del lepidottero, avvenuta ad un tratto, si attribuì alla inaspettata comparsa di numerosi parassiti elle lo aggredi- rono. ■< Quando due o tre rondini (li. rustica), « scrive il dott. Antonio Roster, girano tutto il « giorno attorno ad un granaio ingoiando centi- « naia di Bruchiti, che uscendo dalle faseolacee, « ivi raccolte, minacciano la campagna, si l'en- « dono senza dubbio utilissime, ma se una di que- « ste rondini, strisciando sulla via polverosa, in- « goia un Ophion, un Ielineumon, un Campo- <• plex od un Mierogaster si oppone cnergica- « niente coi fatti a coloro die la chiamano « utile e questo accade si può dire giornalmente, « perchè dove sono battaglioni di larve dau- « uose, ivi accorrono numerosi gli Imenotteri « parassiti per deporre le uova su quelle larve « e gli uccelli, non mancando mai a quei son- « tuosi banchetti offerti con tanta frequenza « dalla natura, con due colpi di becco fanno « e distanno la loro riputazione. E più sotto « Dove non sono che Effìmere « e Tipularidi e Coretre e sciami di minuti « Ditteri, che salgono con una danza continua « fra i salici e i tamarici delle praterie, accor- « reranno e Rondini e Mignattiui e Muscicape « ed Usignoli ; ma le medesime Rondini deci- « meranno il giorno dopo gli Apiarj i più for- « niti e i Mignattini rovineranno diecine di « larve di Odonati, e le .Muscicape e gli Usi- « gnidi si ciberanno di ragni utilissimi e di « Imenotteri parassiti. Così il Merops e il Cypse- « Iits colla medesima voracità colgono al volo « le vespe, le api ed i Philantus e le varie « specie di tignuole | Tinnì, Galleria) che colle « loro elaborate gallerie minano gli Apiari ». Nell'Ausilia, inferiore, dove una legge rigo- rosa impone al frutticoitore di sbrucare ogni anno le piante, sono copiosissimi gli uccelli insettivori ; mentre scarseggiano in altre parti dell'Impero, nelle quali è parimente diffusa la coltura dei pomari e quella legge non è in vigore. La natura governa forse con eguali regole i passaggi e le soste, degli uccelli e la comparsa e lo sviluppo degli insetti, od è in potere del- l'uomo ordinarli in maniera che dalla loro coincidenza derivino i benefici vantati ! Astruso è il tema delle migrazioni, sono instintive e qualunque si addentri in questo studio ricono- scerà che lo stato meteorico e termico influi- scono potentemente e, più che il cibo, la sicurezza del riposo. Se il vento e le pioggie continue obbligano i pennuti a mutare sovente le linee di passaggio, quale fidanza potrà riporsi nel loro intervento? Quanto meglio che gli agronomi convertis- sero questo patrocinio a favore di alcuni mam- miferi e di alcuni rettili : i pipistrelli, il topo ragno, il riccio, le lucertole, il rospo, le sala- mandre, la raganella ed altri, la cui opera proficua si ricambia con innavvertita o barilaia persecuzione. Termino con una spiegazione : io non sono il nemico degli uccelli; tutt'altro, ne riconosco i ineriti e i pregi ; quindi difenderò sempre e premurosamente le restrizioni che si propo- nessero per tutelare la loro conservazione. Ma non è in nome dell'agricoltura che le invoco e lo scopo che mi prefiggo, è di rimuovere il le- gislatore da questo falso concetto, preoccupato dalle tristi conseguenze .1 cui esso trascinerebbe. Sapendo come il mio amico Prof. Alessandro GMgi, nome noto favorevolmente agli studiosi, si era in modo particolare occupato, con intelligenza ed amore di Naturalista, sulle relazioni tra gli Uccelli e l'Agricoltura, Io pregai di stendermi mi articolo col risultato delle sue ricerche, articolo che rispecchia la posizione scientifica odierna dell'importante questione e che sono ben lieto di riprodurre nella sua integrità, mandando, anche pubblicamente, i mici vivi ringraziamenti al gentile Autore. Su//' azione degli Uccelli in rapporto alV Agricoltura. Se gli uccelli siano non siano utili all'uomo ragione dol prolungato (libali ilo stia nel fatto, nei riguardi dell' agricoltura, è questione da che le due parti hanno lino ad ora discusso lungo tempo dibattuta. Io credo però elio la sopra un falso terreno. ATLANTE ORNITOLOGI! 1 1 39 Da uu lato ehi non possiede L'abitudine della osservazione accurata propria del naturalista, vedendo i propri campi devastati dagli insetti, e vedendo come questi siano divorati dagli uccelli, per una serie di grossolani ragionamenti giunge a chiedere L'abolizione della caccia. D'altro canto L'entomologo, rinchiuso nella cer- ehia di studio dei suoi piccoli favoriti, vede nell'uccello che li divora un odiato nemico e nel parossismo dell'entomofilia, ritiene che gl'insetti siano sufficienti a mantenere in natura L'equilibrio degli organismi. Vi è chi ha recentemente alleluialo die ove tulle le specie di uccelli sparissero ad un trailo dalla superficie terrestre, il numero degli in- selli litofagi non risentirebbe che un aumento poco notevole e forse insensibile, perchè al dif- fondersi di una specie nociva segue il diffon- dersi di altre specie d'insetti parassite di «niella, che la riducono in breve periodo al primitivo sialo d'indifferenza nei rapporti colla vegeta- zione. Fino a che la questione si dibatte fra or- nitofili ed entomotìli, fino a che si deve giu- dicare in modo assoluto se gli uccelli siano utili o dannosi, e se gl'insetti parassiti di altri insetti siano sufficienti ad impedire o ad arre- stali' la diffusione di specie nocive, la risposta non solo non è facile, non solo dipende dal punto di vista dal quale si parte, ma essa è necessariamente erronea. Nel congresso Zoologico nazionale tenutosi a Napoli nell'aprile del 1901, la questione fu trattata in modo elevato; vi presero parte al- cuni fra i più emenenti zoologi italiani, i quali alleluiarono solennemente trattarsi di una que- stione biologica complessa, a risolvere la quale occorre tener conto di un numero grandissimo di fatti, spesso in apparente coutradizione fra loro. Se io volessi anche brevemente tratteggiare i complicati rapporti che esistono fra le piante e le loro clientele di animali, uscirei certamente dai limili impostimi, ma non posso fare a meno di ricordare qui il classico esempio di Darwin sul cielo biologico svolgentesi attorno al trifoglio. Fecondato dai bombi il trifoglio ha un mor- tale nemico nel topo campagnuolo che di- struggo i nidi dei suoi pronubi ed ha dei potenti alleati nei falchi, nelle civette e nei gatti che mangiano i topi. Il lettore acuto comprenderà senz'altro che simili cicli si svolgono intorno a ciascuna delle piante coltivate, e che la utilità indiretta di un animale dipende non soltanto dalla eliminazione che egli fa di puri e sem- plici litofagi, ma dalla protezione involontaria ed indiretta esercitata sui pronubi. Un altro esempio di mollo interesse atto a mo- strale la complicazione di questi rapporti, ci è dato dal inolio eoi quale bì propaga il vischio. In raccoglitore di rischio vede facilmente mila tOl'dela (Turdms VÌSCivorus) un nemico che man- gia le bacche «hi lui cercate: non pensa pero elle senza quegli uccelli il vischio perirebbe, poiché sono essi che lo propagano a glandi distanze, mediante la defecazione dei semi in- digeriti, che restano attaccati ai rami per opera degli escrementi liquidi. ciò premesso, passo a riferire le principali obbiezioni portate dagli entomologi particolar- mente, contro gli uccelli. Se si dà uno sguardo alle specie che vivono in Italia, si troverà, essi dicono, che molle sono granivore e perciò dannose, alcune vivono nelle paludi e sono indifferenti; fra le specie insettivore molte sono di passo eil hanno scarsa importanza e le altre... che l'anno lo altre? Mangiano spesso insetti utilissimi, ento- niofagi come i mantidi, endofagi ed entomopa- rassiti come gVicneumoni. In una recente in- chiesta sul contenuto degli stomaci di alcuni vertebrati è fatto carico ad una rondine, se non erro, di avere mangiato un icneumone, insetto utile. Non pensava forse lo zoologo scrivente che gl'icneumonidi sono fra i più frequenti e nume- rosi imenotteri e che troppo sarebbe che a queste velocissime bestiole, le sclilupfwespen dei te- deschi, non capitasse mai di rimanere preda «li un uccello. Inoltre, quando uu uccello mangia un insetto carnivoro, prima di affermare se il primo ha fatto un'opera buoua o cattiva, bisognerebbe sapere se l'insetto era a sua volta divoratore di insetti utili o nocivi. E «piando si pensi che la mantide per esempio, dopo le nozze divora il proprio marito, sarà permesso all'ornitologo di dubitare che un uccello compiti grave danno ingoiandola. Ma oltre agli insetti, l'agricoltura ha molto, anzi moltissimo a temere dalle chiocciole e dai topi : quelle sono raccolte con cura dai galli- nacei e dai piccioni, questi sono preda dei ra- paci e dei corvidi. La distinzione degli uccelli in insettivori e granivori è un errore. Uccelli assolutamente granivori non ve ne sono, giacché il regimi' alimentare varia col variare dell'età e delle stagioni e nel periodo giovanile tutti gli uccelli esclusi i colombi, compresi i gallinacei ed i passeri, sono eminentemente insettivori, sia perchè grani non possono ancora digerire, sia perchè abbisognano di sostanze animali per sviluppare il loro organismo. iO MI. w I I OKNITOI.OGICO Stabilito che tutti gli uccelli divorano insetti, chiocciole <• topi quando possono, restano due obbiezioni principali da risolvere ancora. Quali sono i rapporti fra gli uccelli insetti- vori ed i pronubi delle nostre piante coltivate, dei quali pronubi è oggi indiscutibilmente rico- nosciuta l'enorme importanza? La risposta è facile. So nella natura selvaggia, troviamo clic molle piante annoverano i loro pronubi fra i coleotteri, i (litteri. i rincoti ed alcune anche fra le chiocciole e gli stessi uccelli, è certo che la grande maggioranza «lei fiori sono visitati e fecondati dalla famiglia dolle api, antoflle e pronube per eccellenza, munite d'organi speciali per la raccolta del polline. Ma le numerose specie di apiarii sono provviste altresì di par- ticolari organi di difesa ed offesa ; clii abbia una certa, pratica di questi animali, sa come sia cosa tutt'altro che agevole avvicinarle e come siano temute dai nostri volatili domestici. In- fatti uccelli eminentemente api veri costituiscono eccezioni: il gruccione (Merops apiaster) ed il falco pecchiajuolo (Pernis apivorus) . Queste spe- cie sono inoltre divoratrici di vespe, annoverate fra gli insetti dannosi . Ma gli uccelli insettivori sono dannosi par- ticolarmente (piando distruggono insetti nocivi. Questa obbiezione è seria, considerando l'au- torità di chi la sostiene; nondimeno essa e pa- radossale. Trae origine dalla considerazione che al diffondersi eccessivo di una qualunque specie d'insetti, corrisponda, analoga diffusione di specie parassite di essa. Poiché i parassiti sono generalmente più prolifici delle vittime, alcuni entomologi affermano che quel preda- tore, uccello, rettile o carabo, il quale non distinguendo fra vittime immuni ed infettate, sceglie una, di queste, reca, un gravissimo danno, perchè per ogni insetto nocivo che di- strugge, ingoia con esso tutte le larve di pa- rassita die contiene. A questa obbiezione fu risposto da altri non meno autorevoli zoologi. che tenuto conto delle uguali probabilità che ha il predatore di divorare insetti nocivi immuni od infettati, non è a, temere clic l'azione del predatole intralci quella del parassita, ma piut- tosto le siti di efficace aiuto. Inoltre se vi sono casi in cui sarebbe assurdo contrastare la glande efficacia dell'azione dei parassiti. \<- ne sono altri molti in cui l'azione di questi e nulla, perchè essi stessi non scelgono sempre vittime immuni : quando più di un individuo depone le uova sulla stessa preda, questa e insufficiente ad alimentare tutti, determinan- dosi in tal modo eolla morte dilla vittima, quella dell'intera colonia parassita. A molte obbiezioni risponde l'esempio della biologia del Leucospis giga*. K questo uno fra i più grossi endofagi ed e parassita della Gka- licodoma mura/ria, frequentissimo ed utilissimo pronubo, il (piale depone le uova ili una cella piena di miele. p( 11 tei lamento chi lisa da, un grosso strato di fango. 11 parassita colla, potente lerelua perfora, la cella, della vit- tima e \i depone un uovo. E assodato clic molte uova possono essere deposte, forse da più di un Leucospis, nella medesima cella della Chalicodoma, ed è altrettanto assodato che la prima operazione eseguita dalla larva di Leu- cospis schiusa prima delle altre, è di distrug- gere tutte le uova, della, sua specie dalle (piali nascerebbero dei terribili concorrenti. Appare dunque chiaramente come sia mal basato un dibattito consistente nell'affermare da un lato l'utilità dei predatori negando quella dei parassiti, dall'altro l'utilità dei parassiti negando quella dei predatori. Ambedue queste categorie di animali possono recare grande aiuto all'uomo nella lotta contro gl'insetti nocivi. La schiera dei predatoti, co- stituita, in grandissima maggioranza dagli uc- celli, per le considerazioni esposte più su. riesce di incalcolabile aiuto all'uomo nel periodo pri- maverile, quando cioè la. vegetazione è nel suo pieno sviluppo, (piando gl'insetti che vivono a sue spese sono nella maggiore atti\ ita. e (planilo gli uccelli nidificando sono costi etti a man- giare inselli, non solo perche questi sono ne- cessari all'alimentazione della prole, ma, anche perchè frulli e semi non ve sono ancora. A questo punto peto gorge un'ultima obbie- zione. A (piai proposito parlare di utilità agri- cola degli uccelli, (piando la loro protezione è resa impossibile dall'agricoltura stessa, (die ne impedisce la nidificazione e li rende più fa- cilmente preda del cacciatore.' quando l'uòmo reso arbitro dell'equilibrio della natura, può a, suo talento modificarlo senza intervento di alile forze organiche naturali ! Queste obbiezioni mostrano solamente che le condizioni dell'avifauna son rese tali dal- l'agricoltura, da. esigere una protezione più ef- ficace di quanto sarebbe necessario in luoghi ancoia, incolli e disabitati. È mio profondo con\ incimento (die non l'agri- coltura, ma l'agricoltore siano nemici della sel- vaggina, (ili uccelli si adattano facilmente alle modificazioni dell'ambiente e ne abbiamo prove nella rondine, nel passero, nelle ci \ il le ed altri, che i dovevano cerio nidificare nelle case (piando queste noti esistevano. Non dirò che l'agricoltura sia proprio tale da favorire l'ao- ATLANTE ORNITOLOGICO II crescimento dell'avifauna, ma anche ni i terreni coltivali vi restano abbastanza olmi, pioppi e quercie a disposizione degli uccelli che amano nidificare in alto, ed abbastanza siepi e fossetti per quelli che nidificano in iena. E con tutta la distruzione che se ne fa oggi, sono convinto che la selvaggina sarebbe ancora numerosissima se contadini e ragazzi non guastassero siste- maticamente le nidiate. Quanto all'equilibrio della natura, mi preme osservare che l'uomo agisce molto moderata- mente su di esso. L'uomo modifica, estendendo una coltura, la qualità della vegetazione, fa- cendo prosperare una sola pianta dove prima ne venivano cento. Egli favorisce indirettamente tutta la clientela di parassiti e niufualisti della specie coltivata, ma su queste clientele egli non ha che un'azione molto limitata. Provveda adunque a che sia mantenuto nell'agricoltura L'equilibrio speciale occorrente alla prosperità di una data pianta e poiché le circostanze vo- gliono clie l'uomo, predatore per eccellenza, eserciti una azione notevolissima contro i pre- datori, mentre poca ne ha contro i Litofagi, moderi quella sua azione nel proprio interesse. Per concludere, io credo che nella questione della protezione degli uccelli, sia non solo permesso ma doveroso l'opportunismo. Oggi l'uomo renile nulla eil inefficace L'opera dei predatori schiacciando il carabo, impalando il rospo, uccidendo la serpe e gli uccelli. Que- sti costituiscono, come ho detto, un'enorme maggioranza fra i predatori, ed il loro numero è al disotto di quanto sarchile, necessario a mantenere l'equilibrio in quella categoria di organismi ohe immediatamente ne dipendono. Nel senso di permettere che i predatori, ossia gli uccelli in prima linea, i rettili e gli anfibi poi, possano raggiungere nuovamente lo stato di equilibrio, io intendo la protezione degli uc- celli. Oggi dunque io mi sento ornitoiilo. pronto a passare all'altro partito quando per i tsulte disposizioni eccessivamente restrittive, dovesse verificarsi l'eccesso opposto. Dal Laboratorio di Zoologia dell' f'nìvrixifii quelli elio (lassano due volte all'anno in determinate epoche {autunno e prima/oera) e per determinati paesi, soffer- mandosi o punto o poco e ben inteso senza nidificare, uè svernare in tali distretti ; uccèlli invernali sono quelli clic non nidificano in un dato paese, ma arrivano nell'autunno per pas- sarvi l'inverno e partire a primavera, mentre yli estivi sono quelli che giungendo di prima- vera, nidificano e ci lasciano all'avvicinarsi dell'autunno. Naturalmente le specie che frequentano d'in- verno le zone temperate sono quelle che nidi- ficano molto da vicino al polo, e ritornando laggiù di primavera fanno perfettamente ciò clic compiono quelle specie che, svernando molto da vicino all'equatore, vengono da noi in pri- mavera; mentre gli Uccelli di passo propria- mente detti, come i nostri invernali, nidificano assai assai da vicino al polo, ma come i nostri estivi cercano il soggiorno invernale molto da, vicino all'equatore, e quindi e piono più lun- ghe migrazioni. di /'cecili ili passo parziale, sono quelli che non compiono vere migrazioni, ma semplici escursioni in grado più o meno visibile, peni se una specie è migrante parziale non tutti i i suoi individui si presentano tali e la ragione di questa diversità di contegno non ci è nota. come anche alcune specie sono migranti in un paese e non lo sono in un altro. Alcuni' specie hanno passo primaverile iti date regioni, mentre l'autunnale si effettua per via differente e vi- ceversa, cosi dicasi per l'Italia àeìVHirundo nifuìa, della Glareola pratincola, etc. che sono molto rare d'autunno, mentre compaiono con una certa frequenza di primavera. La migrazione, come dice il Newton, è uno di quei fenomeni che maggiormente eccitano la nostra curiosità e la nostra meraviglia ed è forse il più grande mistero che si affacci nel Regno Animale, mistero che attirò sempre l'at- tenzione dei più antichi scrittoli e che, nelle sue grandi linee, pilo essere egualmente spie- gato dal più moderilo uomo di scienza, (pianto da un ignorante selvaggio o da un profeta da un poeta dei tempi antichi, tanto e cosi immensa è la nostra ignoranza a tale proposito. Le cause principali che si adducono per le migrazioni autunnali, cioè per quelle dirette al sud. sono la mancanza di cibo e l'inclemenza delle stagioni: in quelle primaverili cioè, nel senso da sud a nord, si vuol vedere un ardente desio di litorno alla vecchia patria ed il bi- sogno della, novella vita. Ed il Wallace (') tentò, in qualche modo, di spiegare come sarchile stala contratta l'abitudine delle migrazioni ed io ne cito le sue stesse parole: «Mi sembra probabile che qui, come in molti altri casi, gli individui più adattati tra i so- pravissuti ( ) mostrino (pianto grande fu la loro influenza. Supponiamo che una data specie di uccelli migranti non possa sicuramente nidi- ficare di regola che in un'area prestabilita e che in seguito, durante una gran parte del- l'anno, essa non possa trovare nell'istesso paese il cibo sufficiente e necessario alla sua esistenza. Ne seguila che quegli uccelli, che non abban- doneranno tale area, soffriranno e poi mori- ranno, ciò che avverrà anche degli altri che non abbandonarono quella località, cui erano giunti pello scopo dol nutrimento. Ora, se noi supponiamo che queste due aree fossero (per alcuni vecchi antenati delle specie ora esistenti) coincidenti, ma die si fossero gradualmente staccate l'una dall'altra per cambiamenti geo- grafici o climatici, noi potremo facilmente ca- pire in quale modo sia al line divenuta eredi- taria, l'abitudine di migrazioni parziali ed in- cipienti in stagioni fissate, e come in tal modo sia venuto a Stabilirsi ciò che noi chiamiamo l'istinto. E facilmente si troverà che ancora esistono varie graduazioni nelle diverse l'arti del Mondo, da una completa coincidenza ad una, completa separazione delle aree di nidili- cazione e di nutrimento e (piando la, conoscenza naturale di un sufficiente numero di specie di uccelli sarà completamente studiata, noi po- tremo trovare i varii anelli che collegano quelle specie che non abbandonano mai una ristretta .ina. nella (piale si riproducono e vivono tutto l'anno e quelle che hanno due aree all'atto se- parate ». Le migra/ioni degli Uccelli hanno luogo anche digiorno, ma precipuamente di notte, special- | i Vat V W9. i i « Survival of (he (Utest ■■■ VII.AS I i: ORNITOLOGI! l:: niente se queste sono seme o burrascose; alcuni si riuniscono in grandi branchi, altri soltanto appajati ; i maschi talora precedono le femmine, e «li solilo i giovani partono prima dei vecchi, eccettuando il Cuculo. Circa al fatto che gli Uccelli siano gli araldi ilei tempo buono o cattivo, ciò è più teoria, che realtà. Pro- babilmente essi abbandonano d'autui paesi già divenuti freddi per le abbondanti nevicate e violenti burrasche, e quindi non è impro- babile ehe questo inilusso -i ripercuota anche in lontani paesi ; quindi se anche dobbiamo ammettere, elio tali grandi movimeuti- siano in parte governati da fenomeni me- tereologici, non ci è giuocoforza presumere elie gli uccelli servano di sicuro baro- metro. Ed è un tallo clic sia bello o sia brutto, sia freddo o caldo le specie partono od arrivano ad epoche lisse e strettamente determinate e se. lo studio delle migrazioni l'osse completo, si po- trebbe stabilire quasi matematicamente il giorno di all'ivo delle singole specie, non di tutte però, e cito pel primo caso il Rondone ed il l'ideine Ila di mare; mentre altre die vengono da più lon- tane regioni non offrono eguale esattezza. Da tempo pure venne notato elle, spe- cialmente nei passaggi di primavera, i brandii composti esclusivamente di ma- schi arrivano prima di (pulii delle fem- mine, cosa facile a spiegare, perchè certamente in epici viaggi di qualche migliaio di chilometri i maschi, come pio fortemente costituiti, potranno attra- versare queste distanze con maggiore fa- cilità ed impiegando quindi tempo più breve. Come è un fatto che gli individui di maggiore statura e robustezza della stessa specie raggiungono il limite più nordico, cui la specie stessa arriva; ed a convalidare ciò cito il fatto dei grandi esemplari di falcone clie si predano da noi soltanto all'epoche dei passi e nell'inverno e che collimano per di- mensioni con quelli clic \ T ivono d'estate nella Russia settentrionale, mentre i soggetti che ni- dificano tra noi non offrono le dette dimensioni. Molte osservazioni sulle migrazioni furono lavorile da studi fatti su (pianto accade attorno ai fari. E questo si deve specialmente notare circa i fari delle Isole Britanniche e dell'isola di Helgoland, un'isola remota e meravigliosamente adatta pei osservazioni di tal genere. Queste notizie, le più complete che mai siano stale raccolte, le dobbiamo al signor Giitke, che passò la piii gran parte di una lunga ed utile esistenza in questa piccola località. Egli studiò con la maggior cura i movimenti degli ucci 111 durante il passo ed il ripasso a seconda delle stagioni; a citare qualche l'atto, dirò come egli assc\ eri che talora essi \ ola \ a no in enormi (pian- tila attorno al faro: e in una notte di oltobi e, p. e i Fiorrancini volteggiavano cosi numerosi come i fiocchi di neve in una abbondante nevi- cata... sicché alla mattina seguente formicola- va lappertutto nell'isola; e miai dopo le allodole a miriadi si affollarono per (piani.. notti consecutive d'attorno ai brillanti raggi eli uccelli attorno ni Faro d'Helgpland, in una notte durante lo migrazioni. uhi Qàtke). del l'aro, assieme a quantità non minore di storni ( l'i/rinft). Parecchi Autori (') parlarono diffusamente delle, cosi dette vie seguite dalle colonne mi- granti e le principali pirla Regione Paleartica furono l'issate dal l'almèn in numero di nove e cosi dettagliatamente stabilite: Da prima (A), lasciando le coste Siberiani' del Marc Polare, la. Nuova Zembla e la Russia l'I Palméti, "./. Foglamea fiyttningtvàlgar , ETeleingfoi 1874, colla traduzione in tedesco, Ueber die Zugstrassen der Vogtl, Leipzig, 1876; Eneycl Britann. ..I. D, a III, p. 708; ETomoyer, E. v. . Journ. fiir Ornith. 1876, pp. 387-391 . p, 113; !.. Bteeao, /'.'. Wanderungen der I i 1881; r ,i in ii \ utworl :... Serra E. I'. \ .... II.. ...... i der « Zugttrassen dei' r< : . ' , Blolsingfore a Leipzig, 1882; S,.\ , i |/.iu , / | ,'/'.. >...■ ;,„,,. Voi I/i I I, pp. 234-387) : Ui Zuggtrassen der V'ògel vm euroj Hschen Riti island, II. pp. 291- ::.'.:i (1886), etc H ATLANTE ORNITI >!.< Mi 1< '< i settentrionale, corre lungo la costa occiden- tale della Norvegia fino al Mare del Nord ed alle Isolo Britanniche. La seconda (B), partendo dalle Spitzbergen e dalle adiacenti isole, segue la stessa strada. ma si prolunga sino alla Francia, alla Spa- gna, al Portogallo, giungendo alla costa oc- cidentale dell'Africa. La terza (C), parte dalla Russia settentrionale. attraversa il Mar Bianco ed i grandi Laghi di Onega e I. adoga, corre lungo il Golfo di Finlandia e le parti meridionali del Baltico sino allo Holstein ed all'Olanda, ove si di- vide — un braccio unendosi alla seconda via principale (B), mentre l'altro, correndo lungo la Valle del Reno ed attraversando quella del Rodano, si divide ancora, giungendo al Mediterraneo, ove una strada passa lungo le coste occidentali dell'Italia e della Sicilia, una seconda prendendo invece la direzione della Corsica e della Sardegna ed una terza seguendo le coste meridionali di Francia, e le orientali di Spagna, tutte e tre terminando nell'Africa settentrionale. La quarta (I>). la quinta (E) e la sesta (F) delle linee principali partono dall'estremo Nord della Siberia. La quarta (D), seguendo Lobi, si divide presso Tobolsk, un tratto, divergendo al Volga, di- scende per quel fiume e così passa al Min di Azov, al Mar N'ero, e quindi pel Bosforo e, pell'Egeo giunge all'Egitto, un altro tratto giunge al Caspio pella via del fiume Trai e per di là si porta al Golfo Persico, mentre altri due tratti si perdono nelle steppe. La quinta (E), rimonta lo Jenissei, attraversa il Lago Baikal ed arriva alla Mongolia. La sesta I 1'). rimonta la Lena e, toccando l'alto Amar, arriva al Mar del Giappone, ove si unisce con la Kiitinia (G) e V ottava (0) che partono dalle regioni orientali della Siberia e dal Kamciatka. Oltre questa, la nona (X). partendo dalla, Groenlandia e dall'Islanda, passa per le Far Oer alle Isole Britanniche e fusa nella seconda (B) e india terza (C) giunge alle costo Francesi. Queste, secondo il Prof. Palmèn, sarebbero lo principali vie di migrazione, tutti i corsi d'acqua servirebbero però quali vie secon- darie. Quantunque noi dobbiamo ammirare questi sforzi intelligenti, sentiamo però che sono in gran parto sogni di fantasie immaginose, e che in realtà poco o nulla vi si trova di positivo, e qui tra quegli Autori che, con maggiore assiduita e larghezza di mente, studiarono il complesso problema delle migrazioni degli Uccelli cito il nomo di fàllico Giitke e della sua grande opera ('). L'altezza e la celerità di volo dipendono da molti fattori, quali lo stato dall'atmosfera e del vento, e nolo però che lo colonne mi- granti compiono i loro viaggi ad altezze che l'umano pensiero non creilo possibili e cito il fallo di Tennant ( '), che guardando il sole con un telescopio, vide uccelli che parevano Nibbi, ad un'altezza di parecchie miglia e quello di Sooit ii olio, osservando nella notte del 1!) ot- tobre ISSO la luna con un telescopio, vide colonne di uccelli migranti, che egli presume fossero ad un' altezza varia di uno a due mi- glia inglesi ; tralascio altri fatti che non cito a titolo di brevità ('). Riguardo la velocità di volo degli Uccelli conosciamo ben poco. Una rondine mandata da Roubais a Parigi — 160 miglia — impiegò novanta minuti, ciò che darebbe 106 miglia all'ora! Si citano esempi di Piccioni, che sii traiti di qualche lunghezza, teunero velocità va- rianti da trentasei a ottanta miglia all'ora! il Piviere dorato americano in una sola notte var- cherebbe una distanza pari a 1700 miglia od a questo proposito il signor Ileadle\ dice: « Anche arguendo una velocità di 60 miglia all'ora, gli uccelli dovrebbero volare per 25 ore. ciò che e troppo senza prender cibo » ed ha più che ra- giono!! Giitke, il benemerito ornitologo tedesco, che passò la sua vita nello studio dei costumi dogli Uccelli ad Helgoland , credeva che il Tot t'azzurro orientale potesse lasciare l'Africa sull'imbrunire ed arrivare ad Helgoland nove oic dopo, facondo 1600 miglia durante la stessa notte, come lo Sharpe dice « la quasi mi- racolosa velocità di 1S(I miglia all'ora» [Py- vraft). Circa la, direzione, cioè al modo con cui si orientano le colonne migranti, furono messo in Campo lo ipotesi dell'istinto, di un innato senso di direzione, dell'esperienza, etc ; ma se la migrazione è ancora un mistero, il fatto por cui gli uccelli trovano sempre la loro strada, sia essa attraverso fitte boscaglie, o lande de- serte o mari sconfinati, è ancora il mistero dei misteri. l'i Vie VogehoarU Helgoland, Brannschiroig, 1891, 2 ft edi- sione, 1900. i Stray Feathert, III, pag. Ì19. I , Bull, Ruttai a,,, Uh. Chili. VI. pp. 97-100 l , Alien, Bull. Vuttal Ornith. Club, TI, p. 188 : Clmpnian, !.\ dne study of otber partloa. hiriiirs. whether superficial or deop-eoatod, it cali BCarCely fall in tini)' tu cornimi Ufi I" an ornithological arrangement asnearlj trae to Naturi 1 as we inay expOCt to aobiOVC ■>. Nl;w min. Gli Uccelli sono ovipari, cioè le uova, lasciano il corpo delle femmine e sgusciano fuori di esso. E novo è il nome dato al gamete femminile che si forma nell'ovario, il quale (uovo), dopo la fecondazione, dà origine ai giovani degli animali. Il numero dello uova, che può deporre un Uccello, è estremamente variabile. Fra essi i più prolifici sono le forme domestiche, clic fu- rono accuratamente selezionate dall'uomo per secoli ed allo scopo di aumentare la. loro ca- pacità ti prolificare numerose uova. Fra queste primeggiano le Anitre domestiche e certe razze di Galline, che da marzo a luglio depongono non meno di 120 uova. Come e nolo esse e quelle di altre specie, (piali il Tacchino, la Gallina fa- raone, la Pernice ed altre, sono grandemente i Il IMI ORNITOLOGI! 4 7 ricercate per cibo e rappresentano un rilevante articolo
  • i>i>in segnatura ( 2 ) ». Questa è una delle caratteristiche più notevoli nello studio dell'Oologia e si riferisce alla, di- rei quasi, prevalenza delle toppe e delle mac- chiette sottoposte (di solito grigie o porporine), che in quelle uova dove rappresentano una particolarità, sono talora tanto evidenti quanto le toppe sovrapposte e più scure del guscio. Così, ad esempio, pel solo fatto di una tale di- versità delle uova, noi possiamo separare gli Aironi dalle Giti, quantunque in passato fossero sempre classificate assieme, mentre invece i primi depongono uova blu o biancastre immacolate, e nello Gru l'uovo è sempre scuro e « a doppie macchie» Nella massima parte dei PaSSERIFOR- MES od Uccelli appollajatori si deve sempre osservare che, quando le uova sono macchiate, queste macchie sono di doppio genere [Sharpe). Il colore, non è invariabilmente eguale in tutte le uova deposte dalla medesima specie nella stessa stagione, ciò che succede specialmente, come già dissi, in quelle specie che ne depon- gono poche; mentre nelle altre, che ne di pun- gono parecchie, il disegno se non è perfettamente eguale, pure è del medesimo tipo, a ciò però fa (') Coloni, TUuttr. Eggt Brìi. Birda, Imi. p. X, (1856,). I 1 ) Ibi», IsTO. p. 74. l 'all' inglese « iluuble-epottcd eggs » Sharpc). 18 Ali. ANI'ls ORNITOLOGICO eccezione tra altre specie la Passera mattuggia che depone cinque o sei uovi, uno dei quali dif- ferisce sempre assai dai rimanenti della covata. Le uova di talune specie variano di colore al- l'infinito. E l'esempio più luminoso l'abbiamo nell" Uria che depone il suo unico uovo fatto a pera sulla banchina «li una roccia. Dif- fìcilmente due uova di Uria sono eguali in co- lore, il fonilo di tinta varia dal bianco al fulvo- gialletto, al verde, al falvo-rossiccio, unicolore, o più o meno fittamente coperto di macchie e macchioline di varia forma e colore (mia Gol- legione), sicché è impossibile darne un'esatta diagnosi. Il pigmento delle uova eccitò lunga- niente la curiosità dei Naturalisti riguardo alla sua composizione, e generalmente si riteneva una secrezione del saugue o della bile. .Ma nel 1875 il signor Sorby (') trovò, col metodo del- l'analisi spettrale, che esistono sette differenti sostanze coloranti, alla cui mistura in date proporzioni si devono le varie tinte e queste sostanze sono strettamente connesse tanto con l'emoglobina, quanto coi pigmenti della bile. In generale le uova bianche o senza macchie sono depositate nei nidi aperti, ma le eccezioni a tale regola sono così numerose, che nulla di positivo può stabilirsi. Così mentre troviamo elio le Anitre e molli Gallinacei depongono uova uniformi e spesso bianche in nidi aperti, ciò che fanno i Piccioni che hanno pure uova bianche e il Tarabusino e la Quaglia della Vir- ginia, d'altra parte gli Allocchi hanno uova bianche tanto se nidificano nelle cavità, quanto sul nudo terreno o sugli alberi in nidi aperti. Le uova a macchie sono di solito deposte in cavità o nei nidi coperti e ciò a scopo di pro- tezione, ma anche qui abbiamo l'eccezione delle uova blu pallide della Taccola e di tante altre, che infirmano la tesi generale. Le uova per svilupparsi hanno bisogno di un certo grado di temperatura, per mantenere il (piale gii uccelli si posano sopra di esse e fanno ciò che si dice covare. Il periodo dell'in- cubazione varia ed è in relazione con lo stato di perfezione, nel quale nasce il pulcino, quindi massimo pei N'idifughi e minore pei N'idicoli. colla grandezza e vitalità dell'uccello e col clima die con gli abbassamenti di temperatura può ritardare lo sviluppo dell'embrione, special- mente mi primi giorni dell' incubazione. Sembra però che gii Uccelli della Me-sa specie che uidi- licano e presso al polo e presso i tropici abbiano eguale periodo di incubazione. Lo Struzzo cova le sue uova da cinquanta a sessanta giorni, mentre lo Scricciolo dieci giorni soltanto, 36 L'Uccello dello tempeste, 23 la Pettegola, (la 21 a 2:: la Rondine di mare, da L3 a II la Lodola. l.'i la Rondine, Il la Ballerina, da L3 a 1 :< il Pettirosso, 11 il Codirosso. 1 ."> il Merlo. 20 l'Avvoltoio degli agnelli, ete.; secondo Evans (') il minimo sarebbe di 10 giorni (Sylvia Sylvia) il massimo da 50 e 60 (Fitlmarux ue piccole dimensioni, pella sua estrema variabilità di colore, perla grossezza ed il peso del suo guscio, fatti che (osto lo distinguono dalle uova degli altri uc- celli, nel cui nido giace. Semina che ogni Cuculo abiti un' area di distribuzione locale assai limitata e che \i ritorni di anno in anno. Altri uccelli parassiti sono quelli del genere americano Sfolothrus e sembra il Cassidi* orysi- vorus del Brasile. Però, parlando -empie dei Cuculi, non tutti i inombri di questa famiglia sono para-siti, mentre il nostro Cuculus canorus lo è eminentemente, altri costruiscono i loro pro- pri nidi, allevano la prole e si mostrano parenti affettuosi. Un altro fatto strano è lineilo che ci oltre un Cuculo del Nuovo Mondo la Crotophaga ani di Griamaica. Molti individui (probabilmente dello stesso branco) lavorano assieme nella costru- zione di un grande nido, nel quale tutte le femmine della compagnia depongono le loro uova. 11 detto numero è in generale da sei a otto, ma varia grandemente a .seconda degli indi- vidui di cui è formata la compagnia; il signor YV. E. Scott trovò fino a ventuno uova, e sembra che di solito ogni femmina ne deponga due, ma ciò che è ancora più strano è che le uova sono deposte a strati regolari e clic cia- scuno strato è diviso dall'altro da un letto di foglie. Fu osservato come gli strati sono di so- lito due e che il sottoposto è formato di uova infeconde, alle quali gli uccelli col becco uri- navano le concrezioni calcaree da una o da ambedue le estremità. Io ho citato questo fatto, che sembra strano anche tra i più strani. I Megapodi della Regione Australiana nò co- vano le loro uova, nò s parassiti. Essi invece innalzano grandi citinoli di sostanze vegetali e di terra e sotto \i depongono le uova, le quali sgusciano non pel calore sviluppato dal corpo dell'animale, ma per quello che si sprigiona dalle materie che si trovano ammassate nei detti ctunoli, ove fermentano e si decompongono. E siccome i genitori non emano i piccoli nem- meno appena nati, cosi la provvida natura ha fatto in minio che nell'uovo, molto rol inoso, essi possa aggiungere già un tale sviluppo che, quando ne escono, sono del tutto coperti di penne, possono volare per brevi tratti e sembra che. prima di abbandonare il cumulo, godano anche di una considerevole statura. Alcune specie poi depongono le loro uova sulla semplice sabbia calila del lido e di solito sopra il più alto livello comune delle acque ove le alte maree di solito non giungono . i semina che i raggi del sole col loro calore le facciano sgusciare. C e talora i genitori aiutano i piccini, non ancora sgusciati, a rompere le scorze delle uova quando sentono il pigolio dei giovani che vi stanno rinchiusi. In generale i piccoli sono amorosamente nu- triti dai genitori ed è a tutti noto il cosi detto « latte dei Piccioni » che ò un fluido nutriente. - lall'ingluvie simmetrico che questi uc- celli rigettano dal loro esofago e che i nidiacei succhiano introducendo il becco nella bocca di uno o dell'altro dei genitori o viceversa. Di regola gli uccelli allevano una sola covata all'anno, ma altre specie ne fi lue o tre e sembra che le quaglie ad es. nidifichino anche in Africa, dopo di aver passato qui da noi l'estate ('). l'uò dirsi che la costruzione del nido sia come il reale principio della stagione delle cove, dolce lavoro cui non tutte le specie si sobbar- cano con eguale maestria o con pari amori-. Come si sa hi forma del nido ed i materiali adoperati nel costruirlo sono differenti nelle singole specie. Alcune fabbricano nidi chiusi di straordina- ria bellezza artistica, altre piti costruendoli artistici li lasciano aperti, altre non intessono alcun nido o esso ò molto rozzo. Cos'i le Urie (Vriae) s'accontentano di de- pone l'unico novo, senza tetto, nò copertura alcuna sulla nuda superfìcie di un orlo di roc- cia, ove però la sua forma conica gli permetti quell'appoggio necessario per non precipitare. Si (') Consulta in argomi i. Fortpfianxungt- geschichu der gè nmten I Lt i| ,/l - 1845; Lefèvre, l '/*,.. des " w/a dei lux d'I ; Hi ivitsrm I lllvstrations oj tt UM Birdi. X'". Kit. :> '. London t , Washington, I ifnrs, Ti aiti • gr. Paris, 1880 Ci PolxHch, ■ ■ a, 1862; Bfidi tei /> lol. Leipzig, 1863 : Wolli ■ " m ■ ■. London, 1864; Seobohm I iure» <>/ ■!•: : molli ai ed illustrazioni di uov&comparver i Proa urlili Xaumannia, uri J nell'iota, nell'opera in corso di stampa Oates, British M"."i>'ii. di cui già ose) ili Atlante ornitologico. — Parte I. ATLANTI-: ORNITOI.OCKXI dice «-In- il Pinguino (Aptenodytes) porti seco l'u- nico uovo in una borsa sotto la pelle del ventre, ricordando quanto avviene nei Kangurù tra i Mammiferi, il Succiacapre (Caprimulgus) e l'Oc- chione (Oedicnemuè) depositano leloro uova sulla iena senza alcuna previa preparazione por pro- teggerle, ma esse sono abbastanze nascoste per l'accurata sedia dell'ambiente e pel loro colorito. Molli Gabbiani e Pivieri depositano le loro uova in una buca poco profonda ed i Piccioni l'anno un nido di stecchi e fuscelli, rozzamente connessi ed intrecciati, (ili Svassi [(Podicipe- / u cementare insieme i fuscelli e le paglie del nido, i nidi glutinosi ilei Balestruccio sono noti a tulli. Alcuni Rondoni, delti Salangane (Collocaliae), però secernono una saliva che s'indurisce rapi- damente e cosi costruiscono unti sorte di nido a coliti di pesce, che è il materiale col quale si tanno «le zuppe di nidi d'uccelli ». Di questi nidi vien tatto un gran commercio tra le Isole dell'Arcipelago Malese e la Cina, ed almeno un tre milioni e mezzo di nidi sono annualmente importati da Borneo in quest'ultimo paese, ove le zuppe di nidi d'uccelli sono considerate una vivanda deliziosa. A Borneo ed in altre loca- lità le caverne, nelle quali le Salangane (Collo- caliae) nidificano, sono affittate agli incettatori per somme considerevoli : ma hanno grande valore i soli nidi bianchi, l'alti cioè di pinti secrezione delle sciandole salivari, I nidi di Nido «li l ras .' Nido ili Balestracelo. imi ai.) radunano vegetali che ammassano ed innalzano su erbe acquatiche nascenti e \i de- pong sopra le uova. Le Gazze (Pica) co- struiscono un nido a cupola, clic intrecciano con spine. Alcuni uccelli tanno uso di lincile mi terreno o ili piccole gallerie (Speotito <■»- nicularia e Topino), cosi il Manin pescatore fodera Iti sua galleria con le spina di pesce che vomita dal suo stomaco, tali gallerie sono pra- ticate non lontano dalle acque, ma talora de- pone le sua uova nelle buche degli alberi disco- sti dalle acquo, come assicura loSharpe; menile il Topino fa come un letto di piume alla line della galleria, ove giace il suo rozzo nido. Il Picchio usti una buca, cito esso stesso perfora in un tronco d'albero. Molti piccoli uccelli sem- brano umettare colla loro saliva, e direi quasi quelle specie, elio frammischiano (nei loro nidi) penne ed erbe non sono apprezzati in commercio. Le glandolo elio forniscono tale secrezione sono collocato come due guancialetti sui Ititi della lingua; queste glandolo non si modificano che nella stagione nella quale gli uccelli fabbricano il nido e la secrezione è un fluido denso e adesivo, come la gomma arabica (Sharpe). Il Fringuello ed il Cardellino fanno nidi aperti mirabili e lo Scricciolo uno a cupola. Alcuni nidi a cupola hanno un tibo cilindrico pendente e cavo internamente e elio l'uccello attraversa per arrivare al fondo dello slesso. Il nostro Bec- camoschino (Oisticola cisticola) scoglio un piccolo lascio di canno clic riunisco, fabbricando nella cavità formatasi il suo piccolo nido di orbe e di piccole canno e foderandolo interamente aitavi i: oi:x li ii 51 di piumino e di pappi limosi; ma tauta mae- stria viene Buporata da quella dell'indiano Or- tìtotomus longicauda che separata una larga foglia, ne cuce mirabilmente insieme i bordi con fibre filiformi e piumino vegetale. I Buceri appartengono a quella categoria di Picarie che di regola non l'anno nido, ma che invece gene- ralmente scavano una galleria nel terreno al- l'estremità della ciuale depongono le loro uova bianche, o le depositano in una cavita degli al- beri. Ora la femmina del lincerò si ritira nella cavita di un albero, l'apertura della quale viene suo ventriglio, questo strato riuscendo formato da una secrezione che proviene dalla glandola del proventricolo o da qualche altra parte del canale alimentare. L'epitelio è spinto fuori in forma di sacco od involucro, la bocca del quale e perfettamente chiusa e riempita col frutto che l'uccello ha mangiato. Questo fatto cosi strano parve a tutta prima anche poco verosimile, ma venne confermato di poi dalle migliori Auto- rità ('). .Semina anche che il maschio dima- grisca per tale fenomeno e non raramente muoia, mentre il piccolo diviene molto grasso ed è V # r l Niilo di Scricciolo. \ ido ili i todibngnolo in gran parte chiusa dal suo compagno con fango, che seccandosi forma un muro solido ed attraverso ad una stretta fessura essa ed i piccoli vengono nutriti dal maschio. Semina che la femmina assista il maschio nel cementare la cavità e nel farsi rinchiudere dentro, come è certo che, se il maschio è ucciso o viene a morire, altri compagni s'incaricano di nutrire la fem- mina ed il piccino. Nella cavità essa può di- fendersi agevolmente dagli attacchi dei ser- penti, che continuamente tentano al nido e nello stesso periodo ha luogo la sua muta, durante la quale essa limane impotente avo- lare, sicché il suo volontario imprigionamento agisce da fattore protettivo. Ma ciò che è più notevole è che il cibo, ossia il frutto, che le vien portato dal maschio, è chiuso in una spe- cie di luista o involucro, che consiste dello strato epiteliale del ventriglio del maschio stesso. Il Bu- cero, a vari intervalli di tempo, non si sa se perio- dici o irregolari, rompe lo strato epiteliale del grandemente ricercato dagli indigeni, come cibo saporito. I Fenicotteri fanno grandi nidi circolari di fango che collocano nelle larghe ed estese paludi ove l'acqua è poco pro- fonda, e la femmina cova le uova accovacciata colle gambe ripiegate (') e non a cavalcioni, coinè si credeva. Anche le ///- rundinidae fabbricano i loro nidi in gran parte col fango, ponen- doli nelle più svariate località. In generale gli uccelli, nei quali la femmina è di colori opachi, fanno nidi aperti, men- tre gli altri che li presentano brillanti od opachi in ambedue i sessi (Marlin pescatore e Nidi» ili ("ann;ii l (') BarUett. rroc. Zani. Sur. l*Ki!>. ime. 14J : Newton, A., Diet ■ ■_* tardi pag. 133 1893-96); Sharpe R. B., Il Bird H -././, pag. iti (1898) . etc. i Chapman, lìrit, 1883, p. 897 i- 1884, p 52 ATLANTE ORNITOLOGICO Rondone costruiscono nidi coperti o fabbricati in <-:i \ i t;i : ialina anche le Bpecie nelle quali la ;/" V. ^£> Nido di Zigolo allo. femmina è di tinto più cupe li fanno coperti, come nel gen. Malurus. Si dice clic la Crotophaga ani fabbricbi nidi in società e che parecchi uccelli posseggano un nido in comune. 1 Tessitori dell'Africa infine presentano il più curioso fenomeno di nidificazioni in massa. Essi formano nidi congregati assieme in gran numero, talora a centinaia, pendenti e con un'apertura simile a quella delle calze per meglio difendersi dagli attacchi dei serpenti. Questi uccelli costruiscono un tetto geuerale che è comune a tutti e protegge 1' insieme dei nidi. Quindi sotto questo tetto e sospeso ad esso for- mano separatamente il loro nido indivi- dualo, collocandoli assai da. vicino reci- procamente. < Igni anno costruiscono nuovi nidi al disotto sospendendoli ai vecchi, sinché il tutto diviene così pesante da cedere ed allora il lavoro viene inco- minciato in una nuova località. I detti nidi servono pelle nova nel periodo degli amori e di appollatojo nel usto dell'anno, essendo anche impermeabili e ben protetti contro il velilo. Come tulli sanno il Cuculo non fabbrica nido, ma depone le uova in quello degli altri. Lo stesso avviene nel Molothms pecoris, mentre il .'/. bonariensis è as>ai irregolare nel suo modo di nidificare. Allo volle alni uccelli presentano lo Btesso fenomeno, e non se conosce la vera causa; così talora si trovarono uova di Fagiani e di l'ernici nello stesso nido (Mirali). In ge- nerale, ma non di regola, ogni specie sempre nidifica alla stessa maniera. Ma sappiamo che gli Aironi (Ardeidak) nidificano sugli alberi sulle canne e negli aperti pantani secondo le circostanze; i Falchi e le Aquile nelle sbalze scoscese od in pia- nura, mentre la Gallinella d'ac- qua (Gallinula chloropus) fab- brica il nido sugli alberi soltanto in quei distretti che facilmente si sommergono. 11 nido più sin- golare è quello dello Scoptts umbretta, una specie di Cicogna di color luuuo che si trova in Africa. Essa fabbrica il nido di stecchi sugli alberi, o più di frequente sulle roccie e talora più nidi si trovano nelle vici- nanze o l'uno presso l'altro. È spesso molto glande e costruito assai solidamente, ogni anno viene aggiustato \ i'iilìcazioni iti Aironi in Influì ■ iti), e. come si direbbe, decoralo dei più svariati materiali e consta di ire camere comunicanti l'ima con l'altra per un sirena porta, nell'ul- MI \\ 1 I ORNITOLOGI» :,:: tima delle quali depone le sue nova, cementando queste camere prima con fango e foderandole con erbe acquatiche, quella di mezzo serve pei piccini quando sono nati e la prima come posto «li guardia pel maschio! (ili assembramenti ili alcuni Uccelli marini o pelagici ('), allo scopo ili nidificare, furono descritti da molti scrittori e costituiscono uno ceano meridionale e nidificano in società : ma probabilmente uno degli esempi più meravi- gliosi di questi assembramenti nel tempo delle cove, è quello che >i nota nelle ]>iniucdce (Dio- medeae). Sulla mula isola di Laysan nel Pacifico il Sii;. Palmer, che si trovava colà allo scopo di raccolte zoologiche pel .Musco Rothschild, trovò la «i ;<>one\ »> di I.a,\ san ( Dionu dea immutabilis) a ìit Nido di Cicoy.ua bianca. stiano fatto della vita ornitica. Le Fregate, ad esempio, che amano il mare aperto, e sono uc- celli di straordinario poterò di volo, si riuni- scono nella stagione delle cove, nidificando in colonie in alcune isole dei Tropici. I nidi sono collocati sugli albori o sui cespugli, ed ambo- due i sessi partecipano alle cure dell'incuba- zione. 1 Pinguini pure si riuniscono assieme in grandi quantità sulle isolctte rocciose dell'O- (') Uccelli pelagici marini per eccellenza sono quelli elio frequentano la regiono dotta Volto mare <> il maio aperto, o man- oceanico <> pelagico, cioè la regione marina propriamente dilla, ad acqua limpida con salsedine gridali mari costante: va dal i li. ovel'acqna ba l'altezza di ebrea 400 metri e pre- senta, considerando la sua superfìcie, li' i i intermedie e il fondo mi abisso. migliaia in modo che coprivano completamente l'isola, i giovani in alcune località « erano tanto fitti e numerosi quanti ne potevano stare in piedi ». Questi uccelli erano straordinariamente domestici ed avevano deposte le uova ovunque dintorno. Qualche idea approssimativa della scena presentata dalla Diomedea bianca a Laysan, può aversi dalla fotografia donata dal Sig. Roth- schild dal Museo Britannico. 11 Sig. Palmer osservò pare una meravigliosa quantità di Rondini di mare scure (Sterna fu- ligi/uosa) all'isola della Fregata Francese presso Laysan, di cui fu pure donata una l'otogralia al Museo Britannico dal Sig. Rothschild. Que- sta stessa specie di Rondine di mare si riunì- 54 ATLANTE ORNITOLOGICO scc in quantità innumerevoli nell'isola Ascen- sion e la •• Wide-awake Fair ». conio è chiamata la località ove nidificano, è stata spesse volte citata nei libri ili Ornitologia. Una delle mi- gliori tela/ioni date in proposito è quella del defunto Comandante Sperling, che trovò come la << Fair » consisteva «li una pianura di 15 acri nell'interno di questa aridissima isola. Egli ilice che nessuna parola può dare un'esatta idea dell'effetto prodotto dalle migliaia e migliaia di questi uccelli ili mare che volavano e gri- llavano sull'arido Ietto ili cenere, i giovani o gli uovi ciano cos'i l'itti sul terreno da essere spesso impossibile il camminare senza pestarvi su, e questi uccelli non depongono che un uovo e lo difendono molto coraggiosamente [Sharpe). 11 mio ottimo amico lì. 15. Sharpe ha proposto (') una classificazione degli Uccelli, nella quale offre una rapida rivista sulle forme del nido, sul numero e sul colore delle uova e saìVTiaMtat ed io Lo trovato interessante il riprodurla: Sottoclasse RATITAE. Nido sul terreno, in una buca poco profonda. Incubazione sostenuta dal solo maschio. Sottoclasse GARIN ATAE. Ordine TINAMIFORMES (Tinami). Nido, una linea sul terreno rozzamente foderata di erbe. Uova straordinariamente lucide e di tinta venie, blu, porporina o bruna. Incubazione sostenuta dal maschio. Ordine GALLIFORMES (Gallinacei). Sottordine Mkgapodii (Megapodi). Nessun nido. Le uova abbandonate sotto cumoli di terra e lasciate sgusciare da se stesse. Austra- lasia. Sottordine Ckaces (Oraci). Nido sugli alberi. Due uova bianche. America meridionale. Sottordine I'iiasiani (Fagiani e Pernici). Nido in una depressione sul terreno rozzamente fo- derata di erbe. Cova numerose, uniformi o con piccole macchie o lineette neve, talora bianche Cosmopolita. Incubazione sostenuta dalla, fem- mina. Sottordine Hkmipodii (Emipodi o Quaglie tri- dattili). Nessun nido. Uova deposte in una de- pressione del terreno. Incubazione sostenuta dal maschio. Europa meridionale, Africa ed India. Sottordine Pterocletes (Ganghe). Nessun nido. Cova in numero di tre, egualmente ro- tonde alle due estremità e a doppie macchie. India. Africa. Asia centrale tino all'Europa me- ridionale. Ordine COLUMBIFORMES (Piccioni). Nido, una rozza piattaforma di stecchi su un ramo e raramente in uu buco o in una fenditura. Due uova bianco-pure. Cosmopolita. Ordine OPISTHOCOMIFORMES (Opistocomi). Nido di stecchi in un cespuglio sopra l'acqua. Quattro uova, fulve, con macchie e macchiette di un bruno-rossiccio, simili a quelle dei Balli. Regioni settentrionali dell'America del Sud, Amazzoni, Guiana, ete. Ordine RALLIFORMES (Balli). Nido di giunchi sulle canne o presso la riva delle acque. Cova da cinque a dieci, giallette o fulvo-giallette. con macchie brune e macchiette sottoposte gri- gie. Cosmopolita. Ordine PODICIPEDIDIFORMES (Svassi). Nido di canne galleggianti sull'acqua. Cova bianche in numero da tre a cinque. Cosmopolita. Ordine COLYMBIFORMES (Strolaghe). Nessun nido. Due uova di un bruno-oliva -cupo o bruno-gialletto, con macchie indistinte nere ed altre sottoposte grigie : deposte sulla terra presso l'acqua. Regioni settentrionali d'Europa, del- l'Asia e dell'America del Nord. Ordine SPHENISCIFORMES (Pinguini). Nido, una ruvida costruzione di erbe su di uno scoglio od in una tana. Due uova bianche. .Mari me- ridionali. Ordine PROCELLARIIFORMES (Procellarie). Nido, nessuno, o uno grosso di erbe. In uovo soltanto, bianco, di solilo deposto in una buca O sotto una roccia. Cosmopolita. (<) Wonderi oj ih, Bird World, pp. 146-159(1898). ATI. W ;SI I. li li 53 Ordine ALCIFORMES (Alche). Nido, nessun,,. 1 ih, o due uova deposte nella spaccatura
  • >\;i da ano :v quattro bianche. Cosmopolita. Sottordine Trochili (Uccelli Mosca). Nido generalmente ili musco, a tazza o sul ramo ili un albero. Dova due, bianche. Principalmente nell'America meridionale, pochi migrano nel- l'America del Nord nell'estate. Sottordine COLII (Colli). Nido, a tazza, ili stecchi, nei cespugli, Cova tre, bianche. Africa. Ordine TROGONES (Trogoni). Nido, nessuni), l'uva da due a quattro, deposte in una linea degli alberi. Africa. India, Regione Indo-Malese. Ordine COCCYGES (Uccelli simili ai Cuculi). Sottordine Musophagi (Musofaghe). Nido di stecchi nei cespugli. Uova tre, verdastro o bianco-bluastre. Africa. Sottordine Cuculi (Cuculi). Nido, nessuno, o uno rozzo di stecchi sugli allieti o una strut- tura a cupola sul terreno. Molte specie paras- site. Cosmopolita. Ordine SCANSORES (Uccelli rampicanti). Sottordine Ramphastides (Tucani). Nido, nes- suno. Cova bianche, due, deposto in una linea dogli allieti. America meridionale. Sottordine Capitones (Capitoni). Nido, nes- suno. Cova da tre a cinque, deposte in una lutea degli alberi o delle sponde. Africa, India, regioni Indo-Malesi, America del Sud. Sottordine Inihcatores (Indicatori). Nido, nessuno. Cova bianche, che si dice siano de- poste nei nidi di Capitoni o di qualche altro Ideilo. Africa, Imalaia. Montagne della Pe- nisola Malese e Borueo. Ordine PICIFORMES (Picidi). Sottordine Pici (Picchi). Nido, nessuno. Uova bianche, lucide, che variano di numero a se- conda dei generi, da uno a dieci, deposte nelle fenditure degli alberi all'estremità di un buco. o nei cumoli delle formiche od anche nei nidi delle vespe. Cosmopolita. Sottordine BUCCONES (BucCOni). Nido, nes- suno. Due uova bianco-lucide, deposte nelle buche delle sponde. America meridionale. Sottordine GALBULAE (Galbule). Nido, nes- suno. Uova quattro bianco-lucide, deposte nelle litiche delle sponde. America meridionale. Ordine EURYLAEMI (Eurilemi). Nido, pen- dente dall'estremità di un ramo, di glande di- mensione, composto di foglie e di ciba. Uova bianche i> fulvo-rosBiccie, fittamente macchiate di bruno-rossi, -rio opaco di nero. India, le- gione Indo-Malese Ordine MENURAE (Uccelli Lira). Nido, una grande costruzione a forno di stecchi e di mu- sco. Un ulivo soltanto, di un grigio-porporino, con macchie di un bruno-porporino più scuro. Australia. Ordine PASSERIFORMES (Uccelli appollaja- tmi). Si ZIONE A. I i-i 1M - Famiglia 1. Corvidae (Corvi). Nido di slecchi ed erbe in un albero o nelle buche. Cova bian- che o verdi-bluastre, con macchie e macchiette nere. Cosmopolita. Famiglia II. Paradiseidae (Uccelli ilei Para- diso). Nido di stecchi su di un albero. Cova simili a quelle del Coivo, ma la tinta di fondo fulvo-rossiccia. Regione Australiana. Famiglia III. Ptilonorhynchidaef Ptilonorinchi |. Nido di stecchi su di un albero. l'o\a verda- stre o bianco-porporine, con molti zig-zags neri. Regione Australiana. Famiglia IV. Sturnidae (Storni propriamente detti). Nido di paglie e di stecchi in un buco. Uova bianche o bluastre. Europa, Asia e Attica. Famiglia V. Eulabetidae istoriti degli allievi). Nido una leggera costruzione di erbe nelle buche di un albero o nei fabbricati. Cova blu-ver- dastre, con macchie porporine. Africa. India, Australia. Famiglia VI. Eurycerotidae (Becchi-blu). Nido ed uova sconosciute. Madagascar. Famiglia VII. Dicruridae (Dronghi). Nido di sottili fuscelli ed erbe nella biforcazione di un ramo, come una culla. Cova bianche o colui salmone, con macchierossiccio-brunastre. Africa, India e regione Australiana. Famiglia VIII. Oriolidae (Rigogoli). Nidi di erbe e di striscio di corteccia, sospesi alla bi- forcazione di un ramo, come una culla. Uova bianche, macchiate di bruno-rossiccio. Mimilo Antico in generale. Famiglia IN. Icteridae (Itteri). Nido spesso molto grande, pendente, di foglie ed erbe, col- locato sugli allieti, nei mucchi di erbe, nelle canne o sul terreno, l'uva bluastre, <> bianche, ti zig-zags e macchie nere e grigie. Alcune specie parassite. America settentrionale e me- ridionale. Atlante ornitologico — Parto I. 58 \ 1 1 wri; ORNITOLOGI! Famiglia X. Ploceidae ( Plocei). Nido, un sacco tonnato di striscio ili foglie ili [ialina e ili erbe, fortemente intessute dagli uccelli, sospeso ai rami degli alluri o fabbricato oei cespugli presso il terreno. Dova bianche, grigie, o porporine, ron macchie verdastre o brune. Africa. India e regione [ndo-Malese. Famiglia XI. Tanagridae (Tanagre). Nido in situazioni svariate, a tazza, di fibre di erbe o licheni, negli alberi o noi cespugli, talora a cupola, o nelle, erbe delle paludi. Uova bianco- bluastre, o verdastre, con macchie e macchiette lirune. America settentrionale e meridionale. Famiglia XII. Coerebidae (Rampichini ame- ricani). Nido, a cupola, di peli e tele di ragno tra due ramoscelli. Uova bianche o blu-verda- stre, con macchie brune o rosse. America me- ridionale. Famiglia XIII. Fringillidae (Fringuelli). Nido di varia forma, di ramoscelli, foderato di penne e spesso di licheni e di musco, in ogni genere di situazione, l'uva varie, generalmente bluastre o bianche, con macchie e linee nere o porpo- rine. Cosmopolita. Famiglia XIV. Alaudidae (Allodole). Nido sul terreno, l'uva bruno-scure o bianche, macchiate di bruno. Cosmopolita. Famiglia XV. Motacillidae (Ballerine e, Pi- spole). Nido sul terreno o sulle sponde o sulle mura. Uova bianche o grigie, con macchie più o meno accentuate brune o bruno-porporine e con macchiette più scure. Cosmopolita. Famiglia XVI. Mniotiltidae (Becchi-fini ame- ricani). Nido, a tazza, di musco, capelli, tele di ragno, etc. Uova gialliccie, con macchie brune, rossiccie o grigie, o con strie, nere. America settentrionale o meridionale. Famiglia XVII. Certhiidae (Rampichini). Nido ili fuscelli con erbe e musco, lana, ite.. Delle lincile, nelle fenditure delle corleccie, etc. Uova bianche, con macchie rossiccie e raramente ne- rastre. Quasi cosmopolita (eccetto l'America meridionale). Famiglia XVIII. Meliphagidae (Succhiatori di miele). Nido di fuscelli o radici, tra le erbe, nei cespugli o sugli alberi. Uova fulve o color di salmone, con macchie e lineette bruno-ros- siccie. Regione Australiana. Famiglia XIX. Nectariniidae ( Net I ari nie). Nido, a borsa, di erbe e radichette, con una cupola proiettante sopra l'apertura. Uova verdastre o grigiastre, con macchie porporine o rossiccie o bianche o con strie e macchie nerastre. Regioni Africana, Indiana ed Australiana. Famiglia XX. Drepanidae (Succhiatori di miele delle Isole llawui). Nido di radici e foglie. Uova non ancora descritte. Arcipelago delle Ilawai. Famiglia XXI. Dicaeidae (Diceidi). Nido, a borsa e a cupola, o di radici e erbe nelle buche. Uova bianche, o rossiccie con macchie brune. Regioni Africana, Indiana ed Australiana. Famiglia XXII. Zosteropidae (Zosteropidi). Nido, a tazza, profondo, di erbe e musco, su di un ramo sottile. Uova di un blu-pallido. Re- gioni Africana. Indiana e Australiana, sino alla Cina ed al Giappone. Famiglia XXIII. Paridae(Cincie). Nidogrande, e, di regola, abbondantemente foderato di penne, nelle eavita degli alberi o dei fabbricati ; in alcuni generi a borsa. Uova numerose, bianche, o bianche macchiate di bruno-rossiccio. Quasi cosmopolita (tranne l'Australia e l'America meridionale). Famiglia XXIV. Sittidae (Picchi muratori). Nido, un rozzo ammasso di erbe, lana, etc, nelle buche degli alberi, generalmente intona- cato dagli uccelli stessi, l'uva da cimine a olio, bianche con macchie bruno-rossiccie. Europa e America settentrionale, India, Cina, regioni Indo-Malesi e Australia. Famiglia XXV. Regulidae (Regoli). Nido di musco sospeso sotto un ramo. l'uva numerose. da cinque a dieci, bianco-fulve, talora con pic- cole macchie rossiccie. Europa, Asia settentrio- nale. America settentrionale e centrale. Famiglia XXVI. Laniidae (Averle). Nido di stecchi, erbe e fibre con lana, grosso di di- mensioni, usualmente negli alberi spinosi o nei cespugli. Cova grigiastre o bianco-verdastre, con macchie e macchiette grigie e nerastre. Cosmopolita. Famiglia XXVII. Artamidae (Artamidi). Nido, una ciotola profonda di fuscelli ed erbe sugli alberi. Uova bianche O verdastre, macchiate di porporino o di bruno-rossiccio, con macchie grigie più chiare. India, regione Indo-Malese, Australia. Famiglia XXVIII. Ampelidae (Iìeccofrosoui). Nido piatto, di ramoscelli e di erbe. Cova bluastre grigie, con macchie grigie o di un In uno-cupo. Regioni settentrionali d'Europa e dell'Asia, America settentrionale e centrale. Famiglia XXIX. Vireonidae (Vireonidi). Nido, una copi>a profonda di foglie, di erbe e muschi in un ramoscello biforcuto. Cova bianche, mac- chiate di nero e di bruno attorno all'est rem ita più larga. America settentrionale e meridionale. \ Ll.AN I I ORNITI ILOGII Famiglia XXX. Sylviidae (Silvie). Nido «li \ arie t'oline, il! erbe, ramoscelli, etc. dova ili diversi colori, un it'orm i o macchiate o marmorizzate. Generalmente ne] Mimilo Antico. Famiglia XXXI. Turdidae (Tordi). Nido ili \ ari materiali, a tazza, sugli alberi o Delle buche. Uova variate, ili un blu opaco o bluastre con macchietto rosse o bruni'. Cosmopolita. Famiglia XXXII. Cinclidae (Merli d'acqua). Nido il Cupola, ili musco, sotto le roccie. alle radici di un albero, dova bianche. Europa, Asia settentrionale e l'Imalaia, Montagne del- l'Anime:! settentrionale e centrale e le Amie. Famiglia .XXXIII. Troglodytidae (Scriccioli). Nido a cupola e rotondo, con apertura laterale, fatto di musco e tappezzato di foglie, in un buco degli alberi o ilei fabbricati, o contro gra- ticci o siepi : in alcune specie sospeso alle canne. Uova bianche, o bianche leggermente picchiet- tate di rossiccio e di grigio. Europa, Asia set- tentrionale e Imalaia, America settentrionale e meridionale. Famiglia XXXIV. Mimidae (Uccelli beffeg- giatoli). Xido di ramoscelli o radiehette, nei cespugli o negli alberi. Uova opache, verde- bluastre, o verdi picchiettate di rossiccio. Ame- rica settentrionale e meridionale. Famiglia XXXV. Timeliidae (Timelii). Nidi variati, o un rozzo nido a eupola di foglie ed erbe sul terreno, o a cupola di musco, etc. Uova uniformi blu-verdastre o fulvo-giallette od oliva, con macchie e chiazze bruno-rossiccie, oliva e grigie. Africa, India, regione Indo- Malese, Australia. Famiglia XXXVI. Pycnonotidae (Picnonoti). Nido di fuscelli, erbe, e musco, fabbricato negli alberi e nei cespugli. Uova bianche, o bianco- verdastre, o rossiccie, macchiate di porporino e di biuno. Africa. India, regione Indo-Malese. Famiglia XXXVII. Campophagidae (Campo- faglie). Xido. una coppa poca profonda, di ra- dici od erbe ed imbottita con fibre vegetali e musco o licheni, l'uva bianche bianco-ver- dastre, con macchie e macchiette brune o por- porine. Africa. India, regione Indo-Malese. Australia. Famiglia XXXVIII. Muscicapidae (Pigliamo- sche). Xido, una rozza struttura di erbe o musco in un buco o sul terreno, o sul ramo di un albero; talora una coppa bella e piccola sopra un ramo. Uova bianche, macchiate di bruno o di rossiccio. L'intero Mondo Antico. Famiglia XXXIX. Hirundinidae (Rondini). Nido di -fango o pagliuzze, sotto i cornicioni nelle soffitte, ritolto e l'alto di creta ; un nido rozzamente tolleralo di erba nelle binile delle grondo sopra u. I i alberi. Uova bianche. bianche con macchie rossiccie. Cosmopolita. Sezione B. Oligomyodae. Famiglia I. Tyrannidae (Tiranni). Nido di varia forma e materiale, ili erba museo, a]ierto o a cupola, sospeso ai rami, o nelle buche, etc. Uova color salmone, con macchie rosse o brune, di un verde-blu uniforme o a zig-zags bruno-rossicci o porporini. America settentrionale e meridionale. Famiglia II. Oxyrhamphidae (Ossiranfidi). Nido ed uova sconosciute. America meridionale. Famiglia III. Pipridae (Pipre). Xido di erbe. capelli, foglie, etc.. sospeso ai rami bassi. Uova due, bianco-giallastre, con chiazze rossiccie o brune. America meridionale. Famiglia IV. Cotingidae(Cotinghe).Nido vario. di stecchi o di erbe nelle buche degli alberi, o di fango e stecchi nelle grotte. Uova di dif- ferenti colori, blu-verdastre o brune, con mac- chie rossiccie, bianche, etc. America meridionale. Famiglia V. Phytotomidae (Fitotomi). Nido di fuscelli e di fibre erbacee nei cespugli. Cova verdi-bluastre, macchiate di bruno. America meridionale. Famiglia VI. Philepittidae (Filepitte). Nido ed uova sconosciute. Madagascar. Famiglia VII. Pittidae (Fitte). Nido globulari' a l'orno, di erbe ruvide e di foglie sul ter- reno, o ili un cespuglio presso questo. Uova bianche, con macchie rossiccie, in numero da quattro a cinque. Africa, India, e Cina, re- gione Indo-Malese, Australia. Famiglia Vili. Xeniscidae (Scriccioli della Nuova Zelanda). Nido a cupola, di musco, tra le radici, o nel buco di un albero, o a bottiglia nelle cavità di un albero o di un edilizio. Uova bianche, o bianche con macchie rosse. Nuova /.elanda. Sezione C. Teacheophonae ('). Famiglia I. Dendrocolapticlae (Dendrocolapti). Nido di varia forma, di fango o di stecchi di altri materiali, spesso di glande dimensione (') Vrackeophonae (o nei o Fratheophoni) è il Dome dato da Giovami] blùller i ibhandl. ET. Ikad. Berlin, Phy$. Kl. 1847, p. 387) al secondo itn"i tre gruppi dei Pabskrim i-I h. hanno la trachea fornita soltanto ili uno o di iluc paja ili muscoli vocolij e di quelli laterali. 60 ATLANTE ORNITOLOGICO su di un ramo, con passaggi ; talora sospeso ad un ramo, o a cupola in un letto ili canne. Uova bianche, fulve o blu-verdastre. America meridionale. Famiglia II. Formicariidae (Formichieri). Nido di radici o fibre e musco collocato nei bassi cespugli, Uova bluastre o bianche o bruno- rossiccie, striale o macchiate di bruno-rossiccio. America meridionale. Famiglia III. Conopophagidae (Conopofaghe). Nido ed uova sconosciute. America meridionale. Famiglia IV . Pteroptochidae (Tapacole). Nido di erbe o musco nelle buche del terreno, o di stecchi ed erba nei bassi cespugli. Uova bianche. America meridionale. Sezione D. Atrichornitidae (') (Atricorniti). Nido ed uova sconosciute. Australia. Lo Sharpe poi osserva che una classifica- zione basata sulla colorazione delle uova, sulla fonila e sull'ubicazione del nido è, del tutto ipotetica, tanto estreme sono le variazioni in molle famiglie ed anche nei generi più affini itilo- se. E ad illustrare tale fatto egli cita quanto presentano le Rondini paragonate coi 'l'opini e coi Balestrucci, i Corvi colle Taccole e varii altri. Notizie sulle Caccie maggiormente usate in I /alili. Le caccie j > i Ti usate in Italia sono le se- guenti : 1 . Caccie colle reti : 1) Il diluvio, rete a sacco di grandi di- mensioni per le Passere, i Merli, i Fringuelli, etc. Essa produce assai usata sul far della notte, lina sola preda imo superare il migliaio. 2) La ragna portatile usata dall'agosto all' ottobre in ispecialità pegli uccelli dal becco gentile (insettivori). ?,) Il paretaio o irli api ile : Reti che sten- donsi nelle praterie aperte per le Pispole, i Fanelli, le Ballerine, le Lodale, etc. In al- cune delle nostre Provincie (Bergamo) si giunge anche ai 4 o 500 uccelli in un giorno, in altre località come nei Patriarcati (Bovolenta, Pa- dova) esse sono pure rimunerative, però raramen- te si arriva ai duecento. Usasi anche sui colli presso i vigneti o tra le piante ombrose in pianura, o in una ricurva aperta montana, non però dominata dai venti, per dove siano soliti a passale gli stormi di uccelli. In quasi tutte le uccellande ni paretajo si pongono altresì dei panioni. E in causa dell 7 abbinamento del pa- retajo coi panioni, il Governo suole aggravare il prezzo delle licenze, che di solito concedonsi pel- le semplici uccellande a paretajo. situate lungo i (ìlari e fiancheggiate da pianticelle di gira- sole o di canape, colgono Fringuelli, Fanelli, Verdoni e Cardellini, e nei primi giorni, se I utlo ò bene disposto, si raggiunge tino il cen- tinaio e spesso la cinquantina di individui; in al- tre località, come a Borgoforte sull'Adige, usan- si pelle Rondini e pei Topini, e nell'epoca dei maggiori passaggi si arriva e prenderne anche centocinquanta al giorno. Si adopera pure il paretajo pei Chiurli, por le Pavoncelle, pei Pi- vieri e per i Combattenti, breve la durata del loro uso e ristretto ai siti acquitrinosi. E ri- marchevole come gli astuti Falchi attratti dagli zimbelli che svolazzano, si gettino furiosamente loro addosso e senza accorgersi nò del caccia- tore, né delle refi, si lascino spesso cogliere a questa uccellanda. 4) Lnpantera, colla quale si colgono molte [.oilole e pochi Beccaccini. 5) La ragnaia sui colli ed in pianura, più generalizzata; anche questa presenta il massimo della produttività in Lombardia e sui valichi alpini, ove le prese sono talora favolose. Al- cune di esse (da 5 a 6) che sono nelle più adatto posizioni della provincia di Verona cattu- rano in una stagione circa 5000 uccelli per ca- dauna, dei quali circa 1500 sono 'l'orili, Lunarini, Fanelli, Fringuelli, Tordele, etc, e molti altri uccelletti dal becco gentile, come Beeeajiehi etc. completano il numero. Nella Provincia di Como il Nessi colse nella sua uccellanda 4330 uccelli nel INNI!, 4262 nel 1SS4, 4358 nel INS.", e 3727 nel ISSO ed il Brambilla, offrendo i dati delle ]irese della sua uccellanda in Gallarate (Mi- lano), nota come nel periodo 1792-1886 l'anno (') Questa seziono di Passeracei presenta due paia di eorti muscoli trarltoo-lnonc liliali, cioè un paio infierito sul dorso, l'altro dal lato ventrale e sono quindi àiaerùmyodi. atlanti: ohm ii ii.mai • • GÌ più proficuo M.-i stato il 181!» con 2451 uccelli, ma dalle cifre date .si capisce che o la tesa non eia ben curata <> la posizione infelice; cosi le prese offerte dal Turati pei roccoli e paretaj in Lombardia non oltrepassano i lumi uccelli all'anno, e ciò in un lungo periodo di anni ; mentre il Marchese Honorati a .lesi nel periodo L 843-1885 dà i massimi di 3659 (1851), 3950 (1859), 3845 il sui) o 4888 (ISti:.) uccelli al- l'anno etc. ('). Parecchie di queste ragnaie hanno a qualche distanza disposte delle passate, ossia reti a pa- retaio. La ragnaia generalmente dura fino alla prima metà di novembre. (i. La brescianélla (analoga alla ragnaia), dove usasi lo spauracchio che si innalza e che ha la disposizione della rete, anziché ridonda in quadrilatero col capanno basso, usata in pianura e colla quale si accalappiano in molta parte gli stessi volatili della ragnaia. Essa e poni praticata da noi. 7) La stantia alle quaglie produttiva a se- conda delle località, il cui uso ha principio nell'agosto e dura a tutto settembre; è assai vantaggiosa nei terreni bonificati, ove coltivassi il grano turco ed il sorgo. Oscilla il prodotto annuo dai 500 ai 1000, raramente nei grandi passaggi supera i 1500 individui. 8) Il cerchiello, barbaro sistema adoperato in primavera pei maschi delle Quaglie. Si può calcolare che nella sola Provincia di Padova da dieci a quindicimila covate vadano distimie da questo aucupio e dall'altro della paratella, usato in alcuni circondarii nell'epoca del divieto. 2. Le cacete colla pania. Sono molto usale sia in collina che al piano dai ragazzetti, perchè uniscono hi poca spesa al diletto. Il vischio si estrae dalla corteccia del Viburno del Mattinoli, pianta che trovai cre- scere spontanea tra altro nella zona montana del Veronese e più precisamente a Cavalo di Fumane. I'run, presso Grezzana ed altrove. Le principali caccie colla pania sono: 1) Col palinone, che va unito quasi sem- pre al paretaio. 2) Coi pontoni, usasi colla Civetta per le cimic. i Pettirossi, Codirossi, etc. ?>) Colle frasconaie, pei Tordi. Speciali frasconaie si tendono, quantunque non di frequente, nelle montagne per prendere con lieve spesa buon numero di Tordi ed a questo genere di caccia, pello scopo cui mira. si dà il nome di tordàre al rischio (Veneto). (•) A clii volesse maggiori notizie vedi Giglioli, E. II.. Primo Betoe. etc. III. pp. 41S-WJ (1691). :!. Le caccie ini Inni lungo l< siepi ed i bo- schetti anch'esse pegli insettivori. 11 laccio è un cappio di crine. Usasi nel Trentino, nel Veronese, nell'Udinese etc. e tendisi pei- Uccelletti di piccola mole, pei 'lordi, le l'ernici. le I leccaccie, i Beccaccini eie. men- tre i lacci di ferro si adoperano per acchiap- pare le Volpi, i 'l'assi, le Faine, le l'uzzoli- eie. e pur troppo le povere Lepri, ad onta della proibizione di legge Le uccellande al boschetto usansi di frequente nell'alto Friuli e nel Tre- visano lungo la Piave etc. Sono lacci di crine (die si collocano sopra due fronde o verdi mac- chie di piante potate in forma rotonda e non più alte di due metri. Vi si strangolano gli uccelletti richiamati dal canto degli zimbelli o dallo zufolo dell'uccellatore nascosto. 1. Le /accie colle tagliuole, cogli archetti ed alni ordigni per le Averle e più specialmente nel verno con trappole, tjahhic a scatto (fra le (piali la ritrosa), strage del Eusignolo adope- rata in primavera ; la gagg'ia del I'ettirosso ed altri uccelli, i trabocchetti, le stiaccie, i cuba- toli, usati questi ultimi quasi esclusivamente nel verno se la terra è coperta di neve, e quando il povero stazionario paga colla vita la soddisfazione del più pressante bisogno, il cibo. I montanari Veronesi collocano gran copia di archetti sulle cime degli alberi. Coni] ssi questo barbaro ingegno di un vermene di noc- ciuolo, di sanguine o d'olmo piegato ad arco alla cui estremità si lega una funicella che passa dal lato opposto e finisce a modo di laccio. Vi è inserto un piccolo legno detto ciliare, che lui ficcata in una fenditura una locusta, un bruco od altro. Su di esso l'uccello incauto si posa per beccare e così fa scattare l'arco e vi rimane preso colle zampine. Lo si raccoglie consunto o morto fra i tormeuti. Ben a pro- posito scrive il Tirabosco : Villana invenziun. nli! pio assai Che piacevol e juata a un coi gentile. Con questo modo si fa strage in montagna di Pettirossi, di Codirossi, di varie Silvie o indie pianure di Averle ed altri uccelli di piccola mole. E giacché siamo sul tema della crudeltà, pro- seguiamo segnalando un'altra strage, che si pra- tica anche nel Veneto ai poveri uccelletti. È do- vuta alla gazàra casato da merli, la predi- letta occupazione dei giovani cainpagniioli. Quantunque le prede siano limitate nella par- ticolarità, salgono ad un numero considerevole per la grande diffusione. Durante il verno e maggiormente (piando la tei ra è coperta di neve. 62 ATLANTI (>UXIIuì.u.;i( «i se ne spazza una piazzetta e s' intesse coi vi- mini una rozza gabbia a scatto che vi si so- prappone. Merli. Tordi. Ghiandaie, Fringuelli, Passere, Pettirossi ed altri affamati vi cercano il cibo e vi trovano la prigionia e la morte. Che l'unico mezzo a combattere questi crudeli ÌDganni, la parola del maestro elemeutare uè dissuada l'uso. Guadagneranno l'educazione e l'agricoltura, tanto più che le vittime sono in gran parte uccelli stazionarli. Sono quasi smessi i passerai, quelle pareti bucherellate delle colombaie o delle torrette, che sorgono sui tetti costruite appositamente per attraivi a prolificare le Passere e rapirne poi i nidiacei dall'interno. 5. Le cacete col fucile che si esercitano: 1) Con anni di calibro ordinario per qua- lunque uccello o coli' aiuto delle Civette, dei Falchi e dello specchietto per adescare i pic- coli, o col cane ammaestrato, che è in generale un incrocio fra il barbone ed il bracco, per frullare la selvaggina più grossa. Fortunata- mente è poco in uso nell'ardore dell'estate la caccia crudele all'acqua od abbeveratoio, mentre invece è praticata quella all'aspetto, che si fa alle Tortore sul tramonto nei boschetti, ove si osservò che vanno abitualmente a dormire ed ai Germani ed altri palmipedi dal far della sera fino ad un'ora e mezza dopo il crepuscolo sul margine delle Valli. Una caccia nella quale fanno il proprio no- viziato quasi tutti i cacciatori è quella col ri- chiamo. È un /ischio circuitile o chioccolo, con cui si imitano i cauti del Merlo ed il garrire della Ghiandaia. Questi uccelli non solo, ma tutti gli altri silvani vi accorrono, dando tempo al tiratole cautamente nascosto di colpirli posati sul ramo. 2) Con archibugio da posta o spingarda, canna di calibro grosso che si colloca in appo- sito barchette Caccia vagantiva che si esercita anche di notte, specialmente nei laghi aperti dell' Estuario Veneto. 3) La coccia
  • in parie da argine ed in parte da cannicci [semiarzeràde) come tutte le altre. Ilannnvi pure altre Valli tutte aperte {verte, avèrte), ma non trovo di occuparmene, attesa la loro poca importanza in rapporto alla caccia. l'n lino in figura di cono colla punta recisa, il cui diametro da cent. 80 in bocca, scende allargandosi sino ad un metro, si sprofonda nel fango, assicurandone l' immobilità mediante ferri zancati ad angolo rotto che ne abbrac- ciano l'orlo, infissi in alcuni pali piantati d'at- torno. Si circuisce con un breve tratto di terra, a pia lolcemente inclinato o perso il centro viceversa, dì l'orina rotonda od ovale, pre- munito siigli orli dall'urto continuo del fiotto con pareti di cannicci e che copresi [s'inibari- see), per colare V inganno, di zolle con erbe palustri, tra le quali sono preferite le olive. vendo pel peso fondarle sopra piani e palafitte, pericolo di screpolature nei l'orti ghiacci che Succedono ad alte maree: ecco i danni; ini sono convinto che è preferibile il sistema antico. In quasi tulle lo Valli e' è posto con contro- botte {potè e controbòte), vale a dire clic nello stesso tombolo, (piasi aderenti fra loro vi sono due botti, anziché una. Serviva quesf ultima noi tempi scoisi quando asavnosi i vecchi fu- cili ad una canna od a bacchetta per un cac- ciatore che doveva caricarli e passarli al pa- drone, nonché dargli l'ali' erta. Serve Oggi raramente pei più quando vogliasi godere la buona compagnia di un ospite, sempre per al- cuni onde collocarvi un tiratore di mestiere: nel primo caso 1' amico della controbòte è di continuo esposto al tormento dello incappel- late, vale a diro di vedersi uccidere dall'altro Lago 'l'Ila Passaùra (Valle Zappa), nel cui centro dietro la [ingaa di torni e collocata una botte in mezzo al lago (detto posto ni l(lijo). (Da una fotografia dell'Autore). Botte detta Puntale della Passaùra Doll'omonimo Iago. I Valle /appai. (Da una fotografìa uVU'Autore) Questa isoletta improvvisala che sorge più o meno sul livello dell'acqua a seconda della marea, porta il nome di tómbolo, dall'antica voce IiiìiiÌiii, che significa cumulo o mucchio di terra ; il tino chiamasi botc, ed a preferenza si fa di quercia, di moro o di larice, abbenchè adoperinsi in maggior numero degli arnesi u- sati. fra i quali adatto le botti da olio. Ester- namente si spalmano tutti' di pece. Pochi anni or sono io ho tentato una modi- ficazione in proposito, cioè di sostituire, al le- gno, il cemento; e feci nella mia Valle Zappa una botte di tale impasto. Minore umidità mentre lasciasi sempre asciutta, quando le al- tre devonsi empire almeno per un terzo d'ac- qua, perchè vuote si stapperebbero [saltar sii) nelle frequenti burrasche ; nessuna Spésa di manutenzione, mentre nello altro la durata è limitata e le riparazioni annuali necessarie : ecco i vantaggi; maggior freddo, impossibilità di trasloco, superiore costo d' impianto. Ac- quasi sempre gli uccelli ch'egli ha sbagliali, nel secondo la valentìa del servo mantiene la fama usurpata dall'inesperto padrone (s'et'òpa)! Se in luogo di un' isoletta in mezzo al lago, l'apparecchio sopradescritto si appoggia all'orlo di una barena dicesi puntale, punta, i>mita, e talora botàsso, preferito il primo nelle giornate calme e sereno od anche di Leggero vento con bassa marea [acquarèla); il secondo nelle bur- rasche e nello alte maree {aequa alta) od in circostanze speciali. Ogni posto di caccia ha una appellazione sua propria, talora strana od indecifrabile. {Guzzo de Itatelo, Tajàe, Quarèi) tal'altra traila dalla condizione dei luoghi | Lai/o seco, Seche, l'ali, Tombolili ila giàzzo), o da osservazioni speciali, come la linea abitualmente prescelta dagli uccelli nel passaggio i Passaùra) o dai nomi del sito [Padovana, Oaòma, Manzi, Sa- line), degli uccelli [Oche, Tressòn, Fòfani) o ili pesci [Oràé), del cacciatore 1 Pisani, Haiti- lìl ATLANTE OKNITOU (GICO stella, Labia, Nardin) o da altre circostanze quali il t<'in|><> (Messa di notte), la vegetazione iCaih. Spin, In), la qualità del sito (Gorgo, ('andini. Mandràcio, Gatoléto) e via via. Né è lare che alla 1 1< » t ( o siasi imposto un batte- simo d'affetti (Margarita, Contessa, ete.) deli- cato pensiero che. col risveglio di dolci me- morie, rende j > i 1 1 gradito il divertimento, quasi augurio di successo. Siccome tutti gli uccelli si porterebbero ove non si tira con danno generale, così tutte le Valli della Laguna inedia ed inferiore cacciano in un determinato giorno; esso è fissato, tranne in tempo di ghiaccio, di solito il lunedì ed in tempi eccezionali anche di sabato e dicesi :mno de Irata ; questo però non vale per le Valli della Laguna superiore, ove si caccia più volte nella settimana ed ove trota significa determinate porzioni di Valli. Così ad esempio in Boga vi sono le seguenti Irate : Tómboli. Brusàdi, Toròndole, Piombìse, Marno de canài, Oràe e Conche. In queste si tira per turno lungo la settimana ed è ritenuto dannoso cac- ciare contemporaneamente in tutte, giacché i selvatici se ne andrebbero in mare, non ritor- nando se non dopo il tramonto. Le nostre Valli della Laguna media od in- feriore si dividono, in alte, quelle appoggialo al Novissimo, canale rettilineo che sconfina i paludi salsi dalla terraferma, ed in basse, quelle più vicine alla laguna aperta: sono Valli alte: i Figheri, Pieiim/iii . Ari riti, Morosina etc. : Valli basse: Zapa, Val de Bon, Barenòn etc. Il Cornio, quantunque addossato al Novissimo, protraendosi molto verso la laguna offre i van- taggi delle Valli alte e delle basse. I selvatici, quando il clima è più mite, come nella prima stagione (settembre-ottobre) e neW ultima (mar- zo-aprile) preferiscono le Valli alte, le quali hanno il bitsano o busene, che è una chiavica che dal Novissimo introduce l'acqua dolce per la qualità e freschezza tanto loro accetta, e per dissetarsi e per nuotarvi; negli impaludamenti circostanti sorgono i canneti (vanii) di Annido pliragmitis. Mano mano che il freddo cresce di intensità (novembre-febbraio), gli uccelli si trasportano per la maggior patte nelle Valli basse e vi dimorano. Fino all'ottobre e talora nel marzo od aprile le Valli titano il salpato, del resto il lunedì; in ricorrenza di leste (Natale. Capo d'Anno, Pasqua eie.) si prendono accordi spe- ciali. Nei tempi eccezionali di agghiacciamento (l'acqua salsa, gela- con temperature inferiori a — 4°), lo Valli eli*; hanno sbòe o sbòine, os- sia tratti ove l'acqua non gela (no se ciàpa) o per la correntìa o per un gran numero di uc- celli che coi loro movimenti la tengono con- tinuamente mossa, i cacciatori, per approfittare della singolare fortuna, tirano a volontà, spesso di sabato e poi di lunedì, lasciando in riposo la Valle nella domenica, porcile si ripopoli di selvatici. Il busene è la ricchezza delle Valli alte, la sbòa quella delle basse. Il venerdì o la domenica precedenti, sui porti (passi) del Novissimo si vedono giungere dopo il mezzogiorno le carrozze dei cacciatoli, che là le abbandonano e, scesi nelle rispettive gondole o barche, si sparpagliano per le Valli. Dopo un tragitto che varia da mezz' ora ad un'ora o due secondo le distanze, l'acqua od il vento più o meno favorevoli pei canali elio dividono fra loro le Valli, si giunge al tcrra- Oaeòn di Valle Zappa (proprietà A>>> • D Oddi). (Da una fotografia dell'Autore). pieno (mola) su cui trovasi il fabbricato detto easòn; conservano quest'antico nome, oggi im- proprio, le comode case che albergano i cac- ciatori, in alcune delle quali trovi perfino le stufo, il letto clastico, un bigliardo con piano di lavagna per passare allegramente lo lunghe serate invernali, come in Zappa, e tante altre comodità. Ciascun cacciatore tiene una o più camere, la saletta da pranzo è comune Toccata terra, cominciano le preoccupazioni, dall'una all'altra finestra è un accorrere solle- cito, uno squadrare col canocchiale tulli gli spazi, per capacitarsi quale sia il luogo prefe- ribile pel domani, un assediare di interroga- zioni l'oracolo (omo de easòn, quest' importante personaggio cui ò affidata la custodia e la pu- lizia della casa ove dove rimanere stabilmente, anche per sorvegliare che non si commettano abusi nella settimana o dagli estranei e dagli stessi pescatori, si paga di solito con cinquanta o sessanta lire mensili e qualche incorto) ; con- trollarne con altri il verdetto. Sono un paio 1 I I w I I ORNI fOLOGII ti.", d'ore nelle quali la gelosia senatoria ci opprime. Ma essa svanisce del fcntto all' allegro desco della sera, dupli il pranzo mi il giuoco od alla conversazione, quando lo scilinguagnolo si scio- glie nel miraggio delle dorate illusioni. idi! la cania del domani. Oh! questo cento colpiti ! eterno sogno di rado raggiunto e die domani si compirà ; mentre domani alla stessa tavola, alla stessa ora si lambiccheranno i cer- velli i»i giustificare L'insuccesso, dandone colpa talvolta a tutti, fuorché ai veri colpevoli: L'oc- chio ed il braccio del tiratore. E in quelle valli, e sono le più, dove il Casone dei Pescatori è vicino o promiscuo a quello dei Cacciatoli, vi sono maggiori attrat- tive di svago e maggior vita. Fino a Natale vediamo succedersi e gustiamo anche i va- riati prodotti di pesche stupende, poi godiamo la compagnia dei chioggiotti, questa balda gente di mare. Si scende nella vasta cucina pei sederci sulle banche circolari al camino ad udire le romantiche storie dalla viva voce di Bdilm Nane \ Barba è zio, così poi si chia- mano tutti i vecchi). Si è avventurato nel mare per mezzo secolo, pescandovi per starnare la sua famiglinola, ne ha stidato le più fiere bur- rasche; quante notti, sbattuto in un turbine di venti, di nulli, di onde, solo col suo legno sconnesso lottò per la vita, (piante volte ha provato l'ebbrezza dei ritorni nelle braccia della moglie e dei tìgli, che lo avevano già pianto perduto ! Quale arditezza di similitudini, quanta poesia in quelle descrizioni ! e come è accen- tuato il corruccio che la tarda età gì' impe- disca di riaffrontare quei perigli e lo condanni alla vita per lui tanto arida del cogolante di valle. Che se dispenserai qualche pipa di ta- bacco o qualche litro di vino, Gambiera scena; la giovane ciurma intuonerà i cori interrotti dalle canzonette popolari, dagli inni patriottici e dalle austere cadenze della Norma o del- l' lumini. Ma l'ora tarda t'impone il riposo, ed il si- lenzio, rotto soltanto dal fiotto dell'acqua, re- gna sovrano nelle celle. Qualche ora prima dell'alba, l'assordante tintinnìo della sveglia richiama alla vita e cia- Miino si veste e si appresta. In questo momento avviene la scelta del posto. Due sono le con- dizioni delle affittanze di caccia sopra questo oggetto: giusto fisso o posto in giro. Della prima è inutile occuparsi, la seconda si spiega così che per turno spetta la precedenza della, sciita a ciascuno, la (piale naturalmente si lega alla speranza di indovinare il migliore. E un quarto d'ora di trepidazione generali'. dà ciò dipendendo l'esito della giornata. E la scusa di aver errato (sbaglia posto è la co- moda difesa di cui si abusa per giustificare perfino gì' insuccessi dei tiri. «■li uomini di servizio vanno a preparare il posto, il che consiste nel levar L'acqua dalla Inule con la inastila (piccola mastella di le- gno cerchiata di solito in ferro e provvista di lungo manico), poi pulire il fango con lo seo- rullili ed asciugare perfettamente l'interno con una spugna, nel distendervi attorno a conve- niente distanza gli zimbelli di legno dipinto Gruppo di Uomini di servi/io in un giorno di caccia. (Da una fotografia dell'Autore). {stampi) o di tifa palustre (s. de pavèra) >■ due o più anitre vive (ziògoli vivi, tinnii- ila siògolo, miai ile amare) che legati ad una funicella alla cui estremità è tissa una pietra galleggiano i primi. nuotano le seconde, illudendo quasi fossero stormi di uccelli. Ciò eseguito se uè ritornano al Casone a levare il loro padrone. Fatta caricare la eenìa, una tela di grosso tessuto con saccoccie che porrai a mezzo di uncini nella parie interna all' ingiro della botte per riparare dall' umido le spalle e per comodità del cacciatore, il tanibucchio (stambùcio), una eassetta di varia forma, talora girevole che serve da sedile e dove sono rinchiuse le munizioni di caccia e di bocca, il backetòn, bacchetta diesi usa per far uscire dal fucile qualche cartuccia od altro e i due fucili, scendi allegro in barchetta {siin- iliila o barca , a quatro, imparisài, a mucièti, a grò- péti) giacché allora, abbondano i Germani (Ma sonni), die di solito non vanno in grandi truppe. si collocano in generale sui due Banchi del t bolo, lasciando libero il lato verso mezzodì e l'opposto, ove si distribuiscono gli zimbelli vivi. Ciò si fa. per lasciare libera agli uccelli la vegnìia (il sito dal quale di solito vengono gli uccelli). La vegnùa varia di posizione, da posto a posto. Dalla parte ove i selvatici stanno generalmente più lontani, si mettono pochi zimbelli, concentrando maggiormente la loro attenzione sul lato più stretto, por farli maggiormente piegare da quello. Quanto agli zimbelli vivi, essi consistono in duo o più ani- Ire allevate in domesticità, di solito due fem- mine (ànare) ed un maschio (masorìn), dette complessivamente m/ua de ànare. si tengono nel tassilo (specie di gabbia da trasporto ad una o più sezioni) durante il tragitto dal ca- sone alla botte: qui giunti e legate le gambe con cordila di canape, la si attacca a, corda forcina, cui è annessa una grossa pietra che scende nel l'ondo e si lanciano in acqua ; può sostituirsi la. pietra, infiggendo un lungo palo che sostiene un ovale di legno (cròzzola), su cui riposano quando sono stanche di nuotare. Qsansi solo masorìni e non ànare quando: 1) Vi sono in Valle molte Folaghe o Mo- riglioni o Fischioni, i (piali se sentono il loro grosso e nasale qua, qua, qua sfiancano ed evitano le botti. 2) Nell'wfttnui stagione se vi sono special- mente Folaghe o Fischioni, etc. Si adoperano maschi e femmine in (piantila preferibilmente: 1) In temilo di ghiaccio, se abbondano i Germani e le Alzavole, porcile vi si lasciano allettare (i glie erede). 2) Se vi sono molti Germani, etc. Nelle caccie primaverili non adoperansi molti zimbelli e sempre in maggior numero noi la- ghi di glande estensione. Sulle Folaghe fanno miglior effetto: 1) Cli zimbelli di tifa palustre [slamili de pavèra) coperti di pece (pégola). l'i l'olii di folaga infilzate su di un pic- colo palo, poste in modo che raffigurino l'uc- cello che posa sull'acqua. 3) Anitre vive (sempre maschi), dette l'aliarti ile Labrador (vai: domestica nera del < rerroano). l'or le Anitre in genere (Osèì de Julia) e le Fnligule (Mollassi, anello Osii de pena). Al I AMI l'I.MTOI.OC.ICO 67 ]) Gli zimbelli di legno dipinti (stampi, si . e Lotto di Mita, il signor Bernardo Unse di Padova, il signor Aitino Veronese di Codevigo e molti aldi. I.e giornate più favorevoli alla caccia sono quelle ehe precedono e susseguono unti grande burrasca (òrdene, fortuna), le piowigginose (lispio, lispièto, I. da dossi), di nebbia leggera \ t £9MBi Cumulo »li ghiaccio formatosi nel seminio lss'.i in Vallo Zappa (La«;< della ' tonteasa) por L'aminoatàccbiarBi «li unissi' lastre di ghiaccio sbat- tute <"titro un ridosso da vento molto impetuoso. Ma ima fotografìa dell'Autore). I locatari sono chioggiotti, i quali .alla loro volta tengono in conduzione la Valle dai proprietari (di Venezia o ili Chioggia per la maggior parte) per la pesca e per la, caccia, esercitando direttamente hi prima e sublo- canilo la seconda. <> tino solo assume L'affli tanza e poi cede un numero di posti ad altri, o essa viene Stipulata da vari amici associali; le condizioni reciproche differenziano sempre regolandosi secondo i casi, in alcune Valli tirano anche tersanti, cacciatori da mestiere, cui si accordano dei posti rimasti disponi- bili, coli" onere di contribuire volta per volta il terzo della preda. Originale, caratteristica è la pena che si infligge in Valle pelle contrav- venzioni. Abbenchè differisca allatto nell'applicazione ai cacciatori e agli uomini di servizio porta eguale nome: la tara. Merita davvero descriverla. Quando uno di questi uomini di ser- vizio ommette o trascura qualunque sua incombenza gli si intima ineso- rabilmente la luca. La sera della caccia giù in cucina si colloca in mezzo alla tavola una grossa spugna inzuppata d'acqua. Calati i calzoni al paziente, due suoi colleglli, l'uno so- stenendolo per le braccia, l'altro per le gambe, gli l'anno battere per tre volte sulla detta spugna la tramontana del ventre denudata ! Vi assistono i ((■alitilo), di sereno e sole (lustro) specialmente cacciatori, gli inservienti ed i pescatori, tutti in tempo di ghiaccio, quiete (de calma) pelle e tutti sganasciano dalle risa. Il cacciatore folaghe, volando esse a stento col vento; per le Falli liassc di vento mediocre (ventesèlo, mezzo nulo) e acqua bassa (aqvisiòla, aqua- rèla), per le ali»- quelle di vento forte (òrdene) e grossa marea iaqita alta). Generalmente ogni cacciatore tiene al servi- zio due uomini retribuiti con quattro o cinque lire per Irata e qualche incerto (cena a San Martino, mancia di Capo d'anno, etc). Se si cala un bottazzo percepiscono un soprassoldo (una lira circa), se il cacciatore arriva ai cento, cinque lire (dopar ti ducato), se ai cinquanta, in alcune Valli, due lire (dopar ti int:o du- cato). Varia la durata nei contratti d'affitto e così variano le condizioni. Semino la mercede è in denaro, talvolta con piccole appendici di uc- celli o di polli per feste di Natale. Al cacciatore la nuda abitazione ed i posti, le manutenzioni a suo carico, ed a suo carico il rimanente im- pianto comprese le barche; in generale la forni- tura della legna da fuoco e del vinello pei di- pendenti, dietro un compenso pattuito a parte. invece non incorre nella Ima. che. nel caso che ritorni dalla caccia dopo aver fatto anche un sol colpo di fucile senza un selvatico molto (et xe boaro), un selvatico quindi né un gab- biano, ne un tòtano, un selvatico od una pojana. L'uccise, ma il cane non lo rinvenne, ma l'uomo l'Ita perduto (et sa imbarenà « /<> gò perso), Io ferì, ma fuggì nuotando soli' acqua ni xe andà a beehèto), tutte asserzioni inutili, se non c'è il cadavere ostensibile, se manca il corpo del delitto, taea. L'entità materiale è [loca cosa, limitandosi alla bottiglia da far bere agli amici ed al fiasco (bocdl) di vino pegli uomini, ma l'importanza morale è grave: come quelle macchie congenite che riappariscono tratto tratto, lo sventurato, ritorni in Valle o s'imbatta soltanto nei compagni, è sempre l'a- mico della tata. Quante volte al desco della \ igi- lia l'invitato racconta enfaticamente tutta una leggenda delle sue prodezze e la sera dopo \ i si asside disfatto, meditabondo su questi amari disinganni della vita !! \ I I ,ANTE ORNITOLOGICO I fucili («' «dpi (i s' ci<>]H de Vale) si ado- perano di qualunque fabbrica, ili solito ;i fuoco centrale del cai. 12 a due canne e lunghi (in. 1.40 di cui 0, m 80 o 1 m. di canna), per la sicurezza potendo cadere nell' interno della botte e mettere a rischio la vita del caccia- line, perfetti quelli di fabbrica inglese, prefe- riti però i beisi di Inuma riuscita e di costo minore. Le polveri nitro-composte non corri- spondono perchè troppo sensibili all'umidità, eccetto la YValsrode che è eccellente anche pel poco strepito dello sparo; le polveri nazionali più usate sono le seguenti : Vittoria, Milano eoiinoie, polverificio di Tirano e sopratutto il tipo /■'ossami a. 1, etc, la carica da gr. li a s, in generale 7 con gr. 35 di piombo (baimi) comune od inglese temprato del n. 5 ovvero fi, in maggior consumo la cartuccia (cartìieia, fissela, filzèta) rossa della S. F. I. M. di Mi- lano. I selvatici si nutrono di un'erba detta vol- garmente magnaùra (Zostera marina e /. nana), di chioccioline, di semi e le Fuligulinae anche di piccoli pesciolini, si dice, che la magnaùra è la dote delle Valli, perchè ove cresce rigoglio- sa, il selvatico è assai abbondante ; talora i grandi calori estivi od il ghiaccio forte e per- sistente o le balate (valonéa — Vaiolila ntii- cvilaris (Roth.) Ag. forma aegagropila, Agi I laudi) che occupano il fondo di estesissimi tratti lagunari, ne fanno morire una grande quantità. Oli uccelli acquatici si vendono a mazzo o paio (per) che e composto di un numero di- verso di individui, a seconda della grandezza e com'è indicato dallo specchio più innanzi. Sono esclusi all'atto i Gabbiani (gei). Larus) o le Sterne (gen. Sterna ed Hydrochelidon), II prezzo del mazzo che era di Austriache lire 2, salì gradatamente alle 2 italiane e quindi all'odierno da L. 2,30 a L. 3,25. Si calcola che nelle Valli dell' Estuario della provincia di Venezia e di Padova (ettari 30,000 circa) si uccidano dai 25 ai 30,000 mazzi di selvatici all'anno. Anche pei coloro che non sentono questa passione incomprensibile e per inoli i ingiusfi- ficata della caccia, una partita in Valle è di- vertentissima. Signore della, buona, società, gio- vanotti dediti agli ozi cittadini, ricordano con desiderio di presto ritorno la gita in Valle, que- sti specchi d'acqua e questi spazi di cielo in- terminati, le prodigiose piede di pesci e di uccelli ; i modesti convivi, la ospitalità spi- gliata, ma cordiale del cacciatore, i suoi briosi discorsi, le allegre sciate dei nostri Casoni. Specchio degli uccelli componenti il mazzo o paio. — 11 numero scritto a parole indica il numero dei capi delle singole specie occorrenti a l'orinare il mazzo ; ne susseguono i nomi scien- tifico, italiano e volgare veneto; intino è in- dicato il grado di frequenza, beninteso che quest'ultimo s'intende sempre in riguardo alle Valli Salse del nostro Estuario. Ino. Anser anser (L.) — Oca selvatica - Oca gronda — Raro. l 'no (con un 'Alza vola i. Alisei l'abalis ( I. albani) - Oca granajola — Oca, 0. faraonzìna Raro. Due. Anas boscas, L. — Germano reale — Ma- turili [mas.], Auara {fi'iinn.)— Connine. Due. Gen. Urinator (') — Strolaghe /•'"- jouli — Poco comune. Due. Tadorna tadorna (L.) — Volpoca — Chi rso — Raro. Due. Merganser merganser (L.) — Smergo maggiore — Scrotali — Raro. Tre. Dalila acuta (L.) — Codone — Asia (m.), Asiàda (/.), Colami — Comune. Tre. Numenius arcuatus (L.) — Chiurlo mag- giore — Arcana — Comune. Tre. Podicipes cristatus - Svasso maggiore — Carriòla, Cavriòl — Poco connine. Tre. Mareca penelope (L.) — Fischione — dòsso (ni.), Ciòssa (f.) — Comune. Tre. Merganser serratili (L.) — Smergo mi- nore — Sèrola, Speì'ga Poco connine. Tre. Clangala clangula il,.) — Quattrocchi — Campanàio (m.), Qua trini [m.) Poco co- mune (). Tre. Ardea cinerea. L. — Airone cenerino — Sgarzo, Silurilo, Airòn — Connine. Tre. llerodias alba (L.) — Airone bianco mag- giore — Sgarzo bianco — Raro. Tre. Nyroca ferina (L.) — Moriglione — Ma- i/asson, M. dal /'ero. Monàro — Connine. Tre. Fuligula fuligula (L.) Moretta — Pe- iiarui. Hfagàsso penaciòlo (ih.) — Comune. Tre. Fuligula inalila (L.) - Moretta grigia — Mori tini, Magàsso bastardo Raro. Tre. Chaulelasinus streperne (L.) Cana- piglia — Pignòlo (m-), Pignòla (/'). Tresso l'oeo comune. < i i tra completi) nte e adusi. | tu alcune specie, nelle < i nuli le dimensioni dei soggetti maschi offroni tevoli differenze <"n quelle dello femmine e dei giovani, varia il quantitativo per mazzo in rapporto al i o Dette specie sono : Clangula clangula, Fuligula fuligula <■ Mriijiis dlbilìiis l 'oiiie si \ i-ile «tallii specchio della e. clan- gula e della P. fuligula, bc maschi, ne occorrono tir a for- mare il mazzo, se femmine o giovani, quattro ; nel flf. albdlus quattro se maschi, sei Invece so femi bimani. v 1 1 \\ 1 1 ulivi l [CO lic Botaurus stellaris (L.) Tarabuso — Tarabuso, Osilo cavalàro — Poco comune. Quattro. ciangola clangala (L.) - Quattr'oc- chi Campartele [fem.egiov.) - Poco comune. Qnattro. Spatula clypeata (L.) Mestolone Wòfano, Palato Comune. Qnattro. Fulica atra, I.. (') - - Folaga Fòlega < lomune. Quattro. Fuligula fuligula (L.) Moretta Vonii, MagassèU (/. e g.) Comune. Quattro. Mergua albellus (L.) — Pesciajola Muneghète, Ansateti, Pisagù [m.) - Poco comune. Sci. Xottium crocea (L.) - Alzavola ■— Sar- sègna, Sarsegnòla — Comune. Sci. Querquedula circia (L.) - Marzajola ('ripulii, Roclièto — Comune. Sii. Mergus albellus (L.) Pesciaiola .1 n rolèti, Muneghète, Pisagù piccoli < few,. <• giov. — Poco connine. Sci. Squatarola squatarola (L.) — Pivieressa — Sarùsola Poco connine. Sci. Vanellus vanellus (I,.) — Pavoncella - Paonsìna Poco connine. Otto. Himantopus himantopus (L.) — Cava- lier d'Italia — Sgambarlo Poco comune. Dodici. Totauus calidris (L.) Pettegola Tòtano, Totanòn — Comune. Ventiquattro. Tringa alpina. !.. Piova- nello pancia nera Bisegliìn Connine. Nelle Valli a canna ed in parte in quelle d'acqua dolce, che ora eanno scomparendo per le bonifiche, in luogo delle botti, la caccia -i esercita nelle eovègie. Sono nascondigli ili canne palustri, in cui il cacciatore occulta la pic- cola barca, offrono il vantaggio ili buone caccie, uni nessun comodo pel tiro. Non raramente si aspi tta pure il selvatico ni capanno od all'acqua. Caccia alle Folaghe a rastrello o tela. Quando un largo spazio d'acqua è frequen- tato dalle folaghe ila parecchio tempo, vi con- viene nini brigata ili cacciatori. Ciascuno lui il proprio barchette con due uomini, un rema- tore ed un caricatore pel secondo fucile. Si circonda il gruppo degli uccelli e chiudendo sempre più il circolo, vengono costretti a, le- varsi, per passare, o di fianco o sulla testa dei cucciatoli. E un fuoco continuo, perchè le folaghe si rimettono più volte e la manovra si replica. Esige poi molta prudenza e cautela, essendo facile il ferirsi e per la confusione e per la vicinanza delle barelle. Si fanno talora grandi prede e, se la tela è bene organizzata e le folaghe abbondanti, non è raro che comples- sivamente si uccidano più migliaia di uccelli. Cacete di Sardegna. ì. La gita alle Isole ili Mai ili Ventre e Ca- talano (Sardegna occidentale). Trascrivo dal Giornale La Provincia ili Pa- lloni n. 85, 27-'-'S marzo 11101, il racconto, da me steso, della gita che feci alle Isole Mal ili Ventre e Catalano nel mar di Sardegna, dove ebbi la fortuna di uccidere due Gabbiani corsi. « l'n giorno che col mio preparatore Vitto- rio Dal Nero passavo a cavallo nei pressi di Capo Mannii, scorsi un Gabbiano di mediocre grandezza, il cui volo lo differenziava dai tipi piii noti ; esso era ad una lontananza non minoro di treccili Iri ed io gli inviai un colpo a pal- lottola che riuscì a vuoto, ma. esso per l'emo- zione provata schermendosi di qua e di là nell'aria mi lasciò travedere il colore scuro delle zampe e. offrendomi agio di osservarlo (') Cimi sei folaghe si forma il <<<" i Ile - /.ioni provale mi ha procurato il compenso di arricchire la mia Collezione (li abbondante ma- teriale pei prediletti miei stadi ». 2. Le iticele ali' Avvoltoio ('). Gli Avvoltoi, sempre molto rari nel Conti- nente, trovansi frequenti e numerosi in Sarde- gna, ove stazionano e nidificano : tftaasi sempre nelle mie escursioni li ho raffigurati eoi binoc- colo in quei punti neri roteanti a grandi alte/./.e nell'azzurro del cielo. Seppi a Nuoro che una località da essi preterita era la zona clic attor- nia il monte Ortovene alto 1 IH Mi metri e che dista circa quattr'ore a cavallo. Non volli per- dere questa occasione singolare di avvicinarli e cacciarli. Feci il mio piano di battaglia; spedii duo uomini, consegnai loro un cavallo morto coll'incarieo di deporlo sulla spianata di un monte accosto all'Ortovene e vegliarlo lino al mio arrivo contro gli attentati famelici delle volpi, dei cani vaganti dei pastori e dei cor- vi; inoltre commisi loro di costruire alla di- stanza di circa 200 metri un capanno, per meglio dire di avviluppare poche frasche che mi servissero di nascondiglio. 11 di seguente di buon mattino mi vi recai col lido Dal Nero e una guida. Arrivati al piede dell'erta, legammo i cavalli. Dal N'ero prese altra via per cacciare e noi la salimmo. Entrai nello sconnesso capanno, pagai e con- gedai i guardiani della carcassa del eavallo e ordinai alla guida di appostarsi in distanza, pronta ad accorrere tutte le volte che avesse udito un mio liscino di appello. Eccomi solo in quel deserto ! Una carabina Winchester a otto colpi, una rivoltella cari- cate a palla e il cavallo morto miei muti com- pagni ! ! ! Che uggiosa giornata! Finn, lina, ma pene- trante insisteva, lenta come un pianto, la pioggia ; ravvolto nella pelle di capra, inti- rizziva dal freddo; una leggera nebbia velava il panorama. Mi si stendeva dattorno un anfi- teatro di colline; a sinistra accusava appena Illune e Lollove, dall'altro lato più al basso la foresta di Morgoliai; le aride balzo graniti- che celavano le loro cime nelle nubi : nereg- giavano le foreste impenetrabili, ove si all'oliano il noce e il castagno. Nessun pennello può riprodurre l'imponente spettacolo di questa natura, vergine e sei vaggia, nessuna penna de- scrivere le impressioni provate da chi trovossi solitario nella immensità di quei silenzi. Quante, quali svariate idee si successero nella mia mente in quelle quattro eterne ore bo quel greppo contate ! I.a Sardegna, questa nobile iena schiacciata dall'accidia, propria e dall'abbandono altrui: 1' ospitalità COSÌ espansiva de' suoi abitanti. effetto di un carattere ardente che sfrenalo in- duce spesso al sospetto, talora trascina al de- litto, donde lauti sbandali ; la miseria che affligge le stesse zone ov' è mite il clima e le coltivazioni sarebbero riiiiuneratrici, ove i pro- Ci Intondo di parlale del Grifone e dell'Avvilii.. in degli agnolli. L'Autore con due (laide alla cacoia dogli Avvoltoi nei dintorni di Capo Caccia (Alghero). 'I'a una fotografìa dell'Autore). dotti stessi del suolo : l'olio, il vino, il legna- me e (pielli dell'industria : eaccia e pesca, non trovano esito per la mancanza delle comuni- cazioni ! Provava un rivo muso di compas- sione... Volto il guardo alla prossima foresta di Morgoliai, ricordando il racconto recentemente udito dell' uccisione là avvenuta dei famige- rati briganti Sauna e della morte di due sol- dati, ignorate vittime del dovere. - ispezionava le cariche della mia Winchester e della rivol- tella... Indi un pensiero ai diletti parenti e agli .•unici mi rasserenava l'umore. Ma a svagarmi questo Avvoltoio non giungeva mai : COSÌ so- pravvenne la sera e. richiamata col fischio la guida, assieme discesi il munte, spossalo e de- luso, per ritornare dove avevamo lasciati i cavalli e dove trovai il mio padre laico Dal Atlante ornitologico. — Parte I. ATLANTI'. ORNITOLOGICO Nero, che mi attendeva. Egli aveva visitato i dintorni ed ucciso alcuni ('ovvi e parecchi uc- celletti interessanti. Cercammo un posto ìipa- rato, vi alzammo la tenda e accendemmo un buon fuoco per sgranchire le membra indolenzite dal freddo. Riscaldati o rifocillati abbiamo ce- duto alla stanchezza : ci sdraiammo vestiti e il sonno ci colse. All'alba eravamo desìi, l'na giornata fredda, ma splendida; le creste delle montagne illumi- nate dai colori metallici del sole nascente ; argentate, le cime degli alberi dai cristalli della brina. Lasciato il Dal Nero, mi ridussi al ca- panno colla guida, che retrocesse alla nota consegna. Eccomi di nuovo solo a far la guar- dia al cavallo morto. Ma lo spettacolo oggi era smagliante e apriva il mio animo ai più lieti presagi. Infatti, scorsa appena un'ora, mentre stava rosicchiando un pezzo di galletta e del cioccolato, un liscino attrasse la mia atten- zione. Fu l'avvertimento della guida che un Avvoltoio era in vista. Volava lento lento colle lunghissime ali distese e il capo rientrante fra le spalle. Sopra un picco alla distanza di mezzo chilometro, si alzò e mi passò quasi sulla testa, volgendosi in continui giri, ma altissimo. Io non battevo palpebra, stava accoccolato colla carabina pronta nella più ansiosa attenzione. La manovra continuò mezz'ora, egli a roteare,, io a torcermi il collo per seguirne le mosse. Mi si affievolì la speranza. E d'altronde? Ti- rargli no, distava troppo, non 1' avrei colpito e la giornata sarebbesi perduta ; mi armai di pazienza e attesi. Ad un tratto osservandolo in una sua svolta col cannocchiale, m'accorsi che lentamente scendeva, dopo pochi minuti (iilo e con tardi movimenti sceso sulla carogna del cavallo, volto l'occhio irrequieto dattorno, si pose a mangiare. Era un precursore, so- praggiunse tosto un secondo, indi un terzo, un quarto e nel volgere di un' ora ben otto Av- volto] dilaniavano avidamente, contendendo- selo, il carcame. Volli divertirmi qualche tempo, assistendo a quel vorace banchetto, prima di puntar l'arnia sull'individuo più adulto, che colpito stramazzò, e di diriger altri due colpi ai suoi compagni fuggenti, elio per la lontananza riuscirono due salve di buon viaggio. Fui pago: avevo ucciso uno stupendo soggetto, una rara, una inspe- rata ventura mi aveva permesso di avvicinare laiiio questi sospettosi rapaci da poterne osser- vare con tutta calma e attenzione il contegno e le mosse. Montai il balzo e mi avvicinai al morente, che subito mi si rivoltò contro. A schermirmi da quella pericolosa attestazione di gratitudine, che mostrava l'intenzione di darmi, e per non rovinarlo gii sparai a bruciapelo un colpo di rivoltella nell'orecchio »■ cadde. Pesava 15 chili, aveva la lunghezza di un metro e venticinque centimetri e le ali spiegate oltrepassavano quella di tre metri e mezzo. Lo caricai sulle spalle della guida : tornati al posto dei cavalli e le- gatolo alla sella, ritornammo gloriosi e trion- fanti a Nuoro. Altre due volte ho insidiato gli Avvolto]: a Capo Caccia (Alghero) e sui Monti Sinnai nella L'Autore e Vittorio Dal Xero ritornando dalla Bai bagia Oriolai, dopo d'aver ucciso l'Avvoltoio degli agnelli. 1 1 i;i una fotografia dell'Autore). Regione dei Sette, Fratelli (Cagliari). Attratti col solito sistema della carcassa, in entrambi i luoghi prontamente convennero ; per cui se queste, caccic riuscirono per me fortunate, at- tese le prede che ne feci, non mette conto de- scriverle, poco interesse offrendo al lettore. Parimenti dicasi dell'altra al Gypaetus, l'Av- voltoio degli agnelli, specie molto rara e dif- ficile a cogliere, e che io, nascosto sotto un burrone, ebbi la buona sorte di uccidere a volo a Mainogada nella Barbagia Ollolai (Nuoro). ;;. /.e cacete ai Fenicotteri. 11 Fenicottero, all' infuori della Sardegna, in Italia e assai raro. Ignoto quindi a molti, sento il dovere, come usasi in società fra persone civili, di farne la presentazione. Questo uccello bianco, più o meno tinto di roseo, col grosso becco e le lunghissime gambe rosse, colle ali marginate di un rosso sfavillante è il più alto Ali WI'K ORNITOLOGICO 75 dei nostri trampolieri, dacché si eleva perfino a in. L,50. Appartiene alla fauna africana; del- l'Europa non frequenta che le lagune alle boc- che del Rodano in Francia «■ le marismas del G-uadalquavii' in Spagna e vi nidifica. Le femmine depongono due uova sopra un cninolo ili terra, la « - 1 1 ì altezza, a seconda del livello dell'acque, sale anche a 70 cui.: covano posando sul nido colle zampe addoppiate e non a cavalcioni e tuffate in acqua, come general- mente si ritiene, e che constatai erroneo nella \ i-iia che feci loro in Andalusia nel maggio del ISilS. La carne salata, grassa, oleosa non è commestibile; una vera rinomanza gastro- nomica è attribuita alla larga e grossa lingua; essa data dai tempi più antichi e ne troviamo conferma nella descrizione delle isole del Capo Verde (1699) del Capitano Dompier. In Egitto i Fenicotteri forniscono utile og- getto di commercio. Nelle isole dei laghi di Mcnznleh e Matoeotis e nei bassi t'ondi circo- Stanti si stendono delle grandi reti a larga maglia. !'l a le quali se ne collocano alcuni im- balsamati colla lesta sotto l'ala per illudere sulla sicurezza della località ed affidare i bran- chi ad appollaiai visi. Arrivano sul calar della notte e le prese sono copiose^ se questa è senza raggio di luna e tenebrosa. E l'Arabo prole- tario usa altra industria raffinatagli dalla po- vertà: solo, senz' alcun apparecchio, sommer- gevi nottetempo fino alla bocca e copresi la testa d'erbe, indi procede con cauta lentezza tino a raggiungere la. sentinella avanzata (è il fenicottero di vedetta), gli abbranca le gambe e celeramento 1' affonda per impedire clic col grido svegli ed allarmi i compagni. Così avanzando si impossessa d'altri, prima clic la moltitudine si desti impaurita e fugga. E una lotta di dabbenaggine fra assalitore e assalito, cui non si saprebbe dar fede se non ne asserissero la. verità osservatori autorevoli, quali il compianto mioaniicoMacpherson ed altri. I predati o s' ingabbiano per spedirli a rifor- nire i Giardini Zoologici d'Europa si com- pongono eolle ali incrociate sul dorso per esi- tarli ai mercati di Damietta, Materieh e l'orto Said. Ma ho troppo divagato e torno in Sardegna. (ini i fenicotteri arrivano in settembre per riparlile nell'aprile, pochi restano all'estate e non nidificano. Presso Oristano o dattorno a Cagliari la loro prediletta dimora sono quegli stagni, dove l'acqua salata o salmastra costi- tuisce quasi dei piccoli mari di poca eleva- zione e soggetti i più alla marea, o l'acqua dolce espandisi in laghi non profondi e in gran parte ingombri d'erbe o a canneto. È il regno della malaria << intemperia ■> come la dicono i sardi, i quali però confondono colle febbri alile malattie; i dolori reumatici, le congestioni, le dissenterie etc. e narrano che il forestiere col- pili può facilmente soccombere in pocl ma che, superato l'assalto, si acciaia a modo da non temerlo più o in forma molto blanda. Ringrazio vivamente la Provvidenza che mi ha risparmiata l'occasiono di appurare la verità dei due asserii! È uno spettacolo sempre nuovo, sempre at- traente, cui avviene spesso di assistere, il pas- Saggio dei Fenicotteri sulla città di Cagliali. lU-ranilnri allo Stagno ili Sa&su. n< 1 ranvtln -alili. a caccia ili Fenicotteri. (Ila una luti. filini ih 11 Aulinii, quando dallo stagno di Quarta si portano a quello di Santa Grilla od al mare cacciati dal- l' innalzamento delle acque. Sono enormi torme di centinaia, alle volte di migliaia dal volo a cuneo, come quello delle oche, ma meno alto e meno rapido; è un immenso nastro che svol- gisi lento nell'ampiezza del cielo, alternandosi ora bianco niveo, ora roseo, ora rosso sfavil- lante, in guisa da raffigurare una striscia di fuoco. E che tale apparizione torni gradita agli stessi sardi, me lo provano quei famosi fanciulli del tralariliolà, tralai-iliolà che oziano sulla piazza di Cagliari col cestino in testa, in attesa di una commissione e di un soldo, i quali alla vista della (lente tinnitili jCente rossa, come sono chiamati in Sardegna i Fe- nicotteri) si entusiasmano, e prorompono in grida festose. 76 ATLANTI'. ORNITOLOGICO Ma veniamo alle caccie. Si fanno «li giorno o di notte, volli goderle tutte due. ('uccia di giorno. Partii da Oristano eoi fedele l>al Nero, erano le dieei del mattino, l'equipaggio modesto: un carretto, l'unico veicolo adatlo per attraver- sare quelle grandi estensioni paludose ingom- bre di cisti, sopra così dette strade perdentesi qna e là nella campagna, o in terreni inondati d'acqua piovana, nei «inali le ruote si affon- dano fino all'asse; il ligneo sedile, la mancanza di molle, quell'incessante strabalzameli to con- vertivano questo mozzo di locomozione in un vero antidoto contro le indigestioni. Dopo due ore di tale trattenimento, pesti come due mer- luzzi, ci scaricammo in una barca sullo stagno «li Sassu. Era una chiatta con fondo piano per poter tragittare su quei bassi l'ondi. Avevamo sterminati branchi di Fenicotteri schierati da- vanti per oltre un chilometro, il luogo era spianato ed aperto, non un albero, non un ramo. Ai raggi di uno splendido sole meridio- nale, era un arcobaleno dai colori smaglianti, che il continuo movimento rendeva ondeggiante sulle acque glauche dello stagno, camminavano perlustrando i posti meno profondi in cerca di chiocciole, non avvedendosi di noi o non cu- randosene. Ci accostavamo a rilento, attoniti davanti a quella scena, colmo l'animo di stu- pore, di speranza, di trepidazione. Ma giunti a circa 400 metri da essi notammo che la loro quiete turbavasi, a un tratto coi lunghi colli drizzati l'esercito inglese (come qui anche li appellano) s'era messo in allarme; non un mi- nuto da perdere, punto la Winchester su quello clic eccede e lo freddo. Tiro poscia tutti i sette colpi disponibili ; ma senza risultato, abbenchè il Dal Nero e i compagni vogliano assicurarmi che altri ne ho feriti. L'alzata fu generale, strisciarono sull'acqua colle gambe e le ali, come i cigni e le folaghe, ed elevaronsi gra- datamente a grandi altezze per recarsi all'altro lato dello stagno, emettendo rauche grida e volando col lungo collo e le lunghissime gambe distese. Una nube infocala si agita e dilegua nel cielo. Non rimase altro a fare che racco- gliere il morto, un esemplare adulto in superba livrea e riprendere la via di Oristano. Due giorni dopo partimmo perCabras; questa volta a cavallo. La giornata era splendida, soffiava da scirocco un' aria spossante, sul meriggio (piando tutto tace e la natura stanca sembra addormentarsi. Avevamo percorso o piuttosto i nostri rassegnati bucefali aveano calpestato il fanno e l'acqua di mezza strada, che e' imbattei > in una allegra brigata di pescatoli; vestiti alla foggia del paese canta- vano in coro, ora debili ora sonore quelle melodie si spendevano nell'aere senza eco; mi arrestai, contai loro alcune monete invitandoli a replicarle. Era questa la canzone Sarda: Candoa :i sos pes de una roca umbrosa M' incontresi unii dio appoggiatili, Tanti' io una Ae chi testai e festosa Su olo in una valle liat ispiccadu Si parat poi in sa si Iva orrorosa Io su iililn i ' 1 1 osi propaiadu Ispooiomlo B'&uegra congiuntura Pro fogliar d'issa una grata pastura Crederei tradurla così: D'ombrosa roccia al piodo un di sodalo Spiccare il volo fra restosa e Usta Nella valle una silvia eldii io veduto; Poi internarsi nell'orrida foresta, Ove il talco attendea la congiuntura Di far d'essa ghiottissima pastura. Proseguii e giunsi a Cabras, un paese che si presenta pittorescamente con uno sfondo di montagne e rinomato per la bella e robusta popolazione e pel vino prelibatissimo. Simile imbarcazione, eguale manovra, medesima preda: un fenicottero colpito a palla oltre ai 500 metri di distanza. In queste due escursioni quanto mi sono au- gurato il barchette colla spingarda delle nostre lagune ! Caccia di notte. Mi trovava a Cagliari, dalla cui piazza ve- devansi nel prossimo stagno di Quartu San- t' Elena allineati i Fenicotteri. Feci la gita in barca ; giunsi al posto due ore dopo il tra- monto, scesi nei bassi fondi, io munito di cal- zettoni impermeabili, le due guide, che mi accompagnavano seminude : tutti vestiti di bianco, e con benclto bianco del pari. Pazienti, immoti, attendevamo il ritorno dei Fenicotteri, che qui convengono nella notte a pascersi di crostacei, di venni e di sostanze acquatiche : avevamo l'umidità latente sulle gambe, ci cir- condava un'atmosfera mefitica, 'fratto tratto un fruscio d'ali ci scuoteva, vane speranze ! erano oche, moriglioni, morette, anitre d'ogni specie, che a migliaia giungevano, continui tonfi in acqua e l'ischi, sibili, gridi in ogni tono. Pioveva a dirotto. Udii un gracidare pari a quello delle oche, e il sommesso avviso della nitida: Vossignorìa stia attento, arrivano. Dopo brevi istanti due enormi croci si disegnavano nell' aria sulla mia testa, prima che si sper- dessero nel buio del cielo colla maggiore ce- lerilà sparai due colpi a pallottola, sentii lo strepito di (lue cadute, aveva colpito nel segno. ATLANTI'. ORNITUI.IX.ICO 77 Le due guide arditamente si slanciarono nel- l'acqua, raccolsero il primo morto, e durai molta Fatica dal dissuaderle ad inseguire il se- condo che, ferito emettendo grida e sbattendo l'ali, si allontanava, nel dubbio che in luogo del fuggitivo avrebbero preso un bagno che per la stagione <• per l'ora poteva riuscire loro fatale; buona gente che non se ne preoccupava, meno «•erto pel compenso clic per hi soddisfa- zione di fainii cosa gradita ! Col trofeo rientrai a Cagliari. Un'altra spedizione l'ho filila a lìiòla con eguale risultato, impossessandomi di un Feni- cottero. Ina terza a l'ontis fu invece infrut- tuosa. La pioggia e la marea coli' insistente scirocco avi mio alzato il livello dell'acqua, i fenicotteri clic, in onta alle asserzioni di ta- luni Autori, sono poco atti al nuoto continuato non comparvero. Dopo quattro ore di attesa, dovetti persuadermi all' increscioso ritorno. Per altre sei notti ho ritentato la prova, in una sola mi tornò favorevole, anzi con largo ed insperato compenso, avendone ucciso due. fu un brilante doppietto del mio Scott. Conchiudendo rimasi soddisfatto, essendo otto i Fenicotteri che io ho abbattuto e che. pre- parati dal diligente Dal Nero, riportai ad an- niento della mia Raccolta. 4. Cacci*- varie di Sardegna. Innumerevoli i palmipedi in Sardegna, biso- gna vedere per credere ; dattorno a Cagliari e a Oristano in quelle distese, che 1' acqua stagnante sommerge o che ingombra il canneto si odono da ogni parte voli, tonti, alate, ca- priole, grida, mentre nuvole viventi adom- brano il cielo sviluppandosi, attraversandosi, confondendosi, roteanti nell'aria in continue e strane evoluzioni : <■ il carnevale degli acquatici. Transitando una mattina in carrozza col Dal N'ero pel paese di Santa Giusta, avvedutisi del nostro equipaggio, ci rincorsero tre ragazzi gridando : « Vossignoria vuol fare la caccia delle anitre coi /assoni! » Al mio «sì» irrup- pero in un urlo di gioia, in meno che noi dico uno era già salito a cassetto, due appiccati dietro al nostro veicolo, meno male che la mancanza di molle toglieva il pericolo che scattassero; quanta vita traboccava in quei tre diavoletti impregnati d'argento vivo ! In breve ora giungiamo allo stagno di Santa Giusta, un largo specchio d'acqua monotona, stanca, ove pare si rifletta in pieno giorno la luna, presso al mare, però non comunicante con esso, a differenza di quello di Sassù e di Merceddi da un lato, di Mistrcs e di Pontis dall'altro: copiose le anitre, abbondantissime alcune spe- cie: il Moriglione, la Moretta ed altre. Il cir- cuito, costituito da terreni acquitrinosi, e il paradiso delle Pavoncelle, dei Beccaccini, di tutti i Ripari, contermina il lago un fittasi canneto alto olire due metri; è qui che le anitre diguazzano, uscendo sul far di scia quando il lago è tranquillo, avendo sgombrato i pe- scaioli di muggini e di lupi di mare, che tulio il giorno lo solcano sui harchelti o sui fasSOTlì. Mi raggricchiai dietro un grosso cisto. Mon- tati su fasci ili caline e tife palustri intrecciale in maniera da formare una, zattera (sono i fas- soni), quei fanciulli si avventurarono ove l'ac- qua sormonta il metro e, associandosi due cacciatori, penetrarono fra le canne e sparvero. Là con uno strepito indiavolato, con qualche sparata all'aria continuarono a disturbare i sel- vatici per obbligarli a levarsi o shoccare fuori. Si udivano lo schiamazzo e le schioppettate intermittenti, si scorgeva l'agitarsi, il piegarsi delle cannelle e qualche anitra o qualche fo- laga uscire siili' attenti spaurita ed incerta. All'improvviso un forte fracasso manifesta l'al- zata di un centinaio di Morette che si dirigono alla mia volta; sparo, ma le legioni si succe- dono alle legioni, sono parecchie migliaia di volatili, che mi offrono il destro di tirare di- speratamente per oltre un'ora. Il tardo Ger- mano precede il velocissimo Moriglione, le al- legre brigate di Alzavole crepitando seguitano i Fischioni, vengono tutti coscienziosamente a ricevere da me il battesimo di fuoco, indi ronzano ad ali spiegate sullo stagno e si ca- lano nell'acqua morta, ho davanti a me uno strato smagliante direi quasi metallico, i cui variati colori irraggiati dal sole scintillano pel continuo movimento. Fu disdetta che un osti- nato liheccio abbia impedito il volo delle fo- laghe, toltomi quindi il piacere di ucciderne e di adornare lo strato col morbido velluto della loro livrea. Cogli stessi uomini ci portammo a battere collo stesso sistema i piccoli stagni dolci di Palmas e Ponti-flgus. Qui i ragazzi, faceva caldo, gettati gli indumenti e rimasti nel tout-de- méme ereditato da Adamo, si tuffarono lino al petto, era l'unico metodo per avvicinare le folaghe quasi a tiro di bastone e cosi costrìn- gere le riottose a prendere il volo e, trapas- sando le brevi lingue di terra che intersecano il lago, esporle al ben nutrito mio fuoco. Ciò compito, li congedai. Addio bravi ragazzi preoc- cupati più che della misurata mercede, che vi ho concessa, dal desiderio di tentale liuti i mezzi per completarmi il divertimento! Siamo all'atto terzo del dramma, cambia Ts ATLANTE ORNITOLOGICO scena; i tre cacciatori rimasti mi appalesano il loro piano, che accolgo. A scia inoltrata far la posta alle Oche al sud di Santa Giusta verso Sant'Anna in una località, ove ne pascola abi- tualmente un certo numero, e nell'intermezzo cacciare le Pavoncelle. Questi eleganti uccelli smettono la innata diffidenza se avvicinati da una carrozza ed è quindi con tale sistema che nella mia coi due arditi ed infaticabili cavallini, internandomi fra gli sterpi, tirai loro a volo ed a termo. Quale divertimento ! Talora sbuca dal piede del clia- maerops una lepre o un coniglio, talora grida un beccaccino e coi rapidi zig-zags sublima il tiro, e s'ingrossa il carniere, ove il pelo e la penna trovano comune ricetto. Ilo arrischiato anclie un colpo di carabina a 400 metri su cinque Gru, che se ne stavano immote presso un piccolo specchio d'acqua, ma senza risul- tato e intanto annottò. È il momento della posta, la caccia serale al passo, (piando le oche dal mare vengono alla palude in cerca di cibo. La nostra truppa componesi di tre cacciatori, due uomini di scorta e il cocchiere. Mi nascosi fra i giunchi su una prominenza, due cacciatori ai fianchi ma molto scostati, uno dappresso, Dal Nero in calessino a mezzo chilometro di distanza. 11 cielo era sereno, limpidissimo, brillava d'inso- lita luce la costellazione dell'Orsa Maggiore, lontano lontano il cupo rombo del mare, una di (ptelle notti d'inverno delle quali solo i climi meridionali hanno il privilegio, non tirava vento, l'umidità penetrava nel mio abito e mi scor- reva un brivido per l'ossa. Quell'isolamento, quella taciturnità, l'ora m'ingolfarono nella percezione tormentosa del passato: i ricordi di una gioventù ordita di sogni e di speranze, le infauste delusioni che la schiantarono, l'alta sventura che ha tollerato il mio cuore, la con- siderazione che da vario tempo mi aggirava Ira queste arie metitìclie, regno delle febbri le- tali, la carità dei miei Genitori, il conforto di poche, ma provale amicizie, la pace della mia home, il diletto dei miei studi, tante e così svariate memorie rattristavano il mio pensiero. Per scuotermi scambiai alcune parole col cac- ciatore, quando udimmo un fruscio d'ali spe- dito, fu un volo di morette che quasi ci stri- sciarono sulla testa, poi un secondo, poi un terzo e via via, ma l'ordine era il tiro alle oche, non poteva trasgredirlo. D' intorno l'acqua veniva agitata dal piombare delle anitre e grida e liscili, rimanere spettatoli inerti era un vero tormento, <■ in quel tormento ho passata un'ora, (piatilo eterna quell'ora ! È pur vero che la du- rala ilei tempo si misura dalle impressioni che ci colpiscono: mi è volata in un baleno tutta lina vicina notte nel Casino di Sassari in quella festosa ospitalità, tra quelle Donne dai modi squisiti, dagli occhi stellanti, tra quei nobili Sardi, nei (piali ogni gesto, ogni discorso svela L'influsso del loro clima, (pianto più lunga è questa sola ora in maremma! Il cacciatore sonnecchiava, manna forte detonazione ci scosse, sentii tirarmi la l'alila del vestito e sussurarmi <• i CCO le «clic ». Girai l'occhio, nulla vidi, sentii però (pici grido particolare: chec, cine, elice farsi sempre più chiaro e distinsi una nuvola oscura che si avvicinava: una dozzina di oche. Tirammo i «piatto colpi, due tonti in acqua e poco dopo un terzo. Il cacciatore accorse e ne raccolse due, che si dibattevano nell'agonia, l'altra sbattendo l'ali s'involò fra le canne. Mi sono impossessato di due stupendi soggetti dell'Oca granaiola. Sparammo replicatamente ad altri due branchi, ammazzando però un solo maschio. La notte avanzava, erauo le dieci, la mano mi si irrigidì sul fucile, mi colsero la stan- chezza ed il freddo, diedi fiato al corno per chiamare a raccolta. Presso la carrozza trovai i due cacciatori, i quali mi attendevano e mi consegnarono altre tre oche, che avevano uc- cise. Sciolsi la compagnia e tornai col Dal Nero a Oristano, arrivandovi a mezzanotte intronati dai gridi delle anitre. Feci l'inventario: Sei oche. cinquantasette fra anitre e folaghe, una trentina di beccaccini, frullini, pavoncelle, una beccac- cia, un coniglio, due lepri : ecco la preda di questa impressionante e faticosa giornata! La Gallina prataiola, questo saporito selva- tico, oltreché nelle Puglie e in Sicilia abbonda discretamente in Sardegna e predilige i con- torni d'Oristano, ove vive, in branchi di trenta e piìi individui ove staziona, ove nidifica; nella rimanente Italia è rara, di passo regolare nel- l'autunno o nel verno. Ha lento il volo, il nero più o niello intenso si avvicenda col bianco e col lionato a venderne speciosa la livrea: abi- lissima alla corsa, salvasi spesso dall' insidia colla fuga e rende così difficile l'avvicinarla. Un giorno che cacciava nei piani depressi e acquitrinosi dello stagno di Santa • ìiusta le l'n uno dei tanti giorni nei quali ebbi la ventura di ammirare i costumi bizzari di pescatori dalle faccie abbronzate, dalle forme atletiche, di pastori ravvolti nelle pelli e incappucciali, di donne colle ceste in testa di legna affascinata; un nuovo mondo che retrocedeva lamia fantasia lontano lontano in altri temili, in altri luoghi) vidi un gruppo di circa quaranta Otarde minori. ui.wii ORNI i n <> 79 La guida mi disse: «sodo Pidragias • •. che è il nome sardo e aggiunse : «non si abbordauo». Ricordai allora un metodo già adoperato in Al- geria, e volli applicarlo anche qui. Diressi i ca- valli al galoppo in maniera da formare un angolo acuto col punto dove si trovavano gli uccelli e senza perderli di vista, lusingandomi che si na- scondessero nel folto dell'erbe, come aveva letto avvenire. Ma tristo ohe rimanevano immobili, cangiai tattica ed a trecento metri ili distanza descrivemmo un cerchio, restringendolo gra- datamente per chinderli nel mezzo. Neanche questo partito portò l'effetto ; nel secondo giro uno, poi due, indi tutti si levarono a tardo volo per rimettersi ad un chilometro di di- stanza sopra un'altura. Tre volte replicammo il tentativo, tutte tre volte con pari insuccesso; mi accorsi però che era sistematico il loro tra- sferimento da questa a quella località, sempre presso a poco le stesso. Famoso strategico, mutai piano di battaglia: le canne non man- cavano, appiedai, e. occultato di presso al sito donde erano partite, commisi alla guida di re- carsi a cavallo dietro il branco là dove erasi rimesso e con abili e pazienti mosse rilevarlo, dirizzandomelo incontro. «Ho inteso l'ordine di Vossignoria », fu la risposta e s'involò. Da un pertugio, che aveva aperto nel mio agguato, sorvegliava queste otarde ad occhio nudo, prima tranquille e accovacciate, dopo qualche tempo agitate, a rincorrersi, finalmente levarsi, dirigendosi al primitivo punto, precisamente ove io era nascosto ; passarono a trenta metri e due caddero estinte dal mio piombo. Udii uno strepitoso battere d'ali simile al suono di un filo metallico vibrato dal vinto, e questa volta si perdettero nelle nubi. I due esemplari, spellati colla solita accuratezza da Dal N'ero, arricchiscono la mia Collezione. Il giorno dopo mi riportai sul sito; aveva divisato di fare l'esperimento della vacca ar- tificiale per accalappiarne altre : un piano stu- pendamente immaginato e industriosamente ap- parecchiato; sogni dorati, che dileguarono per una semplicissima ragione: mancarono le otarde: la storia del famoso intingolo di lepre che un cuoco, per quanto capace egli sia, non sa ac- conciare se non ha il lepre ! ! I tordi, segnatamente il bottaccio, invadono l'isola; negli oli veti, nel bosco ceduo, negli alti fusti trovansi dovunque ; spaventati si al- zano a centinaia per rimettersi davvicino: si uccidono col fucile: le reti, gli altri sistemi di aucupio ponno dirsi ignoti in Sardegna. All'a- spetto, la sera quando vengono ad appollaiarsi, è la caccia, che prediligono gli isolani. Siede Sassari, ridente citta, nel cenilo di uno sterminato bosco di giganteschi olivi : si parte sul tramonto in allegra brigata, lo schioppo ad armacollo, alla cintura una trentina di cartue- cie e l'impermeabile arrotolato sulle spalle. indivisibile compagno in un clima spesso umido in questa stagione e si mpre incostante. Va- riato, pittoresco il panorama; il glauco degli alberi, si confonde licitino nasconde l'az- zurra volta del cielo: lontano, lontano il maro di l'orto Torres corona e contermina mug- ghiarne l'infinito orizzonte: variato pine il sen- tiero su nuda balza, su viottolo montano. Frequente è 1' incontro di pastori che recansi a passare la sera in città in carretto, a ca- vallo, a piedi, nei nazionali costumi colle Imo donne dai corsetti a color; diversi, ina sempre brillanti e dagli occhi fulgenti, e cani, e man- die di pecore, che ingombrano la via. Ma voi dovete proseguire il cammino, non curanti che di giungere in fretta ove l'uliveto si all'olla ; la via principale fu abbandonata da un pezzo; da una proprietà privata, scalando muretti di contine costruiti a siero, siete passati in una seconda, in una terza fra gli sterpi, sulle spine dei fichi d'India, sempre avanti: l'ansia di giungere a tempo, il continuo tzik, tzik dei tordi vi metton l'ali al piede. Finalmente, ec- coci giunti! Sotto un'annosa pianta o dietro un cespuglio, col guardo vagante sugli olivi dattorno ad attendervi i sopravvenienti. Il sole declina, cominciano gli spari, aumentano, di- venta un fuoco nutrito di fila. Il colpo è dif- ficile : al ramo, attesa la tinta verdognola del tordo confondentesi con quella delle foglie del- l'olivo; al volo, quasi impossibile per la grande rapidità: ostacola in entrambi i casi l'incerta e scarsa luce. Spesse volte un tordo dà celere la rassegna alla lunga stilata dei cacciatori, e Ira la salva dei molteplici tiri, prosegue inco- lume e s'invola, destando il generale stupore. Abbenchè ai soli esperti sia dato raccogliere. e di rado, una dozzina di prede e i più deb- bano accontentarsi di una o due ogni sera, il convegno dei cacciatori è numeroso. Il complesso attrae, affascina ; piacevolissimo poi è il ritorno aggruppati, così i racconti delle singole avventure, e l'ingenua ostinazione di tutti nell' affermare la propria abilità, con- trastata da particolari accidenti. La buona com- pagnia del doti. Ignazio l'iras Solinas. un per- fetto gentiluomo, un apprezzato amico, del quale e della leggiadra sua Dama non dimen- ticherò mai l'accoglienza festosa e cordiale, lar- gamente mi compensò del risultalo di quota parlila di caccia ai tordi, che forse anche per 80 atlanti; orni kh.ogico hi notte nebbiosa e fredda, si compendiò in un unico colpo, che rese vittima un novero mer- lotto! D'altronde, i ioidi sono grassi, bene pasciuti «li mirto e di ginepro, saporitissimi e io feci un bel tratto (forse non volontario) di ca- valleria lasciandoli tutti ;i disposizione dei mici linoni ospiti di Sassari. Ina seconda prova la tentai a Osilo, il paese rimarchevole pei ricchi abbigliamenti delle donne. Partimmo da Sassari in carrozza, ciano meco Dal N'ero, l'auriga cuna guida. Per via quest'ul- tima si rivolge a Dal N'ero e gli dice: « Sci veronese, ti conosco» Dal Nero strabilia. «Molto spesso ti vidi, prosegue, e ammirai i tuoi uc- celli >>. l'ai Nero scoppia dalla curiosità. Allora gli spiega che aveva prestato servizio nella Cavalleria, che era stato di guarnigione a Verona e ricordava quei tempi felici del suo (lassalo. Questo simpatico giovinotto, più ma- gro del veni, ci confessò che trascinava una vita di tartaruga inutile e misera colla pesca vagantiva <• che si era risolto a recarsi nelle miniere d' Igloias per migliorarla, se gli sarà concesso. La caccia fu fortunata per la presa di dodici lordi, ma le mancò il contorno esi- lararne e poetico: la, compagnia dell'amico l'iras Sali il as e l'allegro cicaleccio del ritorno. 11 racconto delle mie caccie in Sardegna è finito; lo suggello ringraziando i linoni Amici, che col consiglio e gli aiuti agevolarono il mio compito ed esprimendo la riconoscenza più viva al mio caro Vittorio Dal Nero, il fido. L'inseparabile compagno nelle ardite avventuro delle mie escursioni ('). Quanti aneddoti avrei potuto narrare, se non avessi temuto di rendermi lungo e noioso ! Quando, percorrendo a cavallo quelle ster- minate lande, per chilometri e chilometri af- fano deserte, incontravamo brigate più o meno numerose di paesani, pur essi montati ed ar- mali tino ai denti, che appena ravvisati ci muovevano incontro, rispettosamente salutan- doci e ci dicevano: «Fa buon viaggio, hai un po' di tabacco?» io rispondevo spiacente di non avere L'abitudine e tiravo innanzi il più delle volte seccato, ma Dal Nero, abbenchè astemio anch'esso, si all'iettava a tornirli di sigari toscani, dei quali precauzionalmente te- ueva piene le tasche e non appena s'erano al- lontanati con alia trionfale, dicevami : <• Anche questa è passata ». i Noi Giornale /--' Provincia di Padova dol marzo*aprile 1901 ho parlato diffusamente delle Caccie al Cervo al Chi^liiale, al Mulìmir r\<. E quella notte, l'ultima di carnovale, che passeggiavamo oziando la deserta piazza di Oristano e fummo avvicinali da Ire pescatori clic ci dissero: « Eh ! venite a liere la Vernac- cia! ». I.i seguimmo, era buio pesto; a poca disianza ci fecero entrare in una cantina sot- terranea, ove erano radunate altre persone e chiusero dietro a noi la porta a catenaccio. Si dovette tracannare qualche bicchiere del vino prelibato e fra gli evviva vollero ricon- durci in piazza. Dal Nero replicavami il ritor- nello : « Anche questa è passata ! ». In famiglia si volle festeggiare il nostro ri- torno in una brigatella d'intimi amici: mio Padre chiese a Dal Nero quale fu l'occasione più emozionante del viaggio. N'ebbe hi pronta risposta: « Non posso dirle la più emozionante, ma posso assicurarla che la più ricreante fu quella di sentirmi, non con uno. ma con tutti due i piedi nel ritorno sul porto di Civitavec- chia ! ». .Ma basta; mi manca 1' ardire di sommini- strare altre dosi del mio sonnifero ai lettori. Finalmente a titolo di curiosità cito la Cac- cia che si pratica ai Falchi col (Info reale, metodo che ora si usa più che altro in Ger- mania e (die nei tempi nudali fu in grande onore in Francia ed in Italia. Allora si usava invi- schiare dei grossi rami d'albero, ed i Rapaci, i Corvi, le Cornacchie, che accorrevano ad am- mirare il Gufo, se ne impiastravano cosi Le ali da cadere a terra impotenti a volale, e in tal modo divenivano facile preda del cacciatore nascosto nelle vicinanze. Oggidì invece si fabbrica una capanna dili- gentemente nascosta e fornita di spiragli per po- ter cacciare fuori il fucile e si ha la cura di sce- gliere unalocalità bene aperta e sforni la di alberi, il cacciatore vi colloca vicino un albero morto e coi rami senza foglie o pianta la capanna nei pressi di quello, il Gufo è legato su di una crocetta alta circa mezzo metro e si porta sul luogo in una gabbia scura. Se non lo si ha vivo, si usano anche uccelli preparati, ma ciò è meno attraente pei Rapaci o meno di- vertente pel cacciatore. In tal modo si uccidono in gran copia Averle maggiori. Corvi, Ghian- daie e Rapaci di ogni genere, eccetto Le Alha- nellc le (piali non sembrano ventre al Culo che sul far di scia. I Culi giovani sembrano più adalli perchè piii vivaci, pili attenti e quasi terrorizzali all'at- tacco del Falco, mentre i suggelli vecchi sono quasi indifferenti e si portano presso le ca- panno (piando s'avvicina il nemico. 1 Rapaci tentano colpire il Gufo sulla schiena, di ferirlo \ I L v\u-. ORNI rOLOGH SI cogli artigli e talora gli colano così dappresso che non si possono accidere senza tema ili ro- vinare il Grafo. In tal modo si catturano Astori, Nibbi, Pojane, Aquile; sembra però che gli A \ voltoj non si lascino tentare dalla presenza del fililo reale. K una caccia assai divertente, ma poco usata chi noi pella grande difficoltà di pro- curarsi i Gufi ('). Classificazione degli Uccelli. Si chiama Tassonomia o sistema quella parte della Biologia, clic cerca di dividere L'insieme degli esseri viventi in raggruppamenti. Il raggruppare idealmente degli esseri dicesi classificare, il risultato del classificare chiamasi classificazione, e i raggruppamenti, che risultano, diconsi classi (in significalo generico) o (jritjijii o assembramenti, si classifica in base a qualità degli esseri classificati e tali qualità, di cui ci serviamo, diconsi genericamente caratteri che significa segno, impronta (Ficaxbi). Gli uccelli noti si aggirano circa sulle tredi- cimila specie e naturalmente si dovettero di- videre in gruppi morfologici, tale fatto si chiama classificazione ornitologica. Nel coordinarli si ricorse ai caratteri esterni ed interni, cercando (pianto piti era possibile di rendere logici quoti gruppi. Noi includiamo il complesso di tutti gli uccelli noti nella sottoclasse Uccelli (Aves) compresa nella classe dei Sanropsidi (SAUROP- sida), che è formata dai Elettili e dagli Uccelli. La sui rodasse è divisa in « ordini », questi in «fa- miglio ». le famiglie in « generi », i generi in « specie»; quando le famiglie sono parecchie si raggruppano in un « sottordine », più sot- tordini in « sezioni », le famiglie in « sotto- famiglie », i generi in « sottogeneri ». Il con- cetto di « specie » fu introdotto nelle scienze biologiche da i • . lìay (inglese, n. 162.S, in. 170E . che fu il primo a precisare i gruppi, a usare un'esatta terminologia e a prendere per base della classificazione zoologica l'Anatomia. Una specie zoologica, è un « gruppo di organismi vi- venti, die differiscono soltanto per caratteri incostanti e sessuali -, questa la definizione; possiamo dire che la specie nel vero senso della parola non esiste, ina ebe noi raggruppiamo sotto questo nome soggetti clic presentano in- ter se gli stessi caratteri, tanto interni chi' esterni, cioè l'insieme di quelle cose che pre- sentano le stesse qualità, ovvero che hanno iìiler se qualità comuni, che possono pro- durre individui simili tra loro, i (piali alla loro volta sono fecondi. Alle piccole variazioni dipendenti da abitudini, ambiente di vita, lo- calità od altro clic emanano da un ceppo pros- simo e, se non del tutto, nel complesso costante e al (piale si connettono con individui intermedi] si diede il nome di « sottospecie », adottando la dicitura trinomia. Oggidì però si moltipli- cano così le distinzioni sottospeciliehe da in- generare gravi confusioni, rendendo meno serie le ricerche scientifiche. E si proposero nomi differenti per indicare le varie modificazioni, che la specie tipo subisce nei varii paesi e si fissarono caratteri troppo fantastici e di lieve momento. « La qual cosa a parer mio ( 2 ) non si può coscienziosamente intraprendere, perchè queste modificazioni passano impercettibilmente dall'una all'altra, e per infiniti piccolissimi cambiamenti si svolge e si sviluppa una catena composta di una quantità di piccoli anelli tutti tra loro collegati ». Ed una gran parte di queste moderne distinzioni furono talora stabilite su di un solo soggetto, confrontandolo con qual- che altro analogo di provenienza molto distan- ziata, senza porre attenzione che nei paesi ili- ci A Olii Volesse IlKlL'lii'Ui ci , • 1 1 IJ H 1 ì sulle valli- cat'l sicriio lo seguenti opere: Sforzino da Carcano, F., Tre libri degli Uccelli da preda, nei quali iti contiene la vera ■ Umt dell'arte de? Stroeeieri, 12.° Venezia, 1687 e \-2." Vi- cenza, ltì-"-; Schlegel et Verstor v. Wulverhorst, Traile de Fauconnerie, in-tol. max., avec 17 piche, dont 14 ooloriées, Leiden, imi 1853] Payne-Gallwey, R., il,, Fowleì in Ir. (1882); Bacchi della Lega A.. Cacete e continui degli Uccelli Silvani (1892); Maophereon, II. A. Hiet. > 1897); (miiì r.. cnrri,i. Falconeria, Uccella — u (1901); UillaisJ.G. The Hi/./ Fowlet in Scottano", (1901), et e. Riguardo ai libri ohe trattano Balia Falconeria si imi., dire ohe abbiamo lina vera biblioteca; Schlegel nel buo classico Praia &u l i nerie (1853) enumera 157 lavori scritti in diciannove lingue e l'Harting nella sua Kibliotheca I pitraria (1891), che è m. paziente ed eruditi. Catnloeo dei lil.ti antichi e moderni re- lativi alla Falconeria, quota IV me numero di ;;7s pubbli- cazioni in argomento. A i|uost'nltimo lavoro rimando illettore, che irolesse approfondire le mi. cognizioni in proposito; rie- weirà interessante anche per eli italiani, nmlti dei -inali pro- babilmente ignorano ionie imi pure abbiamo una Biblioteca Aecipitraria, che comincia da Brunetto Latini (147-1) e con tinna -tini ai giorni nostri. t 3 ) M. Pai LUCCI, Fami. Malaeol. Calabro, p. 78 (1879). Atlante ornitologico, — l'arte 1 li SI' vi I \\ ih ORNITOLOGICO termedi si potevano trovare i vari anelli di coDgiunzione e senza riflettere che è colle grandi serie che si devono stabilire le specie. Se molti Naturalisti tenessero a mente il comune detto : ■■ No being on tln's earthly ball ls like another, ali in ali. » noi non avremo a lamentare tante suddivisioni specifiche in gran parte insussistenti, fondate sulle parole jiare, sembra ed altre analoghe e che mettono in non lieve imbarazzo il sistema- tico d' ogni paese. Per la natura generale e ristretta del mio lavoro, io non posso fare uno studio partico- lareggiato e tipico sulle varie classificazioni mano mano proposte dagli Autori, e mi limi- terò solo a citare le principali dai primi tempi sino ai giorni nostri. ARISTOTILE (350 anni prima dell'Era Volgare) nella « Storia degli animali » divise gli uccelli in due grandi gruppi : a) Uccelli dalle dita dis- tjiniite; b) Uccelli dalle dita rìwaite e poi po- nendo attenzione al cibo che mangiano . alla conformazione del piede, del becco od altro, ne fece otto gruppi, cioè : 1. Gampsonyches, corrispondenti ai nostri Rapaci. '1. Scolecophaga, corrispondenti agli Oscines o Cantori, eccettuati il Cardellino, il Lucarino e pochi altri detti Acanthopìiaga e costituenti il 3 1J gruppo. 4. Senipophaga o Picchi. 5. Perìsteroidi o Piccioni. 6. Schizopoda o Trampolieri. 7. Steganopoda o Palmipedi. 8. Barca o Galline. Aristotile col suo mirabile libro può bene chiamarsi il « Padre della Zoologia ». Plinio (1° secolo dell' Era Volgare) nella sua « Historia naiuralis » adottò in parte la classificazione d'Aristotile, in (pianto riguarda la stinti ma dei piedi, ma s' interessò vivamente dell'ambiente nel (piale gli uccelli vivevano. Divise gli uccelli nei seguenti tre gruppi : a) « Uccelli dalle unghie uncinate » — i Rapaci. b) <• Uccelli dalle unghie lunghe e ro- tonde » - i Gallinacei o coi piedi larghi, piatti e del tutto palmati, come le Anitre e gli acquatici in generale. e) Gli Uccelli non palmati e che hanno potere di canto, li chiamò Oscines, suddividen- doli in Alili* cioè di grande statura e collo- candoli parte i Pappagalli egli Uccelli imitatori. Pur riconoscendo il grande merito di Plinio, dobbiamo dire che il suo celebrato lavoro ha più valore letterario, clic scientifico. Da Plinio tino a Pietra Beton poco o nulla troviamo in fatto di classificazione. Pietro Belon (') divide gli uccelli in sei ordini : n) Rapaci diurni e notturni. b) Uccelli di ripa coi piedi nuotatori. e) Uccelli di ripa coi piedi non nuotatori. d) Uccelli di campagna, che fauno il nido a terra. e) Uccelli che non hanno stabile dimora, ma vaganti. /) Uccelletti che nidificano sulle siepi e nei boschetti. Ulisse Aldrovandi ( 2 ) nel primo volume della sua grande opera parlò degli « Uccelli che vivono di rapina », indi dei Pappagalli, dei Corvi e degli Uccelli arlini posti poi da Linneo nel suo ordine delle Piche ; nel secondo tomo trattò dei «Granivori», degli «Onnivori», dei « Verniivori », dei « Baccivori » e dei « Can- tori », chiamò « Polveratori » i Granivori che amano spolverarsi : nel terzo volume infine si occupò dei « Palmipedi » e degli Uccelli di Ripa ». WiLLUGHHY ( J ), avendo a compagno di studi e di ricerche il Ray, divise gli Uccelli in due grandi categorie a) Uccelli terrestri — b) Uc- celli acquatici e quelli in a 1 ) uncungues (un- ghie e becco adunchi) e a') reotungues (uli- gine e becco diritti), gli uncungues in « frugi- vori», distinguendoli come statura in «grandi», in « piccoli », in « medi » , i rectungues furono suddivisi in riguardo alla forma e struttura del becco, la natura del cibo ed il colore della carne ; da ultimo stabilì due gruppi di Uccelli acquatici, cioè i «palmipedi che nuotano», e quelli delle rive o che se ne stanno non lon- tano dalle acque, dividendo questi e quelli in piii sezioni, delle quali diede le chiavi carat- teristiche. Carlo Linneo (1707-1778) può ritenersi il fondatore della Storia Naturale nel senso mo- derno della parola, ed il suo tempo assunse fisonomia così speciale, che si foggiò all' im- portanza di periodo e fu chiamato « Epoca Linneana », essa va dal 1735 al INDO e com- prende anche i lavori di Daubenton, Brisson, Buffon, Patinilo eie. lutti basati più o meno l'i o/wrr. :. t.ondini, 1676, in Ibi. vi I. ivi 1 ORMTOI.OGIi sul pintio lamicano. La Bua grande gloria con- giste nell'aver «lai <> ordine al caos che regnava a quei tempi, e nell'aver mostrato che an nome non era una definizione. Egli segui il piano Wil- lughby-Ray, migliorandolo notevolmente quan- do se ne dipartì : può considerarsi il fondatore della dicitura binomia; nella quale hawi due no- mi, il primoè il generico, il secondo lo specifico, cioè 'l'urtili* viscivorus, Turdus significa il nome ilei genero ossia del piccolo gruppo cui l'uc- cello appartiene, viseivorus indica quale specie è esso del genere del Turdus. Ciò è simile al nome di battesimo ed al cognome di un nonni, solo die il cognome deve nominarsi pel primo nel tipo ornitico. La prima edizione della sua opera principe, da lui chiamata Systema Naturae, apparve nel 17:;."., ma quella cui si riferivano iu generale gli Au- tori era la dodicesima che comparve nel 1766 o la XIII ' edita nel 1788 a Lipsia sotto la cura di Gio. Federico Gmelin ; ora il punto di partenza pella priorità del nome vien dato dalla X (1758). Nel metodo di classificazione seguì in gran parte il piano Willughhy-Ray, che, come dissi, migliorò d'assai, stabilendo i se- guenti sette ordini (ed. 1735) : 1. Accipitres — Uccelli a becco uncinato, vi iucluse anche i Pappagalli (Uccelli di Preda e Pappagalli). 2. Piene — Piche, uccelli colla mandibola superiore compressa e convessa (Uccelli .Mosca. Upupe, Corvi). 3. Macrorhgnchae — Macrorinchi, uccelli dal becco molto lungo ed appuntito all'apice. -1. Anseres — Oche, uccelli col margine la- terale delle mandibole fornito di dentellature. 5. Scolopaces — Beccacele, uccelli col becco cpiasi diritto. 6. Gallinae — Galline, uccelli col becco curvato a volta. 7. Passeres — Passeri, uccelli col becco conico ed appuntito. Nelle ulteriori edizioni del suo lavoro abolì i Macrorinchi e li riunì agli Seolopaces, for- mando il così detto ordine delle Grallae o Trampolieri. Linneo adottò, in complesso per classificare, i caratteri delle forme senza escogitare il si- gnificato di essi e nemmeno il concetto di clas- sificazione, se ne togli quello di specie, questa rappresentando per lui le unità primordiali ed invariabili del complesso dei viventi ed il si- stema dovendo alla fine arrivare a denominare ed elencare queste singole opere uscite dalle mani del Creatore. Linneo in generale si con- tentava di prendere (piale baso uno o pochi caratteri comi' si sia e. a seconda di essi, ripar- tire in gruppi i viventi. Il su lodo fu dello a ragione metodo artificiale. Buffon (') pubblico, con L'assistenza di Gue- neail de Montbeillard. la -na --tenia Naturale, ove sebbene seminasse spregiare ogni idea di classificazione regolare, pure lascio un monu- mento letterario imperituro. Tei primo ebbe qualche idea della Distribuzione Geografica de- gli Animali e sulla variabilità della specie, in contrasto con le vedute di Linneo, che la lite- in \ :i costante. MOEHRING () divise gli Uccelli in (piatilo classi : 1. Hymenopodes, [menopodi, cine Uccelli colle tibie piumate, coi piedi coperti da una membrana sottile e con alcune dita collegate ( Passeres e Piene). 2. Dermatopodes , Dermatopodi, cioè ec- celli colle tibie piumate, coi piedi coperti di una cute coriacea e rugosa (Accipitres e Gal- Unni). 3. Brachypterae, Brachitteri, cioè Uccelli colle tibie seminude e le ali inette al volo (Struzzi. l>iili. Otarde). i. HydrophyUie, Idrofili, cioè Uccelli colle tibie seminude e l'integumento tarsale fornito di una cute molle e coriacea (Orbi e Trampo- lieri linneani). M. A. Brisson ( 3 ) diede anzitutto gran peso al fatto se le dita erano o no collegate in tutta la loro estensione, poi alle dimensioni, fin ina e figura del becco, alla sua nudità alla base. al tarso nudo o piumato, alla distribuzione delle dita etc. e ne formò 26 ordini così chiamati. Ordine 1.° (Colitmbae). » 2.° (Gallinae). » 3.° (Accipitres). » 4.° (Corvus, Pica, Uteri e Uccelli del Paradiso ptni.). » 5.° (Lanius, Turdidae, Cotingae). » 6.° (Buphaga, Stumus). » 7.° (Upupa, Promerops). » 8.° (Gaprimulgus, Hìrundo). » 9. ù (Fringillidae). » 10.° (Alauda, Motacilla, Panisi. » 11. (Sitta). » 12.° (Gerthia, Uccelli Mosca). » 13.° (Picus, Psittacits, Tucanus). » 14.° (Rupicola, Merops, Alcedo). » 15.° (Struthio, lìln'ii. Oasuarius). (') Hist. iiat. ginér. et partirvi. 1749-1770. (■') Ariani genera, Bremae, 1752, (■•I limiti,. ,1. inm. e Paris, 1760. 84 Al I.WI I. ORNITOLOGICO Ordine 16.° {Ctis, Cìiwadrius, Haematopus) >> 17.' [Vanellus, Tringa, Platalea, Ardea, Porphyrio). » 18.° (Gallinula, FuUca). » 19.° (Podieeps). » 20. {Uria, Fratercula, Alca). » 21. (Spìtenisous, Oolymbus). » 22.° (Diniiictlea). » 23." [Liirit/ac. Sternidae). » 2i." (Merganser, Anser, Arias). » 25.° {Phalacrocorax, Peleeanus). » 2(>." (Phoenicopterus, Becureirostra). 11 lavoro di Brisson è certamente di grande merito, considerato come di ornitologia descrit- tiva ; ma dobbiamo osservare che le sue cono- scenze si limitavano però soltanto ai dettati dei libri ed alle parti esterne del corpo degli Uccelli. Nella moderna sistematica non si ac- cettarono i nomi specifici del Brisson, quantun- que la sua opera sia posteriore alla X ed. del Systema naturae, pel l'atto che non è Autore di regola binominalista ; sono però general- mente usati i nomi generici da lui proposti, cosa che seguii io pure. G. C. Schaekfer (') divise gli Uccelli in due grandi famiglie. a) Nudipedi, cioè Uccelli colla tibia se- minuda. b) Plumipedi, cioè Uccelli colla tibia del tutto piumata ; suddivise quelli {Nudipedl) in sette ordini, il primo dei quali pello .Struzzo [Fissipedi didattili), il secondo pegli uccelli simili allo Struzzo e pei Trainpolieri a tre dita (Fissipedi tridattili), gli altri ebbero pure per base il numero delle dita e la forma delle loro membrane. Divise i Plumipedi in undici ordini, regolandosi oltre che sui caratteri enun- ciati anche sulla forma del becco, il primo chia- ino col nome di Fissipedi isodattili e vi com- prese i Rampicanti; scisse in otto ordini i due liuneaui dei Passeri e delle Piche. Scotoli ( 2 ) studiò l' integumento dei tarsi (podoteca) e separò gli uccelli in due grandi divisioni, cioè quelli che presentano : «) Tarsi (da lui detti Tibie) reticolati. b) Tarsi (Tibie) scudettati. Scisse ciascuna di esse in nuove suddivi- sioni e queste in ordini, mantenne quello lin- neano delle Galline e vi comprese i Colombi, chiamò Breripedi le Rondini ed affini, assem- brò i Buceri ed i Tucani ai Rapaci. LESKE ( ; | segni Linneo, fondando l'ordine degli / ocelli ad ali piccole coi Brachitteri di Moehring. LATHAM ( ) agli ordini Linneani aggiunse quelli dei Colombi, degli Strussi e dei Pin- natipedi. Ilnwni bre ( J ) distribuì gli Uccellini dodici cliixsi, mise i Colombi colle Galline, lasciò le Rondini coi Passeri linneani. (imitino Cuvier ( l ) non solo tenne a base indiscussa i caratteri delle forme, ma iniziò per così dire, la critica dei caratteri stessi. Egli insegnò che i caratteri per classificare non de- vonsi scegliere a caso, come faceva Linneo; ma che vanno prima vagliati e poi considerati, e stabili, ciò che chiamo la subordinazione dei ai intieri e questi distinse in dominatori e su- bordinati; servono i primi, disse, a stabilire i gruppi maggiori e gli altri via via per quelli minori. Insegno inoltre che ì caratteri non de- vono essere soltanto esterni, ma contemplare ogni parte dell' organismo, l'intiero essere; quindi ecco l'Anatomia comparata, che deve considerarsi la base della classificazione ed in ciò consiste il grande progresso, che Cuvier porlo alla sistematica. Egli seguì il piano Linneano, però abolì l'ordine della Picae ed adottò quello dei Rampicanti (Qrimpeurs) proposto da Brisson, collocando le rimanenti Picae nei Passeracei. E nel suo successivo e grande lavoro ( 6 ), basan- dosi sui caratteri del becco e dei piedi, divise gli uccelli in sei grandi ordini, cioè : a) Oiseaux tic proie, Rapaci con due fami- glie : a - Rapaci diurni, a - Rapaci notturni. b) Passera ii. e, Passeracei con quattro fa- miglie : 1. TJentirostres, Denti rostri (becco intaccato sui lati dell'apice: Lanius, Tanagra, Tur dm, Syl- via, etc. 2. Fissi rostres, Fissirostri (becco eorto, largo, senza inlacco, fesso profondamente: Rondini, Rondoni, Succiacapre, eie). 3. Oonirostres, Conirostri (becco forte, più o meno conico e non intaccato : Allodole, FriNGILLLDAE, Storni, Corvi. Uccelli del Pa- radiso, etc). -1. l'ciniirtisircs, Tenuirostri (becco debolo, al- lungato, diritto o curvato, senza intacco: Bitta, ('iiiliia. Uccelli Mosca, Upupa, l:)ii- iiiachiis. etc.) cui tiene dietro la piccola di- 1790. ( l ) Avfemgtgr. dei Waturgeich. Lipsia, 177U. i | Qen. >i". ttf Birds, Lumi. 17S1 e Index Orn. Londinl, (') 1 litri"! . in/ li>*t_ uni. Pragae, 1777. Iti' i'l. I hintli"! [{ali -lmu:ii\ 1771. i » l'ur>i. Natvjrgesch. Gofctingen, L803. ( 3 ) Tasch. deviseli. v'ógelkuncU Frank. A. M., 1 810. (') Prodromi'*' Byti. Manin: et Ivivm, Berillio, 1811. i i Man. d'Orntt. Amsterdam. 1815. i i !/..„. d'Orn. '.'.'il Paris, 1820-40. 86 ATLANTE ORNITOLOGICO I ." i ardine Rapaces, Rapaci _." » Omnivores, Onnivori = Coraees. 3.° » Tnseetivores, Insettivori. 4.° » Granivores,GrTaiiìvovi=:Passereaux. 5. ■> Zygodactyles, Zigodattili \ Grim- 6.° » Anisodaetyles, Anisodattili ( peurs 7. » Alcions \'). Alcioni - Alcyons. 8. » Ohelidons, Chelidoni. il." » Pigeons, Colombe. 10." » Gallinacea, Galline. 11." » Alectorides, Alettoridi. = Gralles, partim. 12.° » Coureurs, Corridori. 13.° » Gralles, Trampolieri. 14. » Pinnatipèdes, Pinnatipedi. 15." » PaVmipèdes, Palmipedi. 16. » Inertes, Inetti (Apteryx, Dvonte). Il manuale del Temminek, sebbene non privo di molti difetti, rimane uno dei migliori la- vori Bull' Ornitologia Europea. De Blainville ( 2 ) ammise nove ordini, ba- sandosi più elie altro sul carattere delle intac- cature (echancrures) dello sterno, carattere già enunciato da Willughby, ma poi abbandonato dai successivi Autori. Questi sono i nomi dei suoi ordini : 1. Prehensores = Pappagalli . 2. Raptatores = Rapaci. 3. Scansores = Rampicanti. 4. Saltatores Passeracei con due sezioni a) veri, l>) falsi, questi secondi in parte ar- bitrariamente separati dai Rampicanti. 5. Giratores = Colombi 6. Gradatores = Galline. 7. Gwrsores = .Struzzi. 8. Grallatores = Trampolieri / con quattro 9. Natatores = Palmipedi ) sezioni. Questo metodo per quei tempi fu di grande valore e gettò le basi per studi ulteriori e più vasti . Vieii.lot (') adotlò cinque ordini liuneani, riunendo i due delle Pieae e AeiPasseres nell' u- nico detto dei Sylvani (Silvani). 15. MERREM (') studiò accuratamente la ca- (') Neil' edizione del 1815 è scritto llcyotu <* Binanti- ptdes in laogo ili Alciòni e Pinnatipèdet, (-) Prodr. d'une douv. classi! dn Bégn. A nini. Journ. de Phye. LXXXXIII. pp. 252-53,58, 59 (181B) e Bullet. Soe. Phil. Pari» 1816, pag. 110. P) Anali*, ti' un*' nouv. Orn. élém. L816 i- Wouv. Diet. m»i. Nat. 2 a ed. art. Ornithologie, 1818. (*) XeBtam. Byet. Nat. Aviinii. dead. BeroHnensi pp. 287- 859, 1812-13 Berlino, lslii. renatura dello sterno, ed il suo tentativo rappre- senta il prillili sforzo latin in analogia cogli si udi moderni, sebbene alcune delle sue divisioni non si possano oggi seriamente accettare. I nomi dei generi sono in gran parte quelli usati da Linneo. ma ne ommise qualcuno (Buceros, Haematopus, Merops, etc). Chiamò Aves cauinatae quegli Uccelli che presentano una carena longitudi- nale e Aves ratitae o Ratiti quelli che hanno lo sterno senza carena, cioè gli Struzzi e simili. Ed i primi (Aves caiunatae) divise in aerei (Aves aereae), terrestri (Aves terrestres), acquatici (Aves aquaticae) e palustri (Aves PALUSTREs) coi seguenti ordini o gruppi : I. AVES CARINATAE. 1 . .1 ves aereae. A) Rapaces — a) Accipitres, Vultur, Falco, Sagitiarius. 6) Stri.,-. B) Htmenopodes — a) Chelidones: a) Chelidones nocturnae, Caprini ubjus. h) Chelidones diuknae, Hi- rundo. b) Oscines : a) Oscines conirostres — Loria, Fringilla, Emberiza etc. b) Oscines tenuirostres — Alauda, Motacilla, Lamine, Turdvs, Paradisea, Oriolus, Gorvus . siila e Certhiae PRT. etc. G) Mellisugae, Trochilus, Certhiae e Upu- pur PRT. 1>) Dendrocolaftae, Virus, Yunx. E) BREVILINGUES, a) Upupa ; 6) Ispida. F) Levirostres, a) Bampìiastus; b) Psittacus. G) Cocctges, Guculus, Bucco etc. 2. Aves terrestres. A) Col li lidia. B) Gallinae. 3. Aves aquaticae. A) Odontorhim in ; a) Boscades — Anas ; b) Mergus ; <•) Phoenicopterus. B) Platyuhynchi — Pelecanus, Phaèthon . I'IiiIiis. C) Aptenodytes. 1)) I'kin Aliai i - : a) CEPPHI — Alca, Collimili PEDIBUS l'M.MATIs ; 6) Podiceps, Columbi PEDIBDS LOBATIS. B) Stenorhi m hi. 4. Aves palustres. \ 1 I INI K "UNI Tlll.iillll (I *7 A) Hi -in "i w -. a) l'n u iridi - Rallus, Fulica, l'arni: V) LlMOSCGAl — Xu- menius, Scolopax, Trmga, Oharadrius, Eeeurvirostra. B) Gkau.ak : (i) Erodii — Ardeae angue in- termedio sellato ; 6) PeLABGI — Cicouia. Mycteria, Tantali pbt. Platalea : e) GrE- iìaxi — Ardeae ceistatae, Gruea etc. 0) 0TI8. II. AVES RATITAE. -- Struthio. Giiavenhorst (') divise gli Uccelli in dieci ordini : 1. Spatriai = Accipitres. 2. I,i rirostri (Tucani, Buceri e Pappagalli). 3. C'araci , 4. Picchi , l'irac linoeane. 5. Tciiiiirastril 6. Passeracci. 7. Gallinacei. 8. Struzzi. 9. Trampolini. IO. Oche. C. Ranzani ( 2 ), in un' opera poco nota, imi pure molto esatta e di indiscutibile valore, sulle orine di De Blainville e di Mei-rem e basan- dosi principalmente sulla carenatura dello sterno, divise gli Occelli in due sezioni ed in sette ordini : a) Uccelli aventi lo sterno non carenato. Ordine 1. Ratiti (Eatitae). b) Uccelli aventi lo sterno carenato. Ordine 2. Galline (Gallinae). » 3. Rampicanti (Scansores). » 4. l'a sseri (Passerei). » 5. Rapaci (Eapaces). » li. Gralle (Grallae). » 7. Nuotatoli (Natatores). E nello stabilire ciò, studiò i caratteri dei tarsi, dei piedi e delle unghie, della positura del corpo, dell'impennatura delle tibie etc. L' Heemlniee ( ; ) seguì il suo maestro De Blainville, studiando la struttura dello sterno e occupandosi soltanto di ciò nel classificare gliUc- celli senza curarsi dei caratteri di secondaria importanza sin allora tanto apprezzati; in questa considerazione superò di gran lunga (pianto aveva fatto il De Blainville. Come il Merrera di- vise gli Uccelli in due glandi gruppi OlSEAl \ Ch I ìigé dot tyttem. natwrg. Broslan, 1817. i'i i;i>-m. di Zoologia, tomo III. parto 1.. Bologna, 1821. ( l ) Rech. Min- Pappar, sttm. dei Oieeaux, v t ti Sor. Lino, di Parigi, VI. pp. 3-83 (1K27). NOEMAUX e OlSEAUX i\n\lir\ t'aiinalar e Bo- titele di Merrem). Divise gli uccelli normali in trentaquattro famiglie cioè. 1. « Accipitres » Accipitres, Linnaeus. 2. « Serpentain Oypogeranus, Illiger. 3. « Chouettes » — Strix, Linnaeus. 4. « Touracos » - Opaetus, Vieillot. 5. « Perroquets » — Psittaeus, Linnaeus. 6. « Colibris » — Trochitiin. Linnaeus. 7. « Martinets » - Oypselas, Qliger. 8. « Engoulevents » - Gaprimuhjus, Lin- naeus. 9. « Coucons » - Oucuhis, Linnaeus. 10. « Couroucous » — Trogon, Linnaeus. 11. « Rolliers » -• Oalgubis, Brisson. 12. « Guèpiers » - Merops, Linnaeus. 13. « Martins-l'iclieiiis » — Alcedo, Linnaeus. 14. « Calaos » - linci ras, Linnaeus. 15. « Toucans » - Rhamphastos, Linnaeus. 16. « Pics » Ficus. Linnaeus. 17. « Épopsides » — Epopsidex, V'ieillot. 18. « Passereaux » — Passeres, Linnaeus. 19. « Pigeons » — Columba, Linnaeus. 20. « Gallinacea » — Gallinacea. 21. « Tinamous » -- Tinamus, Latbaiu. 22. « Foulques » — Fulica. Linnaeus. 23. « Grues » — Grus, Pallas. 24. « Hérodions » -- Herodii, Illiger. 25. « Les ibis et les spatulos » (senza alcun nome). 26. « Gralles » -- Grallae. 27. « Mouettes » -- Larits, Linnaeus. 28. « Pétrels » — Procellaria, Linnaeus. 29. « Pélicans » — Pelecanns, Linnaeus. 30. « Canards » — Anas, Linnaeus. 31. « Grèbes » — Podiceps, Latliam. 32. « Plongeons » — Oolymbus, Lathain. 33. « Pingouins » — ^4/cp. 70 (*) Beitràge tur Kenntnisi ■ Yatttrg', <ì. V'igei (1839). VTI.ANTK lilìMliil.i»;[l o 89 Assimilò alle Anseres il gen. Podoa e Fulica, «■««sì prossimi ai li vii. in vi., rivelò infine le af- finità tra i Phalaropi e le Tringae. 1 lavori del Brandt Mimi i 1 1 1 1 » ■ n ( : 1 1 1 1 i per avere «3gli lissato. quale base principe, li- ricerche osteologiche. Il Nitzm ii ('), «li cui già parlammo, nella sua mirabile Pterylogi'aphie propose una classi- ficazione basata siigli studi pterilografici. Di- vise gli Accipitri s in « diurni >> e « notturni ■■, ed i primi in tre sezioni « Avvoltoj del .Mondo Nuovo» « Avvoltoj del Mondo Aulico » e fieli. Falco «li Linneo. Divisi- i Passeres (« Passeri- na*») in otto famiglie] associò nelle Picariae le seguenti divisioni: Mai IROCHIRES, CuCUUNAE, PlCIN VI , PSITTACINAE, AmPHEBOLAJ . CaPRIMUL- i.invk. TOD1DAE e Lipoglossae ; fece della sottoclasse Ratitae (MeiTein) l'ordine dei Pl.A- irsTERNAE etc. L' opera del Nitzsch fu «Iella piti grande importanza, e possiamo dire che sulla sistematica è imo dei migliori libri che siano stati scritti, ma purtroppo come di tanti altri è un lavoro assai poco conosciuto. MiilXER, il grande anatomico tedesco, stu- diò (') gli organi del canto nell'ordine dei l'as- seracei, che divise in parecchie tribù, e se la sua classificazione oggi non è piatici, ciò non toglie che egli trattasse l'argomento molto profonda- mente e con l'innata perspicacia. Il Cabanis può dirsi l'ultimo sistematico della vera scuola Cuvierana. Egli ( 3 ) seguì le, ricerche del Mailer sulla siringe, cui aggiunse quelle sul differente integumento della pianta laisi, che gli sembrava fosse in correlazione coll'organo del canto e del numero delle re- miganti primarie, che crescono sulla « manus » ornitica. Così la « sottoclasse degli Insessori » che era composta di tutti gli Uccelli che si ap- pollaiano sugli alberi, eccettuati quelli di Ra- pina e le Colombe, fu divisa dal Cabanis in quattro « Ordini » cioè : 1. Oscines = Oscines (Miiller). 2. Clamatores = gran parte delle Picariae (Xitzsch), cioè uccelli con piedi di struttura normale e di tipi molto eterogenei Inter se. 3. Strisores, cioè uccelli con piedi di strut- tura anormale. i. Scansores = Grimpeurs (Cuvier) e Zygo- dacti/li (Auct.). Il Cabanis, specialmente con l' istituzione CI Pterylographie, (1840). i i r,h. die bisher vnbekan. typUehen Vertchieden. der Sti/mmorgcme der Paeterinen, 4", Berlin, (1847r i ) «irnitbolog. Notizen, Archic fiir Vfaturgeech, XIII 1, pp. 186-256, 308-352 (18471. dell'i li-dine l >-< ini-, lece opera «li grande valore. «■« iotevole acume calcoli» caratteri che prima d'allora ciano rimasti ignorali o negletti. Tralasciando ora molti alni sistemi di clas- sificazione proposti «la chiarissimi Autori, come il Bonaparte, il Blanchard, il Wagner, vengo senz'alno all'epoca così detta Evoluzionista, cominciando dall' Huxley. Questa «plica, detta anche darwiniana dal principale innovatore e caposcuola, ebbe prin- cipio nel 1858 e perdura ancora. K per mag- giori ragguagli sull'importantissimo tema, con- siglio di leggere gli eloquenti e mirabili capitoli del Professore Newton, che io ho specialmente Studiati e in parte riprodotti. Non è qui il luogo di entrare in dettagli sulla storia del- l'Evoluzione: malo storico di qualsiasi bianca della Biologia deve ricordare la fausta data dell' 1 luglio 1858, nel «piai giorno furono per la prima volta comunicate al Mondo scien- tifico le vedute, ora così celebrate, di Darwin « di Wallace e deve pure rammentare che verso la fine dell'anno successivo comparve la granile opera, detta 1' «Origine «Ielle specie» di Carlo Darwin, che apportò la più grande rivoluzione del pensiero umano nei nostri tempi o forse in qualsiasi altro secolo futuro. La gran parte dei biologi, che erano imbevuti di altri prin- cipi, furono invero e naturalmente incerti ad abbracciare la nuova dottrina, ma la loro esi- tanza fu solo naturale conseguenza «Iella cautela. che ammetteva il loro metodo scientifico. Pochi erano quelli che ritenevano mirabile pensiero l'idea racchiusa nella nuova frase famigliare « se- lezione naturale »; ma anche quelli che avevano fino allora creduto e che ancora credevano nel- l'assoluta santità della «specie », tosto compren- devano che i loro diuturni studi avevano subito un cangiamento, che le loro vecchie posizioni erano minacciato da un pericoloso nemico e che per sostenersi dovevano trovare nuovi mezzi di difesa. Molti coraggiosamente mantennero i loro principi, e per essi non deve esprimersi alcuna parola di rimprovero. Altri pochi pretendevano, quantunque fosse noto il contrario, «die essi avevano sempre parteggiato per la nuova fi- losofia, così completamente essi assentivano che ciò fosse del tutto filosofia e per questi anche una sola parola di rimprovero sarebbe troppo. Altri ancora con seria deliberazione, come tanno gli nomini che desiderano onestamente la verità e null'altro se non la verità, acconsentivano in- tieramente o quasi del tutto ad argomenti, che essi gradualmente trovavano irresistibili. Ma lasciando ila parte le generalità e restringen- doci a- ciò che è nostro argomento, non vi fu itl/iul,' i>niitob> : tic certamente alcun ramo della zoologia come questo, nel quale i migliori ingegni e di con- seguenza i più eruditi lavoratori tosto accet- tassero i principi dell'Evoluzione dell'Ornito- logia e naturalmente l'effetto sul suo progresso fu nettamente marcato ed essa ricevette un nuovo indirizzo. (ìli Ornitologi ora compresero che essi avevano qualcosa dinanzi che era veramente degno di investigazione. Le que- stioni
  • i hilcs. l'ur. 5. Aetomopbae ( Raptores, Cav.) 6. Psittaeomorphae 7. Cocoygoiuorphae 1. Tinamidae 1. Charadriidae 2. Scolopacidae 1. Gruidae 2. 1,'allidae 1. Laridae 2. Procellariidae 3. Colymbidae 4. Alcidae 1 . Arcliaeopterix 1. Struthi.! 1. Rhea 1. Casnariufl 2. I irouiaeus 1. Dinoinia 1 . Api Psophia, Rhi- nochetus Otis, Cariama 1. Auatidae, con l'a- lamedea 1 . Ardeidae 2. Ciconiidae 3. Tantalidae 1. Strigidae 2. Cathartidae 3. Gypaetidae 4. Gypogeranidae Gruppo intermedio : Celeomorpbae (Picidae) Gruppo 1. Cypselomor- phae Gruppo 2. Coraconior- phae ( Passeros) 1. Coliidaè 2. 3. Mnsophagidae Cuculidae 4. Bucconidue 5. 6. 7. lìliamphastidae Capitonidae Galbulidae 8. Alcedinidae 9. Bucerotidae 10. 11. 12. Upupidae Meropidae Moraotidae 13. Coraciidae 14. Trogonidae 1. Trochilidae 3! Cypselidae Caprimulgidae (Phoenicopterns) ATLANTI-: ORNITOLOGICO La classificazione dell'Huxley, fondata prin- Lo Sclater senni i lavori dell'Huxley con cipalmente sulle forme del palato, segnò un notevoli miglioramenti ed aggiunte, ed il se- passo importante nella Storia della Classifica- guente è lo schema «Iella classificazione da lui zione ed i suoi studi furono continuati dal proposta (') : G-arrod e dal Forbes. Classe AVES. Sottoclasse CARINATAE. ORDINE SOTTORDINE FAMIGLIA I. Passeres I. Oseines a. b. e. - '. Podarginae A. Phaethornitliidae B. Trochilinae A. Phytotoruinae B. Anipelinae C. Lipauginae A. Dendrocolapti- nae /;. Auabatinae C. Furnariinae A. Hylactinae B. Eriodorinae A. Bombyoillinae B. Muacicapinae C. Myiagrinae A. Laniidae />'. Malaconotinae A. Gynmorinhae B. Corvinae C. ftarrulinae IL Dendrocittinae /.'. Fregillinae A. Paradiseinae B. Tectonarchiuao C. Glaucopinae A. Ploceinae - B. Spermestinae A. Fringillinae B. Pyrrhulinae O. Coceoborinae li. Emberiziuao a. Geococcyges '). Zanclostominae a. Specie americane b. Specie asiatiche e. Specie africane Al I.AN I 1 <>l;s '.,,|( i, SKKIH oniuM-: SOTTORDINE FAMIGLIA 91. Sylvioolidae 92. Alaudidae - 93. Hrachypo- didae - 94. Meliphagidae - 95. Nectarinidac - 9ti. Dacninidae 97. 99. Certhiidae Timeliidae 98. Paridae 100. Sylviidae SOTTOFAMIGLIA .(. Arremoninae />'. Tlir;iii|iiii:n C. Sylvicolinae /'. Motac-illiiiac «. FormedelNuovo Mondo {Dumi*, etc.) b. Forme del Mon- do Antico (IH- eaeum, etcì .1. Timeliinae /■'. Cisticolinae C. Troglodytinae I). Miiuinae E. Copsychinac A. Sylviinae B. Turdiuae sezioni; ii. Turdiformes b. Lueciniformes Questa è una pallida idea della classifica- zione proposta dal valente prof. Reichenow, che incontrò il favore degli Ornitologi tedeschi e che è fondata su mirabile senso pratico e studio analitico profondo. In America abbiamo la classificazione dello Stejneger, che ebbe a collaboratori l'Elliot, il Barrows ed il Kingsley ed è lavoro affatto ori- ginale, differente da quello dello Sclater, ma non meno ricco di deduzioni nuove e profon- damente studiate. Ecco lo schema dettagliato ('): OTTOCLASSE fcaurtirae Odoutotormae I. Odontohol- cae '. Eurhipidurae SOPRAORDINE I. l'romaeogna- thae II. Impennes III. Euornithes ORDINE I. Ornithopappi(.4r- chaeopteryx, Laop- teryx 1) I. Pteropappi (Ich- thyornis, Apator- nis) I. Dromaeopappi (Hesperornis, etc. i I. Struthiones II. Aepyornithes III. Apteryges IV. Crypturi (ordi- ne Gastornithes) V. Ptilopteri VI. Cecomorphae SOPRAFAMIGLIA I. Strnthioideae II. Rheoideae III. Casuaroideae IV. Dinornithoideae I. (.'olymboideae FAMIGLIA 1. Dromaiidae 2. Casuariidae Spheniscidae ( lo] vmliidae (Podieipedidae, anct.) SOTTOFAMIGLIA ii sin intani Maturai Eittory «Avea» IV., Boston, 1885. Atlante ornitologico — Parte I. 98 ATLANTE ORNITOLOGICO SOTTOCLASSE SOPRAORDINE ORDINE VII. Grallae Vili. Chenuiiiur- phae IX. Herodii X. Steganopodea SOPRAFAMIGMA \ l . i ipisthocomi XII. Gallinae Sottordine I. < rft] linae Alectoro- podes Sottordine II. Gal- linae Peristero- podes XIII. Pterocletes XIV. Columbae XV. Aecipitres II. Beliornithoideae (Beliornìs III. Alcoideae IV. Laroideae V. Proccllaroideae VI. Chionoideae VII. Scolopacoideae VIII.Eurypygoideae IX. Cariamoideao X. Gruioidae XI. Aiihimuideui- XII. Anatoideae XIII. Phoeuicopte- roideae XIV. Ibidoideae XV. Ardeoideae XVI. Pelecanuiduait XVII. Fregatoideao XVIII. PhaStontoi- deae FAMICI.I \ 1. Urinatoridae 2. Alcidae 1. Stercorariidae 2. I.aridae 1. Diomedidae 2. Procellariidae 3. Pelecanoididae 1. Chiunidao 2. Thinocoridae 1. Glareolidae 2. Dromadidàe 3. Charadiiidae 4. Jacanidae 5. Scolopàcidae 6. Oedicnemidae 7. Otididae 1. Enrypygidae 2. Rhinoohetidae 3. Mesitidae 1. Psophiidae 2. Gruidae 3. Aramiilat- 4. Rallidae 1. CnemioTiiithidae 2. Cereop8Ìdae 3. Anseraiiatidae 4. Plectropteridae r>. Anatidae 1 . Palaelodontidae 2. Phoeuicopteridae 1. Cieoniidae _. Scopidae 3. Balaenicipitidae 4. Ardeidae 1. Pelecanidae 2. Sulidae 3. Phalaciocoraoidae 4. Anliingidae 1. Tetraouidae 2. Phasiauidae 1. Megapudiidae 2. Cracidae 1. Dididae 2. Didunouiidae 3. Gouridae 1. Columbidae 5. Carpophagidae 1. Gypogeranidae 2. Cathartidae 3. Faleonidae SOTTOFAMIGLIA \ I 1 \\| E ' IRN1 rOLOGII • I 99 3TTOCLASSK SOPKAORDINE ORDINE XVI. Psittaoi XVII. Picariae XVIII. Passere» 1 SOPRAFAMIGLIA I. Cuculoideae II. Coraeoideae III. Colioideae IV. Alcediuoideae V. Upupoideao VI. Pieoideae VII. Trogonoideae I. Menuroideae II. Eiirvlaiinoideae III. Tyranuoideae IV. Forniicaroideae V. Passeroideae i \mic;i.i \ I. Strigidae 1. Stringopidae 2. Plictolophidae 3. Platycercidae 1. Pali rnitliidac 5. Psittacidae 6. Conuridae 1. Mnsophagidae 2. Cacnlidae 1. Steatornithidae 2. Podargidae 3. Caprimulgidae 4. Coraciidae 5. Leptosomatidiic Moropidae Todidae Momotidae Alcedinidae Bucerotidae Upupidae Irrisoridae BneconidiK* Galhulidae Rhamphastidac Megalaemidai' Indicatori dae Picidae 1. Cypselidae 2. Trochilidae 1. Monuridae 2. Atricliornithidae Xeniscidae Philepittidae Pittidae Tyrannidae Pipridae 6. Cotingidae 7. Phytotomidae, 1. Conopophagidae 2. Pteroptochidae 3. Formicariidae 4. Dendrocolaptidae 5. Furnariidae 1. Alandidae - 2. Motacil- lidae - 3. Enionridae - Timaliidae - 5. Liotri- cbidae - 6. Mascicapidae - 7. Turdidae - 8. Cin- clidae- 9. Troglodytidae - 10. Chamaeidae - 11. Mi- midae - 12. Hirnndinidae - 13. Campephagidae - 1 1 . Diomridae - 15. Ani- soi roj wim.i.ia 1 . Vultnrinae - 2. Aqnilinae - 3. Pan- dioninae - 4. Cir- oinae - 5. Milvinae 6. Polyborinae - 7. Accipitrinao - 8. Falconinae 1. Asioniuae - 2. Stri- li ■ 1. Picunminae- 2.Pi- cinae -3..Iynginae 1. Chaeturinao - 2. Micropodinae 100 ATLANTE i UiNITOI.OGICO SOTTOCLASSE SOPRAORIUXE ORDINE SOPRAFAMIGLIA FAMIGLIA pelidae - 16. Artamidae - 17. Laniidae - 18. Vi- reonidae - 19. Paridae - 20. Oriolidae - 21. Para- diseidae - 22. Corvidae - 23. Sturnidae - 24. Me- liphagidae - 25. Nectari- niidae - 26. I licaeidae - 27. Certhiidae -28. Coe- rebidae - 29. Mniotil- tidae - 30. Tauagridae -31. Plooeidae - 32. Icte- ridae - 33. Fringillidae SOTTOFAMIGLIA Nel 1888 il Prof. Fiivbringer (') propose una classificazione, che si può più o meno adottare, ma che è mirabile lavoro e per indagini e per la sottile analisi. Io la riproduco come le altre. servendomi del riassunto offerto dal Gadow (') ed osservando che il 1888 ha t'ormato epoca nella storia della .Sistematica Ornitica: Classe AVES. I. - Sottoclasse SAURURAE. Ordine Archoruithes . . Sottoriusv: Archaeopterygiforiiies. Stirpe Arehaeopteryges Famiglia Arehaeopterygidae II. - Sottoclasse ORNITHURAE Ordine Struthiornithes . . . Rheornithes Hyppalectryoruithes Sottordine Struthioniformes . Rheiformes .... Casuari ifornies . . Sottordine intermedio : Aepyornithiforuies Sottordine intermedio : Palamedeiformes . [ Anserifonnes . . . Pelargornithes Podicipitiformes. Stirpe Famiglia Struthiones Struthionidae Rheae Rbeidae Casuarii Dromaeidae, Casuarii- dae, Dromornithidae Aepyornithes Aepyornithidae I'ahuuedeae Palaniedeidae \ Gastornithes Gastormtbidae / Anseres o Lamelliiostiea Anatidae Eualiornithes Enaliornithidae Hesperornitlics .... Hesperornithidae r , , u t> t . ^ Colvmbidae Colymbo-Podioipites j Po / ioipiaidae (') Untersuchungeii zur Morphologie unti Sistematila der V'ùgel, Amsterdam (ISs^i. (-) Nature, Voi. XXXIX, pp. 150-152, 177-181 (die. 1888). ATI.ASTK OKNITQ] i".l( il 1(11 Ordine Classe AVES (Continua). I. - Sottoclasse SAURUKAF. (Contìnua). SOTTOR DI N E S l 1 1 : P E Phoenicopteri Polargomithes - Ciconiil'ormee (Continua) Sottordine intermedio : Procellariiformes . Sottordine intermedio : Aotenodytiformes . Sottordine intermedio : Ichtliyornithiforme Charadriornithes .... Charadriiformes. (Aegialornithesi Sottordine intermedio : Gruilbrnies Sottordine intermedio : Ralliformes Pelargo-Herodii. Accipitres //( merohaì pages, Pelar- gokarpages) Steganopodes . Famiglia Palaeodidae Phoenicopteridae Plataleidae o Hemiglot- tides Ciconiidae o Pelargi Scopidae Ardeidae o Herodii Balaenicipitidae Gypogeranidae Cathartidae Gypo-Falcouidar Phaetontidae Phalaoroeoracidne Pelecanidae Fregatidae Prooellariae o Tubinares Procellariidae Aptenodytes o Impeunes Aptenodytidae Ichthyornites \ Iclithyornithidao ) Apatoruithidae Chara- drii Laro-Limicolae . l'arrae Otides. Enrypygae Grues. . . ( Charadriidae ' Glareolidae ( Dromadidae Cbionididae Laridae Aleidae Thiuoeoridae Parridae l Oedicnemidae / Otididae i Enrypygidae } Rhiuochetidae ( Aptoruithidae i Gruidae i Fulicariae. Hemipodii ! Alectorornitbos (G'hameornithesi Apterygiformes Apteryges Crypturiformes Crypturi . Gallitbrmes Gallidae Opisthocomidae < Psophiidae f Cariainidae Heliornithidae Kallidae \ Mesitidae ; Hemipodiidar ) Apterygidae / Dinornithidar Cryptnridae ÌMegapodiidae Cracidae Gallidae o Alec- tiinipodes 102 ATLANTE ORNITOLOGICO Ordine Sottobdink Sottordine intermedio : Coliimbiformea . . Stirpe Sottordine intermedio : Psittaciformes. I Pterocletes J Colnmbae . Famiglia PtcToclidae l'sittaci ÌDididae Colninbidai Psittacidae Coracornithes . . . . (Venflrornilhes) Coccygiformes Coccyges \ MMophagidae • ° j Cnoulidae Stirpe intermedia.: Galbulae Pieo-Passeres , Pico-Passeri f brmes . Makrochires. [ Colii .... Stirpe intermedia: I Bucconidae ) Galbulidae Capi fon idae Rharaphasti- Pici . . ì dae ! Indicatoridae Picidae l Pseudoscines Passeres ! Passeridae o ( Passeres \ Cypselidae / Trochilidae Coliidao Halcyonifbrmes . Trogone» Trogonidae Halcyones ) Halcyonidae ) Alcedmidae Bncerotes J Dpnpidae I micerotidae Meropes Meropidae Stirpe intermedia: Todi Coraciiformes . \ Momotidae / Todidae \ Coraciidae ) Leptosomidae l Caprimulgidae , . . I Steatornithidae ( Podargidae Striges Strigìdae ( 'oraria» Caprimulgi . ATLANTE ORNITOLOGICO in:; E finalmente qui offro la classificazione proposta per la Classe Aves dallo Sharpe nel 1891 (' sottoclassi: I. Sauroxae li. Eatitae III. C'arinatae OKI 'INI I. ArcbaeopterygesfFos- sile) II. Rheiformes Neotro- pica) III. StruthioniformesfE tiopica) IV. Casuariit'ormes (Au- stralasiana) V. Apterygif'oriues (Au- stralasiana) VI. Crypturiformes VII. Gallii'orines VIII. Columbil'onnes (Cosmopolita) IX. Opistbocomit'urincs (Neotropicii i X. Ralliformes (Cosmo- polita) XI. Heliornitbifomies (Neo tropica) XII. Podicipcdiformes (Cosmopolita) XIII. Colymbiforrnes (Artico o sub-Artico) XIV. Sphonisciformes XV. Procellariiformes (Cosmopolita; Pela- gico) XVI. Alciformes (Cir- cumpolare) XVII. Laril'ormes sul TOKDINE I. Dromeae II. Casuarii III. Apteryges IV. Tinami (Neotropica) V. Megapodii (Austra- l asiana e Indo-Malese) VI. Craces(Neotropiea) VII. Phasiani VIII. Hemipodii (Parti sub-temperate e tro- picali del Mondo An- tico) IX. Pterocletes (Parti sub -tropicali delle Regioni Paleartica , Indiana ed Etiopica) X. Geophapes (Austra- lasiana) XI. Columbae XII. Didi XIII. Opistbocomi XIV. Halli XV. Heliomithes XVI. Podicipedides XVII. Colymbi XVIII. Impennes XIX. Tubinares XX. Alcae XXI. Lari (Cosmopo- lita) SEZIONE FAMIGLIA 1. Pbasiauidae (Palear- tica e Indiana) 2. Tetraonidae (Palear- tica e Neartiea) 3. Perdicidae (Cosmo- polita) 4. Numididae (Etiopica) 5. Meleagridae (Near- tiea e Neotropica) Turuicidao Opisthocomidae 1. Gallinnlidae 2. Kallidae 3. Ortygometridae 4. Podicae Heliornithidae Podicipedidae Colymbidae Aptenodytidae 1. Diomedeidae - 2. Pro- cellariidae - 3. Pele- canoidae Alcidae 1. Stercorariidae 2. Laridae SOTTOFAMIGLIA l.ariuae Sterninae Rhynchopinac I 1 ) Vlaseit. Birdt | L891). 104 ATLANTE ORNITOLOGICO SOTTOCLASSE ORDINE XVIII. Cbaradriiformes (Cosmopolita) XIX. Gruitbrmes XX. Pelargiformes XXI. Phoenicopterifor- mes (Parti temperate e tropicali di ambe- due gli Emisferi) XXII. An 8eriformes(Co- smopolita) XXIII. Peleeanii'ormes ( losmopolita) SOTTORDINE XXII. Dromades (Etio- pica e Indiana] XXIII. Chionides (An- tartico) XXIV. Attagides (Neo- tropica) XXV. Charadrii (Co- smopolita) XXVI. Glareolae (Etio- pica ; Mediterraneo- Persica; Indiana e Australiana) XXVII. Cursorii (Etio- pica; Mediterraueo- Persica; Indiana) XXVIII. Parrae (Neo- tropica ; Etiopica ; Indiana; Australiana) XXIX. Oedicnemi (Qua- si Cosmopolita) X XX . Otides ( Parti tem- perate e tropicali del Mondo Antico) XXXI. Grues (Quasi Cosmopolita , però mancante nella Re- gione Neotropica) XXXII. Arami (Neo- tropica) XXXIII. Rbinochetides (Confinato alla Nuo- va Caledonia) XXXIV. Mesitides (Con- finato al Madagascar) XXXV. Eurypygae (Neotropica) XXXVI. Psophiae(Neo- tropica) XXXVII. Dicholophi (Neotropico) XXXVIIII.Ardeae(Co- smopolita) XXXIX. Ciconii (Quasi Cosmopolita) XL. Balaenicipitides (Etiopica) XLI. Scopi (Etiopica) XLII. Plataleae (Co- smopolita) XLIII. Phoeuicopteri XLIV. Anseres XLV. Palamedeael Neo- tropico) XLVI. PhaSthontes SEZIONE FAMIGLIA SOTTOFAMIGLIA Droniadidae Cbiouididae 1. Attagidae 2. Thiuocoridae 1. Haematopodidae 2. Charadriidae 3. Scolopacid; e 1. Plataloidae 1. Ibididae 1. Cnemiornitbidae 2. Anseranatidae 3. Plectroptoridae I . Anatidae Auhimidae Phaetontidae Anserinae Cygninae Anatinae Mergiuae \ i i \M i ORNI rOLOGICO 105 rTOCLASSE OKDINE XXIV. Catbartidiformes Neoge; XXV. Xecipitriformes XXVI. CoraciiformeB XXVII. Trogones (Neo- tropica ; Indiana ; E- li"!' XXVIII. Cocoyges X.XI.X. Psittaciformos Si 'i n >i:i>i\r, XI. VII. Sulae XLVIII. Pbalacroco- races XLIX. Pelacani L. Fresati 1,1. Pseudogrypbi 1.1 1. Serpentari i i Etio- pica) LUI. Accipitres (Co- smopolita l.l\'. Pandionea Quasi Cosmopolita l,V. Striges (I losmopo- lita) LVI. Steatornithes (Neotropica) LVII. Podargi (Austra- lasiana) LVIII. Leptosomati (Lemuriano) 1.1 X. Coraciae (Paleo- geno) LX. Halcyones (( ìosmo- polita) LXI. Bucerotes (Etio- pica; Indiana; Au- stro-Malese LXII. Upupae (Palear- tica ; indiana ; Etio- pica i LXIII. Meropes (Paleo geno) 1.X1V. Momoti (Neo- tropica I.XY. Todi (Antille LXVI. Caprimulgi : Qua- si Cosmopolita l.XVll. Cypseli (Co- smopolita) LXIII. Trqohili (Neo- geno) LXIX. Colii (Etiopica) LXX. Muaophagi I Etio- pica) LXXI, Cuculi L.X.Xll. Psittaoi SEZIONE FAMIGLI \ SOTTOFAMIGLIA Sulidae l 'nalacrocoracidae Plotidai l 'elei lao Fregatidae I Mari tem- pri iti e tropicali ili ambedue gli Emi- sferi) Cathartidae 1. Vulturidae Mediter- raneo-Persica ; Etio- pica ; Indiana) 2. Falconidae 1. Bubonidae 2. Strigidae 1. Nyctibiidae 2. Caprimnlgidae Polyborinae Accipitrinae Buteoninae Aquilina* Falconinae 1. Nestoridae 2, Loriidae 3. ( iyclopaittaoidae i. i lacatuidae 5. Psittacidae 6. Stringopidae Atlante ornitologico. Tallo I. 106 Al I. VNTE ORNITI ILOGK I I SOTTOI LASSI) ukuim: -( ITTI >KDINE XXX. Scansorea XXXI. Picifonues XXXII. Eurylaemi (In- diana e Austro-Ma- XX.VIII. Menurae (Au- straliana XNX1V. Passeriformes (< losmopolita) LXXIII. Rhamphasti- des (Ncotropiea) l.\ \ I V. Capitonea Neo- tropica; Ktiopica ;In- diana) I.XW. Indicatori-* (E- tiopica; Indiana) LXXVI. Pici (Cosmo- polita, ma è mancan- te nelle Regioni Au- straliane) I. XXVII. r.nccones(Neo- tropica) LXXVIII. Galbulae i Neotropica) SEZIONE A. i Iscinea B. Oligomyodae C. Tracheopho uae D. Atriohiidae FAMIGLIA l , ( in \ idae - 2. Para- diseidae - :). Ptilono- rhynchidae - 1. Stur- nidae - 5. Eulabeti dae - li. Euryceroti- dae - 7. Dicruridae -8. Òriolidae -9. Ic- teridae - 10. Plocei- dae - 11 . Tanagridae - 12. Coerebidae- 13. Fringillidae - 11. A — land idae - 15. Mota- cillidae - 16. Mnio- tiltidae - 17. < Vrtliii- il.ir - 18. Meliphagi- dae - 19. Neetarinii- dae - 20. Dicaeidae - l'I . Zosteropidae - 22. Paridae - 23. Re- gulidae - 24. Lanii- dae - 25. Artamidae - 26. impelidae- 27. Vireonidae - 28. Syl- viidae - 29. Turdidae - 30. Cinclidae - 81. Troglodytidae - 32. Mimidae - :ì;>. Time- liidae -34. Pycnono- tidae - 35. Campo- phagidae - :>(i. Mu- scicapidae - :>7. Hi- rundinidae. 1 . Tyrannidae-2. < >xj - rbampbidae - 3. Pi- pridae - I . Cotingi- dae - 5. Phytotomi- dae-6, Philepittidae -7. l'illiilae - 8. Xe- niscidae 1. Dendrocolaptidae 2. Forniicariiilae :s. Pteroptochidae SOTTOFAMIGLIA ATI.AMI ■•RMIoI.OGICO HIT Lo Sliarpe, ì t ■ an recentissimo lavoro (') non ancora compiuto, ha modificato un po' tale classificazione elevando qualche sottordine a ordine, ma le l>asi sono sempre le stesse. La Classificazione qui citata è certamente
  • precoci etc. Infatti si nomina spesso il palato egi cognato (*), saurognato | . schizognato i | e desmognato le narici scliizoi inali | i ed nlorinali I i e molti altri termini osteologi ed anatomici, che trovano spiegazioni Dei testi speciali. Non posso lasciare sotto silenzio la grandiosa opera del Catalogo degli Uccelli del Museo 1 "> i i - tannico, ma siccome essa fu compilala da molti Auioii [Shai-pe, Sclater, Gadow, 8alvadort. Hargitt, Ogilvie-Grant, Saunders), così la Clas- sificazione, che ne risulta, non è opera di uno solo e non è animata dallo stesso spinto. Degli Italiani citerò i lavori faunistici gene- rali del Prof. Ciglioli e del Conte Salvadori. Il primo n ha così divisi gli Uccelli, in un libro (dio tratta però la zoologia in tesi ge- nerale. ORDINE SOTTORDINE TRIBi FAMIGLIA GENERE ì Sanrnrae Archaeopteryx t Odontotorinae Ichtbyornis Baptornis Apatornis i tdontolcae 1 [esperornis Eatitae Struthionidae Rheidae Dromaeidae t Dinornithidae 1 Aepyornithidae Apterygidae Strinino Rhea I iroraaeus ( 'asnai ni- 1 liiinrnis Palapterj s Aepyornis Aptci\ \ t Megalaptoryx Carinatae 1 Iromaeognathae < r> pt uri rinamomorphae Tinaiuidao Tinamus Scbizognathae [mpennes Spheniscomorpbae I'\ gopodes Spheniscidae SpllCIlisCIIS Aptenod] ics t Colymboides Cecomorphae, pt. Podicipedidae (oh mbidae Alcidae Podiceps Colymbus i Alca Utamannia l 'ratercula Tubinares Procellariidae Pelecanoides ( 'ecomorphae, pi. l'iltlinus Procellaria Thalassidi a i iceanites Oeatrelata (') Hand-list of ti, Bi I ' voi. London, 1899-1902 In eorso di stampa). ato, cenando i proci o palatini sono liberi eil il vomere è troncato sul davanti, come la modi- Reazione dell'osso del palato noi Passeracei, negli Eurylaemi etc. nato, quando il vomere consta «li due parti laterali, come la modificazione dell'osso del palato dei Picchi. i , Palato ìehizognato, quando i processi mascello.palatini sono separati «tu una fenditura «lei lelli ed il vo- tii«i«' terminano in punta anteriormente, come la modificazione dell'osso del palato nei Gallinacei, Pivieri, Gabbiani eto. ^ ) /'.//. ito dosmognata, quando i processi mascello'palatlni sono uniti nel centro, direttament 1 indirettamente -il il vomere è talora rudimentale o inolio piccolo, come la modificazione dell'osso del palato nei Bapaoi, Pappagalli, ^u \ rinati, quando le ossa nasali sono ù**t' profondamante, come ai i Pappagalli, Piccioni etc. i i Varici '■ rinati, quando le ossa nasali sono riunite assieme o leggermente Borente, come nelle Galline, Pi {*) Zoologia, U. pag. 59-110 (1886). Le divisioni ohe non sono precedute da alcuna ossei ■ anere famiglie, lineile precedute ila a, b, eie. sezioni. L08 \ ri imi ORKITOLOGICO ORDINE SOTTORDINE 1 RIBÙ FAMIGLIA GENERE l'ricm ] >iomedea ( !a\ iao Stercorari idae Lestris ( tecomorphae, ]>i . i Laridae Sternidae l.arns Rissa i ielastes l 'bcoocephalus Sylochelidon Tbalasseus Gelocbelidoo Onychoprion Sterna Sternula 1 [j drochelidon Rhynchops Limicolae ( llareolidao ( ìlareola il iharadriomorpbae) Scolopacidae Thinocoridae Chionididae Charadriidae Parridae < ledicnemidae Numenius Limosa Scolopax Gallinago , Terekia, Totanns, Actites, Bartrainia, Calidris, Machaetes, Tringa, Actodro- mas. Pelidua, Limicola, Pha- laropus, Himantopus, Recur- virostra Attagis Cbionis Haematopus, Strepsilas, Vanel- lus, Hoplopterus, Cbettusia, Aegialites, Eudromias, Squa- tarola, Cbaradrius, ( ursorius l'arra < ledicnemus Alectorides Otidae otis. Houbara (Geranomorphae) Cariamidae Psophidae Gruidae Eurypygidae Aramidae Cariama Psophia Grns, Autbropoides Eurypyga Aranius Fulicariae Rallidae i Gypsornis, f Aphanapteryx, li ìeranomorphae. pt.) Heliornitbidae Rallus, Ortygometra, Cres, Gallinola, Efydrornia, Por- phyrio, Notornis, | Leguatia, Fnlica Heliornis 1 [emipodii Turnicidae Turili \ Turnicimorphae) Opiathocomi < Ipistll Hlli(l:l<> < Ipisthocomns i Heteromorphae) < ìallinae Cracidae Penelope, i ireopbasis, ( Iras Alectoroniorphae) Megapodidae Phasianidae Meleagridae Numididae Perdicididae Tetraonidae Megapodins, Talegallus l'iiasianns, PaVO, (Ialina, Meleagris Numida r.ilaoorlvx, | Palaeoperdis, Francolinus, Perdix, starna. Coturnis Tetrao, Lyrurus, Bonasa, La- gopus l'trrorli-ti'S Pteroclidae Pterocles i Pteroclomorphae) Syrrbaptes ( iolnmbae < lolumbidae Columba, Tnrtur 1 Peristeromorphael Carpophagidae ( ìouridae 1 lidunculidae ( larpophaga, Treron Goura 1 lidlllll'lllllS mi w 1 1. oimi roLOGii M 109 OEDINE 801 CORDINE I '■ smognatbae TRIBÙ Anseres Cbonomorphae, ;>i. Palamedeae (Chenomorphae, pi. < >dontoglosaae i Amphimorpbae Kerodiones (Pelargomorphae) Steganopodes (Dyspoiomorpbae) Accipitrea i Aetomorphae, pt.) Striges (Aetomorpbae, pi. Paittaci Psi1 tacomorphae) Anisodactylae ( loccygomorpbae, ;//. i l' AMl'.l.l A i Dididae ttomitbidao Anaeridae Anatidae Mergidac < lygnidae Palamedeidae Phoouicopteridae Plataleidae Ibidae I iconiidae Ardeidae Plotidae I >\ sporidae Pbalacrocoiacidae Pelecanidae Pbaetbontidae Fregatidae Serpentariidae l 'atbartidae Vnltnridae Falconidae Bubonidae Strigidae Stringopidae Palaeornithidae Cacatuidae Paittacidae Steatornithidao Podargidae Leptosomidae ( loraciidae Todidae Momotidae Meropidae Irrisi. liil.id l pnpidae GENERE Didns, Pòzopbapa a nia A 1 1 -< i anas, ( !< 1 1 . .|i-i -■ . Bernicla, Ans< i- ca, Tadorna, Anas, Chan- Irlasinns. Spalili;!. Dalila. Mareca, Marmaronotta, Quer- quedula, ( !j anopterua, l-'uli- gnla, Pulix, Bucepbala, Ha- relda, < lidemia, Somati i ia Erismatura Morgue, Mergellua i osco: oba i | gnus Palamedea, Chauna f Palaelodus, f Agnopterns, Phoenicoptcì ns Platalea 'li g .IN. Tantalus i iconia Nycticorax, Botanms, Ardetta, Ardeola, Bubulcus, Egretta, Axdea, Cancroma, Balaeni- ceps PlotllS Pelagornis, Siila Microcarbo, Phalacrocorax Pclei'anus Phaethon Fregata Serpentarina Sarcorhamphns Neopbron, Gyps, \'nlinr, Gy- paetus 1 ircaetua . Nisaetua , Aquila , llali.irtns. Archibuteo, Bnteo, Pernia, Milvns. Cerchneis, Erythropns . Hypotriorcbis , Falco. Gennaja, Astar, Ac- cipiter, Circns, Pandion j Palaeociicus I'hiIi". Asio, Scopa, Athene, Glancidium, Nyctala, Syr- niiiiii. Surnia Strix Stringops Palaeoruis, Dorina-, Trichoglos sns. Eelectus, Melopsittacua, Eupbema, Pezoporus, Aga- pornis Cacatua. Calyptorhynohna, Mi oioglosaa, Calopsitta Platyeercus, Paephotea, Psitta- cnla, Coracopsis, Paittacna, Nestor, Ara. < 'onrjrrjs, ( liry- sotis Steatornis Podargns Leptosomna i loracias Todns Momotns Werops Irrisor Laurillardia 110 ATLANTE OKNITOI.IN UCO ORDINE SOTTORDINE Saurognatbae TRI HI' Fleterodactylae (Coccygoraorphae,jjt. Zygodactylae (Coccygomorpbae, pi. Coccyges (Coccj gomoiphae,j>t. Pici l 'eleomorpbae Macrochires (( \ aelomorphac) Pasaeres (Coracomorphae) FAMIGLIA Bucerotidae Aleedinidae Trogonidae Galbulidae Bucconidae Rhamphaatidao Capitonidae [udicatoridae ( luculidae Miisiipliagidar Picidae Iyngidae Caprimulgidae Cypselidae Trochilidae Hinmdinidao (') Muscicapidae i Laniidae Ampelidao Vireonidae Mniotiltidae Chaniaeadae Aegithinidae < (riolidae Ptilonorhynchidae Artamidae Dicinridae Certhiidae Sitti dae Paridae \ccentoridae Eupetidae Cinclidae Tronglodytidae I >r\'I ridai- Pycnonotidae Sylviidae Xnrdidae GENERE Upupa ;' i ( irj ptornis Buceros, Bucorvua Alrrdu Trogoli, 1 [arpactea Calurus (.alluda Bucco Rbampbaatoa, Pterogloaaua .' Homalopu8,Pogonorhyncbu3, Megalaima, Capito, Indicator Cnculus, Coccyatea, Coccyzna, Centropua, Crotophaga, Sau- rotbera, Coua, Pboenicopbaua ffNecrornis.Turacus,Mu8ophaga Dryocopu8 , Piena, Picoidoa, Geciuus, Picumnua Iynx Nyetibius, Caprimulgus, l'o- da ger Cypselus, Collocalia, Chaetura Pbaethoinia, Troohilus, Oreo- trocbilus, Polytmua, Topaza, Docimaatea, Saphos Hirundo, Cbelidon, Olivicola, ( 'utile Muscicapa, Erytbrosterna, Un- tali* Laniiis Ampelia Vireo Mniotilta Cbamaea Lciotbrix, Timalia Oriolua Clamydera, Amblyomis Artamua Diernrus, Irena, Certhia, Tichodroma Sitta :'| Palaegithalua, Lopbopbanea, P àie, Cyaniates, Parus, Panurus, Acredula, Aegitba- lus, Regulus Accento! Eupetea Cinclus Troglodytea Ciaticola l'\ 'cnonotua , Phyllornis, Po- raatorhinua, Garrulax Cettia, Potamodus, Locuatella, Luaciniola . Calamodua, A- crocepbalus,Hypolais,Phyllo- scopus, Agrobates, Melizo- philua, Pyrophtalma, Curru- ca, Sylvia Pratincola, Ruticìlla, Neraura, Cyanecula, Eritacue, Oreo- i a 0sciNK8 (Acromyody 1. Lutirostres. (-) 2. Dentirostrea (lutto le famiglie Ikro al N\ :; i b! di Beguito). \ I I \N TI. ORNI ["OLI li 111 ORDINE SOTTORDINE TKir.i FAMIGLIA GENERI ciurla. Tnrdus, Menila, Mon- ocola, 1 iromolaea, Saxicola Motacillidae Calobatee, Motaeilla, Bud Ambii*, Corydalla Alaudidae (') i ìalerita, Alauda, A tmanes, ( lalandrella, < itocorj 8, i'alla- sia. Melanocorypha Kinlpcrìziilac Calcarius, Emberiza. Miliaria, Passerina Fringillidae Loxia, Pinicola, Pj rrhnla, Ery- throspiza, Carpodacus, Ae- giothus, Cannabina, Serinns, ( laxduelis, < Ihrysomitris, < 'hlo- roptila, Ligurinus, C so- thraustes, Passer, Petronia. Montifcingilla, Fringilla Ploceidae Plocena TaDagridae Callisto [cteridae Cacicus, Vgelaeus, Quiscalus sturiiiil:i.' | Fregilupus, Falculia, Juida, Euryceros, Bnphaga, Stnr- iins. Pastoi Paradiseidae Xantbomelus, Ma sodia, Pa- radisea, Epimacus Corvidae FxegihlS, l'yrrl ura\. Garru- lus, l'ira. Nucifraga, Lycos, Corvus Promeropidae Neotarinia, Promerops, Dre- panis ( loerebidae i loi reba, Certbiola Meliphagidae Myzomela, Meliphaga, Zoste- rops Pittidae ( l ) Pitta, Philepitta Oxyrbamphidae i ixyrhampbus Tyrannidac Tyrannns, Muscisaxicola Pipridae Pipra ( lotingidae Tityra, Rupicola, 1 loi inga, 1 >•- phalopterus Phytotomidae l'bytotoma Eurylaemidae Eurylat'inus, ( 'alyptomoua Dendrocolaptidae ( 6 ) Geositta, Furnarius, Synallaxis 1 lendrocolaptee Formicariidae Thamnophilus , Formicn ora . Grallaria Pteioptocbidae Scytalopus, Pteroptochus, Trip- fcorhinus Atriohiidae (°) Atrichia Menuridae Menura, fOrthonys {') 3. Conirostres. (-) 4. Oultirostres. ( ■) .">. Tenuirostres. O hi Oligomyodae ' Mcsomyodi, pt.). (i e) T&acheophonae (Mesomyodi, pt.). ('■) d) Pai ìi Ines. DI- ATI. AVI E 0RNIT01 OGK Il Giglioli seguì la sua elaborata classifica- zione anche nei susseguenti lavori che riguar- dano l'Ornitologia italiana ('), beninteso occu- pandosi dei gruppi del nostro paese. 11 Conte Salvadori nel suo ottimo Elenco ( : ') ha diviso nel seguente modo gli Uccelli Ita- liani : ORDINE SOTTORDINE SEZIONE FAMIGLIA SOTTOFAMIGLIA GENERE Accipitres Vccipitres diurni Vulturidae Gypaetidac Falconidae Vultur,( >togyps, Gyps, Neo- phron ( .\ paetus aquila, Hieraetus, Nisae- tns. Ilaliaetiis. Pandion, ( iircaetus, Archibuteo, Un- ti... Pernia, Milvus, Ela- nuH, Astnr. Accipiter, Mi- cronisua, < ìennaja, Palco, Aeaalon . 1 [ypotriorcliis . Erythropu8, Tinnunculus, ( 'Il VHS Àccipitres noc- Strigidae Stris turni Asionidae Svin inni . Surnia, Nyctala, ( ìarino,Glaucidium, Bubo, Aaio, Scop8 Picariae Zygodactj lae Picidae Gecinua, Picus, Dendroco- pus, Picoidea, Jynx ( 'uculidae Cuculila, ( ìoccj atea, t loccj - /US Anisodactylae ( 'oraci idae Meropidae \ Icedinidae 1 Fpupidae ( loraciaa Meropa Alcedo, Ceryle Upupa Hiautes ( ìaprimulgidae i !j pselidae Caprimulgus ( lypaelus Passeres ( lacinea i isciuos latiro- 8trea liirundinidae Muacicapidae Ampelidae Cheli don, Hiruudo, Biblis, Cotile Muacicapa, Ficedula, Ery- throaterna Ampelia i lacinea dentiro- Laniidae Laniua strea e lacinea acutiro- l'aridae Regulua, Aegitbalus, l'a- atrea Sittidae uurua, Acredula, l'ani*. Lophophanos Sitta i iscines curviro- Certhiid i Tichodroma, Certhia atrea ( lacinea aubuli- Troglodytidae Troglodj tea rostrea ( linclidae ( 'llirlns Turdidae Acceutoriuae Turdinae Syh iinae Accentor Tui'iliis. i ireocincla, Turdu- lus, .Menila, Montieola . 1 iromolaea, Saxicola, Pra- line. .Li. Ruticilla, Cyane- eula. Calliopi' , Iantina , 1 i'i oacus, | .iisriiiia Sylvia, MelizophiluB, Pli.vl- loscopus, Hypolals, Acro- cophalus. Potamodus, Lo- cnsiclla, < lalamodua, Lu- sciniola, Cettia, Aedon ( ) i "'.. Ttal. 1886 .■ Pubi ( ) Elenco l'ec. Itul. 1887. Oì nitologioo Italiano otc. V I I AMI ORNI l"l "'.I' " 113 ORDINE SOTTORDINE SEZIONE 1 WIKU.IA SOI rOFAMIGLIA GENERE < ìistioolinae i liaticola Motacillidae Motacilla, Budj tea, Antboa i iNfiiips amtelli- Alaodidae Alauda. Lulliila, (aderita. plantarea ( Calandrella , Pterocorj ». Melanocorj pha, < Itocorya, Ammomanea , Alaemon , Certliilanda i isciues coniro- 1 i ingillidae Emberizinae l'I i-i't rupi lai ns. Plectrophe- strea nax. Enspiza , Miliana, 1. udienza Fringillinae Passer, Petronia, Cocoo- thianatea, Montifringilla, l'ri umilia, Liguri mis,( 'libi- le >l itila. Cbry som i tris, Car- dnelis, Scrinila, Canmt- iiina. Aegiothoa Loxiinae Pyrrhnla, Bucanetea, Car- podacua, Pinicola, Loxia ( laoinea cultiro- [cteiidae Lgelaena Btrea Sturnidae i iriolidae < 'orvidae Stornila, Pastor Oriolna P.vrrbocorax, Corvua, C'o- loena , Nooifraga, Pica. Garrnlua Colombaie Columbidae Colomba; Tortor Gal li mie Pteroclidae Phaaianidae Tetraonidae Perdicidae Syrrhaptee, Pteroclea Pbaaianua Lagopna, LJrogalIua,Tetrao, Bonasa Francolino», Caccabia. Per- dix, Cut unii x Grallatorea l.imicolae < nididae Glareolidae 1 'liaradriidae Scolopacidae l Hi», Hoiiliara Glareola, Cnrsoriiia Oedicnemna, Vanellria, Ho- ploptrrns. CI iettasi a. Scpia- tarola, Cliaradrina. Eudro- miaa, Aejjialitis. Strepai- las, Haematopua Kecurviroatra,Himautopua, Lobipe9, Phalaropua, Ca- lidris, Limicola, Arqua- tella, Aucylocbeilua, Pe- lidua, Actodromaa, Trin- ca, Machetea, Bartramia, Tringoidea , Bymphemia, Helodroinas, Totaniia.Te- rckia, Limoaa, Kunienius, Sc'olopax, Galliuago, I.ini- nocryptea l'ulicariae Rallidae Palina, C'rex, Porzana, Gal- linola, Jooocicca , Por- phyrio, Eolica Alectoridea Gruidae Gnia, Autbropoidea, Balea- rica Herodionea Ardeidae Ciconiidae Ibididae Anlea, Eerodiaa, Bnbnlous, Ardeola. Ardetta, liotan- rns, Nyotioorax Ciconia, Leptoptiloa Plegadia, Platalea Phoeuicopteri Phoenicopteridao Phoenicopteriis Ari aerea Lamelliroatrea Lnatidae Chènalopex, Anaer, Branta, Cygniis . 1 teiidrory ona . Tadorna, Casarca. Anaa, Chanlelaaiiuta , Mareoa , Datila, Spatula, Qoerqoe- Atlante ornitologico, — Parte I. 15 in \ l I INTE ORSITOl.OfilCO ORDINE SOTTORDINE SEZIONI'. FAMIGLIA SOTTOFAMIGLIA GENERE dilla, Marmaionetta, l'ai lichen, Nyroca, Euligula, Aetbyia, Clangala, llarel- da, Sninati-na, Oedemia, Erisimi! ara . Mergellns , Mergus Steganopodes Polecanidae Phalacrocorax, Microoarbo, Pelecanus, Siila Lougipennes Laridae Sterni nae Larinao Stercorariinae Thalassens, Actochelidon . Sicilia, Sternuta, Onycho- prion, Gelochelidon, Hy- drochelidon Ailflariis , Hydrocolaeua , Gelastes, Larus, Rissa Megalestris, Stercorariiis Tubinares Procellariidae Piiftinus, Procellaria, Cy- mochorea, Oceanites Pygopodes Alcidae Colymbidae Podicipedidae Fratercula, Alca, Loinvia Colymbus Aechmopborns, Podivipes, Tacbybaptes Tale classificazione mentre ha il pregio di essere consona all'attuale stato scientifico, si presenta molto semplice ; io ammetto elio per un lavoro eon speciali intenti anatomici ed osteo- logie] siano preferibili classificazioni stretta- mente basate sull'interna struttura degli re- celli, ma per lavori d" indole generale e direi quasi popolare o ohe illustrano Avifaune locali quella del Conte Salvadori è di ginn lunga ottima e preferibile per chiarezza e semplicità. Ed è perciò che io l'adottai in questo la- voro nelle sue grandi linee con lievi modifi- cazioni riguardo le famiglie e le sottofamiglie, ma tenendo fermi i sette ordini fondamentali e, senza qui riprodurre lo schema, rimando il lettore all'Indice Sistematico, ove il sistema è del tutto sviluppato. Gli Autori italiani tro- veranno che non tutti i nomi da me adottati sono eguali a quelli adoperati dai nostri due migliori Ornitologi; ho sempre cercato di usare il nome che godeva la priorità e, se tal- volta avrò errato, ciò de\esi attribuire alle enormi difficoltà che si incontrano nello stabi- lirla esattamente, ma non all'abbandono di ciò che ogni Autore ha obbligo di scrupolosamente osservare — la legge di priorità — . prendendo come punto di partenza la X edizione del Systema Naturae di Linneo (175S) e scegliendo Autori costantemente binomiualisti ; come è noto, pei nomi generici si scelgono anche quelli di Au- tori non costantemente binominalisti , quali il Brisson. Quando però tali nomi erano diffe- renti da quelli adoperati nelle opere del Giglioli e del Salvadori, li citai sotto quello da me usalo chiudendoli tra parentesi, così i lettori potranno facilmente comprendere di quale uc- cello volevo parlare; nell'Elenco Sistematico poi dopo ogni singolo nome collocai quello del- l'Autore die per primo ebbe a stabilirlo e l'anno nel quale ciò avvenne. Come di leggeri si com- prende per l'indole del mio lavoro io non avrei potuto arricchirlo, come sarebbe slato mio vivo desiderio, di una estesa sinonimia, delle diciture dialettali e di quelle delle lingue più note od estendermi soverchiamente sulle diagnosi, sui dati della distribuzione geografica ete., perchè a tale scopo non sarebbe stato sufficiente un solo volume, come desiderava il nostro editore, ma un'opera di grande mole e quindi di costo rile- vante, ciò die avrebbe svisato l'intento cui si mirava da entrambe le parti. Pei nomi geo- grafici mi sono attenuto alle diciture Italiane dell'Atlante di Habenicht ('). pelle abbrevia- zioni dei nomi degli Autori alla Lisia pubblicata dal Museo di Berlino ( ) e per quelli degli IV- celli Americani alla Lisia edita dall' Unione Ornitologica Americana ('). t'f Habeiilclit, E., Atlante tateoAUe^ Gotha o TorÌDO, luuo. 'i Liste Autor, Zool. Art. dati. 2 ni. Musco »li Bertiiio, 6. i i Inter, 'hit. Un. Check List. - <>iii che superflua, dannosa. Ila nozioni utili sulle malattie, sugli usi, sui nutrimenti, aggiunge particolarità inutili sulle ispirazioni elio fornirono ai poeti, varie citazioni dei passi degli autori, ch'egli addine per qualunque ragione ne abbiano molto o j>oco parlato, ar- ricchisce la sua opera di tavole generalmente scorrette. Se non si può negargli coscienza, bisogna del pari confessare che non ha reso alla zoologia i servizi che prestò alla botanica, pose le fila di un immenso ordito, lasciando ai posteri il pensiero della tessitura, lìeneviso. colmato di onori, la morte lo colse non ancora compito il decimo lustro di età, e fu degno suggello di una vita attivissima spesa pel bene altrui. Avea combattuto accanitamente la pe- stilenza che afflisse la sua patria, prestandovi la sua coscienza e la sua persona; ma in capo a due anni ne rimase affetto egli stesso. Ac- cortosene volle essere trasportato nel suo stu- dio e là neir assettare i suoi libri soccombette. Corrado Gesner è vantato il Plinio della Ger- mania — a buon diritto! Entrambi oltrepas- sarono la sfera dell'umana capacità nell'ideare il progetto, entrambi sviarono nell'esecuzione. ALDROVANDI (1522-1605). Come il peregrino che s ? imbatte in persona del proprio paese, che dopo lungo spazio di tempo risente il desiderato suono della patria favella, ad una eguale compiacenza si schiude il mio animo oggi, che nel rifare il cammino precorso dai grandi naturalisti antichi m' in- contro in un nostro Italiano: l' Aldrovandi. Spero che non verrò tacciato d'esagerazione, se asserisco che le opere lasciatili da questo Sommo valgono a rassodarci nell'opinione, che quando sorge un Genio nella nostra terra la sua azione è arditamente spiccata cos'i da pre- cipitare l'avanzamento della scienza o dell'aite a cui si consacrò. L'epoca, sulla quale richiamo la vostra attenzione, è una certo delle più splendide del nostro passato, il secolo di Leone X, allora che i Municipi] Italiani, go- \ il mintisi col reggimento della vera libertà, Com- battevano la lotta generosa del progresso. Quanto tesoro di luminose memorie, quale esempio im- ponente pei posieii! Perdonate questa digres- sione, i'lie un giusto orgoglio Ila originalo. Bologna ha il vanto ili essere siala pallia ad llisse Aldrovandi. Vi nacque da illustre famiglia nella prima mela del secolo XVI (1522). l'i un carattere si latamente vivace, ili una intraprendenza ardila quanto mai. do- dicenne diserta il teiio natale, abbandonando la madre vedova e solo \ iene a Roma. Espa- triato dopo quattro anni, imprende un lungo e disastroso viaggio a piedi per l'Italia, la ["ran- cia e la Spagna. Studia poscia legge e lisiea a Bologna ed a Padova, riede a Roma, coopera Mauro nel lavoro sulle antichità, scrive un Irai (alo sulle statue egli stesso. È un genio che ossesso dal bisog lei lavoro, ansioso lo rena, lo abbraccia con frenesia sotto qualun- que forma gii venga innanzi, presente che un posto insigne gli è riservato, ma quale, ma dove lo ignora; è ciò che si affanna a ricer- care. Lo prime orine nella carriera segnate dagli uomini illustri marcano spesso questo penoso ondeggiamento di spirito, che il con- temporaneo, ignaro della febbre che li assale, giudica erroneamente o pazzia o perplessità. Ma avvicinato l'illustre Rondelet, coll'assìsterlo nel trattato sui pesci Aldrovandi si sente pre- dominare dalla passione per le discipline na- turali; ecco finalmente lo ha trovato, è questo il campo dove quel suo prepotente ingegno potrà spaziare. A I'isa perfeziona sotto il Ghini (grande come maestro, più che come autore) lo studio della botanica intrapreso a Bologna, ove appresso nel 1553, presa la laurea in filo- sofia e medicina, diviene professore prima di logica, indi di filosofia, alla fine di botanica. Liberalmente prodigandovi le avite ricchezze, sorretto dalla munificenza del Senato Bolognese e dagli splendidi doni degli Ottimati Italiani, piantò un giardino botanico, raccolse un granile musco, mise assieme una copiosa biblioteca di libri scientifici. Su queste salde basi ha fon- dato un monumento : la sua Storia Naturale. indici volumi in foglio. Quattro solo (i primi) furono da lui pubblicati, gli altri nove sono postumi, egli li aveva legati, grato delle bene- merenze ricevute e della pensione ottenuta in tarda età, al Senato di Bologna, assieme al Museo, alla Biblioteca, e ad un numero stra- grande di lettere, note, trattati e osservazioni, die si conservano preziosamente in quell'insi- gne Istituto. Discorrendo quii manoscritti ine- diti di architettura, di pittura, di antichità, di musica, di poesia, di arti meccaniche, di cri- tica, di storiti, di geografìa, di proverbi, di 120 ATLANTE OKN] fOLOGICO matematica, ili filosofia, «li medicina, di mo- rale e perfino di teologia, bisogna confessare elio nell'universo scibile Aldrovandi ha lasciato una traccia profonda di una versatilità emi- nente, di una infaticabile operosità, di una eru- dizione prodigiosa, bisogna ammettere eoi Me- rosio che egli fu l'Ercole degli scrittori. È erronea l'asserzione di Lindenio e d'altri sulla miseria che afflisse la sua tarda età, come è falso del pari eh 'ci morisse eieco ricoverato allo spedale. Vi sono biografi i quali, quasi che a costituire la gloria abbisognino ingrati- tudini e persecuzioni, svisano gli avvenimenti a danno della verità, e credono avvantaggiare la fama del lodato quanto più denigrano la condotta dei contemporanei verso di lui. È un tatto die Aldrovandi morì (1605) ricco e colmo d'onori, come è un fatto che la sua figura si rileva' abbastanza nello sfondo dei tempi per- chè non sia d'uopo irradiarla davvantaggio col- L'aureola del martirio. Rare volte accade di poter formarsi un'idea cos'i chiara, tanto esatta di un'Opera, come dalla seguente leggenda dell'Ornitologia tV Al- drovandi : Ornitologia, cioè Delia Storia degli Uccelli Libri XI 1 nei quali si descrivono gli Uccelli, descrìtti si sottopongono figurati agli occhi dei lettori, la loro natura, i costumi e le proprietà per modo si dichiarano, che facilmente (jiii possa trovarsi ciucche occorra dire intorno àgli Uccelli. Pazientate che io vi enumeri le intestazioni di un Capo per provarvi la verità del mio asserto, e precisamente del primo, quello sulle Aquile. Genere, dignità, nomi, si- nonimi, l'orma, sensi, sesso, scili, volo, costumi, docilità, voce, coito, incubazione, generosità, tem- peranza, liberalità, 'pugna, antipatia, predo, ma- lattie, storia, ani/uri, ieroglifici, emblemi, /aride, apologì, uso in medicina, nei cibi, nelle ciiciie. nelle costellazioni, nelle insegne, nelle immagini, negli scudi, nelle armi gentilizie. Novanta pa- gine (formato in t'olio) trattano delle cose enun- ciate. Ora quando vi avrò detto che con mag- giore minore prolissità tutti i capitoli abbrac- ciano i soggetti suesposti, che la sinonimia, è ricca di diciannove linguaggi, che cinqueceu- toottantuno sono gli autori citati, io spero avervi convinto essere compendiata l'opera in quelle parole: che facilmente i/ui possa trovarsi checche occorra dire intorno agli Uccelli. In un lavoro così traboccante di erudizione, al cui confronto la Storia di Plinio è un compendio, nou è a meravigliarsi se abbondano gli errori. Per questi studi giganteschi cusa è la vita ili un Uomo? Per quanto si cerchi sopprimere le lacune, non si vince un ostacolo insormonta- bile: il difetto del tempo; per le condizioni poi ilei secolo nel quale visse, il nostro Alitim- ela impossibilitato di verificare tutto da sé, dovette quindi valersi assai dei lavori altrui. Scendendo al particolare, del Volume Primo citerò a modo d'esempio nelle seicento pagine degli otto Libri, che trattano sui Rapaci, gli Avvoltoj pei falsi caratteri generici; le Averle. questo anello di congiunzione fra due ordini, confuse fra i Nibbi e le l'ojane; il Cuculo co- mune non solo erroneamente specificato, ma ciò che è stiano e che marcherebbe un'imperdo- nabile trascuratezza di analisi, forse per leg- gile somiglianze nell'abito, messo fra i Rapaci diurni, come nei Rapaci notturni, perchè not- turno, il Nottolone; ed il troppo agevole tro- vato di designare coinè ibridi quegli uccelli, che gli erano poco noti e che a prima vista si avvicinano a due gruppi. Divide con altri Au- tori antichi l'errore di ammettere i Chirotteri fra gli Uccelli, abbenchè dia a conoscere di dubitarne dal titolo imposto al Libro IN dove ne tratta (Degli Uccelli di media natura cioè in parte quadrupedi"! in parte uccelli) e dove com- mette un nuovo sbaglio nel collocare lo Struzzo. Fantastico è il Libro X, basta citare la indi- cazione: Degli Uccelli favolosi. Neil Libro XII, considerando clic fu falso il punto di partenza, non dobbiamo meravigliare se è falsa la via che percorse. Vi discorre dei Corvi e degli altri Uccelli, che hanno il rostro duro e robusto, e quindi considerandoli sotto quest'unico punto di osservazione, unisce generi ben differenti, come i Beccofrusoni, i Picchi, i Crocieri, i Ri- gogoli etc. etc. A proposito anzi di questi ul- timi falsifica anche la tavola del nido rappre- sentandolo rotondo, quando invece è negli Au- tori tutti e negli esami diretti, clic ini avvenne di l'are, lo trovai sempre emisferico tessuto sopra una biforcazione. Credetti bene segnalare questo errore, perchè uno dei pochi che s' incontrano nei disegni di Aldovrandi, i quali, inteso sem- ine dogli Uccelli e nidi comuni, in generale sono eseguiti con molta fedeltà. Passando ora al Volume Secondo io mi devo permettere egualmente di annunciare di volo nel Libro XIII (Degli Uccelli polvei'izzatori sil- vestri) quella bizzarra preferenza accordata alla splendidezza delle penne o all'eccellenza delle carni, dal che naturalmente origina un'immensa confusione, quale l'agglomeramento dei l'olii d'India, dei fagiani, degli Urogalli colle Otarde e cogli Occhioni, delle Tei niei e delle Quaglie cogli Ortolani a tacerne tanti altri, qui però troviamo un compenso nella verità delle fa- vole. Fra i Polverizzatori che si lavano (Li- ATI. ANI I ORNITOLOGI) Ili! bro. XV) i Colombi sono assieme colle Passere. Nei Baccivori (Libro XVI) coi Tordi,' gli Storni ed i Prosoni. Noi Vermivori (Libro XVJI) alle Rondini sono associate !<• Pernici ili mare, i Rondoni olle Upupe, le Cincie alle Ballerine, le Maciole alle Capinere, eciò cheè strano com presivi perfino i Ciuffolotti. Chiunque poi esa- ìii ini la disparità delle specie (Silvie, Fringille, LodOle, eie. ele.i disdille nel Libro XVIII, i Canori, dovrà concedermi che L'Autore lo ideò (piale un ripostiglio acconcio a. radunarvi quegli Uccelli che, in una classatone tanto ca- pricciosa, inni aveano' trovato altro posto. In sistema del tulio contrario a quello te- nuto pei dui' primi, addotto l'Autore nella classificazione pel terzo ed ultimo Volume. Si direbbe che quella mente profondissima avesse esaurita tutta la vena della imaginativa, che spossata dall'improbo sforzo di attenersi ad una distribuzione cosi minuziosa e sconnessa, si tosse lasciata vincete dal bisogno di affrettare la line del grandioso lavino. È perciò die noi troviamo due soli Libri: il XIX dei Palmi- pedi o il XX degli Uccelli clic slatino presso le acque. Prima però di emettere questa se- conda opinione, io ho voluto sottopolla al giu- dizio, che meritamente apprezzo, di due scien- ziati miei amici i cui nomi la loro modestia non mi permette di pronunciare". La piena con- fermo., die n'ebbi, valse a diradarmi il sospetto che travolto, come ero, dal vortice di una eru- dizione esuberante e contusa travedessi in Al- drovandi quell'ansia di venirne a capo, che intieramente dominava il mio spirito. Difatti il mio spirito si trovava in questo momento nella condizione di un fanciullo, che dopo avere errato a lungo negli ini ricali sentieri di un la- birinto, siano pure ombrosi ed ameni, si sente sopraffatto dalla penosa impazienza di uscirne. Se fra i Palmipedi nel Libro XIX noi troviamo inclusi dei lobi pedi e dei grallatori, come la Monachina e il Suasso, e sci pei primi le pinne, pei secondi le palme dei diti possono in qual- che modo attenuare L'errore, il solo fatto che abitano lungo le aeque non basta certo a giu- stificare nel Libro XX fra, gli Uccelli di ripa la collocazione del .Merlo acquaiolo, che abita i monti, o di un Alcione o Passero che dire si voglia., qual'è il Martin pescatore. l'assali così in una rapida rivista i tre Vo- lumi dell'Ornitologia, veniamo ad un cenno sull'insieme dell'i Ipera. f; facile, che chiunque interroghi, quanti eb- bero a discorrere dell'Aldrovandi, non sappia darsi ragione di tanta discrepanza nei pregiu- dìzi!; io mi confermo in una osservazione che, ripetutamente verificata mi ha adatto convinto; ed è che la rinomanza degli nomi ni attraversa sovente varie fasi; in vitti l'inviditi la rode; Sopraggiunta la morte, quasi a compenso l'e- sagerazione la ingigantisce: il tempo, quesiti giudico tranquillo, la mette spassionatamente nel vero suo posto, donde non viene tolta che quando dopo molti anni L'esagerarla di nuovo serve ad impicciolire a proprio vantaggio i me- riti di un contemporaneo, o almeno di uno die troviamo a noi più vicino per la via del pro- gresso. Devo citarne un esempio.' Qui me lo otite Buffon, il quale non è forse tanto parco di encomio col creatore delle scienze naturali Linneo, quanto è prodigo collo Aldrovandi ? Dia non mi negherete che la pentiti dell'in- signe francese (anche a sua insaputa, se così vi piaci' ritenere) fosse, guidata da un ecces- sivo amor proprio nel vergare quelle pagine, che magnificando i meriti dei nostri Autori, diminuiscono quelli assai maggiori dello •"sve- dese. Amai inarcare il carattere per lue spic- cante dell'elogio di Buffon, elogio tanto, anzi troppo abusato dagli apologisti più fanatici di Aldrovandi. Sotto l'impero di giudizi così discordi, è ben difficile alla critica serbarsi seria ed imparziale. <'iò premesso!, io entro nieiio liiuliatite nell'argomento, confessando che non intendo di esporre che modestamente e in breve le mie impressioni. È per ine Aldrovandi un pittore felice, ed originale, non è uno scienziato ; perchè la sua opera non è hi storiti dei fatti ; egli non inve- stiga, non analizza, non medita, dipinge. Do- tato di un ingegno multiforme, quindi vero Italiano; non valse ad arginarlo, non seppe dominarne la vasta comprcnsività; e se il genio negli uomini eminenti non è che la pazienza ('), questo dono gli e fatalmente mancato. Aderisco a chi lo accusa di idee vaghe e indeterminate, non però a chi me lo presenta come il sem- plice plagiario di Aristotile, o quello che è forse peggio, come un commentatore che l'o- scura: respingo la taccia che mancante affatto di giudizio e di critica, non avesse altro scopo clic d' ingrossare hi sua opera. Io lo ritengo più credulo che poco curante del vero; panni che per l'analisi gli mancassero il tempo e l'opportunità; alcune osservazioni alle quali volle o potè applicarsi le trovo esatte, conio ad esempio quelle sullo sviluppo del pulcino nell'uovo; non vi vedo quell'abituale inesat- tezza nelle citazioni di cui alcuno si piacque addebitarlo. Finalmente quanto aliti classitìca- (') Wauveuarguoa. Atlante ornitologico. — Parto I 122 ATI.ANTK ORNITOLOGICO zione. lodando i suoi sforzi per tentarla, am- metto il fallo (e chi noi riconosce, e gravis- simo?) di avella basata sopra principi che lo trassero all'innaturale unione di generi dispa- valissiini. ma non lo chiamo in errore perchè in luogo «li attenersi ad un unico criterio, ne ha seguiti diversi. L'accusarlo «li questo è per- donabile appena a chi non vede nella natura che un blocco di domabile argilla, che possa l'uomo a suo talento plasmare, e che non co- nosce quanto essa sia insofferente ai freni dei sistemi scientifici. Davanti l'opera dell'immortale Bolognese io mi sento colpito di ammirazione, come davanti ai nostri antichi monumenti: il tempo li rispetta. scuola ai posteri ed eccitamento! (•LINA (1684). Abbenchè più cinegetica che ornitologica, io non posso esimermi dal raccomandare all' at- tenzione degli studiosi un'operetta divenuta rara e ricercata: l'Uccelliera di Giovanni Pietro Olina Novarese, edita in Roma nel 1684. Le descrizioni delle varie caccie vi sono fatte con molto chiarezza, e quantunque semplicis- sime, la loro lettura non manca di amenità. Da esse chiaramente traspare come gli uccelli fossero allora più domestici che oggidì. La scar- sità delle abitazioni, una popolazione meno fitta nelle campagne e le campagne poco coltivate, e perciò quasi deserte, dovrebbero a prima giunta fai' credere che l'isolamento influisse per rendere gli uccelli selvaggi: ma bisogna invece convincersi che in essi, come in tutti gli animali, predominando il sentimento della pro- pria conservazione, il maggior contatto col- l'uomo non fa che creare il sospetto, raddop- piare l'astuzia, soltanto perchè vi avvertono un nemico. Ho creduto fermarmi sopra questo fatto, segnalato anche dalle osservazioni dili- genti di moderni viaggiatori, che mi prova all'evidenza come gli uccelli non temano la novità, ma l'agguato; poiché è un fatto che ha un'assoluta importanza per chi, al pari di me, trova in loro un ausiliario potente all'a- gricoltura, e cerca assicurarselo, oltreché eoi frenarne la persecuzione insensata, circondan- done di agi la vita. Quanti invece si schierano nel campo contrario, e duolini vedervi natu- ralisti d'altronde i aspettabilissimi, quanti so- stengono essere gli uccelli non solo innocui, ma perfino dannosi ai nostri raccolti, ne esa- gerano la diffidenza, perchè ciò torna a loro vantaggio per combattere, come inutili le ap- plicazioni dei nidi artificiali e quant'altro stu- diosamente si tenta, onde popolare i nostri boschi e le nostre campagne di questi preziosi alleati. Ma io ritorno all'Uccelliera, dove l'i 'lina col suo stile facile e piano piacevolmente m'istruisce e l'occhio si allieta nelle venuste incisioni che l'adornano. Infatti l'autore allo sfoggio di co- noscenze estesissime sulle varie uccellagioni, che con minuta accuratezza mi narra, sul go- verno, sugli alimenti, siili' accecamento, sulle mute, sulle medicine pegli uccelli captivi, sul- l 'acconciare le pelli, nelle descrizioni delle cinquantanove specie, che ha stese, aggiunge osservazioni particolarissime e nuove. Analitica è quella per l'appunto sul pigolìo del fior- rancino, (piasi un ravvedimento dell' averlo confuso col reattino, e fu guida forse ai recenti ornitologi nel creare la tribù dei pigolanti ; veritiera l'altra sull'agevolezza della capinera, penetrante una terza sulla mobilità della man- dibola superiore e sul modo con cui il pappa- gallo si serve della zampa e del rostro. Se addita attività terapeutiche, allora indisputa- bilmente attribuite alle carni degli uccelli, lascia spesso trapelare che dubita della loro efficacia, talora perfino la nega, ciò che è notevole in un giurista, (piale egli era. Davvero che ha saputo spogliare il suo racconto dal prestigio affascinante del soprannaturale, schermirsi dalle attrattive del favoloso, due scogli pericolosi oggi ipiasi inevitabili in quei tempi, nei (piali la scienza era l'ambito retaggio di pochi, ed il suo merito generalmente si giudicava non alla stregua giusta della verità, macoli quella nebu- losa del mistero. Ora devo aggiungere un'ul- tima parola sulle stupende figure a bulino del- l'Uccelliera. Le incisero il Tempesta e il Vil- lainena; dei (piali se nell'ultimo il pregio de] facile intaglio e dell'ottimo disegno rimane alquanto ecclissato da un certo manierismo nei contorni ; il primo si fa rimarcare per la si- curezza del tratto, per la verità delle pose, per una vivacità tale di tocco, che manca il colo- rito, ma non manca la vita, anzi si direbbe che (piasi no spicca anche il moto. Mi accu- seran io lo prevedo, di essermi soperchia- mente allungato nella critica di quel cimelio, che è l'operetta di olina, ma io sono certo che chi, invogliato dal mio elogio si farà a scor- rerla, non troverà esagerato di troppo il biso- gno che provai di renderla conosciuta, compa- tendomi del resto: è nostro Nazionale. GERIN1 GIOVANNI, Storia Naturale degli Ce- nili, voi. 5, con tav. di S. Manetti, L. Lorenzi e V. Vanni. Firenze 17(>7-177ti. Mi Wli 0BNITO1 OGH '• 123 Opera considerevole più ohe :ili 1 <> pelle ta- vole colorate dello quali va adorna <■ che pei quei tempi ivano di rara bellezza, né si deve far attenzione alla positura grottesca ili molti uccelli, porcile in allora si usava prendere come modelli animali imbalsamati e non sog- getti viventi o bene itati. Il testo è in gran parte quello di Urisson {Ornili/. lTiiOj. Diversi Autori e tra questi lo Sliarpe ed il Madarasz hanno accettato alcuni nomi proposti dal (Sc- rini, come quello di Falco mirili US etc: ma io non lio creduto di seguirli, non essendo il Ge- rmi di regola Autore binominalista. RANZAN1 CAMILLO, Elementi di Zoologia, 'Ionio III. contenente la Storia Naturale degli recelli, nove parti. Bologna 1821- 1 s'->6. Ottimo lavoro per descrizioni di livree e di costumi e meno noto di quanto meriterebbe. SAVI PAOLO, Ornitologia Toscana, voi. 3, Pisa 1827-1831. Possiamo dire clic anche oggi quest'opera è la migliore del genere che abbiamo in Italia. Le descrizioni degli abiti, dei costumi, delle caccie etc. sono in gran parte originali, esatte ed in generale inarrivabili per chiarezza e brio, la distribuzione geografica, per sé stessa dilet- tosa, dati quei tempi risulta molto accurata; la classificazione è quella del Temminck [Man. d'Om. 1815). Il Savi descrisse come nuovo il Falco pojana che non è differente, dal /•'. buteo, accennò ad una Sylvia Pajolae che è il gio- vane della Sylvia nisoria, fece pel primo co- noscere la Sylvia (Looustélla) luscinioides ottima specie, hi MotaeiUa cinereocapilla che io misi tra le forme delle M. flava etc. Sorpassando ad alcune piccole mende, l'opera mantenne sempre la sua grande riputazione ed essendo divenuta assai rara, un provvido Editore, il Lemonnier di Firenze, pubblicò un 2" edizione col titolo di Ornitologia Italiana e con prefa- zione del tiglio Adolfo Savi. Ma tanto la 2' edi- zione che la ristampa del 1900 peggiorarono la l a , essendosi introdotte specie che non ven- nero colte entro i confini italiani, eliminate altre che dovevano esservi incluse e per nulla corretti i pristini ertoti : fu nude che le nuove edizioni di un'opera di tanto merito come V Ornitologia Toscana di Paolo Savi non siano state affidate a qualche distinto Ornitologo (e non mancava in Italia) come opportunamente fu fatto in Inghilterra pelle varie edizioni dello Varrell, British Hinhed in altri simili casi, ove le ristampe riuscirono sempre di \ ero miglio- lamento. BONAPARTE C. I... Iconografia della l'anna Italica, Uccelli, t. I, pi. 2"; Soma ina- imi, con tav. Le tavole sono bellissime per esecuzione , per rassomiglianza e rappresentano uccelli rari o poco noti. Il Bonaparte incluse tra gli Uc- celli Italiani alcune specie che allora non erano veramente tali, ma che però in parte lo furono poi (Gerthilauda desertorum, Lomvia traile etc) altre sono nominali {Alauda cantarella, Lanu capislratus etc.), poi ad esempio la sua 7'.';»- ber-iza Duraezoi è identica a certi individui dell*/-.', pusilla e dell'/-.', sohoenichus ed il /.«™s Lamìrnischinii al L. gelastes. SALV ADORI TOMMASO, Uccelli nella pt. - della l'anna d'Italia, Milano, 1n7'_\ i 'pera notevolissima, perche dà un quadro (salto e veritiero dell'Avifauna Italica e credo sia difficile condensare in un numero piuttosto] list retto di pagine tutti i dati eccellenti che questo noto Autore offre sulle livree delle singole specie, sulla loro distribuzione geogra- fica in Italia, sui costumi e sullo stato della Scienza Ornitologica in quel tempo, per cui panni indubitato che il lavoro del Salvadori per rigore scientifico superi di gran lunga quello del Savi. Le specie accettate come italiane sono ■ili, ma alcune di esse (Looustélla Jluviatilis, Lotus leucophthalmus etc.) vennero poi susse- guentemente cancellate dallo stesso Autore. E qui sento il piacere di testimoniare il mio sin- cero plauso all'ottimo amico Conte Salvadori, che tra gli Ornitologi Italiani certamente ec- celle per ingegno, per sapere e peli' imparziale giudizio. GIGLIOL1 E. II., Elenco delle specie di Uccelli ehe trovami in Italia etc, Roma, 1881. Lo stesso, Avifauna Italica (per servire all'In- chiesta Ornitologica in Italia), Firenze, 1886. Lo stesso, Avifauna Italica (Primo Resoconto dei Risultati dell'Inchiesta Ornitologica in Italia), Firenze. 1889, 1890, 1891. L' Illustre, Direttore del 1!. Museo di Firenze e Capo dell' Ufficio Ornitologico Italiano nelle suesposte pubblicazioni ha estesamente parlato sugli Uccelli Italiani, i primi due lavori sono originali, nell'ultimo diviso in tre volumi rag- gruppò, coordinandole diligentemente, le no- tizie offerte dai Membri dell'Inchiesta Ornito- logica in Italia, fili studiosi vi trovano molto 124 ATLANTE ORNITOLOGICO o svariate osservazioni più die altro sulla di- stribuzione geografica delle varie speeie e sulle più notevoli catl me avvenute, e invero può dirsi lavorìi completo, Se qualche inesattezza si av- verte nei dati forniti, issa deve attribuirsi alla difficoltà di trovar dovunque corrispondenti coscienziosi e di vera competenza scientifica ed alla quasi impossibilità di indagare in unni singolo caso la verità delle provenienze. I >rl resto l'Ufficio Ornitologico Italiano non avrebbe potuto trovare un Direttori' così zelante ni operoso come il Professore Giglioli e della cui valentìa fa sicura prova 1' inarrivabile Colle- zione t'entrale dei Vertebrati Italiani del R. Mu- seo di Firenze, ove sono racchiusi tanti te- sori e che venne compiuta in un tempo rela- tivamente molto breve. 1/ Elenco comprende 412 specie (per mera dimenticanza venne ora- messa la Terekia cinerea), V Avifauna 44:ì, il primo ed il secondo volume dei Risultati del- l'Inchiesta 450, nel terzo vennero aggiunte il Palco barbarne, la Motacilla fava beano e VApus affini*. Mi associo pienamente al parere dell'Egregio Conte Salvadori nell'escludere dal novero delle specie Italiane il Gaprimulgus asiaticus, VAgelaeus phoenieeus, la Dendrocycna javanica etc. E giacché mi trovo su questo ar- gomento, non posso astenermi dall' accennare a un fatto, che se fosse quale certi sospetti indurrebbero a ritenere, meriterebbe severo biasimo. In Italia ho osservato da vario tempo che vi sono alcune località ove gli Uccelli cosi detti rari siano settentrionali o meridionali, siauo orientali od occidentali sembrano fare a tiara per darsi convegno e queste località par- ticolarmente benemerite sarebbero ad esempio Nizza, Sarzana e qualche altra e tra queste una situata nel bel mezzo della Valle Padana, Non nomino persone, ma con la franchezza riu- nii distingue e con quella pratica che acquistai e come cacciatore e come ornitologo, dichiaro che ho sempre avuto il sospetto che tali sog- getti in quelle località siano bensì comparsi, ma arrivandovi sempre o quasi sempre in pelle. Così io diffido di tutti gli esemplari che vedo nelle Collezioni con quelle provenienze direi quasi prestabilite e ritengo che pur troppo per essi siano stati introdotti nella Scienza errori, che torna impossibile di correggere. Il Griglioli ha pubblicato anche una'lcono- yrafia dell'Avifauna Italica, della quale usci- rono circa fio fascicoli Con 300 tavole colorate, molte delle quali veramente buone, il lesto è in gran parte quello dell'Avifauna Italica (18S6) con l'aggiunta di brevi diagnosi; purtroppo questo lavoro, che sarebbe riuscito un cimelio per la Scienza e per l'Arte Italiana, è rimasto interrotto, lasciando poeo speranza ohe venga compiuto. SALVADORI TOMMASO, Elenco degli Uccelli Italiani. Genova, 1887. Questo Elenco è fatto sul tipo delle Liste pubblicate dall' Unione Ornitologica Inglese e da quella Americana. Contiene brevi sinonimie, il significato, l'origine, e. l'etimologia dei nomi generici e specifici ed alcuni ragguagli sulla distribuzione geografica delle singole specie. La classificazione e affatto moderna e vi spicca dovunque quella chiarezza e quell'esatto di- scernimento scientifico che sono i pregi ili ogni lavoro del Conte Salvadori. Neil 'Elenco il Sal- vadori annovera 512 specie, delle quali 428 se- condo lui appartengono veramente all'Avifauna Italiana e 74, chiuse tra parentesi, egli dichiara ammesse fra le Italiane per errine o senza prove sufficienti. MART0RELL1 GIACINTO, Monografia illu- strati! degli Uccelli di Bapina in Italia. con fotoincisioni e tavole sincromiche, Milano, 1895. Il diligentissimo Prof. Martorelli ha illustrato con molti disegni e tavole da lui ottimamente eseguite i Rapaci Italiani, servendosi del ma- teriale della stupenda Collezione Turati di Mi- lano. E un lavoro di grande utilità allo stu- dioso, ed il miglior augurio si è che tale opera venga, completata per tutti i rimanenti gruppi degli Uccelli Italiani. Queste sarebbero le opere più importanti sull'Avifauna Italica in generale, nuove specie furono aggiunte con semplici note, dal Salva- dori quali il Falco punicus, la Menila torquata al/iistris, VApus a/fnis, la- Motacilla fava lncnm. VAegialitis asiatica, le apparizioni del Sywhaptes pa/radoxuè etc, dal Ninni pella Somalcria spectdbiUs, dal Ferragni pella Sylvia ninni, da. me pella Calliope calliope, pel Unico Unico ilcsertoriim , peli' Aquila rapax , pella. Motacilla citrulla etc. Per Regioni clic quantunque non appartengano politicamente all' Italia, pure da parecchi Autori sono am- messe quali parti geografiche integranti, come il Trentino e la. Dalmazia, abbiamo i lavori dell' Althammer, dell'Unterstefner e di recente gli accuratissimi del mio amico Prof. Agostino Bonomi e ili Oraziano Vallon, pella Dalmazia gii altri del Micliaelles, di Eggenhofifer, del Washington, di Kolomhatovich, dello Scliia- vuzzi e sopratutto del Brusina, che raccolse preziosi materiali pel Museo di Zagabria. Se il ATLANTI-'. ORNITOLOGI! 1 23 Trentino lui un'Avifauna prettamente Italiana, la Dalmazia, secondo me, non mio compararsi nei riguardi scientifici al nostro paese, poi solo l'alio che pareccliie specie orientali vi sono fre- ipienti o vi compariscono di tratto in tratto. Il Veneto ciedo sia la regióne d'Italia meglio nota. Quantunque non abbia una propria Avi- fauna locale del tutto esauriente. Esso conta i Cataloghi generali del Martens, del Contarmi, del Nardo e del Ninni ed i parziali del Pollini, del Baseggio, del Naccari, del Catullo, del Perini, del De-Bctta. dell'Arnioni Degli Oddi, del Dal l'ionie, del Valimi, del Tcllini e di pa- recchi ancora. E qui cito alcuni lavori che abbiamo sul Ve- ronese, che è una delle provincie più interes- santi del Veneto, ed altri che olirono speciale importanza. 1. POLLINI CIRO, Maggio al Lago di Garda e al molile llaldo etc, vedi Biblioi/r. E uno dei primi lavori sugli Uccelli del Ve- neto l'atto senza rigore scientifico; dopo i nomi manca perfino quello dell'autore, che io sup- porrei fosse lo Gmelin, dal l'atto che ne adottò la classificazione pegli Insetti (pag. 29). Annovera (pag. 23-24) specificamente diversi il Coìymbus glacialis dal 0. immer, il C. cri- stalli* dall' urinalo)-, scambia (pag. 2(5) il Te- lino francolinus col T. bonasia, chiama il Tur- ilns iliacus Tordo comune o Bottaccio, ed il T. musieus Tordo sassello o Malvizzo (pag. 27). .Non elenca fra gli Uccelli del Garda il Larus riilibiinihis, il Colymbus arcticus e septentrionalis e la sua lista comprende all' incirca 150 specie. È invero l'elenco più misero dell'Ornitologia Veneta, e la mancanza assoluta di notizie sulla frequenza, sulla nidificazione, sul passo od altro, la scarsità delle specie ammesse, lo scambio di alcune lo rendono un lavoro poco apprez- zabile. Dopo questa pubblicazione, comparve un opuscolo col titolo : « Osservazioni di Cenomio Kiiganeo intorno al viaggio al Lago di (iarda etc. del dott. Ciro Pollini. 1817». È un'acre ed astiosa critica, vi si dice che l'opera del Pollini è tutto un plagio; copiato il Catalogo dei Pesci dal Tommaselli e le due specie nuove determinate dal Kenier; quello degli ec- celli compilato dal francese Lorrè e dal Conti etc. E invero una critica poco opportuna e poco commendevole, perchè sente troppo di pole- mici. Nello stesso anno rispóse Deuterio Be- nacense con lo scritto « Rispósta di Eleuterio P.enacense alle osservazioni di Cenomio l'.u- ganeo intorno al viaggio etc, del dott. Cito Pollini. Timepoli, lslT » vivamente ribattendo e contraddicendo le asserzioni del Cenomio. Se trOTO doveróso attenuare il biasimo alle molte imperfezioni del lavoro del Pollini, ri« Sottendo .alle condizioni del tempo remòto in cui fu steso, panni del pari inutile occuparci degli scritti suaccennati che gli successero, nei quali la polemica, anziché ispirarsi alla sco- perta del vero in servizio della scienza, scese nell'ingrato campo della personalità partigiana. 2. VOLTA n s. GIO. SERAFINO, Descrizione »n»8i»o(1883), il De Betta descrive varii casi interessanti di anomalie di colorito osservate in esemplari Veronesi, ed in quello sull'apparizione del Pastor roseus (1876) diede ragguagli dettagliati ed esattissimi su quella straordinaria incursione ed è appena degno di rilievo un errore di distribuzione geo- grafica, laddove dice che é anche specie afri- cana, ciò clic va rettificato nel senso che il F. roseus non si trova che Ira gli uccelli ac- cidentali di quel continente, come lo omette anche lo Shelley nella sua recente opera Lirds of Africa (1896). vii \\ 1 1 cinsi ri un L27 5. SQUARZ0N1 AUGUSTO, L'uccellagione etc., vedi Bibliogr. In quest'illustrazione dell'opera del Tira- boschi, l'A. ha corredato e ote illustrative i imssi relativi agli uccelli, alle piante etc. 1. un libro «*lio si legge volontieri, scritto più pel dilettantismo che pella scienza. Intani con- siderandolo sotto questo ultimo aspetto, si do- vrebbero segnalare parecchi errori, quali ad esempio che alla Cutrettola è riferita la J/<>/<(- cilla alba, alla Calandra la Lullula arborea, che è erroneo V habitat assegnato al l'ansa- monta- mi», dacché tale specie non manca in Sicilia, ed è soltanto rara in Sardegna, mentre che per la Corsica non abbiamo positive notizie, che il Beccafico è riferito all' ffypolais polyglotta, mentre e vero che fra i Beccafici» troviamo confuse varie specie conte le Sylviae simplex, nis. major ed altro. Il Malherbe pub- blicò un plagio dell'opera del Benoit per di più mal copiato e coll'aggiunta di errori ed è spiace- vole che, essendo scritto in lingua francese, gli Autori di oltre Alpe lo tengano ingenuamente per testo. Il Leonardi scrisse sugli Uccelli di Gir- genti ed il Whitaker s'occupò pure di Ornito- logia Sicilia e possiede un'importante Raccolta. Malta fu studiata dallo Schembri e più re- centemente dal YVright, il (piale diede le più complete notizie. La Sardegna infine ebbe una plejade di illu- stratori dal Celti al Kusler, al ('aia. al La Marni ora, al Salvadori, al Lepori etc., il la\ del Conie Salvadori è però sempre il migliore, « Monografie più o meno interessanti, e descri- zioni di specie i\i', o supposte tali, s state pubblicate dal Savi, dal La Mai a. dal (ieuè, dal Laul'ossi, dal De Filippi, dal Ile Leila e da altri, e di tutte sarà l'atta menzione nella Bibliografia. Qui ricorderò le supposte nuove spelinogli autori che le hanno descritte. Il Rafinesque descrisse per nuove it specie di uccelli : la massima parte non sono ricono- scibili, le altre ciano già State descritte, tranne forse una: 1. 2. 3. 4. 5. li. 7. (') Avicula, V. pag. 37 (1901). Atlante ornitologico. — Parte I Falco erythruros = F. vespertinus. Ardea xanthodaetyla = 1 A. gargotta. Ardea lucida = A. ibis. Trinità pietà ! Totanus alareola. Fmberiza atrata = 1 E. eia. Friui/illa oli cacca = 1 Motaeilla erythrowrus = Buticilla tithys. 8. Sylvia fulva = .' 9. Sylvia juncidis. Credo di poter riferire que- sta specie alla Cisticola schocnieola, e se ben mi appongo il nome del Ratinesque, che si dovrà scrivere junci, deve avere la priorità su quello del Temmiuck. 10. Sylvia capinera = Pyrophthalma melano- ccphala. 11. Sylvia xanthogastra = 1 S. hortensis. 12. Sylvia rhodogastra = 1 S. conspicillata. LL Sylvia tordella = 1 S. subalpina femm. li. Sylvia meleuca = ? Pyrophthalma melano- cephala femm. Il Bouelli denominò varie specie italiane, che poi col suo nome furono da altri descritte, tali la Sylvia subalpina, V Alauda calandrella, ed il Turdus Werneri; quest' ultimo fu descritto e figurato dal Gene, ma non è diverso dal T. pallens, Pali. Il Bonelli denominò anebe, ma non pubblicò, una Sylvia fuscieapilla, che poi fu descritta dal Temminck col nome di S. me- lanopogon. 11 Lamarmora ebbe la fortuna di scoprire non poche specie nuove, cioè lo Sturnus uni- color, la Sylvia sarda, la S. conxpieìllata, il Falco (Aquila) Bonella, il Falca Eleonora* e la Sylvia Cettii, ma soltanto quest'ultima egli descrisse, mentre delle prime tre troviamo la descrizione nel Manuel d' Ornithologie del Tem- minck, che conservò il nome imposto dal La Mormora; il Falco Bonella fu denominato e de- scritto dal Temmiuck poco dopo il Vieillot, che 17 L30 A 1 I.ANTK ORNITOLOGICO avevalo chiamato Aquila fasi tata, ed infine il Falco Eleonorae fu descritto dal (iene. Il Payraudeau ha descritto due specie ita- liane: il Larus Audouinii, buona e rara specie, ed il Garbo Desmaresti ('), identico col J'Ita- lacrocorax graculus. Nel 1839 il marchese di Brera e pubblicò la descrizione di un Larus Genei, che circa nello stesso tempo il Bonaparte descrisse col nome di L. Lambruschinii, siuouimi ambedue di L. gelastes. Un Empieo, dolychonia fu descritta dal Bo- naparte nel 1845, e pare che sia da riferire all'i?, aureola, come pure ì'Emberiza Selysii del Verany. Il De Filippi fu tra i primi in Italia a rico- noscere l 1 esistenza di due specie del genere Hypolais, confuse sotto il nome di Sylvia hy- polais; egli ne dette buonissimi caratteri distin- tivi, e credendo non descritta una delle due la chiamò Salicaria italica, la quale invero non è diversa dalla Motacilla hypolais, L. Il Lanfossi ha descritto una Sylvia reguloides, che pare riferibile alla Motacilla superciliosa, Gm., ma sopra un individuo, che probabilmente non era stato preso in Italia. Il Contarmi fece menzione, al Congresso degli Scienziati Italiani in Venezia, di un Numenius hastatus, che è varietà del N. ai/piata ; pare inoltre che distinguesse col nome di Larus af- finis un gabbiano, la descrizione del quale e stata pubblicata dal Nardo col nome di Gavia affinis, e che, secondo il Ninni (in Hit.), è da riferire al Larus melanocephalus in abito im- perfetto » (Sedvadori). Recentemente il Prof. Giglioli descrisse, non senza riserve, una nuova specie di Civetta sotto il nome di Alitene Chiaradiae su di un esem- plare avuto dal Friuli e conservato al R. Museo di Firenze e che io ritengo debba riferirsi ad una rara e singolare varietà di colore della co- mune Carine nociuti ('). Per lo studioso dell'Avifauna Europea la mi- glior opera è. sempre 1' Ornithologie Europi \en ne di Degland e Gerbe; certo buono è anche il lavoro del Fritsch, VSgél Europa's; splendide, ma troppo costose le tavole di Gould, Birds of Europe. Così l'oliera del mio grande amico H. E. Dresser, Birds of Europe, che è senza dubbio la più colossale e la più completa, non (') Secondo ino il 0, Desmaresti è la forma meridionale del F. graculus o merita di essere distinta quale sottospecie. (-) Di questa sU'wmìi i-pininne r puro il Chiarissimo Pro- fessor G. Martorolli (Ulteriori ossorv. suir.4. Chiaradiae, Atti Soc. it. Se. Nat. Voi. XLpp. 325-339 (1U02)). e accessibile a tutti pel grave costo. Altri libri utilissimi sono il Check-Lisi del Coues, 2 a ed., il lavoro dell'Evans Birds (Cambridge Nat. Ilist. Series) The Royal Nat. llist, III e IV, il Dictionary of Birds del venerando Prof. A. Newton ed inlino gli Elementi of Ornitlwlogy del compianto .Mivart. Poi, tra i libri più utili nei riguardi dei vari paesi d'Europa, noto : Gran Bretagna : — Yarrell British Birds, I ' ed . ; Seebohm, British Birds : Sharpe, Handbooh of British Birds; Saundeis, Manual of Jlritish Birds, 2 a ed. Norvegia: — Collett, liemarks on the Orniti/. of Northern Xorirai/ ; Collin, Skandinavien Futjle ; Sundevall, Svenslca Foglarne (opera purtroppo incompleta). Russia: — Non esiste alcun lavoro completo ed esauriente sull'Ornitologia di questo immenso Impero, ma molte, pubblicazioni parziali di grande valore come quella di W'right-Palnieii, Finland Foglar (eccellente pelle diagnosi degli abiti di muta estiva delle Anitre) ed altre. Germania: — Naumann, Naturgeschichte der Vo- gel Deutschlands (ottimo lavoro del quale ora (dal 1897) si sta pubblicando in Germania una nuova ed importantissima ristampa, ri- veduta ed in gran parte rifatta dai migliori Ornitologi Tedeschi). Belgio: — Fallon. Oiseaux de la Belgique. Olanda: — Schlegel, Vogels ran Nederlaud. Francia: — Degland e Gerbe, Ornithologie Ftt- ropéenne; Bailly. Ornithologie ile la Savoye; Crespon, Ornitlwlogie du Card e Faun. mè- riti . eie., ilu midi ile la Frutice . Italia: — Savi. Ornitologia Toscana: malgrado i difetti, indietro accennati, anche la Orni- tologia Italiana : Salvadori, Uccelli, nell'opera Fauna ti' Italia .• Giglioli, Avifauna Italica in varii volumi. Spagna: — Arevalo, Aves de Espana; Irbv, Ornithology of Gibi'àltar. Portogallo: — Bocage, Lista de los Ares de Portugàl : Tait. A List of the Birds of Portugàl; Aves de Portugàl, Grecia: — Lindermayer, Vogel Griechlamls. Penisola Balcanica: — Reiser, Vogel von Mon- tenegro, Bosnicn unti Bulgarien (verrà pub- blicato il resto in seguito). Dopo tutto, è indubitato che per chi vuol raccogliere cognizioni estese, per chi vuol fare ATI.AN I 1 ORNI! i.K •' i:;i un importante lavoro conia necessario pò i -cil.ic 1' Ibis ('), questo grandioso Giornale Or- nitologico, il (inule purtroppo, olire alla ilitli- coltà ili ritrovarlo completo, importa una spesa gravissima, del pari può dirsi del Catalogni of the Birds del Museo Britannico i ). Come pine ricordo tra i più importanti periodici ili Ornitologia, ed a titolo di < re e perchè con- tengono articoli notevoli per l' intera Avifauna Europea, i seguenti : Agitila, Zeitschrift f. Ornithologie, Red. v. 0. Herman gr. in 4" in. col. Kpfrt. Budapest, 1 89 i e Begg. Bullettin de la Société Ornithologiqut Suisse, 2 voi. (il tutto pubblicato) 8°, av. plchs. col. Genève, 1865-1871. Bullettin of the British Ornithologist' s Club, ed. by R. B. Sharpe. 8 . London, 1892 e segg. Isis, Encyelopailische/eitsciil't ete.. von L.< >ken, Leipzig, 1817-1848. Journal fii/r Ornithologie, hrsg. v. Cabauis, Baldamus u. A. gr. sJ mil col. Kpfrt. 1853 e segg, Mittheilimgen des Ornithologischen Fereines, hrsg. v. Pel/ehi. Hayek, Knauer, u. Palliseli, I-MI. W'ien. 1877-1892 (il mito pubblio |. .XaiuìKuntiii, Journ. f. Ornith. red. v. E. Bal- daniits. Bd. 1-6 u. Reg. 8°, mit col. Kpfrt. I-VI. Stuttgart uud Leipzig, L850-1856. Qrnis, Zeitschr. fiir die gesam. Ornitb. hrsg. v. lilasius u. Hayek, Band I-Y1II, 8°, ni. Abbili). W'ien, 1885-1892; continuation : Orni», Bull. il. Comité Ornith. intera. Pubi. p. E. Oustalet et de Claybrooke, voi. 1X-XII. uvee plchs. Paris 1897 e segg. Ornithologische Monatsberiehte, hrsg. v. A. Rei- chenow, Merlin, 1893 e segg. Ornithologische Jahrbuch, hrsg. v. V. Tschusi zu Schmidhoffen. Hallein, 1890 e segg. lì/tea, Zeitsehrit't fiir die gesammte Ornitho- logie, brsg, v. F. A. Thienemann, lleft 1 e 2 in 8°, Leipzig, 1846 e 1849. Die Sehwalbe, Neue Folge, Wien, 1898 e segg. Zeitschrift tur die Gesammte Ornithologie, hrag. v. J. v. Madarasz, gì', in 8°, ni. 52 col. Kpfrt. ii. •_' Karten. Budapest, 1884-1887. The Zoologist, London, 1843 e . Ricordo inoltre: Centralblatt, Ornithologie. Hrsg. \. Cabanis u, Reichenow. Jahr. 1876-1882 (tutto il pub- blicato), gr. in 4°, Leipzig, 1876-1882. Congress, Ornithol. Sitzunsberichte d. 1 internat. Ornith. Congresses zu W'ien, 1884. gr. in 1 '. Wien. 1884. — II. Internat. Ornith. - Congress zu Bu- dapest. 2Thle. Berichl u. wissensch. Abhandl. gr. 1. ni. 2 col. u. si-liw. Kpfrt. Budapest, L892. — III. Congr. Ora. Int. l'uri-. I' : Paris. 1901. Jahresberichi il. Beobachtungensstationen il. Vògel Deutschlands f. 1882-1886. gr. 8 m. Karte, Leipzig, L884-1888. Jahresberichi L886. d. Comité 's f. ornithol. Beobachtungsstat. in Oesterrecih. - lugani , hrsg. v. Blasius a. Hayek. 8°, Wien. 1888. Jahresberiehte d. Ornith. Beobachtungs sta- tion i. Konigr. Sachsen. Bearb. v. Meyer u. llelni f. 1885-1894. 10 Abthlgn. g. 8 u. gr. 4. Berlin, L886-1896. Jahresberichi d. Ornithol. Vereins Miinchen l*. ls. 17-1900, 2 voi. 8°. Miinchen, 1899 e 1901. Monatssclirifi des deutsehen Vereins /.uni Sehutze der Vogelwelt, redig. v. E. von Schlechtendal u. W. Thienemann. Jahr. 3-12, gr. 8°, in. zahlreich, 2. Th. col. Kpfrt. Halle. 1878- L887, und Index v. P. Leverkiihn, HaUe, 1888. Dieselbe, Bd. 16-22. 8° ni. col. Kpfrt. Merseb. u. Gera, 1891-1897. Verhandlungen d. Zool.-Botan. 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L'Ornitologo italiano troverà inoltre notizie interi angli Uccelli locali in iBpecial nh.i1.» nel Bollettino del ralieta e mila Rivieta I arali del po- riodo 1881-isyG e neH'Avteulà 1897 eeegg. Non bo creduto di citare VAuk, notissimo Giornale Ornitologico Americano, che non si è occupato che incidentalmente dell'Avifauna E 132 ATLANTE ORNITOLOGICO MATERIALI per una Bibliografia Ornitologica Europea EUROPA IN GENERALE ('). Arnold F. - Die Vògel Enropas. Stuttgart, 1897. Back house J. - Handbook of European Birds, 8°. w. platea, clotli. London, 1890. Baedeker. - Eier ti. Europ. Vògel, fol. ni. 8°. Kpfrt. Iserlolin, 1863. Bonaparte. Principe C. L. - Revue critique de l'Orn.Eur. de Degland, 12 mo . Bruxelles, 1850. Bree C. R. - llistory of the Birds of Europe not observed in the British Isles, voi. 4, 8°. London, 1857. Seconda ediz. voi. 5, 8". Lon- don, 1875-1876. Bniim C. L. - Lelirbuch der Naturgeschichte aller europaisclien Vògel, voi. 2, Picc. 8°. Jena, 1823-1824. Degland C. 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(') Sebbene 1 Ornithologìa del] Aldrovandi, <* la Storia Na- turale degli Uccelli tratl I- li Ornitologìa in generale, tut- tavìa drvmio essere qui annoverate, perone in osso eù la particolare menzione dogli Uccelli d'Italia o cosi puro nelle opero del Bernini, «tri Ranzani e del Geno (Salvadori). Arrigoni Degli Oddi E. - Studi sugli Uccelli uroptero-fasciati. Atti Soe. Ven. Tr. Se. Nat.. voi. XI, fase. II, con tav. col. Padova, 1890. - Sopra un individuo femmina di Querquedula erecea, anormalmente colorito. Atti Soe. Ven. Tr. Se. Nat., voi. XII, fase. I. Padova, 1891. — La caccia di Valle, brano p. nozze Lonigo- De Zigno. Padova, 1891. — Su di un ibrido di Lanopus mutus e Bo- nasa betulina. Atti Soe. It. Se. Nat., con tav. col. Milano, 1892. — La Fuligula Momeyeri, lìaed. nel Veneto. Nota, Ornitologica. Atti Soe. hai. Se. Nat.. voi. XXXIV, fase. II. pp. 179-193. Milano, 1S93. — Un ibrido naturale di Mareea penelope e Anas boscas preso nel Veneto. Alti Soe. Ven. Tr. Se. Nat., ser. 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Siena, 1887. — Su cinque casi di Brachydactilia negli Uc- celli domestici, nel giorn. L' 'Agricoltore Ita- liano, anno XVI, fase. 195. Firenze, 1890. Fiori A. - Alcuni casi di melanisnto in due specie di Uccelli. Atti Soc. Nat. di Modena, ser. Ili, voi. XIII, anno XXVIII, pp. 87-92. Modena, 1N94. Gene G. - Sulla Iconografia della Fauna Italica di Carlo Luciano Bonaparte, Principe di Musignano. Osservazioni, nella Bibl. Hai., t. 71, pp. 165-:i.">6 (1833), t. 75, p. 13 (1834), t. 77, p. 59 (1835), t. 80, p. 22 (1835), t. 83, p. 376 (1*36), t. 92, pp. 26-174 (1839), t. 95, p. 50 (1839). La stessa opera iu un volumetto. Milano, 1839. Gene G. Storia aaturaledegli animali esposta in lezioni elementari. Opera postuma. Uccelli, voi. Il, pp. 1-230. Torino. L850. (\. Ila parte ornitologica di quest'opera si parla di quasi tutte le specie italiane, e perciò deve essere qui menzionata). Gerini G. - storia. Nat male degli Uccelli, voi. •"'. con tav. col. Firenze, 1767-1776. Giglioli Hillyer E. - Catalogo degli Uccelli os- servati in Italia. Fase. I della Iconografia, etc. l'iato. 1879. — Iconografia dell' Avifauna Italica. Fase. 1-52, con 265 tav. col. foglio, l'iato, 1879-1895. (Quanto ne venne pubblicai pera incom- pleta i. — Elenco dei Mammiferi, digli Uccelli e dei Rettili ittiofagi appartenenti alla Fauna Ita- lica e Catalogo degli Anfibi e dei Pesci Ita- liani. Firenze, 1880. — Elenco delle specie di Uccelli che trovatisi in Italia, stazionarie o di passaggio, colla indicazione delle epoche della nidificazione e della migrazione. Annali di Agricoltura, n. .'iti. Roma, issi. — Notes on the Avifauna of Italy, in Ibis, ser. IV, voi. VI, pp. 181-222. London, Issi. — Avifauna Italica. Elenco delle specie sta- zionarie o di passaggio in Italia, colla loro sinonimia volgare e con notizie più special- mente intorno alle migrazioni ed alle nidi- ficazioni. Firenze, 1S86. — Primo Resoconto dei Risultati dell'Inchiesta (•mitologica in Italia, l'i. I, Avifauna Ita- lica. Elenco sistematico delle specie di Uc- celli stazionarie o di passaggio in Italia con nuovi nomi volgari, e eolle notizie fin qui fornite dai Collaboratori dell'Inchiesta Or- nitologica, con una carta delle Stazioni Or- nitologiche Italiane. Firenze. 1889. — Primo Resoconto dei Risultati dell'Inchiesta Ornitologica in Italia. Pt. II, Avifaune lo- cali, Risultati dell'Inchiesta Ornitologica nelle singole provineie. Firenze, 1890. — Primo Resoconto, etc. Pt. III. Notizie d'in- dole generale, migrazioni, nidificazioni, ali- mentazione, etc. Firenze, 1891. — L'Attiene Cliiarailiar. sp. n. uell' Ariritla. IV. fase. 29-30, pp. 57-60 (1900) e nell'Oro», tonieXI, n. 2-'.',, pp. 237-242, 1900-1902, etc. Mauretti P. - Sopra alcuni casi di scoloramento delle penne in Uccelli nostrali. Atti Soc. It. Se. Nat., voi. XXII, pp. 292-300. Milano, 1879. — Aberrazione nel colorito delle penne in Uc- celli dell'Ordine dei Passeraeei. Atti Soc. It. Se. Nat., voi. XXV. Milano, 1882. 150 ATLANTE ORNITOLOGICO Martens G. V. - Iutieri. 8 Bde. Stuttgart, 1844- isKi. [Die geografisclie Zoologie, pp. 253-502. Vogel, pp. 268-311). Martorelli G. - Sopra un Falco islandieus, Briinn. (err. det.t annunciato per la prima volta in Italia, nello Spallanzani di Roma, taso. V e VI. Roma, 1887. — Sopra alcuni esemplari del gen. Limosa. Atti Soc. lt. Se. Nat., voi. XXXIII. Mi- lano, 1890. — Note Ornitologiche sopra osservazioni fatte nell'anno 1894-95. Atti Soc. It. Se. Nat.. voi. XXXV. Milano, 1895. — Monografia illustrata degli Uccelli di Rapina in Italia. 4°. con 5 tav. col. Milano, 1895. — Le forme e le simmetrie nelle macchie del piumaggio, nel voi. VI, fase. II, delle Me- morie della Soc. 11. (li Se. Nat. e Mus. Gir. tli Stor. Nat. di Milano, con una tav. cro- mol. e zincotip. Milano, 1898. — UEmberiza luteola e la Menila Naumanni in Italia, Arieula. V, fase. 45-46, pp. 131- 133, 1901. — Ibrido probabile di Turdus obscurus e T. iliacus, nell'Orafe, XII, n. 2-3, pp. 229- 231 (1901). Olina G. P. - Uccelliera, ovvero discorso della natura e proprietà di diversi uccelli, e in particolare di quelli che cantano, con il modo di prendergli e mantenergli, con figure. Roma, 1622. — Idem. Roma, 1684. Parona C. & Grassi G. B. - Sovra alcune mo- struosità di uova di Gallina. Atti Soc. It. Se. Nat., voi. XX, pp. 103-124, con tav. Milano, 1877. Parona C. - Alcune particolarità di due indi- vidui AelV Anas boschas. Atti Soc. It. Se. Nat., voi. XIX, fase. IV. Milano, 1877. — Due casi di deviazione nella mascella in- feriore degli Uccelli. Atti Soc. It. Se. Nat., voi. XXIII, pp. 127-134, con tìg. Milano, 1880. — La pigomelia nei Vertebrati. Atti Soc. II. Se. Nat., voi. XXVI, pp. 211-326. con fig. Milano, 1883. Pavesi P. - SulF importanza del melauismo negli Uccelli, negli Atti I. E. Acc. degli Agiati, ser. Ili, voi. I, fase. I. Rovereto, 1895. 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Milano, 1872. — Intorno a una specie di Falco nuova per l'Italia. Aiti dell' Acc. di Se. Torino, voi. XIX. Torino. 1884. — La Aegialitis asiatica (Pali.) trovata per la prima volta in Italia. Atti B. Acc. di Se. Torino, voi. XXIII. Torino, 1887. — Elenco degli Uccelli Italiani, negli Annali del Mus. Civ. di St. Nat. di Genova, ser. II, voi. Ili, ed in voi. separato. Genova, 1887. - Il Sinatte in Italia nella primavera del 1888. Boll, dei Musei di Zool. Anat. della lì. Univ. di Torino, n. 47, voi. III. Torino, 1888. — Altre notizie intorno al Sirratte in Italia nel 1888. Boll, dei Musei di Zool. Anat. Camp. li. Univ. di Torino, u. 52, voi. III. Torino, 1888. — Le ultime notizie intorno al Sirratte in Italia negli anni 1888-1889. Boll, dei Musei di Zool. Anat. Oomp. E. Univ. di Torino, n. 70, voi. IV. Torino, 1889. — Il Cypselus affinis in Liguria. Ann. Mus. Civ. St. Nat. di Genova, ser. II, voi. IX (XXIX). Genova, 1890. — Intorno a una Cutrettola nuova per l'Italia. Boll. Mus. Zool. Anat. Oomp. E. Univ. To- rino, voi. VI. n. 101. Torino, 1891. Intorno alla Menila alpestris, Brehm, nel Boll. Mus. Zool. Anat. Gomp. E. Unir, di Torino, voi. VIII. n. 152. Torino, 1893. (') Numeroso notizie intorno all'Ornitologia Italiana sono registrate negli Atti tifila 2 a . \i ll t 5 a , 6 a , 7 a ed 8 a Riunione degli Scienziati Italiani, tenute in Torino (1840), in Firenze (18-11), in Lucca (1843), in Milano (1844), in Napoli (1845), ed in Genova (1846). I Sigg. Hollniayr e Tachusi zu S<'lnni- «Uiuilrn (Oni. Jah.br, XI, pp. 5-G, 1900, etc.) parlarono delle Cincie di padule italiano. ATLANTE ORNITOLOGICO 151 Saunders H. - Notes od the Ornithology (>. — Verzeichniss der bis jet/.t in Tyrol beobach- teten Viigel, nella Naumannia, 1857, pp. 392- 104. — Briefliche Mittheilungen, nella Naumannia, 1858, pp. 167-168. Ambrosi F. - Prospetti! delle specie Zoologiche conosciute nel Trentino, pubblicato nella Statistica del Trentino di A. Perini. Trento, voi. 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Trento, 1887. — Nuove contribuzioni all'Avifauna Tridentina, nel Programma dell'I. E. Ginnasio supcriore dello Stato in Rovereto, anno 1888-1889. Rovereto, 1889. — Materiali per un'AvifaunaTridentina, nel Pro- gramma dell'I. R. Ginnasio superiore dello 8ta- toinRovereto, unno 1890-1891. Rovereto, 1891. — Quarta contribuzione all'Avifauna Triden- tina, nel Programma dell'I. lì- Ginnasio su- periore dello Stato in Rovereto. Rovereto, 1895. — Lo Zigolo dal collaro catturato per la prima volta nel Trentino. Atti 1. R. Se. Lelt. ed Ar., ser. Ili, voi. V, fase. IL Rovereto, 1899. 152 ATLANTIC ORNITOLOGICO Garbari ti. - L'Uccellagione quale viene prati- cata nel nostro Paese. Trento, 1897. Untersteiner. - Aggiunta al Catalogo degli Uc- l'i'lli osservati nel Veneto dal Sig. A. 1*. Ninni, relativa agli Uccelli osservati nel Trentino, nel Commentario della Flora, Fauna e (Ica del Ventiti e dil Trentino, voi. I, pp. 252- 253. Venezia. 1859. Vallon G. - Escursioni ornitologiche nel Tren- tino. Boll. Soe. A, Ir. Se. Hat., voi. XIII. pt. II. Trieste, 1892. DALMAZIA ('). Brasilia S. - Motriocein Pticjega Svijeta. Soe. Hist. Nat. Oroat., anno V. Zagabria, 1890. - Sulle Alche, etc, Boli. Soc. Zoo!. Hai. X. Roma, 1901. Eggenhòffer. - Vogel uni Triest, neH'is/s, 1842, pp. 296-298. Kolombatovich G. - Osservazioni sugli Uccelli della Dalmazia, nel Programma tirila I. R. Scuola superiore. Spalato, 1880-1881. — Catalogus Vertebratorum Dalmaticoruni. Spalati, 1888. - Novi Nadodatci Kraljesnjacima Dalmacije. Spalato, 1S93. - njekim Kraljesnjacima. Spalato, 1895. — Zoologiske Vijesti iz Dalmacije. Spalato, is',16. - Druge Zoologiske Vijesti iz Dalmacije. Spa- lato, 1900. Michaelles C. - Ueber das Winterkleid von Larus atricilla, Temm. {plumbeiceps : Brehra) nebst einigen Bemerkungen iiber die im J In- feri von Triest bemerkten Movenarten, nel- Vlsis, 1829, pp. 12(i'J-i270. Schiavuzzi B. - Elenco degli Uccelli viventi nell'Istria ed in specialità nell'agro pirauese. Boll. Soc. Adr. Se. Nat., n. 1. Trieste, 1878. — Sulla comparsa del Larus tridaetylus, L., in volgare Gabbiano Terragnolo, nella rada di Tirano. Boll. Soc. Adr. Se. Nat., voi. V, n. 1. Trieste, 1879. — Aggiunte e correzioni all'Elenco degli Uc- celli viventi nell'Istria ed in specialità nel- l'agro piranese. Boll. Soc. Adr. Se Nat., voi. V, p. 287. Trieste, 1880, voi. VI, p. 165, 1881, e voi. VII, p. 13, 1882. — Materiali per un'Avifauna del territorio di (') Qualche notizia su^li rjooelli dalmati si trova anche nei due seguenti lavori: Arrigoni Degli Oddi lì. Note Ornlt. sol Muboo Noz. «li Zagabria, Boll. Soe. Zool. TttU. Voi. I, sor. Il, fase. 1-2, pp. 69-81, 1900; Lo stesso Autore, Rimi. Orn. di Serajevo, Orme, pp. 175-182, 1900. Trieste tino a Monfalcone e dell' Istria. Boll. Soe. Adr. Se. Nat., voi. VII, fasci. Trieste, 1888. Schiavuzzi B. - Sulla comparsa di specie nor- diche nella regione Adriatica settentrionale. Zeitsehrift fiir die (itsiniinite Ornitlioloi/ic. I, Jahrg. issi. Budapest, 1884. - Alca tortiti, L. nel golfo di Trieste. Zeit- seìirifl fiir die gesam. ornilh. von /'.' Mu- darti*;. 1 Jahrg. p. 248, 1884, e Miltheil. der ornilli. Verdina in Wien. p. 127. 1884. Idem, Zeitsehrift, etc. Budapest, 1884. — Osservazioni fenologiche e sui passaggi degli Uccelli del litorale Austriaco durante l'anno 1884. Monfalcone, 1885. — Anas boscas anom. Millheilungcn des oruilh . Ver. in Wien. anno Vili. p. 38, 1884, e Zeit- sehrift fiir die gesam. Ornith. di Madarasz, II, p. 53, 1885. — Materiali per un'Avifauna del litorale Au- stro-Ungarico. Boll. Sur. A tir. Se. Nat., voi. X. Trieste. 1887. Washington S. - Ornithologische Notizen aus Istrici], Zeitsehrift fiir die gesam. Ornilh. di Madarasz in Budapest, voi. II. pp. 341- 368, 1885. VENETO. (Anonimo). - Osservazioni intorno all' Ornito- logia Toscana, etc. nella Bilil. Jtnl.. voi. L, pp. 180-194, 1828, voi. LXI, pp. 187-202, 1831, voi. LXVII. pp. 76-83, 1832 ('). Arrigoni Degli Oddi E. - Lettera aperta al pro- fessor E. II. Gigli. di. Padova, 1884. - Note ed osservazioni fatte dall'agosto al di- cembre 1885, specialmente in riguardo al- la migrazione degli Uccelli nella provincia di Padova e nell'Estuario Veneto. Boll. Soc. Yen. Tr. Se. Nat., t. ITT, n. 4. Padova, 1886. - Sul Codirosso nel Padovano, nel Boll, del Nat., anno VI, n. 11, p. 146. Siena, 1886. — Cicogna e Codirosso, nel Boll, del Nat., VII, n. 7. Siena, 1887. — Sulla colorazione a fascio della coda in al- cuni individui giovani del .Merlo nero (Me- nda nit/ra, L. ex Schw.) della mia Collezione Ornitologica Italiana, con tav., negli Atti E. Afe. Se. Leti, ed Ar. di ì'titlortl. letta nella tornata 22 maggio 1887, inserita nel voi. Vili, disp. IV. Atti e Meni. Padova, 1887. (') Ho creduto di dover menzionare anche questo la- voro di anonimo Autore, giacché in esso si parla specialmente degli Uccelli del Veneto. \ n \M i I ii;\i imi 06ICO 153 Arrigoni Degli Oddi E. - Notizie su aldine cat- ture di Uccelli. Boll, del Nat. Siena, 1887. l'asso straordinario di Uccelli. Boll, del Noi. Siena, 1887. ■ — La Lusciniola melanopogon, la Ceiiia Oettii e la Oyaneoula Wolfi nel Padovano. Boll. Nat., Vili. Siena. 1888. — Notizie su alcune- catture di l'ccelli nel 1SSS. Boll, del Nat., IX. Siena. 1889. — Contribuzioni all'Avifauna del Padovano, nel Primo "Resoconto dei Eisultati dell'Inchie- sta Ornitologica in Ito Ho, l't. 1, li, III. Fi- renze, 1889-91. — Notizie sulle peregrinazióni della Ghiandaia (Garrtilus glandarius) in un quinquennio di osservazioni (1885-1889). Boll. Nat., fase. VI. Siena, 1890. — I Cigni del Veneziano. Gozzetta di Venezia, due mini, del febbraio 1892. — Catture di Uccelli negli anni 1890-1891 . Ri- vista lt. Se. Nat. e Boll. Nat., XII. Siena, 1892. -— Su di un Mónachus atricapillus a becco ano- malo. Atti Soc. Yen. Tr. Se. Nat., ser. II, voi. I. fase. I, con tav. Padova, 1892. — La Branta leueopsis nel Veneto, rota orni- tologica. Atti Soc. lt. Se. Nat., voi. XXXIV, fase. I, pp. 117-123. Milano. 1892. — Catture di Uccelli avvenute durante l'anno 1892. L'insta lt. Se. Nat., XIII. Siena, 1893. — Note ornitologiche. Rivista lt. Se. Nat., XIV. Siena, 1894. — La Tadorna cornuta nel Veneto. Spori Il- lustrato. XIII, n. 595, p. 41. Milano, 1894. L' Haliaètus albichila nel Veneto. Sport Il- lustrato, XIII, n. 598, p. 77, 1894. — Materiali per la, Fauna Padovana dei Ver- tebrati, II, Uccelli. Atti Sor. lt. Se. Nat., voi. XXXIV, pp. 367-433. Milano, 1894. — La Caccia ili botte o di valle nelle lagune di Venezia. Sport Illustrato, ed in un Opu- scolo separato di pag. 50. con fig. Milano, 1894. — Le ultime, apparizioni dell' Actochelidon sandvicensis (Lath.) nel Veneziano. Atti Soc. lt. Se. Nat., voi. XXXVI, pp. 17-32. Mi- lano, 1896. La cattura di un Fenicottero nel Veneziano. Atti Soc. lt. Se. Nat., voi. XXXVI, pp. 221- 223. Milano, 1896. — Note ornitologiche per l'anno 1895. Atti Soc. It. Se. Nat., voi. XXXVI, pp. 231-38. Milano, 1896. — Note ornitologiche, nella Eivista 11. Se. Nat., voi. XVII, n. 11. Siena, 1896. — La nidificazione del Mibms migrane, I?. nel territorio Veronese, atti /.'. Ist. IV».. eie. t. IX. sei. VII. pp. 93-114. Venezia, 1898. Arrigoni Degli Oddi E. - Eine Brutstàtte dea schwarzeii Milans bei (Mezzano bei Verona. Journal fur Ornith., XX.IV, pp. 524-587. Berlin, 1898. Lo stesso, tradotto in inglese nello Zoologist, 1898. Notes on some specinicns of Anatidae in the late Count Ninni's Collection in Venice, in Ibis for Jan. 1898, pp. 67-74. London, L898. - Le recenti comparse del Puffinus 2T«/ift(Boie) nel Veneziano. Atti Noe. //. Se. Nat., XXXVII, pp. 21 1-218. 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Milo ail ini sottnfHcialc fittila Marina inglese. Parte Seconda Indici: Sistematico unirne ACCII'ITKKS . . . . Sottordine \< !< IIPITRES DIURNI Famiglia Vulturidae Genere Vultur, Brisson, L760 ..... 1. Vultur monachus, Linnaeus, L766; Avvoltoio i ., mi ii Gyps, Savigny, 1809 ...... •_'. Gyps fulvus (Gmelin), L788; Grifoni . Genere Yeopkron, Savigny, 1808 ..... 3, Neophron percnopterus (Limiaeus), 1758; Capovaccaio Famiglia Gypaétidae Genere Gypactus, Storr, 17M l. Gypaétus barbatus (Linnaeus), 1758; Avvoltoio degli agnelli Famiglia Falconidae Sottofamiglia Accipitkinak Genere Astur, Lacépède, 1801 ..... 5. Astur palumbavius (Linnaeus), L758; Astore 6. Astur brevipes, Severtzow, 1850; J'-imi- levantino i.i Aceipiter, Brisson, I7iiu ..... 7. Aceipiter uisus (Linnaeus), L758; Sparviere Genere Oircus, Lacépède, L801 ..... 8. Circus aeruginosus (Linnaeus), 1758; Albanella . 9. Circus macrurus (S. Gmelin), 1777: Albanella pallidi LO. Circus cyaneus (Linnaeus), 17ii(>; Albanella irate LI. Circus pygargus (Linnaeus), 1758; All'aneliti minore Sottofamiglia Bi tbonutae ....... Cenere Buteo, Cuvier, 1X00 ...... li'. Buteo buteo (Linnaeus), L758; Pojana I2a. Buteo buteo desertorum (Daudin), 1799; Pojana minori L26. Buteo desertorum Zimmermannae (Ebmcke), 1893; Pojan nore dello Zim-mermann ..... 13. Buteo feros (S. Gmelin), 1771: Pojana dalla coda bianca Genere Archibuteo, Brenna, L828 ...... 1+. Archibuteo lagopus (') (Gmelin), 1 7ss ; Pojana calcata Sottofamiglia Aquii.inak. ........ Pag. » IVI » 2 » ivi » :: » ivi » 1 » ivi ■> 5 » li » ivi » 7 » ivi » s » ivi » Q ■/ ivi » 11) •> \\ i >> 11 » IL- » 13 » 1 1 » ivi » 15 » 16 » ivi » 17 » 18 » 19 » 20 ■' ivi » ■_'l O Fata i'i anni* b Orti, boi ,, p I L764J Atlante ornitologico. 23 \ I I. \N 11 ORNITOLOGICI l ( lenei'e ( tenere i ìencrc Genere ( tenere Genere i tenere I .cucii 15. 16. 17. is. L9, l'O. 21. 22. 23. 24. < tenere 28. 30. 31 , 32. 34. 35. 36. 37. 38. 39. lo. 41, 12. 13. 44, in. Iquila, Brisson. min. ....... àquila chrj-saétii6 (Linnaeus), 1758; Aquila reale Aquila heliaca('), Savigny, 1810; Aquila imperiale . Aquila Adalberto', Brehra, 1860; Aquila dalle spalle Inanehe Àquila rapax (Temiuinck), 1828; Aquila rapace. Aquila orientalis, Cabanis, 1 s.", i ; Aquila orientale e formi Aquila maculata (Guielin), 1788; Aquila anatrala maggiore Aquila poraerana, Brehin, 1835; iquila anatrala minore Nisaetus, Hodgson, 1836 ....... Nisaetus fasciatus (Vieillot), 1822; Aquila del Bottelli Nisaetus pennatus (Gmelin), 1788; Aquila minore Haliaetus, Savigny, 1809 ....... Haliaetus albicilla (Linnaeus), 175N; Aquila ili man . Haliaetus leucorypbus (l'aliasi. ITTI: Aquila ili muri- di Pallas Oircaetus, Vieillot, 1816 . Circaétus gallicus (Gmelin), 17s,s ; Biancone Milvus, Cuvier, 1 800 ........ Milvus milvus (Linnaeus), 17">s ; Nibbio reale Milvus Uniscimi) {-) (S. Gmelin), 1771 : Nibbio Inumi . Milvus aegpytius (Gmelin), 1788; Nìbbio egiziano .Milvus tnelanotis, TemmincL & Schlegel, ?1845; Nibbio dalle orecchie nere .... ... Elanus, Savigni . 1809 Elanus caevuleus (Desfoutaines), I7s7: NibMo bianco . l'cniis. ( luvier, 1 si7 . Pernis apivorus (Linnaeus), 1758; Falco pecchiaiolo Hierofalco, Cuvier, 1817 Hierofalco cherrug(') (J. E. Gray), 1833; Sacro Hierofalco Feldeggi (*) (Schlegel), 1844 ( B ); 1, unni-in Hierofalco candicans (Gmelin), 1788; Oìrfalco ili Groenlandia Hierofalco islandus (Gmelin), 1788 1 ); Girfalco d'Islanda . Hierofalco gyrfalco (') (Linnaeus), 1758; Girfalco Falco, Linnaeus. 1758 ....... Falco peregrinus, Tunstall, 1771: Faleone . Falco punicus, Levaillant, 1n.">o ; Faleone minori Palco barbari», Linnaeus. 1 7 ."> s ; Falcone ili Birberia. Falco subbuteo, Linnaeus, 1758; Lodolaio . Falco Eleonora*, Gene, 1839; Falco della regina Falco aesalon ( 8 ), Tunstall, 1771: Smeriglio Tinnuneuhi8, Vieillot, 1807 ...... Tinniinculus vespertillUS (Linnaeus,, 17(ili: Folio euculo Tinnunculus tionunculus (Linnaeus), L758; Gheppio . l'Oli. » » » » » » » » » » » » » » » » » >• » » » » » » » » » » » » » » » 21 22 23 ivi 21 ivi 26 ivi 27 ivi 28 29 ivi 30 ivi ivi .".1 32 33 ivi ivi 34 ivi :;.-. ivi 36 37 38 10 ivi 41 ivi 12 13 41 ivi 45 46 47 ivi 48 'Falco melanaetus, Linnaeus Syst. Vai., !. \>. ■- - i ileo impenalis, lieeli toiii Om. Vaseh., HI, 553, u. 3 (1803-1805). i) Falco migram Boddaerl Cabl d. IM. Eni., p. 21 □ (1783). ( :1 ) Cfr. Dr. Reicheno^ \.. Syst Viste Vogel Deutechl n 33 (lfi I i ■ | / aXco Feldeggii, Schlegel. Pedi Kleinechmidt, O iquila, \ni, p. (1901) ■ i / ■ ' BrUnnich, Orn. bor. (1764). i » Monili Latori dicono che Li nome «li F. I ■ ■■ ■ mimo di F. peregrinus, m.i basta vedore le dimensioni offerte da Linneo (Faun. Suec, ed. r, p. 2] L746) pei convincersi che tale a orto I i .'■ "■ '■- i erronoainonte stampato (cfr. pag IC). ISIMi I -1-1 I M \ l'K Hi. Tinnunculus Nauraanni (Fleischei . 1818; Falco gi-illajo Sottofamiglin Pandionin le . . • • i ienere Pandion, Sa\ ignj . L809 ...... IT. Pandion lialiaètus (Linnaeus), L758 ; Falco pescatore . Sottordine \> CIPITRES N0CTURN1 Famiglia Bubonidae Sottofamiglia Boboninai Genere Bubo, Cuvier, isi? |s. Bnbo bubo (Linnaeus), L758; Gufo troie . Genere Pisoì'hina, Kaup, 1848 ...... 4-9. Pisorhina scops (LinnaeuR), L758; Assiolo . Genere Nyctea, Stephens, L826 ...... 50. Nyctea nyctea(') (Linnaeus), 1758; Civetta delle nevi. Genere Surnia, Duméril, 1806 ...... 51. Surnia ulula (*) (Linnaeus), 1758; Ulula aia. Surnia nlnla capameli (P. L. S. Miiller), ITTti; Ulula «mei Genere Carine, Kaup, 1829 ....... 52. Carine noctua (Scopoli), 1769; Civetta 52«. Curine noe tua glaux (Savigny), 1809; Civetta meridionali Genere Glaucidium, Boie, 1826 ...... 53. Glaucidium passerinum (Linnaeus), L758; Civetta minori Sottofamiglia Syrniinae ( s ) ........ Genere Asio, Brisson, !7G. Asio capensis (Smith), 1835; Gufo del Capo Genere Syrnium, Savigny, Iso'.i ...... ."p". Syrnium aluco (Linnaeus), L758; Gufo selvatico. 58. Syrnium oralense (Pallas), 1771; Gufo degli Urali .">;>. Syrnium lapponicum (Retzius), 1800; Gufo ili Lapponia Genere Nyctala. Brehro, 1826 ...... 60. Nyctala Tengmalmi (') (Gmelin), 1788; Civetta eapogrosso Famiglia Strigidae ......... Genere Strix, Linnaeus, 1758 ...... 61. stri \ flammea, Linnaeus, I7(iii: Barbagianni Ordine PICARIAE. . ... Sottordine ZYGODACTYL1 Famiglia Picidae Sottofamiglia Picinae ......... Genere Geeinus, Boie, 1831 . 62. Geeinus viridis (Linnaeus), 1758; Picchio verde . 62«. Geeinus viridis Sliarpei (Saunders), ls72; Picchio verdi Olinolo ........ » 19 » ivi » .-,11 » .-,1 » ivi » 52 » ivi » 53 » :,1 » :,.-, » ivi » 56 » ivi » 57 » ivi » 58 » ivi » (il » ivi » 62 » 63 » ivi » li! » ivi » li.-, » ivi » 66 » 07 » liS » ivi » li!t » ivi » 7(1 » 71 » 71' » 7:: » ivi » ivi » 71 » ivi spa- ri Umili Anidri adottano per qnestn specio il 1 'li V*. scandiaca, e 1--1 » pifi .< p iccu< Linneo chiamò Stria seandiaca l'adulto <■ Stria Yyctea il giovani ma siccome entrambi i nomi -1 trovano nella \ edizione (V3 ■ 1 -1 può usai e 1 ano l 'ali ro indifl'ei entem< nte. Surnia ulula (L 1 e S. funerea (L.) Bono sinonimi; Linneo [Syst. Nat, l p, 93, n. 7 ■■ LO, L758) dà loro ■■ 1 l'Eni-opa, pero il Naumann 1 1 -•■ h'.ff Eur.) dice «'li>' Linneo nella Faw diede per habitat alla S. funerea l'Europa i' l'America, <■ che quindi il nome «li 8. ulula > da pn fi (ili corrispondente italiano Barebbe Sirniini e non & eonn ?enno orroneamento stampato {cfr. pa| 1 1 ) in scrivo Tengmalmi >■ non tengmalmi, 0(1 in tata sauro va e >tto a pag. 68 iinoa I VI t.ANTI ORNI rOI.OGICO i ienere i tenere Genere Sottofamiglia i tenere Famiglia Sottofamiglia Genere Genere Genere Sottordine Famiglia Genere Famiglia Genere Famiglia Genere Genere Famiglia i Ienere Sottordine 63. Gecinns canus (Gmelin), lTss: Picchio cenerino. Ficus, Linnaeus, 1758 ....... lil. l'icus 111:111 i us. Linnaeus, IT." 1 -: Picchio nero Dendrocopus, Koch, 1816 . iì.'i. Dendrocopus major (Linnaeus), 1758; Picchio rosso maggiori 65a. Dendrocopus major syriacus (Hempricli & Elirenberg), 1828 Picvliio rosso maggiore siriani ..... 66. Dendl'ocopus leuconotus (Bechstein), 1802; Picchio a dorso bianc 66«. Dendrocopus leuconotus Lilfordi (Sharpe & Dresser), Isti ; Pie chio 11 dorso bianco di Lilford ..... UT. Dendrocopus medius (Linnaeus), 1758; Picchio rosso mezzano 68. Dendrocopus minor (Linnaeus), 1758; Picchio rosso minore 68tt. Dendrocopus minor pipra (l'aliasi. 1831; l'ici-hio rosso minor- silurili no ......... 68&. Dendrocopus minor Danfordi (Hargitt), Iss:;; Picchio rosso mi non di Danford. ....... Picoides, Lacépède, 1801 ....... 69. Picoides tridactyliiB (Linnaeus), 1758; Picchio tridattilo Iynginae ... ...... Ii/u.i, Linnaeus, 1758. ....... 70. Iynx torquilla, Linnaeus, 1758; Torcicollo .... Cuculidae Cucolinae. ......... i'iiciilns. Linnaeus, 1758 ....... 71. Cuculus canorus, Linnaeus. I75S; Cuculo .... Goccystes, Gloger, 1834 ....... Ti'. Coccystes glandarius (Linnaeus). 17.">s ; Cuculo dal ciuffo Coccyzus, Vieillot, lslii . 73. Coccyzus americanus (Linnaeus), 1 7 r> s ; Cuculo americano . "il. Coccyzus erythrophthalmns (Wilson), 1811 : Cuculo americani dagli occhi rossi ........ ANISODACTYLT . .... Coraciidae .... CoraciaS, Linnaeus, 1 7 ."> s ....... 75. Coracias garrnlusC), Linnaeus, 1758; Ghiadaja marina Meropidae Merops, Linnaeus, 1758 ....... 7ii. Merops apiaster, Linnaeus, 17.">s : Gruccione 77. Merops persicus, Pallas, 177:; : Gruccione egiziano Alcedinidae ......... Alcedo. Linnaeus. 1758 78. Alcedo ispida, Linnaeus, 17.VS Ceryle, Boie, 1828 . 79. Ceryle rudis (Linnaeus), I7.">S; Upupidae Upupa, Linnaeus. 17.~>s su. I pupa epops, Linnaeus, 175S; Upupa HIANTES Martin pescatore Marlin pescatore bianco e nero Paq. 1 .> Ì\ 1 i\ i 76 ivi (8 ivi 7!l » IVI » SII » ivi » SI » ivi » ivi » 82 » ivi » ivi » 83 » st » ivi » ivi » 85 ,> ivi » ivi » si; » ivi » i\ i » 87 » ivi » ss » ivi >> SII » ivi » ivi » '.III » ivi » ìli » ìlli » ivi » ivi (i) Coraciai garritivi, Llnnaens, Spit. Xal , l ]>. 107 (1' IMiH I -I-I I M MI' Famiglia ( renere Famiglili Sottofamiglia Genere Sottofamiglia Genere < Inlinc Sottordine Sezione Famiglia Genere ( tenere ( tenere ( tenere Famigli!) Genere i tenere i tenere Famiglia i tenere Sezione Famiglia Genere 81 82 83 84 85 85 sii 88 89 90 91 92 93 94 94 95 ''7 98 98 99 Caprimulgidae Caprimulgus, Linnaeus, L758 ..... Caprimulgus enropaeus, Linnaens, L758; Succiacapre Caprimulgus ruficollis, Temminck, 1820; Succiacapi-e dal collo rosso .......... Caprimulgus aegyptius(Lichtenstein), L823; Succiacapre algerino Cypselidae. ....... Ci PSELINAE ......... [pus, Scopoli, 1777 .'...... A|piis melba (Linnaens), L758 ; Rondoni alpino, Apus apns LinnaeuB . 1758 : Rondone .... a. Apus apus ti i ii ìi ti 1 1 ^ (Brel 1855; Rondone pallido Apus afSnis (J. E. Gray), L832 ; Rondone indiano . ('hai il i:in vie ......... Cimi Inni. Stephen s, L826 . ...... Chaetura caudacuta (Lathara), 1801 : Rondone dalla coda spinosa PASSERES OSCINES. OSCINES LATIROSTRES Hirundinidae Clielidon, Unir. Ì822 . ( Ihelidon urbica i Linnaeus lliriiiìilo, Linnaeus, 1758. . Hirundo rustica, Linnaeus. . Hirundo rufula, Temminclì Olivicola, Forster, 1817 . . Olivicola riparia (Linnaens), 1758; Topino. Ootile, Unir. 1822 . Colile rupestri* (Scopoli). 1769; Rondini montana . Muscicapidae Muscicapa, Linnaeus, 1766 ...... . Muscicapa grisola, Linnaeus, 1766; Pigliamosche Ficedula, Brisson, 1760 ....... . Ficedula atricapilla (Linnaeus), L766 ; Balia nera a. Ficedula atricapilla semitorquata (Homeyer), 1885; Balia ean casica ......... . Ficedula collaris (Bechstein), 1895; Balia dal collare Erythrostema, Bonaparte, 1838. ..... . Erythrosterna parva (Bechstein), 1795; Pigliamosche pettirosso Ampelidae .......... Ampelis, Linnaeus, I7cti . ...... . Ampelis garrulus (Linnaeus), 1758; Beccofrusone OSCINES ADUNCTROSTRES Laniidae .......... Lanius, Linnaeus, 1758 ....... . Lanius excubitor, Linnaeus, 1758; Averla maggiore. a. Lanius excubitor major (' ) (Pallas), isll ; Averla maggiori ri Pallas. . . . Lanius meridionalis, Temminck, 1820; Averla meridionale 1 758 : Balestruccio 1 7nS ; Rondine. 1 835 : Rondine rossiccia Pag. 92 » 93 » ivi » 94 » 95 » ivi » 96 » ivi » ivi » 97 » i\ i » ivi » 98 » ivi » ivi >> ivi •> 99 » ivi » ivi » 100 » ivi » 1111 » ivi » 102 » ivi » 103 » ivi » ivi » 1(11 » 105 » ivi » ivi » 106 » ivi » 1H7 » ivi . ivi » 108 » ivi ••> 109 » i\ i » 11(1 » ivi » 111 » li:: » ivi (') Il Coni. Salvatimi od il l'ini', i figlioli adoperarono il nome ili ì . major poi nni tn Botfc ATLANTI-: ORNITOLOGICI I ino. Lanius algeriensis, Lesson, L839 ; Averla algerina 101. Lanius minor, Gnielin, 1788; Averla cenerina . 102. Lanius collurio, Linnaeus, 1 7 r. s : Averla piccola 103. Lanius senator, Linnaeus, L758 ; Averla capirossa 104. Lanius nubicus, Lichtenstein, 1823 ; Averla dalla maschera 105. Lanius isabellinus, Ehrenberg, 1828; Averla rossiccia Sezione OSCINES A.CUTIROSTRES .... . . Famiglia Paridae ........ . . Sottofamiglia Regulinae .......... Genere Beguine, Cuvier, 1800 ........ 106. Begulus regulus (Linnaeus), 1758; Regolo. .... 107. Regulus ignicapillu8(Temniinclc ex C. L. Rrehm), 1820; Fiorrancino Sottofamiglia Parinae ........... Genere Bemieus, Stejneger, issi; ........ 108. Remizus penduliuus (Linnaeus), l7."iS: Pendolino 108 a. Remizus penduliuus castaneus (Severtzow), ls7:l; Pendolino castagnolo .......... Genere Panurns, Kock, 1816 ........ 109. Panarne biarmicus (Linnaeus), 1758; Basettino. Genere Aegithalus ('), Hermann, 1804 ....... 110. Aegithalus caudatus (Linnaeus), 1758; Codibugnolo testabianca . 110«. Aegithalus caudatus senes (Madarasz), 1900; Codibugnolo testa bianca causasico. ........ Ilo//. Aegithalus caudatus dorsalis (Madarasz), 1900 ; Codibugnolo caucasico s, e fanne affini . 119. Parus lugubris, N'aiterei-, 1820; Cincia dalmatina ll'll. ParUS eineliis, Boddaert, 1783; Cincia siberiana Genere Lophophanes, Kaup, 1829. ....... 121. Lophophanes cristatus (Linnaeus), 1758; Cincia col ciuffo. Pag. » » » » » » » » » - » » » » » 11 1 ivi 11.-. ivi 116 ivi 117 ivi 118 ivi ivi 119 120 ivi ivi 121 ivi 122 ivi 123 1 '_' 1 ivi 1 25 » IVI » 1 26 » 127 » ivi » 1 28 » ivi » 129 » i::o » ivi » L37 » 138 » ivi » ivi I 1 ) Il Salvador! Del il Giglioli cosi ohinmarono lo Irò voooliio l'ormo ilo! Codibugnoli Italiani: Aeredvla emulata (110), A. rotea filmi 1. Trbyi (110. IM'H I SISTEMA Famiglia Sittidae ........... Genera Sitta, Linnaeus, 1758 ........ 122. Sitta caesia, Meyer >\ Wolf, lslo: Picchio muratore 123. Sitta europaea, Linnaeus, I T ."■ s ; Picchio muntimi nordico, 124. Sina Ne ayeri, Michaholles, L830; Picchio muratori dalmati no . 125. Sina YVhiteheadi, Sharpe, 1884; Picchio muratore còrso . Sezione OSCINKS CDRVIEOSTRES Famiglia Certhiidae Genere Gerthia, Linnaeus, 1758 ........ 126. Certllia familiaris, Linnaeus, 1758; Rampichino alpestri 126 a. Certhia familiaris brachydactyla (Brehm), 1831; Rampichino . Genero Tichodroma, llliger, lsii ........ r_'T. Tichodroma muraria (Linnaeus), lTiiii: Picchio illuminiti . Sezione OSCINES SUBULEBOSTEBS Famiglia Troglodytidae ........ Genere Anorthura, Rennie, 1831 . 128. Anorthura troglodytes (Linnaeus), 1758; Scricciolo 128 a. Anorthura troglodytes liirtensis (Seebohm), 1884; Scricciolo ili Situili Kilda ......... 128 6. Anorthura troglodytes borealis (Fischer), 1861; Scricciolo isltllltlifo .......... Famiglia Cinclidae Genere Cinclus, Bechstein, 1802 ........ li'it. Cinclus cinclus (Linnaeus), 1758; Merlo acquajolo . 129 «. Cinclus cinclus aquaticus (Bechstein), 1802; Merlo acquajolo nordico ...... ... 1296. Cinclus cinclus melanogaster (') (C. L. Brehm), ls-j:ì ; Merlo acquajolo pancia nera ....... 129 e. Cinclus cinclus cashmiriensis (I |d), 1859; Merlo acquajolo asiatico ..... ... Turdidae \' < I \ CORINAK .......... Accentor, Bechstein, 1802. ... ... 130. Accentili' cullali- (Scopoli), 1 Tli'.t : Snri/tnit .... 131. Accentor modulane (Linnaeus), L758; Passera scopajola 132. Accentor montanellus (Pallas), 177ti: Passera scopajola asiatica. 133. Accentor fulvescens, Severtzow, IsT.'l; Passera scopajola bruna. 134. Accentui- ai ri.uularis. Brandt, ls44 : Passera scopajola dalla gola nera ........... TUBDINAE. ........ Turdus, Linnaeus. IT.'iS ...... 135. Turdus viscivorus, Linnaeus, 1758; Tordela .... 136. Turdus musicus, Linnaeus, 1758; Tordo ..... 137. Turdus ustulatus Swainsoui (Cabanis), 1846; Tordo di Swainson . 138. Turdus aonalaschkae l'aliasi (Cabanis), ls4T : Tordo nano 139. Turdus pilaris, Linnaeus, 1758; Cesena ..... 140. Turdus iliacus, Linnaeus. IT.'iS: Tordo sassella 1 •' neic Ma ulti. Leach, 1816 Famiglia Sottofamiglia ( renere Sottofamiglia i renere l'tt,,. 139 » l in » ivi » ivi >> 1 II » i\ i • 142 » h i .•> 1 13 » ivi » IH » ivi » ivi » 1 1.-. » ivi » in; » ivi 1 17 » IVI » lls » ivi » ivi 149 » 150 >> ivi » 151 » ivi » ivi » 152 » 1.-,:: » ivi » ivi » 1.-.4 » ivi >> 155 » ivi » 156 » 157 » 158 » ivi » 159 i | i Profl Salvador] e Giglioli adopoi no U nome di i nu ■ ■ ■ ■. questa sotto \TI. \\ I i i >i:\ ,ini 111. Mei uhi obscura (Ginelin), 1788; Tordo oscuro . 142. Merlila fuscata (Pallas), L811; Cesena fosca 143. Merula Naiiinanni (Temminck), 1820; Cesena di Nanmann 144. Merula rufieollis (Pallas), 177H; Tordo dalla gola rossa 145. Merula atrigularis (Temniinck), 1820; 'l'arilo dalla gola veni 146. Menila merula (Linnaeus . 1758; Merlo nero 1 17. Menila, torquata (Linnaeus) 1758; Merlo dal collare. I 17 a. .Menila torquata orientalis, Seebohm, 1888; Merlo ilul lollan orientale ..... . . 117/'. Morula torquata alpestris (C. L. Brehm), 1828; Merlo dal col- lare meridionale. ........ i, Micie Geociehla, Kuhl, anno? ....... 148. Geociehla varia (Pallas), 1811; Tordo doralo . . . . 149. Geociehla sibirica (Pallas), 1776; Tordo siberiano Genere Monticola, Boie, 1822 ....... 150. Monticola solitarius (Linnaeus), L758 ; Passera solitaria '.."il. Monticola saxatilis (Linnaeus), 17ii(i; Codirossone Genere Saxicola, Bechstein, 1802. ...... 152. Saxicola leucura (Gmelin), 1788; Monachella nera 153. Saxicola leucopyga (Brehui), 1855; Monachella testa hi, min 154. Saxicola leucomela (Pallas), 1770; Monachella dal dorso una 155. Saxicola melanoleuca (Giildenstadt), 1775; Monachella gola nera. 155 «I. Saxicola melanoleuca occidentalis (Salvadori), 1ss7 : Monachella gola nera occidentale ........ 156. Saxicola stapazina (Linnaeus), 17i;ii: Minute/iella 157. Saxicola oenaufclie (Linnaeus). 1758; Culbianco . 158. Saxicola isalielliua. Cretzschmar, 1826; Culbianco isabellhw 159. Saxicola deserti. Riippel in Temminck, 1825; Culbianco del deserto .......... Genere Pratincola, Koch, isiti ........ 160. Pratincola rubetra (Linnaeus), 1 7 r> s : Stiaccino .... 161. Pratincola rubicola (Linnaeus), 17(iii; Saltinpalo 1(51 a. Pratincola rubicola Hemprichi (Ehrenberg), 1829; Saltinpalo orientale .......... ili - .'. Pratincola caprata (Linnaeus), 17(i(>; Sali in pala nera i. cncie Ruticilla, C. L. Brehm, 1828 ....... 16:.!. Kulieilla phoenicurus (Linnaeus). 17.~>N; Culi rossa 163 «. Ruticilla phoenicurus mesoleuca (Ehrenberg), 1829; Codirosso ili Ehrenberg ......... 164. Ruticilla tilis (Scopoli), 1769; Codirosso spazzacamino 165. Kulieilla ochvura (S. Gmelin), 1771: Codirosso ili Gould . 166. Kulieilla Moussieri (Olphe-Galliard), 1852; Codirosso algei-ino . 167. Ruticilla erythrogastra (Giildenstiidt), 1775; Codirosso ili Giil- ilnishiill .......... Genere Cyanecula, C. L. Brehm, 1828. ...... 168. Cyanecula suecica (Linnaeus), 1758; Petf azzurro orientale 168 a. Cyanecula succici cyanecula (Wolf), 1810; PetV azzurro occidentali Generi Calliope, Gould, 1836 ........ 169. Calliope calliope (Pallas), I77ii; Calliope ..... Genere Nemura, Bodgson, 1845 . 17(1. Neiniira cvaniira (Pallas), 177:;; Cod'azzuìTO . Pag. 159 » Hill » liil » ItiL' » ivi » n;:; » h;i li;:, ■> IV] » 166 » ivi » 167 » Kis » ivi » li;:! » 17(1 » ivi » 171 » Ì\ ! » 171' » ivi » 17:'. » 174 » 17:. » ivi » 17li » ivi 177 17s •■ ivi •> ivi » 179 » ivi » INI» » ivi » INI » ivi » ivi » 182 » ivi » 183 » ivi » 184 » ivi 1\HI( I -l»l \.\l \ I li O \l Genere Genere Sottofamiglia i .. nere Genere Genere Genere Erithacus, Cuvier, Imni ....... iti. Erithacus rabecula (Linnaeus), L758; Pettirosso 171 a. Erithacus rabecula nyrcanus I BIau forti), ls7 1 : Pettirosso /» vaiano l i limi, Forster, 1 si 1 172. Aitimi luscinia (Linnaeus), L758; Rusignolo 17l' a. Aèdon luscinia Golzi (Cabanis), 1873; Busignolo ■persiano 17:'.. Ai iiun philomela (Bechstein), 1795; Busignolo maggiore . Svi. \ usai:. ......... Sylvia, Scopoli, 17ii!i ....... 171. Sylvia simplex, Latbaui, 1787; Beccafici) .... 17."). Sylvia atricapilla (Linnaeus), 1758; Capinera . I7ii. Sylvia ui Boria (Bechstein), 1795; IHijia padovana 177. Sylvia orphaea, Temminck, 1815; Bigia grossa. 17s. Sylvia eunuca (Linnaeus), 1758; Bigiarella 17:i. Sylvia Sylvia (Linnaeus), 1758; Sterpazzola 180. Sylvia conspicillata, La Marmora in Temminck, 1820; Steipaz- sola ili Sardegna ....... 181. Sylvia nana (Hemprich ov Ehrenberg), L828; Sterpazzola nana lx'_>. Sylvia subalpina, Bonelli in Temminck, 1820; Sterpazzolina 182 a. Sylvia subalpina mystacea (Ménétriés), 1832; Sterpazzola il Menci ri cs ......... 183. Sylvia raelanocepbala (Gmelin), L788; Occhiocotto 183a. Sylvia melanocepbala momus (Ehrenberg), L829; Sterpazzola ili Lmiimtn ........ 184. Sylvia. Rueppeli ('), Temminck, 1823; Bigia del Riippel Melizophihis, Leacb, 1816 .... . . ls.'i. Mcli/cipliilus iinilaiiis (Boddaert), 1783; Magnanina . 186. Melizophilus sardus (La Marmora in Temminck), 1820; Magna nina saniti ........ Phylloscopus, Boie, 1826 ....... Is7. Phylloscopus Eversmauni (Middendorff), 1851; Luì di Bversmann 188. Phylloscopus nitidns, Blyth, 1843; Lui giallo . 189. PhyUoseopus vi ridano», Blyth, 1S4:'. : Lui verdognolo 190. Phylloscopus sibilator (Bechstein), 17;»:;; Lui verde 191. Phylloseopns trocbilus (Linnaeus), 1758; Luì grosso. 192. Phylloscopus Bonellii (Vieillot), 1819: Luì Manico 193. Phylloseopns rufas (Bechstein), iso'^; Luì piccolo 194. Phylloseopns (ristia, Blyth, lst:ì ; Luì sibcriano 195. Phylloscopus proregulus (Pallas), 1811; Luì ili Pallas 196. Phylloscopus SUperciliosne (((melili), 1788; Lui /mestieri! . tìypolaia, e. !.. Brehm, 1828 197. Hypolais hypolaia (Linnaeus), 17.VS; ('tinnì, imi maggiore 198. Hypolais polyglotta (Vieillot), 1M7: Canapino. 199. Hypolais olivetorura (Strieklaud). ls:'.?: Canapino levantino 200. Hypolais pallida (Hemprich & Ehrenberg), 1829; Canapino ehiar ellenico ......... 201. Hypolais opaca (Licbtenstein), 1850; Canapino ciliare iberico 202. Hypolais caligata (Licbtenstein), ls'_':ì; Canapino asiatico. '«;/• ! 85 » ivi » 186 » ivi » 187 » i\ i » ivi » 188 » ivi >> L89 » ivi » L90 » liti » i\ i » 192 » ivi » 193 » ivi » l'.ll » ivi » L95 » ivi » lìti; » IVI » 197 » ivi ■ 198 » ivi » 199 » i\ i » 200 » 201 » 202 » ivi » 203 » 204 » ivi » 205 » ivi » 206 » •_>2 : Eusignolo levantino .......... Cisticolinae .......... Cisticola, Kaup, L829 ........ Cisticola cisticola (Temminck), 1820; Beccamoschino. Motacillidae Motacilla, Linnaeus, 1758. ....... . Motacilla alba, Linnaeus, 17.">N; Ballerina .... . Motacilla lugubris, Temminck, 1820; Ballerina nera . Motacilla melanope, Pallas, 1776; Ballerina gialla . . Motacilla citreola, Pallas, I77ti; Cutrettola lenta gialla orientale . . Motacilla campestri», Pallas, 177*5 ; Cutrettola testa gialla. . Motacilla Bava, Linnaeus, 1 7 ."> s ; Cutrettola gialla n. Motacilla, flava beema (Sykes), 1832; Cutrettola gialla orientale. h. Motacilla Bava borealis, Sun de vali, IMO: Cutrettola capo scuro, e. Motacilla flava cinereocapilla (Savi), ls:ìl ; Cui retiniti capo cenerino . . . . . . Motacilla melanocephala, Lichtenstein, 1X2;!: Cutrettola capinera. a. Motacilla melanocephala paradoxa (('. L. Brehm), 1855; Cu- trettola capinera a sopraccigli bianchi. .... ti. Motacilla melanocephala xanthophrys (Sharpe), L885; Cutret- tola capinera a sopraccigli gialli. ..... Aiilhiis. Bechstein, 1x07 ........ Antlius 1 1 i \ i.-i I i s. (Linnaeus), 1758; Prispolone . . . . . Antlius Gustavi, Swinhoe, 1 sr>7 ; Prispolone di Swinhoe . . Antlius pratensis (Linnaeus), I7r>s : Pispola . . . . . Antlius cervinus (Pallas), IMI ; l'ispida gola rossa . Autlius pennsylvanicus (Latham), 1787; Spioncello americano . Antlius spipoletta (Linnaeus), 1758; Spioncello » ivi » 216 » ivi » 217 » ivi » ivi » 2 1 S » 21!) » ivi » ivi » 22 ti » ivi » 221 » •>VW » ivi » 22)1 » 22 1 » 22.. » 226 » ivi » ivi » 22S 229 » IVI » 2:10 » ivi » ivi » 231 » 232 » 233 » 234 INDICI 5IST1 M vi h \m 288 a. A ii ili iis spipoletta obscurus I I (Latbain), L790 : Spioncello marino Pag. 23 I 233 6. Anthus obscurus rupestris, Nilsson, 1 si 7 : Spioncello marino scandinavo .......... 284. Anthus campestris (Lionaeus), 1758; Calandro. 235. Anthus Richardi, Vieillot, 1818; Calandro maggiori Sottordine OSCINES SCUTELLIPLANTARES Famiglia Alaudidae Genere Mintila, Linnaeus, 1758 ....... 236. Allunili arvensis, Linnaeus, 1758; Lodola Genere Lulhila, Kaup, 1829 ..... . . 237. Lullula arborea (Linnaeus), 1758; Tottavilla .... Genere Galerita, Boie, 1828 ........ 238. Galerita cristata (Linnaeus), 1758; Cappellaccia 239. Galerita Theklae, Brehm, L858 ; Cappellaccia spagnuola Genere Calandrella, Kaup, 1829 ........ 240. Calandrella braebydactyla (Leisler), IMI: Calandrella 241. rullili. lidia pispoletta (l'allusi. L811 ; Pispoletta 241 a. Calandrella pispoletta minor (Cabanis), L850; Pispoletta minore. 2416. Calandrella pispoletta baetica (Dresser), 1873; Pispoletta spa- gnuola. .......... Genere Pterocoì'ys, Stejneger, 1884 ...... 242. Pterocorys sibirica (Gmelin), 1788; Lodola siberiana Genere Melanocorypha, Boie, L828 ....... 243. Melanocorypha calandra (Linnaeus), 176IÌ ; Calandra. 244. Melanocorypha yeltoniensis (Forster). 17li7: t'uh, mini vera Genere Otocorys, Bonaparte, L839 ....... 245. Otocorys alpestris (Linnaeus), 1758; Lodola nula gialla . 24(5. otocorys peniciUata (Gould), 1837; Lodola gola gialla orientale 247. Otocorys bilopha (Temraink), 1823; Lodola gola bianca algerina Genere Ammomanes, Cabanis, 1850 ....... 2is. Ammomanes cinctura (Gould), IMI ; Lodala del deserto minore . Genere Chersophilus, Sharpe, L890 ....... 249. Chersophilus Daponti (Vieillot), 1820; Lodala del Dupont Sezione OSCINES CONIROSTEBS Famiglia Fringillidae. ........ Sottofamiglia Emberizinae .......... Cenere Càlcarius, Bechstein, 1802 ....... 250. Càlcarius lapponicus (Linnaeus). 1758; Zigolo di Lapponia Genere Plectroplienax, Stejneger, lssu . ...... 251. Plectrophenas nivaMs (Linnaeus). 1758; Zigolo della nere. Genere Miliaria. ('. L. Brehm, 1828 ....... 252. .Miliaria calandra (Linnaeus). 1758; Strilloeso .... Genere lùtspha. l'.nnapai'te. ls:;2 ....... 253. Euspiza raelanocephala (Scopoli), lTiiH: Zigolo capinero 254. Euspiza aureola (l'aliasi. 177:: ; '/.aiolo dal collare 255. Euspiza luteola (Sparrman), 17siì : Zigolo dalla lenta aranciata . Genere Emberiza, Linnaeus. 1 7 r> s ....... 256. Emberiza chrysophrys, Pallas, 177d : Zigolo ilal sopracciglio giallo » » 2:;:, » ivi » 236 » 2:'.7 •> i\ i » ivi » 238 » 239 » ivi » 2 m » ivi » 242 » ivi » ivi » 243 » ivi » 211 » ivi » ivi » 2 C » ivi » 2 Ili » 2 17 » ivi » 248 » ivi » ivi » 24!) » ivi » 250 » ivi » 251 ». h i » 2:. 2 » 2.-,:: » ivi » 25 1 » 2.-i :, » ivi » 256 » ivi » i\ i » 2.". 7 » ivi (t, .1. obsevrm U nome nauta (Ini Proff. RnlvaAnri i 1 Giglioli per questa Bottoapt XIV ATLANTE ORNITOLI "(• ' I Sottofamigli i (enere i tenere Genere Genere i ìenere Genere < ìenere ( tenere Genere Genere ( ìenere 257. Emberiza citrinella. Linnaeus, 1 7 ."i s -, Zigolo giallo 258. Emberiza cirlus, Li leus, 17(>ii : Zigolo nero . 259. Emberiza hortnlana, Linnaeus, 1758; Ortolano. 260. Emberiza Buchanani, Blyth, 1844; Ortolano dal colli} grigio 261. Emberiza caesia, Cretzschmar in Ruppe), 1826; Ortolano grigi 262. Emberiza eia, Linnaeus, 17(i<>: Zigolo miniano. 263. Emberiza Leucocephala, S. Gmelin, 17 70 : Zigolo nota rossa 2(!4. Emberiza rustica, Pallas, 1 7 7 1 > ; Zi, /alo boschereccio 265. Emberiza pusilla, Pallas, 1776 : Zigolo minore . 266. Emberiza schoeniclus, Linnaeus, 17.">N; Migliarino
  • s ; l'ussero oltremontana l'asser Italiae (Vieillot), 1817 : Passera .... . l'asser liispaniensis (Temminck), 1820 ; Passera sartia l'asser montanus (Linnaeus). 1 7 ."■ s : Passera mattnggia Petronio. Kaup. 1829 ....... Petronia petronia (Linnaeus). 17(i(i; Passera logia . Monti fringilla. C. L. Brehm, 1828 . Montifringilla nivalis (Linnaeus), L766 ; Fringuello alpino. a. Montifringilla nivalis alpicola (Pallas), 1811 : Fringuello alpin caucasico ......... Fringilla, Linnaeus, 1758 ...... . Fringilla coelebs, Linnaeus, 1 7.">s : Fringuello . Fringilla spodiogenys, Bonaparte, 184] ; Fringuello algerino . Fringilla montifringilla, Linnaeus. 175S; Peppola Carduelis, Brisson, 17(10 ...... . Carduelis carduelis (Linnaeus). 1 7 ." n : Cardellino Carduelis caniceps, Vigors, 1837, Cardellino dell'Imalaia . Cltriisoinitris. Boie, 1828 ....... . Chrysomitris spinus (Linnaeus), 175* ; Liicarino. Chloroptila, Salvadori, 1871 ...... . Chloroptila citrinella (Linnaeus). 1766 ; Venturone . a. Chloroptila citrinella corsicana (Kònig), 1899; Venturone mi ridionale .... .... Serinus, Kocli. 1816 ....... . Serinus serinus (Linnaeus), 17-66 : Verzellino Serinus canarius (Linnaeus), 1758: Canario . Serinus imsillus (Pallas), IMI : Verzellino dalla fronte rossa Ctinnaliìna, Brelim, 1828 ...-•• . Cannabina cannabina (Linnaeus). 1758 ; Fanello Cannabina flavirostris (Linnaeus). 1758: Fanello nordico . Aeanthis, Bonaparte, 1850 ...... . Acantbis linaria (Linnaeus). 1758; Organetto . a. Aeanthis linaria rufescena (Vieillot), 1818; Organetto minori l>. Aeanthis linaria exilipes (Coues), 18(11 : Organetto di Coues Pijrrlinla, l'.vissiin. 17(10 ....... Pyrrhuln [(.urinila (Linnaeus), I75s ; Ciuffolotto maggiwe . l'ti 7 268 269 270 L'71 272 •_'7:; 274 275 270 277 278 270 279 280 •JM 282 •js:: 284 285 285 285 2 SC, . Pag. 25 S » 259 » 2(10 » 201 io » ivi » ivi » 262 » 263 » ivi » 264 le » 267 » i\ i » 268 » ivi » 26(1 » ivi » 27(1 » 271 » ivi » ivi » 272 » 273 » ivi » ivi » 27 1 » 275 » ivi » 276 » ivi » 277 » ivi » 27 s » ivi » 279 » ivi » 28(1 » ivi » 281 » 282 » ivi . ivi » 28:: » 28 t » ivi » 285 » ivi » 289 » ivi IMilc I SIS1 HI VI l< O \\ Genere i renere Genere ( renere Sottofamiglia Genere Genere Sottofamiglia Genere Sottordine Famiglia i renere Genere Famiglia Genere Famiglia i nuore i renere 286a. Pyrrhnla pyrrhnla enropaea (Vieillot), 1816; Ciuffolotto. 287. Pyrrhula Cassini (Kami). 1869; Ciuffolotto di Cassin Erythrospiza, Bonaparte, 1888 ....... 288. Erythrospiza githaginea (Lichtenstein), 1823; Trombettieri 289. Erythrospiza sanguinea (Gould), L837 ; Trombettiere dalle ali rom Carpodacus, Kaup, 1sl".i ........ 290. Carpodacus erythrinus (Pallas), 1770; Ciuffolotto scarlatto 291. Carpodacus roseua (Pallas), I77f>: Ciuffolotto roseo . 292. Carpodacus rubicillus (Giildenstadt), 1775; Ciuffolotto roseo cau- casico ........... Finirò!, i. Vieillot, 1807 293. Pinicola enucleator (Linnaeus), 1758; Ciuffolotto delle pinete Uragus, Keyserling .^ Blasius, 1840. ..... 294. Oragus sibiricus (Pallas). 1771: Ciuffolotto roseo siberiano COCCOTHBATJSTINAK ......... Coecothraustes, Brisson, L760 ....... 295. Coecothraustes coecothraustes (Linnaens), 1758": Frosone . Chloris, Brisson, 1 7<>o ........ 296. Chloris chloris (Linnaeus), 17:>s : Verdone .... LOXIINAE ........... Loria, Linnaeus, 1758 ........ •J07. Loxia curvirostra, Linnaeus. 17."is ; Crociere .... •_':i7 K. Loxia curvirostra pityopsittacus (Bechstein), L802; Crociere delle pinete .......... L'ii7 b. Loxia curvirostra rubrifasciata, Bonaparte ^\ Schlegel, 1850; Crociere dalle /a.srie rosse ....... l'US. Loxia Rilasciata. Brehm, ls-_'7: Crociere fasciato OSCINES CULTIROSTEES Sturnidae sturnus, Linnaeus, 1758 ........ 299. Sturnus vnlgaris, Linnaeus, 1 7 ."• s : Sturilo. .... 299 a. Sturnus vnlgaris purpurascens (Gould;, 1868; Stormi porporino . 299 6. Sturnus vnlgaris Poltoratskii (Finsch), 1878; Storno •porporino ili h'inseh .......... •_'!(!! e. Sturnus vnlgaris caucasicus (Lorenz), 1887: Storno porporino caucasico .......... 300. Sturnus unicolor. La Mannoia in Temminck, ÌSI^II; Storno nero "Pastor, Temminck, 1815 . 301. Pastor roseus (Linnaeus). 17.">S; Storno roseo .... Oriolidae Oriolus, Linnaeus, 17tiC ........ 302. Oriolus oriolus (Linnaens), 1758; Rigogolo .... Corvidae Corvus. Linnaeus, 17.">s ........ 303. CorvuS frugilegUS, Linnaeus. 1758; Corro .... :uil. Corvus corax, Linnaeus, 1758; Corro imperiali 304 a. Corvus corax tingitanus (Irby), 1874; Corro imperiale africano . 305. Corvus monedula, Linnaeus, 17.">S; Taccola .... 306. Corvus cornix, Linnaeus, I7."is : Cornacchia .... :!07. Corvus corone. Linnaeus. 17."is: Cornacchia nero Vucifraga, Brisson, 17(io ........ '".'/• 289 » 290 » 291 » ivi » ivi » 292 » ivi » 293 » 29 l » 295 » ivi » 296 » ivi » ivi » 297 » ivi » 298 » ivi » 299 » 300 » ivi ::oi » 302 » ivi » 303 » 304 » 305 » ivi » 306 » 307 » ivi » 308 » ivi » ::tiii » ivi » ivi » :;m » ivi » ;iii » ivi » 318 » ivi » ::i l » 315 » ivi ATI.ANTK ORNITOLOGI! 308. Nucifraga caryocatactes (Linnaeus). 1 7.">s : Nocciolaja Genere Pica, Brisson, 1760 ......... 309. Pica pica (Linnaeus), 1758; (!a::: Gracchio corallino ::1 1. Pyrrhoeorax pyrrhoeorax (Linnaeus), lTlili; Gracchio Online COLUMBAE . Famiglia Columbidae ..... ... Genere Coluniba, Linnaeus, 1758 . . ..... 315. Collimila livia. Bonnaterre, 1790; Piccione selvatico . )!1(>. Columba oenas. Linnaeus, 17."is ; Colombella .... MIT. Columba palumbus, Linnaeus, 1758; Colombaccio Genere Turtur, Selby, 1835 318. Turtur turtur (Linnaeus), 1758; 'l'urloni ..... ■ '■\\K Turtur orientalis (Latliam), 1790; Tortora orientali . :'.'J0. Turtur douraca, Hodgson, 1N44: 'l'orioni dal collare 321. Turtur scnegalensis (Linnaeus), 170IÌ ; Tortora egiziana 322. Turtur cambayensis (Gmelin), 1788; l'orioni indiana Ordine (fALLINAE ... . . Famiglia Pteroclidae Genere Syrrliaptes, Illiger, 1811 . 323. SyrrhapteB paradoxus (Pallas), 177)!; Siri-atte .... Genere Pterocles, Temrainck, 1815 ....... :!'_'!. Pterocles alcliata setarius (Temminck), 1815; Grandula medi- terranea .......... 325. Pterocles arenarius (Pallas), 1 7 7 ."> : Ganga .... Famiglia Phasianidae .......... Genere Tetraogallus, Cray, 1833 ........ .".'_'iì. Tetraogallus caucasicus (Pallas), 1811; Tetraogallo del Caucaso. 327. Tetraogallus caspius (S. Gmelin), 17*1; Tetraogallo del Caspio. Genere Caccabis, Kaup, 1829 ........ 328. Caccabis saxatilis (Wolf & Meyer), 1805; Coturnice. 328a. Caccabis saxatilis chukar (') (Gray), 1829; ('iiil.or 329. Caccabis ruta (Linnaeus), 1758; Pernice rossa .... 330. Caccabis petrosa (Gmelin), 1788; l'irniir sarda Genere Francolinus, Stephens, 1819 ....... 331. Francolinus francolinus (Linnaeus), 17li(i: Francolino 'mi. 316 » 318 » ivi » 319 » ivi » :;-_Mi >> ivi 321 » 322 .» ivi » ivi » ::•_<:: » ivi » 324 » ivi » 325 » ivi » 326 » ivi » ivi » ::'_'7 » ivi » ivi » 328 » ivi » ivi » 329 » ivi » 330 » ivi » ivi » ::::i » 332 » ivi » 333 » ivi » 33+ » ivi » ivi » :::;:, » ivi » 336 » ivi » :ì:;7 » ivi (') Il nome ih C. ehvkai b pag. 336j Hnon i va corretto con C chvlar IN -I-I I M V Genere i leu ere i ìeuere Famiglia Genere Famiglia Genere Genere Genere (tenere ( li-dine Sottordine Famiglia Genere Genere Genere Famiglia Genere Genere Genere Famiglia Sottofamigli Genere 332 335 336 337 338 339 340 34 1 342 343 343 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 a Perdix, Brisson, 1 7 »»o ....... Perdis perdis (Linnaeus), 1758 ; starna .... Coturnix, Moehring, 17.">l'. ...... Coturnix coturnix (Linnaeus), 1758; Quaglia Phasianus, Linnaeus, 1758 ...... Phasianus colchicus, Linnaeus, I7."is ; Fagiano . Turnicidae Tumix, Bonnatorre, L790. ..... Turnix s\ h alien (Desl'ontaines), 17.s7 ; tanaglia tridattila . Tetraonidae Lagopus, Brisson, lTiio ..... Lagopus scoticus ( Lai liam ). 1783; Pernice di Scozia. Lagopus lagòpus (Linnaeus). 1758; Perniee Manca nordica Lagopus inittus (Montili). L776-1786 ; Pernice bianca Lagopus rupestris (Gmelin), 1788; Pernice bianca delle roccie Lagopus hyperboreus (Sundevall), 1838; Pernice bianca della Spitzbergen. ........ Lyrurus, Swainson, 1831 . .... Lyrurus tetrix (Linnaeus), IT.'ìS; Fagiano ili manie . . Lyrurus Mlokosiewiczi (Taczanowski), 1 s 7 ."> ; Fagiano di monti del Oaucaso ...... Tetrao, Linnaeus, 17.">s .... . . , Tetrao urogallus, Linnaeus, 1758; dalla cedrane a. Tetrao urogallus uralensis (Nazarow), 1886; dalla cedrini degli l'rali. ...... Tetrastes, Keyserling & Blasius, 1850 .... . Tetrastes bonasia (Linnaeus), 17.">N; Francolino di manie . . Tetrastes griseiventris, Menzbier, 1880 ; Francolino di manie orientale ......... (tRALLAK ltmicolae Otididae. Otis, Linnaeus, 175S ....... . Otis tarda, Linnaeus, 17.~>S; Otarda ..... . Otis tetrax, Linnaeus, 1758; Gallina pratajola . Honbara. ltonaparte, 1831 . Honbara andulata (Jacquin), 1784; Oubara . Houbara Macqueeni (J. E. Gray), 1833-1834; Oubara asiatica Oedienemus, Temminck, 1815 .... Oedicnemus oedienemus (Linnaeus), 17,"j8; Occhione . Cursoriidae Pluvianus, Vieillot, 1816 . Pluvi anus aegyptius (Linnaeus), 17.">S; Piviere egiziano Cursarius, Latliam, 17110 ...... Cursorius gallicus (Gmelin), 1788; Corrione biondo . Glareola, Brisson, 1760 ....... Glareola pratincola (Linnaeus), 17ti(i; Pernice di mare Glareola melanoptera, N'ordinami, 1842 ; Pernice di mare orientale Charadriidae HaKMATOI'ODIN.W. ........ Ilaematopus, Linnaeus. I 7 ."• S ...... ag. 338 » ivi » 339 » 340 » 341 » ivi » 342 » ivi » ivi » 343 » ivi » 344 » ivi » 345 » ivi » 346 » ivi » ivi » 317 » ivi » 348 » 349 » 350 » ivi » 352 » ivi » 353 » ivi » 354 » 355 » 356 » ivi » 357 » ivi » 358 » ivi » 359 » ivi » 360 » ivi » 361 » 362 » ivi » ivi » 363 \ l'I. \N I I. ORNI rOI.OGICO 355. Hacmatopus ostrilegus i l ). Linnaeus, 17.">s : Beccaccia ili mare Genere Arenaria, Brisson, ITiiti ....... 356. Arenaria interpres (Linnaeus), 17.">n: Voltapietre Sottofamiglia Charadriinae Genere Hoplopterus, Bonaparte, L830 ...... 357. Hoplopterus spinosus (Linnaeus), 1758; Pavoncella armata Genere Vanellus, Brisson, 1760 ..... .;.".s. Vanellus vanellus (Linnaeus), L758; "Pavoncella Genere Chettusia, Bonaparte, 1841 ...... 359. Chettusia gregaria (Pallas), 1771 ; Pavoncella (irei/aria 360. Chettusia leucura (Lichtenstein), ls2;i; Pavoncella s; Corriere americano . Genere Aegialitis, lìdio, 1822 ..... :;iii;. Aegialitis asiatica (Pallas), 177:'>; Corriere asiatici) 367. Aegialitis hiaticula (Linnaeus), 1758; Corriere grosso 368. Aegialitis duina (Scopoli), 1786; Corriere /limilo 369. Aegialitis alexandrina (Linnaeus). 175S; Fratino Sottofamiglia Himantopodinae ........ Genere Himantopus, Brisson, 1760 ...... :'.7(). Himantopus himantopus (Linnaeus), 17,".s; Cavalier d'Italia Genere Eecurvirostra, Linnaeus, 1758 ...... 371. Recurvirostra avocetta (Linnaeus), 1758; Avocetta Sottofamiglia Totaninae ......... Genere Numenius, Brisson, 17(ii> ....... 372. Numenius arcuatus (Linnaeus), 1758; Chiurlo maggiore ::7:'.. Numenius tenuirostris, Vieillot, 1 si 7 : CMurlotello . :;7t. Numenius phaeopus (Linnaeus). 1758; Chiurlo pinolo 375. Numenius borealis (Forster), 1772; Chiurlo piccolo eschimese Genere Limosa, Brisson, 1760 ....... 376. Limosa lapponica (Linnaeus). L758; Pittima minore. :\11. Limosa limosa (Linnaeus), 17."iS; Vittima reale Genere Macrorhamphus, Leach, 1816 ...... 378. Macrorhamphus griseus (Gmelin), L788 ; Piro-piro dal /ietti rossiccio ......... i '■ lolaniis. Cuvier. 1800 ...... 379. TotanUS fuscus (Linnaeus). L758 ; lutano moro ::si». Totanus calidris (Linnaeus), 17(Ui; Pettegola 381. Totanus stagnatilis, Bechstein, Ino:'. ; Albastrello 382. Totanus flavipes (Gmelin), I7ss : Albastrello americano Pilli. 363 » 364 » ivi » 365 » ivi » 366 » ivi » 367 » 368 >> i\ i i y ivi » 369 » ivi •> 370 » ::71 » ivi » 372 » ivi ■ :;7:; » ivi » :;7I » ivi » Mò » 376 » ivi » M77 » ivi » :;7s » ivi » :;7'.i » ivi » ivi » :;sn » 381 » 382 » 383 » :;m » ivi » 385 » 386 o » 387 » ivi » 388 » 389 » ivi » 390 i ') //. oetralegue A nei. i i Le citazioni ( Via • adrim più viali ■ un-, i pi i i' e gè d] i" Loril '. 370, :ì71 «■ 372 vanno corrotto con C. api icai iue, avendo io adottato quest'ili IMMI l -l-l! IH i tenere ( tenere I .elicle i teneri Sottofamìglia Genere i tenere Genere Totai) U6 littoreus (Linnaeus), 1758; Pantana . 384. Totan uà glareola (Linnaeus), L758; Piro-piro boschereccio 385. Totanus ocbropus (Linnaeus), IT.".--: Piro-piro culbianco 386. Totanus solitariu8 (Wilson), 1813; Piro-piro solitario Tringoides, Bonapai'to, 183] ..... 387. Tringoides bypoleucus (Linnaeus), L758, Piro-piro piccolo 388. Tringoides maculari us (Linnaeus), 1766; Piro-piro macchiato Terekia, Bonaparte, l vi - -. ...... 389. Terekia cinerea (Giildenstadt), ITTI: Terechia . Pavoncella, I. cucii, 1816 . 390. Pavoncella pugnas (Linnaeus), 1758; Combattente Bartramia, Lesson, 1831 . 391. Bartramia longicauda (Beckstein), L811; Piro-piro coda lunga Tringinai ........ Tringites, Cabanis, 1856 ...... 392. Tringites snb-ruficollis (Vieillot), 1819; Piro-piro fulvo ('tilii/ns. Cuvier, 1800 ...... :;:•:;. Calidris arenaria (Linnaeus), ITiiii; Piovanello intintalo Tringa, Linnaeus, 1758 ...... 394. Tringa minuta, Leisler, 1812; Gambecchio. 395. Tringa minutilla, Vieillot, 1819; Gambecchio minore. 396. Tringa Temmincki, Leisler, 1812; Gambecchio nano. :;'.t7. Tringa maculata, Vieillot, 1819; Gambecchio dal petto fasciato min ritinto ......... 398. Tringa acuminata (Horsfleld), 1821; Gambecchio tini petto i>' sciato siberiano ....... 399. Tringa fuscicollis, Vieillot, 1819; Gambecchio americano ino. Tringa maritima, Briinnick, 1764; Piovanello violetto 101. Tringa subarcuata (Giildenstadt), 1774: Piovanello . Hi'.'. Tringa Canuti, Linnaeus. L758 ; Piovanello maggiore 103. Tringa alpina, Linnaeus, 175S; Piovanello pancia nera (.cuci e Limicola, Kocb, 1816 ...... lui. Limicola pygmaea (Beckstein), 1802; Gambecchio frullino Sottofamiglia Scolopacinae ........ i. cuci e Scolopax, Linnaeus, 1758. ..... 105. Scolopax rusticula, Linnaeus. l7.Ys; Beccaccia . Lenire Gallinogo, Leacli, 1816 ...... 406. Gallinago inedia (Frisck), 17ii:;: Oroccolone Ki7. Gallinago gallinago (Linnaeus). 17;.s ; Beccaccino Genere Limnocryptes, Kaup, 1829 ..... 408. Limnocryptes gallinula (Linnaeus), 1766; Frullino . Sottofamiglia I'iialaropixak . ....... (■cuore Phàlaropus, Brisson, 1760 ..... 411'.». Pkalaropus lobatUS (Linnaeus), 17">s ; Fnltiro/io ti becco sottili Genere Orymophihis, Vieillot, 1816 ..... 410. Crymopkilus fulicarius (Linnaeus), I7.">s: Falaropo a becco largo Sottordine ITLK'ARIAE Famiglia Rallidae Genere Eallus, Linnaeus. 1758 ...... 111. liallus aquaticus, Linnaeus, I7.">s ; Porciglione . Genere Orex, Becbstein, 1803 ...... '«'/. 391 » 392 » » 394 » ivi » 395 » ivi •> :;'.Hì » ivi » 397 » 398 •> 100 » ivi » ivi » 1(11 » ivi •' 102 » ivi » 403 » ivi » 404 » 105 » 4ll(i » ivi » IH7 » 108 » ivi » 1011 » no » ivi » ni » ivi » 412 » 4L? » ivi » Il 1 » ivi » 41.-, » 416 » ivi » 417 » ivi » lls » ivi » 419 » ivi » 120 » ivi Atlanti "l 'litologico. ;4 \ I I \vi I. i n:\i rOLOGH tanni ili li Sìlice 412. Cres cres (Linnaeus), 1758; III- ili Quaglie Genere Poi-zana, Yieillot. lsiu ....... 413. Porzana porzana (Linnaeus), 1700; Voltolino +14. Porzana intermedia (Hermann), L804; Schiribilla grigiata . 415. Porzana parva (Scopoli), 1769; Schiribilla Genere Gallinula, Brisson, 17(i(i ....... 410. Gallinula chloropus (Linnaeus), 1758; Gallinella d'acqua . Genere Porphyriola, Blyth, 1N49 ....... 117. Porphyriola Alleni (Thompson), 1842; l'olio sul/, ino dell'Alien i ■ciicic Porphyrio, Brisson, 1700 ....... 418. Porphyrio caeruleus (Vandelli), 1707: Pollo sulla no . 419. Porphyrio porphyrio (Latham), 1700; l'olio sultano dalla schiena verde ......... 420. Porphyrio poliocephalus (Latham), 1802; Pollo sultano indiano Genere Fulica. Linnaeus, 175N .... 421. Fulica atra, Linnaeus, 1 75s : Folaga 422. Fulica distata. Ginelin, 17NX; lutinoti crestata Sottordine ALECTORIDES Famiglia Gruidae ....... Genere Grus, Pallas, 1760 ..... 4l':;. Grus grus (Linnaeus), 1758; Gru Genere Sarcogeranus, Sharpe, L893 424. Sarcogeranus leucogeranus (Pallas), 177:1: Gru b\ Genere Antigone, Reichenbach, 1S52 ..... 425. Antigone collaris (Boddaert), 17s:i; Gru antigonc Genere Anthropoides, Vieillot, 1816 ...... 42li. Antliropoides virgo (Linnaeus), 1758; Damigella ili Numidia Sottordine HERODIONES Famiglia Ardeidae .......... Genere Ardea, Linnaeus, 1758 ..... 427. Arfea cinerea, Linnaeus. 175* ; Airone cenerino 428. Artica melanocephala, Vigors & Children, 1826; Airone i collo nero ......... 129. Arde;) pui'purea, Liunaeus, 1760; Aironi rosso Genere Herodias, Boie, 1822 ....... 430. Herodias alba (Liunaeus), I75N; Airone bianco maggiore . 431. Herodias garzetta (Linnaeus), 1706: Gai-setta . Genere Bubulcus, Bonaparte, 1854 ...... L32. Bubulcus lucidus (Kafinesque), 1810: Airone guarda-bum . Cenere Ardeola, Boie, 1822. ....... 433. Ardeola ralloides (Scopoli), 1760: Sgarsa ciuffeito Genere Ardetta. G. K. Gray, 1842 ...... 434. Ardetta minuta (Linnaeus), 1700: Tarabusino . Genere Botaurus, Brisson, 1700 ....... t35. Botaurus stellari* (Linnaeus), 175S; Tarabuso . 4:ì0. Botaurus lentiginoSOS (Montagu), 1813; Tarabuso americano Genere Nyctieorax, Rafinesque, 1815 ...... 437. Nyctieorax nyctieorax (Linnaeus), 1758: MHirora Famiglia Ciconiidae Genere Ciconia, Brisson, 1760 ....... 138. Ciconia ciconia (Linnaeus), 175!S: Cicogna Manca . Pag. 121 » ivi » ivi » 122 » 12:: » ivi » 121 » ivi » 125 » ivi >> 420 » ivi o » 127 » ivi » I2s » ivi » ivi » 420 » ivi » 430 » ivi a » ivi » C'.l » ivi » ivi » ivi » 4S2 » ivi » 433 » / 434 » ivi » 135 » 436 » ivi » 137 » ivi » 138 » ivi » 139 » ivi » 44(1 » ivi » 441 » ivi » 442 » ivi » ivi » il:: » ivi IN Slsl I M M H ■• Famigli* ( lenei e i r eri ere SnltiHiline Famiglia i renere ( tedine Famiglia Sottofamiglia i tenere Sui tofamiglia Genere i reneve i tenere Sottofamiglia Genere i renere i renere Genere I renere Genere Genere i renere 139. < ' i«-<«n in nigra (Linnaeus), 1758; Cicogna nera . Ibididae Plegadis, Kaup, 1829 440. Plegadis faleinellus (Linnaeus), 1766; Mignattajo Platalea, Linnaeus, 1 758 ..... 441. Platalea leucerodia, Linnaeus, 1758; Spatola . PH0ENIC0PTER1 Phoenicopteridae ...... Phoenicopterus, Liunaeus, L758. .... 4 il'. Phoenicopterus roseus, Pallas, isll : Fenicottero ANSERES Anatidae .... .... Ctgninae. ...... Gygnus, Bechstein, 1809 ...... 143. Cygmis cygnns (Linnaeus), I75s; Gioito selvatico 144. Cygnus Bewicki, Varrell, 1830; Ciano minore . 445. Cygnns olor (Gmelin), 1788; Ciano reale . A\-l RINAE ........ ci,,,,. Boie, 1822 446. Clien byperborens (Pallas), ITiiT; Oca della neve minor 447. Chen nivalis (Forster). 1772; Oca della neve maggiore Anser, Brisson, 1760 ...... Us. Anser anser (Linnaeus), 1758; Oca selvatica t49. Anser albifrons (Scopoli), 17(i>»; Oca lombardella 450. Alisei- erythropus (Linnaeus). 1758; Oca lombardella mino 451. Ansei- fabalis (Latham), 1 7 s 7 ; Oca granaiola . 152. Anser neglectus, Sushkin, 1895; Oca granaiola orientale t53. Anser brachyrhynchus, Baillon, 1833; Oca dalle stampe i Branta. Scopoli, I7C1I ...... 4.")4. Branta leucopsis (Bechstein), 1803; Oca faccia bianca 455. Branta bernicla (Linnaeus), L758; Oca colombaccio . 156. Branta ruficollis (Pallas), 1769; Oca collo rosso A SATINAI".. ........ Tadorna, Fleming, 1822 ...... +57. Tadorna tadorna (Linnaeus), 1758; Volpoca Casarca. Bonaparte, 1838 ..... 458. Casarca casarca (Gmelin), 1788; Casarca . Alias, Linnaeus, 1758 ...... 459. Alias lioscas, Linnaeus, 1758; Germano reale . lùniciia. Bonaparte, L856. ..... 400. Eunetta falcata (Georgi), 1775; Ah, imi,, forestiera . Chaulelasmus, G. K. Gray, 1838 .... 461. Chaulelasmus streperus (Linnaeus). 1758; CanapigUa Marie,,. Stephens, 1n'_'4 ...... 402. Mareca penelope (Linnaeus), 1758; Fischione 463. Mareca americana (Gmelin), 1788; Fischione americano Xeiiiiiin. Kaup, 1829 ..... 404. Xettium formosum (Georgi), 1775; Alzavola asiatica. Ki5. Xettinm crocea (Linnaeus), 1758; Alzavola 166. Xettinm caiolinelise (Gmelin), 1788; Alzavola americana 1 infila. Stephen», L824 ■a,,. 1 1 1 ■ ivi » 115 - ivi » 447 » 1 18 » A i » ll'.i » ivi » ivi » 15(1 » 451 » ivi » 452 » ivi » ivi » 15:; » 15 1 » A i » ivi » 155 » A i » ivi » 456 » ivi » 457 » ivi » 158 » ivi » t59 » ivi » 160 » ivi » 462 » ivi » ivi » 4 fi:ì » ivi » ivi » 164 » 165 » ivi » ivi » ICC •• ivi » 167 » ivi » ivi » 168 » Ili'.» » ivi ATLANTE OKNIT01 CM31CO 167. Datila acuta (Linnaeus), 17.">S; Codone .... Genere Querquedula, Stephens, 1 S2+ ..... 168. Querquedula circia (Linnaeus), L758; Marsajola 169. Querquedula discors (Linnaeus), ITiìiì; Marsajola dalle ali blu Genere Spalala. Boie, 1822. ... ... ITO. Sputala, clipeata (Linnaeus), 1758; Mestolone Genere Marmar ometta, Reichenbach, 1852 ..... 471. Marmaronetta angustirostris (Menéfcriés), 1832; Anatra manna rizzata ......... Sottofamiglia Fuligulinae ......... Genere Netta. Kaup, isnv) ....... 172. Netta ratina (Pallas), 177:ì; Fistiane turco Genere Nyroea, Fleming, 1822 ....... 47:!. Nyroea felina (Linnaeus), 1758; Moriglione 474. Nyroea nyroea (Giildenstiidt), 17(1!» ; Moretta tabaccata Genere Fuligula, Stephens, 1824. ...... 1 7 r> . Fuligula marila (Linnaeus), 1758; Maretta grigia 4711. Fuligula fuligula (Linnaeus). 17(i(i: Maretta Genere Clangula, Leach, 1819 ....... 477. Clangula clangula (Linnaeus). 17.">N; Quattr'occhi 478. Clangula islandica (Gmelin), 17ss; Quattr'occhi islandico . 479. Clangula albeola (Linnaeus), 1758; Genere Harelda, Stephens, 1 sii 1 . INO. Harelda liyemalis (Linnaeus), 17."iS Genere Histrionicus, Lesson, 1828 . 4SI. Histrionicus histrionicus (Linnaeus). Genere Oidemia, Fleming, 1S22 . 482. Oidemia nigra (Linnaeus), 1758 183. Oidemia fusca (Linnaeus). 1 7 r. s 4S4. Oidemia perspicillata (Linnaeus) (/rande ......... Genere Heniconetta, G. K. Gray, isti». ..... tsr>. Heniconetta Stelleri (Pallas), 1769; Edredone di steller . Genere Somateria, Leach, 1819 ....... 486. Somateria moltissima (Linnaeus), 1758; Edredone 187. Somateria spectabilis (Linnaeus). 17,'iS; Uè degli Edredoni Sottofamiglia Erismaturinaf. ........ Genere Erismatura, Bonaparte, ls;{2 ...... 488. Erismatura leucocephala (Scopoli), 1769; s : Peseiajola Genere Lophodytes, Reichenbach, 1852 ..... 490. Lophodytes cucullatus (Linnaeus), 175S; Smergo americana Genere Merganser, Brisson, 1760. ...... 491. Merganser merganser (Linnaeus), 1758; Smergo maggiore. 192. Merganser serrator i Linnaeus). 1758; Smergo minare Sottordine STEGANOPODES Famiglia Phalacrocoracidae Genere Phaìaeroeara.i\ Brisson. 1760 ...... 493. l'iialacrocorax carilo (Linnaeus). 17.".s: Marangone Quattr'occhi americano Marcita codona . ■-), 17f>s ; Morella arlecchino Orchetto marino Orco marino . 17'iS : Orco marino dal becco . l'aq. 469 » 170 » ivi » 171 » ivi » i\ i » 172 » i\ i » 17.". » ivi » i\ i » 171 » ivi » 17:. » ivi » 170 » ivi » 477 » ivi » 178 » ivi » 179 » ivi » 180 . ivi » INI » ivi » ivi » 182 » ivi » 183 » ivi » ivi » tsi » 185 » ivi » 186 » ivi » ivi » ivi » IS7 » ivi » ivi » 4SS » ivi » 189 » ivi » 190 » ivi I N !•[■ 1 -I-I I M ITICO 194. Phalacrocorax graculus (Linnaeus), 1766 j Marangoni col ciuffo settentrionale ......... 194 a. Phalacrocoras graculus Desmaresti (Payraudeau), 1826; Maran- gone col ciuffo meridionali ....... 195. Phalacrocoras pygmaeus (Pallas), ITT:!: Marangone minori Famiglia Sulidae . Genere Sula, BrissoD, 1760. .... ... 196. Sula bassana (Linnaeus), 1758; Svia . ... Famiglia Pelecanidae Genere Pelecanus, Linnaeus, L758. ...... hit. Peleoanua onocrotalus, Linnaeus, 1758 : Pellicano 1:98. Pelecanus roseus, Gmelin, 1788; Pellicano minore 199. Pelecanus crispus, Bruch, 1832; Pellicano riccio Sottordine LONGIPENNES Famiglia Laridae Sottofamiglia Sterminai ....... • Genere ffydroehelidon, Boie, L822. ...... 500. Hydrochelidon hybrida (Pallas), 1811 : Mignattino bigio . 501. Hydrochelidon nigra (Linnaeus), 1758; Mignattino . 502. Hydrochelidon Gssipes (Pallas), IMI : Mignattino ali bianchi Genere Gelochelidon, Brehm, 1831 ....... 503. Gelochelidon anglica (Montagli), 1813; Eondine di mare rampe nere ........ Genere Hydroprogne, Kaup, 1829. ....... .".ni. Hydroprogne caspia (Pallas), IVVO; Eondine ili mare maggiore. Genere sterna, Linnaeus, 1 7 r> s ..... . .mi.".. Sterna hirundo, Linnaeus, 1758; Eondine ili mure . 506. Sterna paradisea, (') Briinnich, 1764; Eondine ili mare coda lunga ."■ut. Sterna Dougalli, Montagu, 1813; Eondine di mare di Mae Dovgall 508. Sterna cantiaca, Gmelin, 1788; Beccapesci . . . . 509. Sterna maxima, Boddaert, 17t;:i ; Eondine ili mure maggiwe americana .......... :>lo. sterna media, Horsfield, 1820; Eondine ili man- ilei Eùppel .MI. Sterni) fuliginosa, Gmelin, 1788; Eondine ili mure scura . 512. Sterna minuta, Linnaeus, 1766; Frittiteli" . . . . Genere Anous, Stephens, 1826 ....... 513. Anous stuliilus (Linnaeus), 1758; L'inuline di mure stolida Sottofamiglia Laminai-: .......... Genere Xema, 1, cucii, 1819 ......... 514. Xema Sabinei (.1. Sabine), 1818; Gabbiano ilei Sabine Genere Eliodostethia, Mac Gillivray, 1842 ..... 515. Rhodostethia rosea (Mac Gillivray), 1824; Gabbiano dalla cuneata ......... Genere Larus, Linnaeus. 1 7.">s ....... ."■li;. Larus ininiitus. Palina, iTTii: Gabbianello MT. Larus ichthyaétus, l'allas. 177:'.; Gabbiano ilei Pallas .Ms. Larus melanocephalus, Natterer, 1818; Gabbiano corallino 519. Larus philadelphia (Ord), 1815; Gabbiano ilei Bonaparte. Pag. IM ■tuia » 192 » ivi ■• 1'.):; » ivi » ivi » Hit » ivi » \\ i » 195 » i\ i » 196 » ivi » ivi » 197 » ivi » ivi » I!IS » ivi » ivi » 499 » ivi » i\ i » .Min » .-,(11 » i\ i >. ivi » 502 » ivi » ivi » 503 » i\ i » ivi » .MI! » ivi » ivi » .-,11.-, » ivi » ivi » 506 » ivi •> .MIT » ivi (') Secondo SannAers (Cat. IKrdi Brit. llru. XXV. p 82.1! levi criversi *S mraih mieli, Ora. fior. p. -IH i [ìornholni no. 152, adulto. ATLANTE ORNITOLOGICO 520. Larus riilibundus. Linnaeus, ITtili: Gabbiano comune 521. Larus gelastes, Tbienemann, 1 s : : s ; Gabbiano roseo 522.. Larus marinila, Linnaeus. L758 ; Mugnaiaccio . .">!':!. Larus fuscus, Linnaeus. 1 T.'.s : Zafferano .... 523> ........ 530. Rissa tridactyla (Linnaeus), 1758; Gabbiano tridattilo Famiglia Stercorariidae Genere Megalestris, Bonaparte, 1856 ...... 531. Megalestris catari liactes (Linnaeus), 17lil>: Stercorario maggiore Genere Stercorai'ius, Brissoo, 17(50 ...... 532. Stereorarios pomatorliinus (Temniinck), L815 ; Stercorario me: :. l-.ANITINAE ......... Oceanites, Keyserling & Blasius, 1840 .... 538. <»eeanites oceanicus (Kuhl), 1820; Uccello tifile tempeste ame- ricano ......... l'elatjoti roma. Reichenbacli, 1852 ..... 539. Pelagodroma marina (Latham), 1790; Ueeello delle tempesU fregata ........ Famiglia Puffinidae. Sottofamiglia Pukiininak ......... Genere Puffinus, Brisson, 1760 ....... 540. l'ulìinus gravis (0' Reilly), 1818; Berta dell'Atlantico 541. Puffinus Kubli (Boie), 1NX". : Berta maggiore . r. 12. Puffinus anglorum (Ray), 171:; : Berta minore nordica 542 a. l'ulìinus anglorum yelkouaa (Acerbi), 1827; Berta minore 543. l'uttìnus aaglovom, Gould, ls:;7 ; Berta minore tosco 544. l'ulìinus grisella (Gmelin), 17SS : licita grigia . Sottofamiglia Genere Genere ".'/• 508 » 509 » ivi » :.l(i » ivi » .-,11 » ivi » .-.1- » 514 » ivi » 5 1 5 » ivi » ivi » .-.ili » ivi » 5 17 » ivi » ivi » 518 » ivi » 519 » 520 » ivi » 52] » ivi » ivi » ivi » .".22 » IVI » 523 » ivi » ivi » ivi » :.2l » i\ i » ivi » ivi » ivi » .V2.-. » ivi » 526 » ivi » ivi (') A pag, 511, linea 34 il nome .li /.. caehinnam v:. (sorretto /.. a. cnchinnans. I\|i|i I -l-IHIlllni I .nini Sottofamiglia Genere famiglia Genere Sottordine Famiglia Genere 548. 549. Genere Oeeirelaia, Bonaparte, 1855 ...... 545. Oestrelata liaesitata (Kuhl), L820; Uccello delle tempeste <"l cappuccio ......... ."ili;. Oestrelata brevipea (Peale), ists; Uccello ii- in Temminck, L828; THomedea dalli ciglia nere ......... PYGOPODES Colymbidae Colymbus, Linnaeus, L758 ...... Colymbus septentrionalis, Liunaeus, 1766; Strologa imi uhi Colymbus arcticus, Linnaeus, 1758; Strologa mezzana Colymbus glacialis, Linnaeus, L766 ; Strologa maggiore Colymbus Adunisi. G. R. Gray, 1859; Strologa dat he<irr<>io . Podicipes griseigena (Boddaert), L783 ; Svasso dal collo rosso Podicipes cristatus (Linnaeus), 1758; Svasso maggiore Alcidae Ali inai: .......... Alca, Linnaeus. 17.">S ....... Alca inipennis. Linnaeus. L758 ; .1/'" maggiwe Alca torda. Linnaeus. 1758 : Gassa marina Alle, Link, 1806 Alle alle (Linnaeus), 1758; Gassa marina minore Uria, Brisson, 1760. ....... Uria trofie (Linnaeus), 17lit> ; Uria ..... l'via Bruennicbi, Sabine, 1818 ; Uria dal becco grosso Uria grylle (Linnaeus), 1758; Uria nera .... Sottofamiglia Fraterculinae ........ Genere Fraternità. Hrissou, 17tit). ...... ."ili."). Fratercula arctica (Linnaeus), L758 ; Polcinella di mare . Famiglia Genere Famiglia Sottofamiglia Genere Genere Genere 550 551. 552. 553. :.:,1. ."i .") Ti . 556, 557, 558, 559. 560. 561, 562 563 564 Pag. » IVI » 528 » ivi » ivi » ivi » .-.'-".1 » ivi » ivi » 530 » ivi » 531 » ivi » ivi » 532 » ivi » 534 »> ivi » 535 » 535 » 536 » ivi » 537 » ivi » 538 » 539 » ivi » ivi » 540 » 541 » ivi » ivi » 542 » ivi » :,4:; » ivi » ivi » 545 Ordine ACCIPITRES - Rapaci. Becco di tipo accipitrino perfetto, eorto, robusto, col culmine fortemente arcuato in basso, tornito alla base di cera nella quale si aprono le narici; redini di solito coperte parzialmente di setole e non di vere penne; ali grandi di dieci primarie bene sviluppate; gambe coperte di penne; tarsi intieramente od in parte piumati; forti, raramente molto lunghi, reticolati, scudettati o a granulazioni rugose; piedi forti; diti grossi in numero di quattro, il posteriore più grande di tutti e rivolto all' indietro, i laterali più o meno riuniti alla base col mediano, l'esterno riunito e non versatile o libero e versatile; unghie acute, di solilo molto curvate, mira- bilmente atte ad afferrare, offendere e difendere, mobili ed in generale retrattili. Piumaggio rigido, talora molle, opaco o poco brillante: sessi con poche ec- cezioni simili di tinta, la femmina di regola maggiore in statura del maschio, i pulcini inetti e coperti di piumino, anche gli adulti hanno il corpo coperto di piumino. Si dividono in duo grandi sottordini: Rapaci diurni e Rapaci notturni. Sottordine ACCIPITRES DIURNI - Rapaci diurni. Manca il disco facciale completo; narici di solito nude. Becco col margine della mandibola superiore intaccato o festonato, sinuoso, non intero; occhi laterali, più o meno infossati; cera nel più dei casi molle e scoperta o in parte coperta dai peli delle redini; orificio auricolare di solito piccolo; piedi editi in generale nudi; tarsi talora intieramente piumati; pollice rivolto all'indietro, dito esterno di solito non versatile; piumaggio in generale rigido e resistente, fornito di più mino in ogni età. Hanno abitudini diurne. Sono uccelli di grande potere di volo che in generale non compiono lunghe migrazioni, ma più specialmente si spostano qua e là in cerea di cibo, i giovani viaggiano più degli adulti, però molte specie sono essenzialmente migranti; il loro piumaggio è oltremodo variabile, e vanno soggetti a numerose varietà Atlante ornitologico, 1 ATI.ANTK 0KN1T< >I.< )< i l( '(> locali, climatiche, melaniche ecc., sicché il gruppo è uno dei più difficili a stu- diarsi: il loro nutrimento è quasi del tutto animale e di solito il rifiuto vieni' poi ricettalo in t'ornia. di una pallottola. Sono cosmopoliti, risultano maggiormente distribuiti nell'America meridionale, scarseggiando nello isole del Pacifico. Le 400 specie note si scindono in tre grandi famiglie ed in 80 generi, un quarto dei quali è rappresentato in Europa. Famiglia VULTURIDAE - Vulturidi. Testa nuda o rivestita di piumino colla parte superiore coperta in parte di rade piume rigide, giammai di vere penne; bordo della mandibola superiore sinuoso; cera di regola nuda, non coperta di setole e generalmente molle e carnosa; occhi laterali ed a fior di testa, coda di 12 a 14 penne; tarsi reticolati: diti nudi, l'esterno non versatile, unito all'interno da una membrana; unghie non aguzze e poco ricurve. Comprende questa famiglia dieci generi con circa 2f> specie delle quali tre soltanto si trovano in Europa. Vivono di solito in società, nutrendosi di animali morti, di biscie, di lucertole e talora d'insetti di vario genere. Sono uccelli dal volo lento, ma forte e resistente e possono imprendere lunghi viaggi in cerca di cibo; frequentano le località montuose, le campagne alberate ed anche le pianure sterili, s'internano entro le città dei paesi orientali, ove apportano notevole utile, cibandosi di carogne e dei rifiuti abbandonati sulla strada. Fabbricano il loro nido od area sugli alti alberi, sulle nude roccie o nei vecchi fabbricati, deponendo un uovo o due di forma allungata, il cui colore va dal bianco al bruno-rossiccio-vivo con o senza macchie. La questione se essi nella ricerca del cibo siano guidati dal senso della vista o da quello dell'olfato fu per lungo tempo discussa ed ec- citò sempre il più vivo interesse tra gli Ornitologi. Oggi però prevale l'opinione che ciò sia dovuto alla loro acutissima vista. Talune specie hanno abitudini sedentarie e se migranti, si presentano il più delle volte erratiche; i giovani diversificano nelle tinte dagli adulti, ma i sessi sono simili nel colorito e la loro muta è semplice, la femmina ha in generale mag- giore statura del maschio, ma vi sono eccezioni a tale regola. Genere VULTUR, Beisson, Becco robusto, diritto alla base, subeguale alla testa, colla mandibola supe- riore festonata sul margine e adunca all'apice; narici rotonde, aperte nella parte anteriore della cera nuda; occhi mediocri, non infossati: ali lunghe, ottuse colla .",' e 4 ' delle remiganti primarie le più lunghe, la l a molte breve: coda rotonda di 12 penne; calzoni mediocri; tarso robusto, subeguale o più corto del dito me- diano senza unghia, piumato nella metà superiore, reticolato nell'inferiore; diti quattro dei quali uno volto all'indietro, l'esterno unito col medio alla base da una piccola membrana. Testa piuttosto piccola, coperta in gran parte di lanugine e di fitte piume setolose sui lati delle redini sino all'apertura auricolare e posteriormente oltre VII VVI 1. IIIÌSITil K II L'occhio, collo in parte nudo, colla pelle ('orinante pieghe trasversali; corpo mas- siccio, voluminoso. I. Vultur monachus, Linnaeus, Avvoltoio. l'I'.w. Ili, &g. 2 o Tav. XLVIII, fig. 2]. Cera carnicino-cerulea; piumaggio bruno-nero-opaco o lucido più cupo sulle remiganti e sulle timoniere; parti inule della testa e del collo carnicino-livide coperte da una lami-ine nero-scura che forma un ciuffo sull'occipite; sui lati del collo un collare di penne lunghe dirette all'infuori ed all'insù; spallacci grandi, formati di penne lunghe ed acuminate; coda arrotondata; piedi celestognoli (ad.). In generale più bruni cella regione lanuginosa della testa meno estesa (giov.). Lunghezza totale da l."<><> a l, m 20; becco da 0,"'088 a 0, m 097; ala da 0, m 760 a ii. 830; coda da 0, m 355 a 0,'"410; tarso 0, m 115; dito mediano senz'unghia 0, m 125( 1 ). Questa specie abita l'Europa meridionale, l'Africa settentrionale-orientale e l'Asia centrale sino all'India ed alla Cina. In Italia è discretamente abbondante in Sardegna, manca in Corsica, molto rara si presenta in Sicilia, sul continente è di accidentale comparsa e fu colta in Liguria, in Toscana, nelle Marche e presso Piacenza, fu trovata in Gamia ed è specie rara, ma sedentaria in Dalmazia. Ni- difica in febbraio sugli alberi, raramente sulle roccie, deposita un uovo e molto raramente due, così fittamente macchiati di rossiccio-cupo da sembrare per intero di questo colore. (ili individui provenienti dalla Sardegna e riferiti dal Cara all'Africano Oto- gyps auricularis (Daudin), altro non sono che V. monachus col meato uditivo dila- tato soverchiamente per difettosa preparazione. Le affermazioni poi della cattura di esemplari di quella specie nella Spagna e nel mezzodì della Francia meritano conferma e non sono basate sufficientemente per ammetterla tra le Europee. Genere GYPS, Savigny. Becco forte e robusto, subeguale alla testa colla mandibola superiore unci- nata; narici strette e verticali, mule, poste presso il margine anteriore della cera, pure nuda; testa piccola, essa ed il collo in parte coperti di fitto piumino bianco; collo ornato nella sua parte bassa da un collare di penne semi-lanose (ad.) o di vere penne allungate (giov.); ali lunghe colla 4 a remigante primaria la massima, la l a molto breve; coda leggermente graduata di 14 penne; calzoni me- diocri; gambe e piedi molto grossi e forti; tarso reticolato nella sua parte supe- riore e piumato nell'inferiore, più corto al dito mediano senz'unghia; diti lunghi, (') Quando non è indicato, o non vi siano osservazioni in proposito, s'intende che la statura minore e ilei maschi e la maggiore delle femmine e che la differenza tra le due ;■ data dai soggetti intermedi, perchè naturalmente ne tutti i maschi, né tutte le femmine hanno dimensioni matematicamente identiche, quanto dissi s'intende solo pei Rapaci; mentre del rimanente posi due dimensioni soltanto quando esse variavano cosi tra individui della stessa specie, da tonnare duo estremi, come primo misi quel dato cui giunjre il più ferali numero dei soletti della, specie della quale si parlava, ed è semplicemente per questo che talora si trova indicata in primo luogo la lunghezza massima e talora la minima. ATLANTE ORNITOLOGICO l'esterno unito col mediano alla base da una piccola membrana; unghie forti, poco curvate e quasi ottusi'. Questo genere consta di sette specie sparse nel Mondo Antico e delle quali una sola abita l'Europa. 2. GypS fulvus ((Ì.MELIN), Grifone. [Tav. Ili, fig. 1]. Estremità delle penne arrotondata; testa e collo coperti di piumini) bianco che sul collo forma un folto collare costituito di penne semi-lanose bianche legger- mente isabelline; colorito generale di una tinta caffè e latte più cupo sull'alto dorso, più chiaro sulle cuopritrici medie e piccole delle ali, le grandi colla base scura ed un largo margine grigio-bianchiccio; parti inferiori più chiare, eccetto il gozzo che ha piume fittissime marrone-cupo; remiganti e timoniere bruno-nere; coda leggermente graduata (ad.). Estremità delle penne acuminata. Collare formato di vere penne lunghe, acuminate bruno-fulve, bianchiccie soltanto nel loro centro; tinta generale più accesa, colla parte mediana delle penne bianchiccia a guisa di siria longitudinale chiara (giov.). Lunghezza totale da 1,"'00 a l, m 25; becco da 0,'"073 a 0,'"080; ala da 0, m 720 a 0, n, 750; coda da 0,'".'!00 a 0, m 320; tarso 0,'"095; dito mediano s. u. 0, m 125. La femmina è di poco più piccola del maschio. È specie accidentale nelle parti settentrionali d'Europa e ne abita costante- mente le porzioni centrali e meridionali, nonché l'Africa settentrionale sino al Sudan. In Italia è comune in Sardegna ed in Sicilia, trovasi pure sulle Alpi del Nizzardo e del Friuli e sembra vivesse un tempo anche in quelle del Piemonte. E di casuale comparsa nel resto della Penisola, credo però non vi sia provincia d'Italia ove non siasi mostrata ed in generale le sue comparse avvennero dopo violenti bufere. Fabbricano il nido in febbraio sulle roccie, depongono un solo uovo bianco- sudicio talora con grosse macchie fulviccie o vinate. I soggetti colti in Sardegna ed attribuiti dal Temminck e dal Cara al 0. Kolbi (Daudin) devono riferirsi a questa specie e cosi il G. occidentalis del Bonaparte e del Salvadori altro non è che un sinonimo della presente. Come ben nota que- st'ultimo Autore, l'Avvoltoio indiano del Savi è un semplice Grifone, sebbene non vi corrisponda la sinonimia ed il (ì. occidentalis dello stesso Autore è l'adulto di questa specie. II (4rifone di Spagna infine fu distinto dallo Sharpe col nome di G. hispanìolensis, ma gli Autori sono concordi nel non ammetterlo quale buona specie. Genere NEOPHRON, Savigny. Becco sottile più lungo della testa, rivestito sino a mela lunghezza della cera nuda, coi margini della mandibola superiore leggermente sinuosi, uncinato alla punta e coll'apice della mandibola interiore ottuso; occhi non infossati: narici mediane, allungate, orizzontali; ali lunghe, appuntite, 1" remigante primaria molto breve, la 4 a la massima; coda cuneata di 14 penne; piedi piuttosto sottili; tarso ATI. AMI. "i:\IHil.nGICO ivii.-, .lato più corto del dito mediano; diti anteriori riuniti da una membrana; unghie ottuse. Parie anteriore della testa sino oltre l'orecchio e sola inule, la regione po- steriore ed il collo coperti di penne lanceolate. Statura relativamente piccola; corpo snello, colorito uniforme, biancastro negli adulti, bruno nei giovani. Si co- noscono quattro specie appartenenti a questo genere, una delle quali è propria anche all'Europa. 3. Neophron percnopterus (Ltnnaeus), Capovaccaio. [TAV. Ili, 6g. 5 e 6J. Biancastro più e meno gialliccio od isabellino; parte anteriore della testa e gela nude e gialle, penne occipitali Lunghe e lanceolate; remiganti primarie nere, le secondarie con la base cenerina, talora nerastra {ad.). Bruno cenerino uniforme; parte nuda della testa e gola carnicino-livide qua e là coperte di lanugine ne- rastra; cuopritrici alari marginate di fulvo (giov:). Nello stadio intermedio il piu- maggio è fulviccio sul groppone e sulla coda, cioccolata-nerastro sulle lunghe penne del collo, a tali tinte si mescolano sovente le incipienti penne biancastre dell'abito degli adulti. Lunghezza totale da 0,'"700 a 0,"800; becco da 0,'"058 a 0,'"06 ( .i; ala da 0,'"4GO a 0, m 498: ceda da 0, m 200 a 0, m 228; tarso 0,'"075; dito mediano s. u. 0, m 085. La femmina è più piccola del maschio. # r ' f f f f f ; ì J " x J*e,mrf* Testa di N. percnopterus. Piedi» di N. percnopti i ■«.«. Abita l'Europa meridionale, l'Africa e la sottoregione Mediterraneo-Persica, accidentalmente fu preso in Inghilterra, nella Norvegia ed in Germania. In Italia è specie poco comune, ma sedentaria nel Nizzardo, nella Maremma Toscana, al- l'Isola del Giglio, nella Campagna Romana ed in alcune provincie meridionali come a Taranto, in Basilicata e finalmente in Sicilia ed è strano che manchi in Sardegna. Comparve a Malta, in Calabria ed io ne ebbi uno dal Vicentino, l'unico, a quanto sembra, preso nella Valle Padana. Si riteneva fosse specie non migrante, ma ora è noto che in certi distretti della Svizzera e della Savoja arriva di marzo, ripartendo nell'autunno dopo le cove. ATLANTE ORNITI >!.' «i:li '■ > 5 Nidifica «la maggio a luglio sulle sporgenze delle roccie, nei vecchi fabbricati e più di rado sugli alberi; deposita uno o due uova bianco-sudicie quasi interamente rupi aie (li macchie rossiccio-vive. Famiglia GYPAETIDAE. Gipaetidi. Becco subeguale alla testa, robusto, col culmine rialzato, a margini diritti o leggermente sinuosi, fortemente ricurvo all'apice della mandibola superiore, occhi grandi, poco infossati; la cera, le narici, ovali ed allungate, la base della mandi- bola inferiore e le rediui sono coperte di penne setolose, come grossi peli, che sotto il mento si foggiano a pizzo diretto all'innanzi; ali lunghe ed acute colla .">' re- migante primaria la massima; coda di dodici penne, lunga, cuneata; calzoni ampi e pendenti: tarso robusto, più corto del dito mediano, piumato di solito sino ai diti che sono squamosi coll'esterno riunito alla base col medio da una membrana; unghie ricurve, ma poco adunche. Testa e collo ricoperti di penne con quelle delle guancie e della parte ante- riore della testa corte e quelle dell'occipite e della regione dal collo aU'ingiù lunghe ed acuminate. Statura elevata; corpo allungato e massiccio; piumaggio forte e re- sistente, ma poco variabile di colore; sessi eguali, adulti differenti dai giovani, il piumaggio completo degli adulti viene assunto dopo vari anni di età. Questa famiglia consta del solo genere Gypaetus ed è l'anello di congiunzione tra i Vulturidi ed i Falconidi, se ne conoscono due specie, delle quali l'Europea è ben nota col nome di Avvoltoio degli agnelli. Esso abita le più alte montagne, ove si nutre di carogne, di ossa e meno comunemente di carne viva, sembra però che molti fatti che si raccontano in argomento siano esagerati e che il medesimo attacchi animali viventi solo se stimolato da una fame eccezionale. Vi sono però attesta- zioni positive che esso talora assali fanciulli. Naumann ricorda il fatto avvenuto nel- l'Oberland di Berna nella persona di Anna Zurbuchen di Hachbern, fanciulla di tre anni, che venne salvata a tempo dal padre, però ferita al braccio ed alla mano sinistra e che venne in seguito chiamata Lammergeier Anni. È notissima la sua abitudine di prendere le ossa e lasciarle cadere da una grande altezza perchè si frangano contro le roccie e poterle mangiare più facilmente (piando sono spez- zate, ma non sembrano troppo veri i racconti che esso si getti contro gli animali che si trovano sull'orlo dei precipizi per farveli cadere dentro. Non ha il volo pesante dei veri Avvoltoj, ma invece esso è agile e leggero e si riconosce tosto, quando rotea, pella coda lunga e cuneata. Voracissimo, mangia grandi (pian tità di cibo in una volta, potendo poi rimanere digiuno per vari giorni; costruisce il rozzo nido sui greppi più dirupati dei monti, nei siti più impraticabili e sel- vaggi ; la femmina vi deposita un solo uovo, raramente due di un bianco-sudicio con macchie gialliccio-rossiccie. Genere GYPAETUS, Storr. Ila i caratteri della famiglia. A LI. A S I I OBN -'"■li O 4. Gypaétus barbatus (Linnaeus), Avvoltoio . Astore. [TAV. V. fig. 5 e <3J. Iride giallo-aranciato vivace; guancie grigio-bruno-cupe; sopraciglio, redini e nuca bianco-grigiastre; parti superiori grigio-plumbeo-scure colla coda terminata ili bianco e attraversata «la quattro fascie di un bruno più cupo; remiganti pri- marie con fascie Maire; pani inferiori bianche collo stelo delle penne a lai- he fascie trasversali bruno mie, eccetto sul sottocoda che è immacolato (mi.). Iride giallastra; parti superiori grigio-brune con Larghi margini bianco-rossicci o fulvi; Le inferiori di un bianco-fulvo, talora molto acceso, marcate di grandi e Larghe mac- chie a goccia od allungate bruno-cupe; ceda bruna con cinque fascie più cupe e l'apice biancastro (giov. . Lunghezza totale da 0, 180 a 0, m 650; becco da 0, ro 030 a <». : 040; ala da 0, m 290 a 0, 370; coda da 0, m 200 a O," 1 ^."»: tarso da 0, m 065 a 0, m 085; dito medio s. u. da 0,'"04r> a 0,'"055. Varia assai nelle dimensioni. Abita l'Europa centrale e meridionale, l'Africa settentrionale-orientale, la Siberia sino all'Imalaia ed al Giappone. In Italia è specie sedentaria, ma rara, un pò meno infrequente durante l'epoche del passo, nidifica certamente in Sicilia, in Sardegna ed in parecchie altre località. Una specie affine che ha le stesse dimensioni dell'Astore, ma ne è distinta pel colorito scuro della testa e pella tinta delle parti inferiori, nelle quali la co- lera/Jone cupa è disposta a macchie e non a fascie trasversali, abita l'America settentrionale e venne trovata finora tre volte nelle Isole Britanniche, cioè una volta nella Scozia e due nell'Irlanda, essa è nota col nome di A. atrieapillus Wilson) o Astore americano. Il Saunders lo esclude dalla lista Britannica e cosi il Dresser dall'Europea, è ammesso pella < Iran Bretagna dallo Sharpe, sicché la sua inclusione nell'Avifauna Europea è per lo meno poco sicura. 6. Astur brevipes. Severtzow, Astore levantino. Iride gialla; colorito generale di un grigio-ardesia, nerastro sul dorso, pallido all'apice della coda; i lati della faccia ed il collo cenerino-pallidi; gola biancastra; parti inferiori bianche fittamente fasciate per traverso di un fulviccio delicato; cuopritrici inferiori della coda bianche; timoniere attraversate da cinque fascie bruno-scure, poco appariscenti o mancanti sulle due centrali e sulle due esterne (ad.). Iride bruno-nerastra; parti superiori bruno-cenerognole con le penne mar- ginate di rossiccio più accentuato sulla testa; nuca macchiata di bianco: un di- stinto sopraciglio e lati della testa bianchi striati di grigio-bruno; gola bianca con strie nere sul centro; gastreo bianco con larghe macchie bruno-rossiccie a goccia sul petto, ovali sui fianchi, a fascie sul basso petto, lanceolate sui fianchi, meno numerose sul sottocoda; coda bruno-cenerognola terminata di fulvo- rossiccie e traversata da cinque fascie nerastre (giov.). Lunghezza totale da 0, m 337 a 0, m 392; becco 0,'"022; ala da 0,'"224 a 0,' '232; ceda da 0,'"172 a 0, m 177; tarso 0,'"040; dito mediano s. u. 0, m 029, Il primo esemplare di questa specie fu preso nella Serbia i Museo Britannico), poi sette ne ebbe dal Montenegro il mio amico prof. Brasilia e sono conservati nel Museo i tlanti Reggio Calabria, è un maschio giov. Lo Strickland asserì che a Malta com- parve L'africano Melierax gabar (David.) o Gabar, ciò fu indicato anche pella Spagna e pel Portogallo, ma sono fatti che meritano conferma. Genere ACCIPITER, Beisson. Piede di A. nisus, -j B Ha i caratteri del genere Astur, ma il tarso è gracile, lungo e sottile, i diti lunghi e scudettati su tutti i lati, il dito mediano senz'unghia è più del doppio (0, m 037) del culmine misurato dall'angolo anteriore della cera all'apice del becco (0, m 016). Nelle abitudini somigliano agli Astori, ma sono ancora più fieri, più coraggiosi e dotati di maggiore attività, sicché, quantunque di piccola mole, non si peritano di assalire Per- nici e giovani Fagiani. Depositano da quattro a sette uova bianco-bluastre macchiate di rossiccio più o meno vivace. Si conoscono quarantadue specie di questo genere. 7. Accipiter nisus (Linnaeus), Sparviere. [Tav. V, iig. 7, 8, 9 e IO e Tav. XLVIII, fig. i}. Occipite bianco; parti superiori di un grigio-bluastro-cupo leggermente tinto di brunastro sulla coda che è attraversata da quattro fascie bruno-nerastre e terminata di bianco; guancie fulvo-rossiccie cogli steli bruno-chiari; mento e gola bianchi leggermente rossicci cogli steli bruno-rossicci: resto delle parti inferiori bianco con fascie trasversali bruno-fulve o rossiccio-fulve più o meno distinta mente sfumate od incorniciate di cenerognolo; fianchi fulvo-vivace; sottocoda di solito non fasciato (mas. ad.}. Simile; ma il rossiccio- fulvo delle parti inferiori è limitato ad uno spazio spesso indistinto sui fianchi; le fascie sono più numerose brune o bruno-nerastre (femm. ad.). Parti superiori brune con Larghi margini rossicci; spazio auricolare bruno-rossiccio; occipite e sopraciglio bianco misto a strie nerastre; parti inferiori bianche con strie trasversali nerastre dalla gola al petto e da questo all'ingiù con strisele allungate bruno-nerastre miste a macchiette rossiccie; timoniere bruno-cenerine con cinque fascie più scure e l'apice bian- castro (semi-ad.). Fondo di tinta delle parti superiori bruno-rossiccio coi margini rossicci estesi anche alle timoniere, che portano quattro t'ascie brune poco distinte; mento, gola e guancie bianco-cenerognole con piccole strie brune; resto del ga- streo bianco-gialletto collo stelo delle penne nero e macchie a goccia bruno-fulve o rugginose sbiadite; sottocoda di solito immacolato (giov.). Lunghezza totale da 0/"300 a 0,"'400; becco da 0,"'<»i;> a 0, m 022; ala da 0, m 205 a 0,'"2:")0; coda da O/"140 a 0,"'195; tarso da 0, m 05_! a 0, m 061; dito mediano s. u. da 0, n, 036 a 0, m 041. Le femmine sono assai più grandi dei maschi ed è specie eminentemente vi i \vn: ORNITOLOGI! 11 variabile nelle dimensioni, nel numero delle fascie sulla coda e nel colorito, per mi andrebbe studiata meglio su materiale di varie provenienze; gli individui di mag- giore statura furono distinti dal Bekker l ) col nome di Falco nisus major dando ai più piccoli lincilo ili Falco nisus minor; inoltre il primo era caratterizzato dal tarso due o tre mm. più Lungo, da] tono di tinta più cupo sulle parti superiori e meno fulvo nelle imi rimi, da sette a otto zone sulla coda in luogo di cinque a sci. (Ili individui di grande statura non sono che femmine il cui colorito è variabile; sembra (die esse quando sono mollo vecchie divengano sterili ed indossino una livrea semi-maschile, che si può così brevemente descrivere: Parti superiori di un grigio-lavagna, più cupo sulla testa; parti interiori ed ascellari tinte di rossiccio, cosi le guancie che hanno lo stelo delle penne grigio; la gola mostra strette strie bruno-fuligginose ed il resto delle parti interiori fascie trasversali bruno-fuliggi- nose, le penne del petto sono ornate di due fascie, una delle quali più stretta dell'altra e non sempre presente. Questa specie abita la regione Paleartica, arrivando d'inverno fino all'Asia ed all'India. Lo Sparviere di Tunisi fu distinto dall'Erlanger col nome di A. pu- nii ns, l'altro di Madera dallo Sharpe sotto quello di A. Granti. In Italia è ovunque uccello sedentario e comune, nidifica specialmente nelle parti settentrionali, ma è più abbondante all'epoche del passo e nell'inverno. Il mio amico Rev. Kleinsch- midt ha recentemente distinto col nome di A. nisus Wolterstorffi gli individui sta- zionari di Sardegna e ciò su di un esemplare avuto da Lanusei nel dicembre 1900. Lo Sparviere di Sardegna avrebbe statura minore, tinte più chiare sulle parti inferiori, più cupe sulle superiori e formerebbe parallelo notevolissimo coll'.l. Granti. Io possiedo larghissime serie di Accipiter d'Italia e delle Isole, compresa la Sar- degna, e sono dolente di dire che non approvo punto le deduzioni del chiaris- simo ornitologo Tedesco. Le anomalie albine sono rarissime in questa specie. Genere CIRCUS, Lacépède. Becco più corto della testa, piccolo, compresso, colla mandibola superiore curvata dalla base e leggermente festonata sul suo margine tagliente; cera estesa e molto appariscente; narici ovali senza escrescenza cornea, in parte nascoste da piume setolose che coprono anche le redini: occhi molto infossati: ali lunghe e strette che giungono in generale all'apice della coda colla l a remigante primaria di solito molto corta e la massima oscillante tra la 2 H , la 3 a e la 4' primaria; coda lunga, quadrata e subrotonda; tarsi quasi interamente nudi, lunghi, retico- lati nella parte posteriore e scudettati nel resto; diti piuttosto corti, non molto differenziati, il medio molto più corto del tarso, esso è unito alla base coll'esterno da una membrana: unghie leggermente curve e molto acute. Piumaggio molle e di colorito variabile; forma allungata e gracile, ma slan- ciata; testa piccola fornita di un collaretto di penne fitte e piccole a forma di disco facciale incompleto, a somiglianza di quello dei Rapaci notturni, che si (') Teutscht Uni. Ileft iii. pia. 1, 2, 3, 4, 5 (e. 1800). 12 ATLANTE ORNITOI.Oi ili e ( estende tra le due regioni auricolari passando sotto la gola; calzoni bene svilup- pati, sessi differenti negli adulti e questi differenti dai giovani: pulcini coperti di piumino ed inetti. Questo genere quasi cosmopolita consta di 18 specie, quattro delle quali abi- tano anche l'Europa. Frequentano le aperte pianure, ma più che tutto le paludi e le località acquitrinose, nutrendosi di piccoli mammiferi, di uccelli specialmente se giovani o feriti, di rettili, di pesci e di uova di uccelli. Il loro volo non è alto se non quando migrano, del resto è lento, ma sostenuto, fanno grandi giri circo- lari poco discosti dal terreno in cerca di preda, molte specie però imprendono lunghissimi viaggi. Nidificano sul terreno, costruendo il grosso e rozzo nido sopra un rialzo di terra frammezzo alle acque e intessendolo di canne e di erbe palustri, vi depositano da tre a cinque uova bianco-bluastre senza macchie o macelliate di bruno-pallido. 8. Circus aeruginosus (Linnaeus), Aìbanélla.. (Falco di padule). [Tav. Vili, fig. 1. 2 e 3]. Disco facciale foco sviluppato; 1' remigante primaria assai breve, ■'!'' e 4" li mag- giori; coda senza, fascie ed uniforme nel colorito. Parti superiori bruno-cupe con margini rugginosi più o meno apparenti e molto accentuati sulle cuopritrici alari; testa, gola e collo bianco-rossicci con fitte strie longitudinali bruno-nerastre; resto delle parti inferiori rosso-fulvo più o meno vivace, uniforme o con strie bruno-nerastre; cuopritrici delle remiganti primarie, remiganti secondarie, sopracoda e coda grigio-azzurrognolo uniforme {mas. ad.). Co- lorito generale bruno-castagno con riflessi porporini, più chiaro sulle parti infe- riori, talora con margini lionati o rossicci più accentuati sul dorso e sulle cuo- pritrici alari; pileo tino alla nuca e gola bianco più o meno giallognolo o fulviccio, taluni esemplari offrono di tale tinta il petto, le cuopritrici piccole delle ali e più di rado il centro dell'addome (fen/n/. ad. e giov.). I giovani nel primo abito sono di un castagno-nerastro-scuro ed uniforme, smorto o con riflessi, e con poche mar- ginature di un nocciola-castagno acceso sul dorso e più che tutto sulle cuopri- trici, di tale colore è pure la fronte ed un grande spazio sull'occipite {giov. 1" abito). L'iride in questa specie e nelle Albanelle è in generale gialla negli adulti e bruno- cupa nei giovani, dico in generale perchè talora trovansi anche giovani coll'iride gialla. È specie molto variabile di colorito, sicché non è facile trovarne due del tutto eguali, presenta una varietà dimorfica scura e nerastra che s'incontra non vara- mente in Turchia e nel Caucaso, ma la coda è sempre di un grigio-azzurrognolo. Conservo da Reggio Calabria un consimile soggetto nerastro colla fronte, il mento, il basso petto' e l'addome biancastri; le timoniere, le remiganti secondarie e le cuopritrici delle remiganti primarie grigio-azzurrognole. Lunghezza totale da 0, m 48Q a 0, m 520; becco da 0, m 030 a 0, m 040; ala da 0, ffi 410 a 0, m 435; ceda .la 0, m 250 a 0™275; tarso da 0,'"082 a 0, m 090; dito mediano s. u. da 0, m 038 a 0,™046. Abita l'Europa temperata e la Siberia, pollandosi d'inverno nella Cina, nel- l'India e nell'Africa settentrionale. In Italia è ovunque specie comune, stazionaria \ M \\ I 1 ORNITOLOGICO 13 ed anche di passo. Frequenta Le località ricche di paludi ed è specialmente ab bondante d'inverno, però gli individui nel caratteristico abito di maschio adulto sono rari, specialmente nelle provincie settentrionali. Nidifica ovunque siano lo- calità adatte. 9. Circus macrurus s. Gmelin , Albanella pallida. (Circus Swainsoni. Smith). |Tav. Vili, Bg. 7. 8 e 9]. Disco facciale distinto; i' remigante primaria piccola, la intaccatura del suo ves- sillo interno corrisponde all'estremità delle primarie cuopritrici esterne o la supera di poco (meno ili 0, m 010); -' remigante molto più lunga della 5" {io media 0, 038), di- stintamente più corta della I' (in media 0, m 012); 3 a remigante la massima e più lunga della ■!' di circa 0, m 010; vessillo esterno della ~> primaria intero e senza smar- ginatura. Parti superiori cenerino-chiare più pallide sul vertice, scure e coi centri delle penne bruni sull'occipite, periate sul collo, sulle medie e piccole cuopritrici e sulle remiganti secondarie interne; sopracoda bianco con fascie cenerine strette, ma distinte; parti interiori bianche, immacolate; remiganti primarie nere nel terzo apicale, bianche nel resto; timoniere cenerine disopra, biancastre disotto con sei o sette fascie poco distinte cenerine (mas. ad.) Parti superiori di un bruno-cene- rino o di un bruno-chiaro miste a rossiccio colle piccole cuopritrici marginate di giallo-ocra, dello stesso colore ed immacolate le parti inferiori o bianche con macchie centrali brune; coda fulvo-rossiccia con cinque fascie trasversali brune (femm. ad. e giov. i. Lunghezza totale da 0, m 405 a 0,'"445; becco da 0,' <>l>4 a 0, m 030; ala da 0, m 320 a d.'.iTO; coda da 0, m 220 a 0, m 235; tarso da 0, m 065 a 0,"'070; dito mediano s. u. da 0,'"030 a 0, ,!, 037. Le femmine ed i giovani sono molto variabili di tinta e si confondono spesso con quelli del C. cyaneus e del C. pygargus, i caratteri dati in testa alla specie servono a distinguerli a priori, pur- ché l'individuo abbia raggiunto il completo sviluppo delle penne delle ali e quindi nel massimo numero ' 4 u dei casi. L'Albanella pallida abita l'Eu- ropa orientale e temperata e l'Asia, Qi portandosi d'inverno nell'Africa, nell'India e nella Cina. Essa fu rin- venuta ovunque in Italia compreso il Piemonte (mia Collezione), in generale è poco abbondante, quantunque più facile ad aversi delle due specie seguenti e trovasi con maggiore frequenza nelle provincie meridionali ed in Sicilia; la riterrei sedentaria, però si presenta anche migrante e ne ricevetti molte di Calabria in aprile e maggio. Nidifica, ma non abbiamo notizie positive, sappiamo però che si trova tra noi in ogni stagione. Ala di C. macruruSj ■ 3." 1 i ATI.ANTK ORNITOLOGICO IO. Circus cyaneus (Linnaeus), Antonella nule. [Tav. Vili, fig. I. 5 6]. Disco facciale distinto; 1' remigante primaria come nel G. macrurus; 2 a remigante distintamente più breve della 5 a {in media 0, m 012) e multo più breve della I' {in me dia 0, m 030)\ I' remigante la mussiti/a e più lunga della 5" ili circa 0,™010; vessillo esterno della 5' primaria smarginato; statura maggiore del C. macrurus. Occipite bianchiccio con macchiette centrali bruno-fulve: parti superiori, testa, collo e petto cenerino plumbeo talora periato, più chiaro sulle cuopritrici delle ali; resto delle parti inferiori, calzoni e sopracoda bianco-uniforme, talora con piccole macchie ovali ocraceo-pallide, mancanti sul sopracoda; remiganti pri- marie dalla l a alla 6 a nere, più ciliare all'apice, nella faccia inferiore nere dal- l'apice sino oltre metà lunghezza; coda grigio-cenerina coll'apice biancastro e qualche fascia sulle timoniere laterali, spesso incompleta e poco apparente {mas. ad.). Parti superiori bruno-cenerine marginate di fulviccio; testa, collo e parti inferiori o fulvo-rossiccie con larghe macchie brune longitudinali o rosso-ocracee, senza macchie; sopracoda bianco con qualche macchia bislunga fulva: timoniere con cinque bande brune su fondo fulviccio sfumato di cenerognolo sulle due mediane e colla fascia subterminale più larga (femm. ad. e giov.). Lunghezza totale da 0,'"470 a 0, m 550; becco da 0, m 024 a 0, m 031 ; ala da 0, m 350 a 0,'"410; coda da 0, m 225 a 0, m 250; tarso da 0,'"062 a 0,'"076; dito mediano s. u. da 0,'"034 a 0,'"041. 5. 1 4. ::. ■» ~^H 1. Ala di G. cyaneus, '/:-• 'l'est. i ili 0. cyaneus, vista di l'accia, e di liane», ' . Abita le parti settentrionali d'Europa e dell'Asia, svernando nelle regioni me- ridionali dei due continenti, si trova anche nel Nord dell'Africa, In Italia è specie stazionaria e di passo, non egualmente distribuita ed in generale poco abbondante, più comune nelle Isole e nelle provincie centrali e meridionali. Nidifica. II. Circus pygargus (Linnabus), Albamélla minori. | Circus cineraceus (Montagi fl. [Tav. IX, Bg. 1, 2 e 3]- Disco facciale distinto; V remigante primaria piccola^ la iuta, totani del suo ves- sillo interno supera da 0, m 025 a 0, m 030 l'apice delle primarie cuopritrici esterne; i' :i \ I [. \ N tNITOLOGIi 1S remigante un po' più breve {'ina 0, m 010) della / e molto più lumia della :'>'' {in me din 0, m 050); ■'<" remigante la mussi mu <■ piu lunga della I dì circa '>,<>l<>: vessillo esterno della ■">' remiganti intero, senza smarginatura ; statura minore del C. maCTurus. l'arti superiori, testa, collo e petto cenerino-plumbeo più chiaro sul groppone e sul sopracoda; timoniere dello stesso colore, uniforme sulle due mediane e con fascie brune o rossiccio rugginose sulle laterali; resto delle parti interiori cenerine chiaro coi fianchi, l'addome ed i calzoni sparsi di macchie rossiccio-marrone centrali, Larghe ed acute di forma; remiganti 1" nere per intero nella l'accia superiore, le secondane con due fascie aere trasversali l' un a esposta subapicale, l'altra ba- silare nascosta dalle cuopritrici maggiori (mas. ad.). Parti superiori grigio-brune quasi senza macchie o solo con macchie estese alle piccole cuopritrici alari (femm. ad.) o con larghi margini rosso-fulvi (giov.); ultime sopracaudali bianche miste talora a macchie rugginose; fronte, vertice e base del collo fulvo, bianchiccio sull'occipite, il tutto con macchie nerastre allungate; parti inferiori bianco-ros siccie con macchie longitudinali rosso-brune (femm. ad.) o rosso-fulve uniformi e di solito senza macchie (giov.); timoniere grigio-brune con cinque fascie di un bruno-nero che volge al fulviccio sulle laterali (femm. ad. e giov.). Varietà metanica. Di un grigio-bluastro più o meno cupo e nerastro con riflessi verdastro-porporini; coda uniforme senza fascio e di tinta più chiara. I soggetti nei quali il fenomeno non è perfetto, presentano parziali colorazioni di tipo usuale. Lunghezza totale da 0,'"400 a 0,'"440; becco da 0, m 024 a 0,'"030; ala da 0, m 355 a 0,"'385j coda da 0, m 216 a 0, m 232; tarso da 0,'"056 a 0™060; dito mediano s. u. da ; '"027 a 0, n, 030. Abita le parti temperate d'Europa e d'Asia, portandosi d'inverno nell'Africa. nella Cina e nell'India. In Italia è uc- cello di passo e parzialmente estivo, ni- difica anche nella Valle l'adatta, ma è più distribuito nelle provincie meridionali, Ala ,]l c - pygargus, ' . mentre in alcune delle nord-occidentali è rarissimo, è abbondante all'epoche del passo primaverile in Liguria, in Cala- bria ed a Malta, sembra assai scarso in Sardegna e può dirsi da noi la specie più rara del genere Circus. È strano il fatto del soggetto ricevuto dal Giglioli nel gennaio dal Veneto, il che indicherebbe essere uccello stazionario, avendone io avuti da marzo a novembre. 5. a j. ' Sottofamiglia BUTEONINAE, Buteonini. Becco mediocre coi margini della mandibola superiore sinuosi, capo -rosso; cera in parte coperta di peli sui lati; tarsi di solito in gran parte nudi, piuttosto alti, più corti della tibia, non reticolati, ma squamati posteriormente; gambe e diti piuttosto brevi; dito esterno riunito al mediano da una membrana alla base; unghie adunche. Piumaggio variabile; sessi eguali; forma robusta e tozza. Questa sottofamiglia consta di sedici generi e circa settantacinque specie più o meno autentiche, di queste soltanto due, con due altre sottospecie, riunite in un solo genere, abitano l'Europa. Hi ATLANTK OENIT .l'i» Genere BUTEO, Civili;. Becco debole e piccolo, più corto della testa, appena Festonato; testa subro- tonda; cera nuda, coperta di peli sui lati; occhi poco incassati: narici verticali, ovali non esposte, coperte in parte dai peli delle redini; ali subeguali alla coda, l l remigante primaria corta, 4 ;i la massima; le quattro prime primarie con una marcata intaccatura nel vessillo interno Q); coda piuttosto grande, troncata; tarsi piuttosto, lunghi, scudettati e piumati solo sul davanti della parte superiore; dito esterno unito al mediano da una piccola membrana, questo più lungo dei due laterali, unghie mediocri, adunche. Piumaggio opaco e molto variabile. (Questo genere abbraccia trentatre specie, delle quali parecchie sono, a mio vedere, semplici sottospecie, sparse su tutto il Mondo, eccettuata l'Australia. Sono uccelli estremamente variabili di colorito e che offrono non poche difficoltà al sistematico. Abitano tanto il monte che il piano, i boschi e le pianure alberate, hanno volo pesante e si nutrono più che altro di piccoli mammiferi, di rettili e d'insetti e meno comunemente d'uccelletti, che non inseguono a volo. Nidificano sugli alberi o sulle roccie, occupando talora i nidi abbandonati da altri uccelli e depositano uova bianco-bluastre con macchie di disegno e colorito molto variabile. La muta è semplice. 12. Buteo buteo C 2 ) (Linnaeus), Pojana. (Buteo vulgaris, Lkach). [Tav. IV, fig. 3, 4 e Tav. XLVIU, fig. 3]. Colorito generale bruno superiormente col margine delle penne più o meno rossiccio; gola bruna, bianco-gialletta sul margine delle penne; petto ed addome bianchi leggermente gialletti o con macchie longitudinali brune, talora così nume- rose sull'addome da formare una grande fascia scura, o con fitte fascie brune trasver- sali; coda con dieci o dodici bande trasversali brune disopra, bianco-grigie di- sotto {ad.). Colorito generale bruno più pallido, parti inferiori bianco-giallette mac- chiate di bruno (giov.). Butto mutans, Vieillot. Parti superiori di un bruno-ferruginoso con le penne della testa e del collo marginate di bianco; gola e gastreo bianchi con macchie longitudinali brune, quasi nulle sulla gola, numerose e larghe sul petto, più strette sul basso petto, rade sull'addome e cordiformi sul sottocoda; coda attraversata tanto disotto, che disopra da ventiquattro fascie eguali, alternate grigie e brune, faccia inferiore della stessa bianco-grigia. Buteo fasciattcs, Vieillot. Parti superiori bruno-scure, bordate di bruno chiaro sulle scapolari, sulle cuopritrici alari e sulle remiganti secondarie; sola bruna e \ui multi soletti clic esaminai, non ebbi a ritrovare la ,V primaria con intaccatura. (') Ilo accettato tale dicitura seguendo gli Autori Inglesi e Tedeschi più accreditati, i quali si hanno tatto scrupoloso dovere di non venir meno alla rigida osservanza della legge di priorità e ciò quantunque Linneo avesse scritto: « .Xomìins specifici vocabula non ni composita, nominibus generici» similia». (Boukgi tGS n . Method. conchyol. denomin., pag. 63). Tav. 3. 1. Grifone. 2. Avvoltojo. 8. Awoltojo degli agnelli (ad.). 4. Awoltojo degli agnelli (giov.). 5. Capovaccajo (.ad.)- 6. Capovaccajo (giov.). Ulrico Hoepli, Editore, Milano. IT] \N n "i.'N .' IGICO 17 bianca, davanti del collo con tacche trasversali bianche; Lati e porzione alta del petto 'li un bruno-cupo uniforme, base del petto ed addome striati trasversalmente di bianco e di bruno, ciascuna penna ha cinque bande bianche e cinque brune; sottocoda bruno-rossiccio con linee trasversali di un bruno più cupo, coda attra- versata ut-ila sua faccia inferiore da nove bande grigie e nove brune, La bruna preapicale almeno doppia in Larghezza delle altre. Buteo pojana (Savi . Penne del pileo, della cervici- e del collo bruno-chiare all'apice, bianche alla base e sul margine; resto delle parti superiori bruno-chiaro cangiante in paonazzo, col margine delle penne ceciato-sbiadito ; gastreo bianco ceciato con una macchia apicale bislunga scura, meno apparente sulle penne della linea mediana, quelle del sottocoda immacolate e con una macchia subcordata nerastra; coda bruno-chiara con sedici a diciotto l'ascie bruno nere e bruno-chiare che lungo lo stelo ^^''^C "T^--. volgono al ceciato-lionato. \ Lunghezza totale da 0,'"545 a 0, m 660; becco •. da O; 040 a 0, ni 048; ala da 0,'"400 a 0. 44u : coda da ' -| (i. L'I.", a 0/ L'iu: tarso da 0, ra 072 a o. 085; dito me- diano s. il. da II. 1 dio a 0, m 046. <,iue>ra specie è di colorito cosi estremamente variabile, che si può dire difficile il trovare due Testa di /; ,,„,, jetti di tinta eguale. Il" descritto le principali varietà di piumaggio, che da taluni Autori, e tra questi il Savi, vennero elevate al rango di specie distinte. I.a Pojana abita 1 Kuropa occidentale e verso oriente si incontra co] U. ìmim desertorum. In Italia è ovunque comune, sedentaria e nidificante; più abbondante d'inverno per l'arrivo di numerosi soggetti Nordici; gli individui residenti in Sardegna sono leggermente più piccoli e più rossicci e con molta probabilità in- termedi tra il B. bilico ed il /.'. buteo desertorum. Il B. buteo va anche soggetto a varietà albine e se ne trovano talora di un bianco più o meno puro ed immacolato. Le specie americane li. lineatus (Gmelin) e /;. borealis (Gmelin) furono colte in Inghilterra, ma pare che le informazioni su tali catture non siano del tutto attendibili, né il Dresser le ammette tra gli Uccelli Europei, né il Seebohm ed il Saunders tra i Britannici. 12". Buteo buteo desertorum Daudin), Pojana minore. Colorito generale bruno-nerastro con tutte le penne largamente marginate e terminate di fulvo-rossiccio-vivace. tranne sul groppone che è unicolore, tali mar- gini sono più larghi sulla testa, sul petto, sui fianchi e specialmente sui calzoni, che sembrano del tutto rossigni; penne del sopracoda rossastre all'apice e sul ves- sillo esterno; timoniere di un rossigno-fulvo-acceso misto a brunastro, che forma varie bande poco regolari ed una larga fascia subapicale brunastra, fi terminale è fulvo-rossigna (femm. mi. Foggia, 2-2. II. 1899). Più pallido degli adulti, special- mente sulle parti inferiori; coda con tinte rossigne ed in generale con tredici fascie [giov.). Atlante ornitologico. 3 1 S ATLANTIC ORNITOLOGICO Lunghezza totale 0, m 520; becco da 0, m 030 a 0, m 040; ala 0, 375; coda 0, m 190 ; tarso 0, m 072; dito mediano s. u. (),'"():;r). Questa sottospecie è assai variabile di colorito e talora identica al II. buteo dal quale si distingue pelle dimensioni sempre decisamente minori, pei colori ]iiù rossigni specialmente sui calzoni, sul .sopracoda e sulla coda, le cui fascie in ge- nerale sono da nove a dieci e nei giovani sino a tredici, talora esse mancano completamente od è solo presente una larga banda subapicale nera, la tinta fulva è allora assai vivace. Ho constatato che il carattere del dito mediano eorto e grosso offerto da parecchi Autori è poco apprezzabile, ciò che può dirsi anche rispetto al Lanario (Hierofalco Feldeggi [Seni.]). Questa sottospecie abita il sud-est dell'Europa, l'intera Africa e l'India; nell'Europa occidentale è avventizia, ma fu rinvenuta tanto nella Spagna e nel Por- togallo, quanto nella Penisola Balcanica, quindi non è fatto straordinario se com- parve anche tra noi. Nulla posso dire sulla sua distribuzione in Italia, due esem- plari che il Martorelli le riferisce e che provengono dalla Sardegna si conservano nel Museo di Milano, essi hanno le seguenti dimensioni: maschio giov. ala 0, m 360, illumina giov. ala 0, m 380, io credo che essi appartengano alla forma Sarda e non al B. buteo desertorum propriamente detto. Io conservo nella mia Raccolta i seguenti soggetti Italiani: quattro femmine, cioè due da Foggia e due di Sardegna, maschio e femmina da Reggio Calabria, una femmina da Roma avuta nel giugno ed una femmina da Padova. Il loro co- lorito è assai vario, le dimensioni delle ali oscillano da 0, m 350 a 0,'"380, tre di essi hanno la coda fulva unicolore e vivace con una fascia subapicale larga e nera, gli altri la portano fasciata su fondo rugginoso, eccetto uno di Roma che la tiene eguale a quella di un B. buteo tipico. Avendo esaminato e possedendo larghissime serie di li buteo i:n 1 TOI-OGICO 19 apicale e lo spazio intermedio è rossiccio-chiaro o rossiccio gialletto; coda ros- siccio-fulva vivace, le timoniere centrali rossigno-chiare marginate ili bianchiccio con una larga banda subapicale e da due a quattro fascie più strette, le timoniere esterne col vessillo esterno bruno-nerastro tinto di grigio o di rossigno-bruno, l'interno rossiccio con fascie trasversali bruno-nerastre su tutte le penne, la fascia terminale molto più larga, gli steli bianchi (Bogdanow). Lunghezza tei,-. le (>. T> n >; becco 0, m 032; ala 0, m 370; coda 0, m 200 ; tarso 0, n, 070; dito mediano s. u. 0, m 034. Secondo me questa non è che una t'orina nord-orientale e rossiccio scura del /;. buteo desertorum ed a ciò mi convinsi maggiormente dopo aver veduto il tipo di Ehmcke nella raccolia Kleinselimiilt a Yolkinaritz ; è quindi da chiamarsi sem- plicemente /•'. des( rtorum Zimmeriinutiitii •:, parecchi Autori Mussi ed alcuni occidentali, come lo Sharpe, la reputano buona specie e le assegnano quale patria la Russia e la Transcaucasia. Cosi il lì. Mi m tursi, Bogdanow viene considerato dallo Sharpe e dal Madarasz buona specie il cui habitat si estenderebbe nel S. E. dell'Europa, il I M'esser dice che non può separarsi nemmeno (piale sottospecie. Le differenze tra questa t'orma ed il B. desi rioni w Zimmermannae mi parvero cosi di poco momento da non po- tersi ammettere quali specifiche e tutt'al più anche questa Pojana potrà esser divisa (piale sottospecie col nome lì. desertorum Menetriesì o Pojana minore del Ménétriès. 13. Buteo ferox (S. Gmelin), Pojana dalla coda bianca. l'arti superiori brune coi margini delle penne rossiccio-ocracei ; bruno uniforme sul basso dorso e sul groppone; testa e collo bianco-rossigno con una stria scura sullo stelo; sopracoda e sottocoda fulvo-rossigni, le maggiori sottocaudali brune; petto, addome e fianchi fulvo-rossicci con macchie lanceolate brune; remiganti primarie brune, bianche alla base; coda bianco-rossigna ; le due timoniere laterali esternamente lavate di grigio e talora con una macchia bruna presso l'apice (ad.). Il rosso-fulvo volge al bruno-deciso; la testa ed il collo sono sparsi di molte macchie brune sul centro delle penne; coda rossigno-pallida con fascie trasversali di un rossiccio più cupo (giov.). Lunghezza totale 0,'"700; becco 0,'"04:7; ala 0, ffi 500; coda 0, m 250; tarso 0, m 090 dito mediano s. u. 0,'"040. Anche questa è una specie sempre molto variabile di colorito, ma la -rande statura, la coda lunga, il tarso assai lungo e le dita grosse e brevi in confronto col tarso la rendono facilmente distinguibile. Abita le regioni sud-orientali d'Europa, l'Africa nord-orientale, spingendosi sino all'India nord-orientale. In Italia è specie affatto accidentale, ne comparve un individuo in Liguria [Museo di Genova), due a Girgenti (Museo di Firenze) due a Reggio di Calabria, ed uno a Foggia (questi tre ultimi sono nella mia Col lezione). Sembra che un altro individuo colto nel maggio 1900 a Reggio Calabria sia andato perduto ('). (') Avutila, 1900, pag. 76. 20 ATLANTI - , ORNITOLOGICO Genere ARCHIBUTEO, Bkehm. Ha i caratteri del genere Buteo e se ne distingue prin- cipalmente pei tarsi piuttosto lunghi e piumati, eccetto che posteriormente sulla linea mediana (pianta tarsi,. Piumaggio variabile, biancheggiante negli adulti, mor- bido e fitto; calzoni bene sviluppati. Questo genere abbraccia quattro specie, delle quali una sola è Europea. Abitano principalmente le aperte pia- nure e si nutrono più che altro di piccoli mammiferi, di uccelli, di rettili ed eventualmente di pesci. Nidificano sulle roccie o sugli alti alberi, depongono da due a quattro o cinque uova bianco-bluastre molto variabili di colorito. 14. Archibuteo lagopusi 1 ) (Gmelin), Pojana calzata. [Tav. IV, tìjr- 5 e 6]. Tarsi piumati sino all'inserzione dei diti nella parie anteriore e laterale. Parti superiori brune miste a spazi bianchi e fulvi; testa, collo, una fascia sul petto e sottocoda di imbianco striato di bruno-scuro; basso addome bruno-scuro; coda bianca alla base delle penne, cenerognola e rossiccia nella metà apicale delle stesse, ove talora si notano quattro o cinque fascio scure, l'apice è bianco preceduto da una distinta fascia subapicale nerastra (ad.). Più brunastro; parti inferiori più striate di bruno: coda meno bianca alla base, brunastra verso l'apice ove manca la banda subterminale (giov.). Lunghezza totale da 0, m 500 a Ó, ffi 575; becco da 0, nl 036 a ().'"( >4i> : ala «la 0, m 200 a 0, ra 250; coda 0, m 220; tarso 0, m 075; dito mediano s. u. 0,'"040. È specie estremamente variabile di colorito ed io non sono lontano dal cre- dere che i soggetti di tinta molto scura siano dovuti al fenomeno del dimorfismo, anziché all'età. I sigg. D. Urban e Mathew figurano nell'opera The Birds of Devon un esemplare del tutto nero con vivaci ritiessi porporini, caso giudicalo estrema- mente raro. La Pojana calzata abita le parti settentrionali d'Europa e dell'Asia, nonché l'Alasca, discendendo verso Sud all'avvicinarsi della stagione fredda. In Italia è specie di comparsa rara ed irregolare durante l'inverno, ma fu presa ovunque, anche nelle Isole; sembra trovarsi più facilmente nel Veneto e ricordo le sue numerose comparse d'attorno Venezia nel freddissimo inverno 1879-80, nel dicembre 1899 e nel febbraio 1900, quando le vidi io stesso inseguire le Anitre ferite dai cac- ciatori. Non nidifica in Italia. L'esemplare riferibile all'Americano A. Sancti-Johannis (Gmelin) colto nel Devoushire settentrionale e citato nello Zoologista), altro non erase non una va- 1 1 | BkUnnich, (ini. Bor. p. I. 17CI |. i L876, pag. isi i ,. is70. ATI.ANTK OKNITOI.OOICO 21 rietà della presente specie, giova perù ricordare che non tutti gli Autori an tono la validità specifica della t'orina Americana, che andrebbe quindi chiamata A. lagopus Sancti-Johannis (Gm.). SOTTOFAMIGLIA AQUILINA E. Aquilini. Becco piuttosto lungo, di solito forte, a margini sinuosi od intaccati; ali grandi; tarsi grossi e robusti o sonili, rivestiti di penne lino all'inserzione dei diti o invece più o meno nudi; dito esterno non versatile ed unito al medio da una membrana basilare. Questa sottofamiglia comprende cinquanta generi con circa duecentocinquanta specie sparse per tutto il Mondo. Lo studio di questo gruppo fu ed è tuttora dei più complessi ed incerti pel sistematico e la validità specifica di parecchie forme, finora ritenute linone specie. non è del tutto sicura. Genere AQUILA. Bkisson. Becco più corto della testa, forte e curvato dalla base, assai uncinato all'a- pice della mandibola superiore, margini della stessa festonati; cera nuda, solo parzialmente coperta dalle setole delle redini; narici laterali, ovali, inclinate, di- rette all'indietro ed all'ingiù, esposte, talora rotonde e verticali; ali grandi e lunghe, colla quarta remigante primaria in generale la massima; coda grande, rotondata; calzoni di solito sviluppati; tarso ricoperto di piume tino ai diti, in parte nudo e reticolato sulla taccia posteriore; diti forti e reticolati, scudettati sulla porzione apicale, dito esterno unito alla base col mediano da una membrana; unghie grandi, acute, uncinate e forti. Corpo robusto, statura varia; penne del collo acuminate; adulti eguali, ma differenti dai giovani: nidiacei coperti di piumino ed inetti. Il genere Aquila comprende quindici specie sparse nel Mondo Antico, peto VA. chrysaetus si trova anche nell'America settentrionale, sebbene alcuni conside- rino differente questa forma sotto il nome di A. canadensis, Cassiti. Le Aquile sono i più potenti tra gli Uccelli Rapaci, vivono sulle alte montagne o nelle grandi foreste e si nutrono in generale di preda viva e sanguinante, talune piccole specie anche di rettili e di insetti, il fatto che esse attacchino bambini non è del tutto sicuro. Di solito cacciano sole, ma talora ne furono vedute a due; il loro volo è agile, elevato, grazioso, innalzandosi e discendendo fanno dei grandi semicerchi, talora colle ali aperte, quasi immobili, scoperta la preda vi si gettano conno colla celerità del fulmine. Fabbricano un indo mal connesso sulle roccie o sugli alluri e lo intrecciano di rami e di stecchi, foderandolo internamente di musco, di penne. di lana, ecc.; depositano poche uova di fondo di tinta bianchiccio più o meno bluastro con grandi macchie cenerine o rossiccio-scure. Le Aquile difendono di solito energicamente il loro nido e molti sono gli accidenti patiti dai maldestri che, senza la dovuta prudenza, tentavano di involarne le uova od i pulcini. 22 ATLANTE ORNITOI.OOII '( > 15. Aquila chrysaètus (Linnaeus), Aquila reale. [Aquila]. [Tav. I, fig. 1, 2 e 5]. Colorito generale bruno-nerastro con leggeri riflessi porporini; penne della nuca e della parte posteriore del collo lanceolate bruno-dorate; remiganti nera- stre; coda brunastra alla base, nerastra all'apice, attraversata nel suo centro da una larga fascia grigia; calzoni bruno-scuro uniforme {ad.). Coda bruna verso l'apice, nel resto bianca, sicché la fascia risulta molto larga; base delle penne bianca, ciò che è più visibile sul gastreo; calzoni con macchie bianche {giov.). Lunghezza totale da 0, m 900 a 1,'"00; becco da 0, m 060 a 0,'"072; ala da 0, m 600 a 0,'"720; coda da 0, m 300 a 0, m 350; tarso da 0, m 098 a 0, m 100; dito mediano s. u. da 0."'110 a 0,"1 '_'(). t 1 1 1 1 1 1 ( 1 — y i , i Me^i- w/. • Testa ili A. chryiaetns. Piede ili -/. ohryeaetus. Abita l'Europa, l'Africa giungendo all'Abissinia, l'Asia sino all'Imalaia, la Cina, il Giappone e l'America settentrionale sino alle montagne del Nuovo Messico. È sedentaria sui monti più alti dell'Italia continentale e delle Isole, ed è abbastanza comune in date località (Valtellina). Durante le migrazioni, nell'autunno o nel- l'inverno, e di consueto per l'imperversare di forti burrasche o per la caduta di abbondanti nevicate, qualche individuo, per lo più giovane, scende in basso e se ne catturano nelle pianure, nelle valli e nelle paludi. Nidifica di marzo e d'aprile. Parecchi Autori distinguono due specie di Aquila reale. L'ima detta A. chry- saètus presenta il petto rossiccio colle penne strette e lanceolate e la base di tutte le penne comprese le ali e la coda non è mai bianca, le timoniere sono macchiate di bruno-cenerognolo che a grado a grado sparisce, la metà apicale è di un bruno uniforme e sarebbe la forma settentrionale; la meridionale fu detta A. fulva o .1. iidbilis e non ha colorazioni rossigne sul petto, le cui penne seno ottuse ed abbastanza larghe, la metà basilare delle piccole penne sul corpo sa- rebbe bianca, mentre quella delle remiganti e timoniere nell'adulto sarebbe simile a quella della specie precedente, ma invece variata di tinta più chiara e di bianco- puro. Secondo il Severtzow tre sarebbero le forme tipiche dell'Aquila reale e cioè: a) A. fulva (L.), il giovane ha la base della coda bianca, ma questo carattere sparisce con l'età e la coda è scura nell'adulto. \ I r.ANTl OKNI M'I'i'.lHi 23 b) A. chrysaetus {L.), il giovine non ha la base della roda bianca, essa è scura come nell'adulto. e) A. nobilis, l'ali., il bianco alla base della ceda è permanente, si nel gio \ .me che nell'adulto. UÀ. Barthelemyi,Ja,ubert,è un' A. chrysaetus con Le scapolari più o meno bianche. Queste forme e quella nota sedo il nome di A. ilaplianea, I Iodismi non sembrano rappresentare specie distinte, o sottospecie o varietà, ma pare costituiscano e rappresentino semplicemente Le varie livree indossate dall'. I. chrysaetus nei diversi passaggi dall'eia giovanile all'adulta. 16. Aquila Meliaca, s.vvigny, Aquila imperiale. I Aquila mogilnik, Strickl. ('), A. imperialis (Bckst. ]. [Tav. I. lì-. 3 « IJ. ('(intoniti dell'ala si-uro, spalle in 'parte bianche (ad.); aspetto striato (giov.) 2 ). Tinta dominante bruno-nerastra; testa e parte posteriore del collo di un gial- Liccio-biancastro, talora fulviccio; basso collo rossiecio-gialletto; scapolari in parte bianche, in parte brune; parti interiori bruno-nerastre (ad.) Apparenza striata; parti superiori bruno-chiare, col centro delle penne fulvo; basso dorso, groppone e so- pracoda fortemente lavati di fulviccio; coda bruno-uniforme coll'apice bruno- biancastro; mento, gola e talora i calzoni, il tarso ed il sottocoda di un giallastro uniforme, resto del gastreo d'aspetto striato, colle penne acuminate giallastre nel centro, bruno-scure sul contorno; ali con tre fascie fulvo-chiare; coda bruno-uni- forme coll'apice bruno-biancastro {giov.). Lunghezza totale 0,'"790; becco 0/"064; ala 0, m 575; coda 0, m 310; tarso 0, m 088; dito mediano s. u. 0, m 062. Abita l'Europa sud-orientale sino all'Asia centrale, l'India settentrionale e la Cina e non venne mai trovata sino ad ora in Italia, quantunque parecchi Au- tori, cominciando dal Savi, ve l'abbiano annoverata, basando l'errore su individui dell'. 1. chrysaetus. Non posso omettere però che al Museo di Firenze vi è un ma- schio giov. che il Giglioli ritiene preso a Firmo presso Castrovillari in Calabria. nel settembre 1898. 17. Aquila Adalberta Bkehm, Aquila dalle spalle Manche. Contorno dell'ala e spalle bianche per intero (ad.); aspetto uniforme (giov.). Parti superiori brune di terra d'ombra, col dorso più cupo e l'apice delle sopracaudali biancastro; gastreo terra d'ombra uniforme, rossiccio sulla, gola e sul collo; coda di un grigio-chiaro, picchiettata di bruno, color terra d'ombra nel terzo apicale e terminata di grigio (ad.). Apparenza uni fornir; parti superiori bruno-rossiccio-chiare qua e là miste a bruno-scuro e di un giallo-rossigno sul Ci Lo Sharpe [ llaml-lhi Btode, I. pag. 261 (1899)] motte VA. mogilnik, Gm. tra i .sinonimi del- l' A. bifasciata, I. E. Gray. I i \un ho trovato apprezzabile il carattere del numero delle scaglie sull'ultima falange del dito mclmno fissato in numero di tre peli' Aquila reale, di 1 e 5 peli' Aquila imperiale, non avendolo riscon- trato costante. 24 ATLANTE ORNIT GICO groppone e sul sopracoda; remiganti e timoniere senza fascie trasversali; c'uopri- trici inferiori delle ali giallo rossiccie; gastreo bruno-rossiccio uniforme e legger melile striato sul petto che è fulvo-chiaro con poche penne marginate di bruno; coda grigio-rossiccia, marginata e terminata di bruno; remiganti e timoniere senza fascie trasversali (giov.). Lunghezza totale 0, m 830; Lecco 0,'"078; ala 0, m 620; coda 0, m 350; tarso 0, m 105; dito mediano s. u. 0,'"065. Abita la Spagna, il Portogallo ed il nord-ovest dell'Africa, è accidentale nella Francia occidentale. Questa specie rimase confusa coll'.l. heliaca sino al 1860, quando venne de- scritta dal Brehm sotto il nome di A. Adalberti e nel 1872 dal Dresser sotto quello di .1. leucolena. 18. Aquila rapax (Temmtnck), .\ii/■ sulle scapolari superiori; parti interiori bruno-fulviccio scure colle penne del petto e dell'addome più cupe nella parte centrale; timoniere di un bruno quasi uniforme, macchiettate di grigio e terminate di fulviccio {ad.). Colorilo generale fulvo-ocraceo qua e là sfumato di cenerino-rossigno-gialletto sul collo e sulla gola, cenerognolo sulle penne che marginano l'ala, si dal lato interno che dall'esterno; molte penne specialmente sul collo, sulle cuopritrici alari, sul petto, sui lati e sui fianchi in parte fulve lavate di cenerino sulla linea centrale, in parte cioccolata-brune con riflessi porporini (particoloured feathers), ciò che dà una fisonomia speciale a questo uccello; parti inferiori più chiare delle superiori; timoniere brunastro-cenerognole, terminate di fulvo (gioì-.). Lunghezza totale 0, m 800; becco 0, n, 046; ala 0, ra 545; coda 0, m 25O; tarso 0,'"080; dito mediano s. u. 0, m 062. Abita l'Africa. In Europa è rara nella Spagna meridionale, finora non sembra comparsa in Francia, i due esemplari, che vennero citati dal Degland come colti nella Camargue, erano invece due .1. Aduli» -rli ; venne trovata in Bulgaria, in Turchia ed attraverso la Russia sino all'Asia centrale ed all'India nord-occiden- tale. In Italia comparve una sol volta nel novembre 1898 a Cagliari, è un indi- viduo giovane che fa parte della mia Raccolta, un secondo maschio ad. preso, a quel che pare, a S. Antioco pure in Sardegna nel marzo 1 8 7 ( > sarebbe conser- vato nel Museo di Firenze. ai S'arili verticali ed orali . 19. Aquila orientalis. Cabanis, Aquila orientali <■ formi affini. A. orientalis, Cabanis. Bruno-scuro uniforme con uno spazio uucale fulvo {ad.). Il 1° piumaggio è bruno di terra macchiato di fulvo-pallido sul basso dorso, sulle scapolari mediane, sulle cuopritrici mediane e piccole delle ali. sul petto e sul- l'addome; le grandi cuopritrici alari e le remiganti secondarie hanno estese mac- ìav. 4. 1. Aquila di mare (ad.). 2. Aquila di mare (giov.). 3. Pojana. 4. Pojana (varietà). 5. Pojana calzata (2 giov.). 6. Pojana calzata (o* ad.). Ulrico Hoepli, Editore, Milano. UI.vmi e "i:\ITOLOGICO 25 chic apicali fulve, cuopritrici superiori ed inferiori della coda fulve. Dopo la 1 muta le macchie fulve 'li tutte le penne spariscono più o menu, con l'eccezione di quelle sulle grandi cuopritrici alari e sulle remiganti secondarie. Dopo la 2 mula il piumaggio diviene quasi uniforme, ma le doppie fascie attraverso le ali e le traccie di fulvo sulle cuopritrici della coda esistono sino alla 4° mula, culla quale l'uccello assume l'abito di adulto {giov. . A. infasciata, J. E. Gray. Bruno di terra con doppia fascia sulle ali e le cuo- pritrici superiori ed inferiori della coda fulve; le remiganti primarie, le secondarie e le timoniere senza fascie {ad.). Bruno di terra con la doppia fascia sulle ali, ma senza le macchie uelle altre parti del corpo; il 2° piumaggio è macchialo di fulvo; dopo la 3" e 4 muta l'uccello addiviene colorito più uniformemente ed assume il suo piumaggio di adulto, mantenendo soltanto le due fascie sull'ala giov. . . I. Glitschi, Servertzow. Bruno di terra con una banda liticale fulva ed una fascia trasversale di un fulvo-pallido sul basso dorso; le remiganti primarie, le secondarie e le timoniere fasciate ad.). Il 1° piumaggio di quest'Aquila è quasi per intero di una tinta bruna di terra uniforme con macchie apicali fulve su alcune delle più grandi cuopritrici alari: remiganti secondarie e timoniere ter- minate dello stesso colore; timoniere fulve, le più esterne fasciate irregolarmente di bruno; però la fascia lineale fulva e quella di un fulvo-pallido attraverso il basso dorso si manifestano con la 3 a e la 4" muta (giov. (Menxbier). Lunghezza lutale da 0, m 555 a 0, m 660; becco da 0, m 066 a 0, 072; ala daO, m 215 a 0, m 350; coda da 0,'"()70 a 0,'"080; tarso da 0,'"090 a 0™098; dito mediano s. u. da (i. (MIO a 0, n '066. Queste tre forme dell'Aquila orientale sono confinate alle steppe della Russia sud orientale, dell'Asia centrale e non sarebbero mai comparse in Italia, quan- Becco di A. maculala, '/ 2 , Becco di A. orientalis, '/ 2 - tunque un soggetto da me ucciso in Sardegna nell'inverno 1901 presenti i carat- teri dell'.!, orientalis, per cui sembrerebbe accidentale nell'Isola. VA. Infasciata poi, sotto il nome di A. nipalensis, Hodgson, fu elencata dal Gi- glioli tra gli Uccelli del nostro Paese su di un esemplare conservato al Museo di Genova; il Salvadori però non è di tale parere, dicendo che la sua provenienza è incerta e che in ogni caso dovrebbe essere riferita molto probabilmente alla forma occidentale, cioè all'-l. orientalis. Le forme dell' J. tuinitnhs anzidescritte sono molto simili interse, ma parecchi Autori e tra questi il Severtzow e lo Sharpe recentemente le considerano specie distinte; io posseggo materiale troppo scarso per interloquire in questione, ma Atlante ornitologico. ± L't) ATLANTI < il, -MITOLOGICO ricordo come Autori competenti le ritengano più che altro varietà climatiche da riunirsi sotto l'unica specie A. orientalìs. In Narici orizzontali e rotonde. 20. Aquila maculata (Gmelin), Aquila anatrata maggiore. | Aquila clanga, Pam... A. naevia, Schrenck]. [Tav. II, fig. 1 e 4]. Ali che distintamente non raggiungono l'apice della coda. Colorito generale bruno-nero-uniforme, talora con riflessi porporini sulle parti superiori; penne della parte posteriore del collo e della nuca leggermente ros- siccie; coda senxa fascie, ma con vestigio di tinte grigie sul vessillo esterno negli individui più vecchi (ad.). Colorito generale più chiaro; scapolari, grandi e medie cuopritrici delle ali con larghe macchie ovali di un fulvo-bianchiccio all'apice delle penne, le piccole cuopritrici le hanno a forma di goccia, quelle del grop- pone sono più grandi e (piasi triangolari; gastreo nerastro, brunastro sulla gola con macchie ocraceo-brune sul centro delle penne del petto; addome ocraceo (piasi uniforme: cuopritrici superiori della coda bianche, le interiori fulvo-ocracee; coda nerastra uni fornir, terminata di fulvo-bianchiccio (giov. i. Lunghezza totale da 0, m 650 a 0,'"710; becco da O^óO a 0, m 062; ala da 0, m 505 a 0, m 560; coda da 0, m 220 a 0, m 250; tarso 0,' n 100; dito mediano s. u. 0,'"065. Abita le parti meridionali d'Europa, le settentrionali d'Africa, l'India, l'Asia cen- trale e nord-orientale. In Italia è specie di comparsa irregolare e non tanto rara nel- l'abito giovanile, rarissima in quello di adulto coll'eccezione della Liguria, ove sarebbe di passo quasi regolare di primavera e nell'ottobre e novembre: fu presa ovunque tranne a Malta, io ne ebbi di Sardegna, ove pareva mai comparsa, avrebbe nidificato quasi di certo a Modena, sul Pavese, in Toscana ed in Sicilia, quindi dovrebbe trovar posto tra le specie irregolarmente estive. Costruisce il nido sugli alti alberi. UÀ. fiilirsrrus, J. E. ; tarso 0, m 095; dito mediano s. u. 0, ra 093. Abita le contrade bagnate dal Mediterraneo, estendendosi dalla Spagna verso Esf tino all'India. In Italia è specie stazionaria in Sardegna, ove e discretamente comune, meno abbondante si presenta in Sicilia, rara nelle provincie meridionali della penisola, accidentale altrove, cioè in Toscana ed in Lombardia [mia Collezione). Non venne presa finora nel Veneto, L'esemplare citato dal Perini dovendosi ri- ferire ali*. 1. chrysaetus. (ili adulti col gastreo quasi del tutto bianco sono molto diffìcili ad aversi anche in Sardegna. \>H ATLANTE ORNITI D.OOH O 23. Nisaètus pennatus Gmelin), Aquila minore. I Aquila pennata (Gm)., Hieraetus pennatus (Gm.)]. [ Tav. II. Bg. 6 e 7]. a) Tipo chiaro. Froiiic biancastra; mustacchio bruno-nerastro; parte supcriore e laterale della testa e del collo giallo-fulve con tacche longitudinali brune ; parti superiori bruno- opache con margini bruno-chiari; spallette bianche; parti inferiori bianche più o meno rossiccie con dei piccoli tratti bruni sullo stelo delle penne e special- mente su quelle del petto e dell'addome; coda bruna disopra, biancastra disotto, con bande brune trasversali (ad.). Fronte biancastra; un mustacchio sviluppai is simo bruno-nerastro: parti superiori come gli adulti, ma più lucide; spallette di un bianco-puro; le parti inferiori giallo-rossiccie con dei tratti bruni sullo stelo delle penne (giov.). b) Tipo seuro. Simile all'adulto del tipo chiaro: parti inferiori bruno-fuligginose o bruno- nerastre con tratti longitudinali più scuri sullo stelo delle penne (ad.). Fronte biancastra; un mustacchio assai accentuato bruno-nerastro; parte superiore e laterale della testa rosso di ruggine vivace con tacche longitudinali brune; parti superiori come negli adulti, ma più lucide: spallette bianco-pure; le inferiori bruno-fulig- ginose con dei tratti più scuri sullo stelo delle penne (giov.). Lunghezza totale da 0, m 490 a 0,"'540; becco 0, m 040; ala da 0, m 355 a 0,'"410; coda 0, ,n 19r>; tarso 0,'"060; dito mediano s. u. 0, m 0G. r >. P.rchm divise l'Aquila minore in due specie, A. pomata o tipo chiaro, A. mi- nuta o tipo scuro, quest'ultima era distinta dalla prima pelle tinte cupe, pella mancanza di spallette bianche e pella statura minore. Ora è perfettamente asso- dato che esse formano un'unica specie e che noi ci troviamo dinanzi ad un sem- plice caso di dimorfismo, offerto anche da varie specie di Rapaci, come il Falco Eleonorae, Gene, il Cinti* pijtjargus ed altri, e possiamo concludere col Bureau che il N. pennatus presenta il tipo chiaro ed il tipo scuro indipendenti da vere ano- malie di colorito, che la livrea dell'uno e dell'altro viene rivestita indifferentemente dai maschi e dalle femmine e che gli individui delle due forme si accoppiano assieme; sui nidi si trovano di solito individui di un solo tipo, ma talora sono anche frammischiati, il loro piumaggio si modifica parallelamente con l'età, ma i cambiamenti sono più accentuati nel tipo scuro; i soggetti dei due tipi nel pas- saggio all'età adulta si modificano, conservando il carattere loro proprio (Bureatt). Abita l'Africa, l'Asia centrale, l'India ed in Europa, la Russia meridionale, la Turchia, la Penisola Balcanica e la Spagna ed è strano che sia così rara in un paese intermedio, quale l'Italia. Da noi può dirsi accidentale, quantunque sembri capitare più facilmente in aprile e nell'ottobre, fu presa nelle provincie settentrio- nali, in Liguria, in Toscana e presso Roma e finora mai nelle regioni meridionali e nelle Isole ( l ). (') Se ben ricordo, ael R. Museo ili 'l'orino esiste un individuo ili questa specie proveniente dalla Sardegna. ATLANTE ORNITI JI.Cn . I' 29 Genere HALIAÉTUS. Savigny. Becco subeguale alla testa, molto forte, diritto alla base, curvato dalla cera all'apice in t'orina di un profondo uncino; redini coperte di setolo piuttosto corte; cera seminuda, bene sviluppata, concolore o quasi col becco ; narici grandi, ovali, perpendicolari; ali ampie che giungono quasi all'apice della coda, 1° remigante primaria brevissima, 2" minore della .">', r la massima; coda, cuneata o legger- mente rotonda; tarso piumato nella sua parte superiore, poi nudo < scudettato, coi lati e la parte posteriore reticolata; diti divisi, l'esterno versatile; unghie; forti, unci- nale, solcate di sotto, con quella del dito mediano più lunga ili tutte. Statura elevata; colorito generale bruno; penne della testa e della parte po- steriore del collo allungate ed acuminate; calzoni mediocri. Questo genere abbraccia nove specie sparse su tutto il Mondo, delle quali due sono anche Europee ('). A differenza delle vere Aquile, esse abitano i grandi fiumi, le coste del mare, i laghi o le località non lontane dalle acque; si cibano di pesci e di uccelli acquatici e non sono molto coraggiose, ne assaltano mam- miferi maggiori di un coniglio. Nidificano sulle roccie o sugli alti alberi, depo- nendo due o tre uova bianche qua e là macchiate. 24. Haliaètus albicilla Linnakis, Aquila di mare. [Tav. IV, fig. 1 è 2]. Becco giallognolo; colorito generale bruno coi margini delle penne più chiari, testa e collo di un grigio-giallognolo; coda bianca, senza macchie e leggermente gra- duata (ad.). Becco bruno; piumaggio bruno su fondo fulvo-giallastro ; testa, collo e calzoni bruno - uniformi ; timoniere variegate grigio- bianchiccie a zig-zags grigio-brunastri, brune sul margine (giov.). Lunghezza totale da0, m 900 a l, m 05; becco da 0,'"078 a 0, m 086; ala da 0, m 645 a 0, m 750; coda 0, m 290; tarso 0,'"105; dito mediano s. u. 0,'"090. Abita l'Europa, l'Islanda, la Groenlandia od il Nord dell'Africa e dell'Asia, da dove si reca a svernare nella Cina e nell'India. L'Aquila di mare sarebbe uccello più che altro di passo irregolare in Italia, vi compare specialmente d'autunno o nell'inverno, meno difficile a trovarsi è nel Veneto, ove talora qualche esemplare sverna negli estesi paludi dell Estuario; gli adulti sono sempre più dif- fìcili ad aversi dei giovani. Sembra non rara in Sardegna, colà ed in Corsica non Piede di //. albicilla, (') L'Haliaetu» le licori pluiliix (L.j venne più volle citato per l'Europa, scambiando per esso individui inolio vecchi dell'//, albicilla. L'II. leucocephaliu abita l'America del Nord. 30 ATLANTE ORNITOLOGICO è improbabile possa nidificare : se ciò si avverasse positivamente, andrebbe inclusa tra le specie sedentarie. Nidifica in marzo. 25. Haliaètus leucoryphus (Pallas), Aquila di more di Pallas. Becco corneo- verdastro ; testa e eolle giallo-rossiccio-vivace, più pallido sul mento e sulla gola; parti superiori brune di terra d'ombra; parti inferiori ros- signo-brune, più cupe sul sottocoda e sui fianchi; coda bruna alla base ed all'apice, bianca nel centro (ad..). Testa e collo fulvo-bruno-cupo, striato di bruno-rossigno ; parti superiori bruno-scure, colle penne del dorso più cupe alla base; resto delle parti inferiori di un bruno-fulvo più chiaro, le penne sul petto sono terminate di bruno-bianchiccio; coda uniforme bruno-scura, lavata di grigiastro (giov.). Lunghezza totale 0, m 820; becco 0,'"068; ala da 0, m 560 a 0, m 620; coda 0, ra 300; tarso 0, ni 095; dito mediano s. u. 0, m 093. Abita le regioni dal Mar Caspio all'Asia centrale, l'India ed il Burina. In Europa si trova nella Russia orientale, in Crimea e secondo Farman fu osservata anche in Bulgaria. Genere CIRCAÉTUS, Vieillot. Becco più corto della testa, robusto, curvato fino dalla base, non intaccato, soltanto appena festonato; occhi grandi e molto infossati: narici ovale-allungate, perpendicolari, coperte di setole lunghe e rigide; redini fornite di piccolissime penne e di lunghe e grosse setole; ali grandi, lunghe, con le quattro prime remiganti primarie profondamente intaccate nel vessillo interno; la l a remigante primaria .Mila, la .">' massima: coda grande, quasi quadrata; tarso alquanto lungo, esile, nudo, tranne che nella parte più alta, più lungo del dito medio, esso ed i piedi coperti di grosse scaglie esagonali; diti corti, forti colle unghie robuste, acute e poco curvate. l'està subrotonda, grossa, coperta come il collo di penne lunghe ed acuminate; occhi splendenti; calzoni mediocri; statura piuttosto elevata; colorito variegato. Questo genere consta di sei specie sparse in Europa, nell'Africa, nell'Asia e indie Isole della Sonda. Hanno le abitudini delle Pojane e si nutrono principalmente di rettili e di piccoli mammiferi. Nidificano di solito sugli alberi, sugli arbusti e sulle roccie, deponendo un solo uovo bianco colla superficie ruvida. 26. Circaétus gallicus (Gmelin), Bianconi. | Tav. II, li-. 5]. Tarso e diti nudi, reticolati, coperti di grosse squame scagliose, esagonali. Iride giallo-vivacissima. Fronte e redini biancastre sparse, come i lati della testa, di setole nere, che formano un folto sopraciglio; base di tutte le penne bianca: parti superiori bruno-grigie, più chiare sul margine delle penne, nere sullo stelo, con splendore porporino sulle scapolari e sulle cuopritrici alari; parti inferiori bianche con numerose macchie centrali larghe e longitudinali scuro-rossiccie, \ 1 1. vm i ORNITI ICO 31 trasversali e più rade sul basso addome; talora i calzoni ed il sottocoda sono immacolati, come puro altri soletti, ohe sembrano molto vecchi, mostrano il gastreo quasi del unto bianco-immacolato; coda superiormente bruna, terminata ili bianco e con tre fascie trasversali bruno-nerastre, biancastra di sotto Cuopritrici alari col margine più pallido; gola e petto bianchi con macchie bruno- rossiccie centrali ed allungate sullo stelo, ma più o meno numerose a seconda degli individui: fascio sull'addome più larghe (ffiov.). Lunghezza totale da 0, 650 a 0, m 700; becco da 0, m 050 a 0, ra 057 ; ala da 0, m 540 a 0, 570; coda 0, m 280; tarso 0, ra 085; dito mediano s. u. 0, m 055. ''*> resta ili C. gallicus, ' . Piede ili C. gallicns, ' . Abita l'Europa centrale e meridionale, l'Africa settentrionale e l'Asia centrale, estendendosi fino a Timor e Flores. In Italia è specie abbastanza comune, sparsa ovunque anche in Sardegna, ove perù sembra essere più rara. È sedentaria, ma anche di passo, che effettua più che tutto nel marzo e nel settembre, allora si può dire comune in Liguria. Nidifica. Genere MILVUS, Cuvier. Becco un po' allungato, diritto, molto adunco, curvato dalla base fino alla pice, non intaccato, ma leggermente festonato; narici ovali, oblique: redini o cera coperto di piccole penne setoloso; ali appuntite, lunghe, la l a remigante primaria corta, la ."> e la f le più lunghe; coda lunga, più o meno forcuta; tarso corto, debole, piumato nella metà superiore, nudo e coperto di larghe piastre nella parte basilare anteriore, la laterale e la posteriore rivestite di fine reticolazioni; diti corti e forti, il mediano più corto del tarso e più lungo dei diti laterali, l'esterno leggermente versatile, unito col mediano alla sua base; unghie moderatamente acute, lunghe e curvate. Forma allungata; statura piuttosto grande; colorito costante; testa appiattita, , r dominanti f>< - : coda fulva, molto forcuta. Iride giallo-pallida: penne della testa acuminate bianco-cenerine, con una stria longitudinale nera su cadauna penna; parti superiori bruno-nerastre, fulve sul margine; parti inferiori e cuopritrici alari fulvo-accese, con una larga macchia centrale nerastra lungo il mezzo delle penne; coda fulvo-accesa, le timoniere la- terali brunastre sul vessillo esterno, con macchie trasversali nerastre poco accen- tuate sull'interno ad. . Iride bruno-cenerognola ; penne della testa arrotondate fulvo- chiare, marginate di bianco e senza macchie centrali nere; colorito generale meno vivace; penne del dorso marginate di bianchiccio: strie sul gastreo più strette: coda bruno-cenerognola debolmente fulviccia [giov. . Lunghezza totale da 0, 650 a 0, 710; becco da 0. - : "44: ala da 0. - 515; ■oda, timoniere esterne da 0, n, 320 a 0. 350, timoniere mediane da 0, m 240 a 0, : '2*0: tarso 0, ra 050: dito mediano s. u. 0,*!-: - Becco ili M. Apice della coda ili M. milru», '/<• Apice della coda di .1/. lcoi Abita l'Europa meridionale e centrale e d'inverno l'Africa settentrionale. In Italia è specie abbondante e comune nelle Isole e sul versante Mediterraneo dalla Toscana in giù, raro ed estivo nell'Italia settentrionale. Nidifica, talora fram- misto al M. Ttorschun. Dall'Italia settentrionale migrano tutti alla fine di luglio e nell'agosto, ma anche nelle parti centrali e meridionali si notano individui che partono dopo le cove. 1. Falco pecchiaiolo (a* ad.). 2. Falco pecchiaiolo (5 semi-ad.). 3. Nibl 6. Astore (giov.). 7. Sparviere ( o 71 ad.). 8. Sparviere (cf Ulrico Hoepli, Editore, Milano. eale. 4. Nibbio bruno. 5. A ..). 9 e 10. Sparviere ($). ni \\ ri ORNI DOLOGICO 33 28. Milvus korschun (S. Gmelin . Nibbio bruno. IMilvus migrans (Bodd.), M. niger, Bp.; Nibbio nero], [Tav. V. 6g. Color dominante bruno-scuro ; coda bruna con fascie nerastre, poco forcuta; Intra riero. [ride giallognola; penne «Iella testa bislunghe ed appuntite di un bianco leg- germente fulviccio, lavato di bruno stille cuopritrici auricolari; tutte Le penne della testa con una stretta fascia centrale nera; parti superiori bruno-cupe, collo stelo delle penne nero e l'orlo fulvo-rossiccio; le parti interiori fulve accese, tranne il sottocoda che è di un f ulvo-rossigno ; una larga stria bruna bordata di grigiastro sulle penne del petto, più stretta e che occupa solo lo stelo, e quindi senza bordo, sui calzoni, sui fianchi e 3ul sottocoda; cuopritrici alari bruno-cupe, collo stelo nero ed il margine fulvo; di sotto delle ali scuro; timoniere con fascie nerastre indistinte su fondo bruno-scure, quasi nero sulle penne laterali, che tendono al l'ulvo- bruno all'apice {ad.). Iride nocciola; colorito generale più cupo con margini ful- vicci e l'apice delle penne ceciato, molto esteso su quelle della testa e del collo; timoniere terminate di f ulvo-rossigno ./ Lunghezza totale da 0, m 610 a 0, m 640; becco da 0, m 038 a (V045 ; ala da 0, m 440 a 0,'"475; coda da O,"'2f)0 a 0,'"280; tarso 0, ra 045; dito mediano s. u. 0, m 043. Abita l'Europa centrale, la meridionale e l'Asia centrale, svernando nell'A- frica. In Italia è specie di passo ed estiva, non egualmente distribuita, general- mente rara coll'eccezione della Campagna Romana, del Veronese, ilei 1 lassa nese e di diverse località delle Alpi Venete e probabilmente di parecchie altre Pro- vincie; nidificò anche nel Pavese e ciò avviene di certo nelle grandi boscaglie degli Appennini e delle Alpi. Nidifica in maggio e riparte in luglio ed agosto. 29. Milvus aegyptius (Gmelin), Nibbio egiziano. Color dominante bruno-scuro; rodo bruna noi fascie nerastre, poco forcuto; Inerti giallo. Molto simile alla specie precedente, anche nel colorito, ma il becco è giallo; testa leggermente più rossiccia e coda un po' più forcuta. Dimensioni eguali. Questa specie abita l'Africa fino al Madagascar e venne catturata qualche velia nel sud-est d'Europa e precisamente in Grecia, nelle Cicladi, in Turchia, in Un- gheria e nella Germania. Ma non fu mai presa finora in Italia, però venne citata dal Giglioli nell'Elenco del 1881; egli stesso poi corresse l'erronea asserzione e sembra, secondo il sullodato Autore, che la sua cattura, a (pianto pare, avve- nuta in Dalmazia, sia poco attendibile. 30. Milvus melanotis. Tkm.mim k <£ Schlegel, Nibbio dalle orecchie nere. Come il M. korschun; base delle remiganti primarie bianca a furino di specchio sullo faccia inferiore delle ali. Simile al M. korschun dal quale si distingue: pei margini delle penne della testa e del collo bruno-rossigni e non bianchi; pelle cuopritrici auricolari bruno- Atlanle ornitologico. 5 .",1 MI \M I ORNITOLOGI! scure, nerastre sul margine supcriore: pelle parti interiori più pallide e menu rossiccie: pel vessillo interno delle remiganti primarie bianco alla base e che t'urina uno spazio cospicuo a specchio sulla superficie inferiore delle ali, infine pel becco bluastro. Lunghezza totale 0,' 630; becco 0/"040; ala 0, !l 178; coda 0, m 245 ; tarso 0, m 050 ; dito mediano s. u. 0, m 046. Abita l'Asia settentrionale fino al Giappone, l'Imalaia e sverna nell'India e nel Burma; in Europa si trova in Russia nei governi di Perni, di Ha. di Oren- burgo e negli Urali {}). Una specie affine a questo genere, VElanoides forficatus (L.) o Nibbio a coda di rondine, fu citata nei Cataloghi Europei come presa, in Francia e nelle Isole Britanniche. Però, trattandosi di catture molto antiche, gli Autori non sono con- cordi nell'ammetterla nelle liste Europee. Essa ha il capo, il collo, il basso dorso, il groppone e le parti inferiori bianche, tutto il resto nero-porporino o verde, le cuopritrici superiori delle ali bianche alla base, grigio-verdi nel resto, le ali molto lunghe e la coda assai forcuta colla timoniera esterna lunghissima. Abita le parti me- ridionali del Nord America, portandosi d'inverno nell'America centrale e meridionale. Genere ELANUS. Savigny. Becco piuttosto piccolo, leggermente festonato, coll'apice fortemente uncinato ed appuntito e la mandibola superiore curvata dalla base: narici ovali, in parte coperte da setole; ali lunghe e grandi, sopravanzanti la coda, colla 2 :i e 3 a delle remiganti primarie le più lunghe: coda corta, (piasi quadrata; gambe e piedi l'orti; tarso leggermente più lungo del dito medio s. u., piumato sul davanti per circa :ì ' 1 della sua lunghezza, reticolato nel resto; diti forti, grossi, reticolati, l'esterno non versatile, unito alla base col medio da una piccola membrana; un- ghie moderate, acute e curvate. Colorito delicato bianco e cenerino di vario tono; dimensioni piuttosto piccole; forma elegante; testa leggermente rotonda e coperta di penne usuali. Questo genere consta di cinque specie sparse nell'Africa, nell'India, nelle Isole della Sonda. nell'Australia e nell'America, una di osse giunge talora in Europa. Hanno abitudini crepuscolari e si cibano a preferenza di pipistrelli, di piccoli mammiferi, di insetti, frequentando i siti alberati e boscosi; nidificano sugli al- beri, ove fabbricano un rozzo nido di stecchi riuniti, foderandolo nell'interno di peli e di radici e depositandovi parecchie uova bianco giallognole con macchiette rossigne. 31. Elanus caeruleus (Desfontaines), Nibbio Manco. Iride gialla o rossa: spazio perioculare e palpebre nere; parti superiori gri- gio-piombate, leggermente brunastre sulle due timoniero centrali; fronte, redini, guancie, sopraciglio, lati de! collo, ascellari, parli inferiori e timoniere laterali bianche, tinte di cenerino sui fianchi; piccole e inedie cuopritrici alari nere ad.). , Molto l'neilineiite questo Nibbio od il precedente non sono che l'orine locali del Nibbio brillìo. Ali imi ORNI rOI-OGIi 35 [ride bruna; parti superiori cenerino-brune con un largo spazio apicale bianco- cenerognolo o fulviccio; coda della stessa tinta, biancastra nel vessillo interno delle penne; parti inferiori bianche, coi lati del petto rossastri e strette strie ili egual colore nella parte centrale dello stesso e sui Banchi ; cuopritrici alari come Dell'adulto, ma terminate di fulviccio giov.). Lunghezza t.-iale 0,' 305; becco 0,' 029; ala 0,' 268; coda 0, m 128; tarso ". <> dito mediano s. u. 0,'"0:;o. Abita L'Africa settentrionale, la Palestina, l'India. Ceylan e la Penisola Malese. In Europa giunge talora nella Spagna e nella Grecia e sembra essere stato preso in Irlanda, nel Belgio, in Francia ed in Germania. Non è mai comparso in Italia, quantunque il Malherbe asserisca che è di passo in Sicilia, ciò che non venne confermato e certamente ebbe erigine da inesatte informazioni. Genere PERNIS, Cuvier. Becco piuttosto lungo, sottile e, debole, mediocremente curvate dalla base, coi margini taglienti della mandibola superiore ne festonati, né intaccati, ma quasi diritti; cera grande e nuda; narici ovali, allungate, oblique; redini fittamente coperte da penne piccole, rigide e scagliose come quelle della faccia; ali grandi e lunghe, cella, r remiganti.' primaria certa, la 3 e 1 le più lunghe ed i vessilli interni delle quattro prime primarie profondamente intaccati: coda grande, lunga, tron- cata: tarso corto, più lungo del dito mediano s. u., piumato Della metà superiore, nel resto a fine reticolazioni poco sporgenti; diti mediocri, separati alla base, il mediano più lungo dei laterali; unghie sottili, mediocremente curvate ed acuminate. Testa un po' piatta: calzoni mediocri; forma allungata: taglia moderata; piu- maggio consistente ed assai variabile. Questo genere consta di cinque specie sparse nel Mondo Antico. Sono uccelli meno coraggiosi della Pojana e si nutrono di piccoli mammiferi, di rettili, d'in- setti e specialmente di api e di pecchie, essendo avidissimi delle larve e del miele. Costruiscono il nido sugli alti alberi con stecchi male intrecciati o s'impadroni- scono di quelli abbandonati da altri uccelli: la femmina vi depone due uova, di solito giallette o rosso-mattone nella tinta di fondo con macchie rosso-mattone o rosso-vivo. L'incubazione dura tre settimane. 32. Pernis apivorus (Linnaeus), Falco pecchiajolo. [Tav. V, Bg. 1. -2 e Tav. XI. Vili, fig. 8]. Redini e fronte fittamente coperte ili penne rigide ni n scaglie, mancanza assoluta ili srtiiìr al/11 Imsr ilil becco; tutte le penne colla base bianca, talora per lungo tratto; iride gialla più o meno aranciata o limone o bruna. Testa e lati della stessa di un cenerino-bluastro pallido; parti superiori bruno- scure, con riflessi porporini e le ali coll'apice nerastro; parti inferiori bianche con qualche macchia bruna sui fianchi e talora sui lati del petto; coda con numerose e strette fascie scure indistinte e tre quattro larghe e scure, specialmente larga e nerastra la preapicale, apice biancastro (n/ns. mi.). La testa come il precedente, però le redini e lo spazio perioculare di un cenerino-bluastro pallido; cervice e nuca 36 ATLANTE ORNITOLOGICO bruno-scure col margine delle penne bruno-rossiccio, talora vivacissimo; parti superiori come il maschio o lavato di cenerognolo o più tendenti al rossiccio; parti inferiori bianco-fulviccie con numerose fascie di varia forma bruno-scure o Derastre o fulvo-accese così fìtte da coprire quasi del tutto il bianco; talvolta la nula è bianco-fulva debolmente striata di bruno, e le fascie sul petto obliterano completamente il bianco e formano uno spazio scuro (femm. ad. e probabilmente il ma- schio idi// del tutto adulto). Testa e collo bianco-gialli con macchie centrali brunastre; parti superiori bruno-scure variate di bianco colle remiganti e le cuopritrici termi- nate di biancastro; parti inferiori bianco-gialle, unicolori sulla gola e sul sotto- coda, nel resto ornate di strette strie centrali allungate di un bruno più o meno nerastro (giov. . Parti superiori di un bruno-cioccolata più o meno cupo, talora quasi nero con una stria centrale nerastra sullo stelo delle penne; ali e coda più cupe del consueto; la base bianca delle penne è in alcuni individui assai distinta ed estesa, sicché traluce qua e là; gli individui adulti mostrano la testa tinta di celestognolo, mentre i meno vecchi hanno il petto e l'addome --> più chiaro e le strie centrali nerastre limitate o Ék \ più distribuite (tipo scuro). "\ Lunghezza totale da 0, m óbO a 0,'"620; becco da 0, m 034 a 0,"'042; ala da 0, m 400 a 0,'"450; coda 0,245; tarso 0,'"048; dito mediano s. u. 0,'"045. E specie che varia assai nelle dimensioni, ma ■' più che altro nel colorito e tali modificazioni sem- brano avvenire senza mute complete; io credo Testa eli /•. apioorus, ' . che il Falco pecchiaiolo al pari di altri Rapaci presenti fenomeno di dimorfismo e che nella fase scura oltreché giovani, si trovino anche soggetti del tutto adulti; ricordo in- fatti di averne osservati di simili, e precisamente uno al Museo di Zagabria, che ritenni allora una semplice livrea giovanile. Se ciò si potesse sicuramente assodare, i giovani della forma scura avrebbero la testa uniforme col resto; negli adulti invece essa sarebbe di un cenerino-bluastro-pallido ed il piumaggio più cupo e con mag- giore intensità di riflessi porporini, le varie tonalità di tinta sarebbero proprie agli stadi intermedi. Nelle descrizioni da me offerte ho cercato di citare i principali abiti, ma la cosa è bene intricata, trovandosi diffìcilmente due Falchi pecchiaioli eguali. Abita l'Europa e la Siberia occidentale, eccettuato l'estremo Nord, sverna in Africa. Per l'Italia è specie poco comune e di passo, più abbondante in quello primaverile, è comune allora in Sicilia, in Calabria ed in Liguria; fu trovata anche in Sardegna. Nidifica, ma piuttosto raramente, ciò avvenne di certo nel Veneto e forse nel Piemonte, da dove tanto il Giglioli che io ne avemmo in giugno e dove è frequente nel passo autunnale, come mi consta /Ir visu. In Calabria sene uccidono molti nell'aprile e nel maggio, ma difficilmente si possono avere, essendo ricercatissimi pelle loro carni assai grasse e saporite. Genere HIEROFALCO, Cuvler. Becco corto, fortemente convesso, ricurvo fino dalla base e grosso; mustacchi stretti o quasi nulli; narici ovali e con un tubercolo anteriore; ali acute, lunghe, mi \Mi 0RNIT01 "meo 37 ma che non giungono all'apice della coda, distanza tra gli apici delle remiganti primarie e delle secondarie eguale a mela o a più della metà della coda; la 2 remigante primaria la massima: coda larga, lunga, enneata: tarso sempre più lungo del dito mediano s. u., piumato Dei i / s antero-superiori, finamente reticolato sul davanti: dito esterno ed interno eguali; unghie grosse, grandi e robuste. Colorito chiaro variabile; t'orma tarchiata e robusta; statura piuttosto rile- vante. Questo genere consta di IO specie, che sono sparse in gran parte dd M lo, mancando nell'Africa meridionale, nell'Oceania e nell'America meridionale; alcune di esse sono confinate alle più alte latitudini. Aiutano più che tutto le aperte pianure e sono uccelli sanguinari, arditi e robusti. In molti paesi si usano pella Falconeria e nell'India con successo per la caccia alla Gazzella, all'Otarda ed alla Gru. Nidificano sugli alberi o sulle nude roccie, senza fabbricare nido, e se lo costrui- scono, esso è rozzo e voluminoso: depongono due uova bianche macelliate di un rossiccio di vario tono. 33. Hierofalco cherrug (J. E. Okay, Sacro. [Falco saker o sacer . Gm., Gennaja o Hierofalco saker Gm.) |. [Tav. XI. vii. Kg. 3]. Distanza tra gli apici delle remiganti primarie e delle secondarie (maschio, 0, m lSf>; femmina, 0, m 200) eguale a 2 / 3 circa della lunghezza della coda maschio, 0, 240; femmina 0, m 260). Testa e collo bianchi senza macchie, la fronte e la gola con piccole mac- chiette brune, centrali, lanceolate: occipite tinto di rossiccio; dorso bruno leg- germente cenerino, talora tinto di rosso ruggine verso il groppone con le penne a larghi margini rossicci o nocciola ; ali come il dorso con larghe marginature rossiccie o nocciola e macchie ovali e fascie trasverse rossiccie sulle secondarie, sulle scapolari e sulle maggiori cuopritrici; mento, gola, sottocoda, penne del tarso e della tibia dal lato interno biancastre immacolate, col resto delle parti inferiori biancastro con macchie nere rotondeggianti sul petto, allungate sull'ad- dome e sui fianchi; coda grigio bruna, biancastra all'apice, timoniere centrali uni- colori, le laterali con numerosi spazi ovali bianco-fulvicci, che disotto sembrano fascie; piedi giallastri (m/.\. Testa bianco-fulviccia più chiara sulla fronte e coti macchie brune centrali, fitte, più numerose sulla regione inalare, ove formano due mustacchi ben distinti, ma piuttosto ristretti; parti superiori bruno-cenerine molto più scure degli adulti, con larghi e spiccati margini di un rossiccio jiiii o unni* chiaro ed estesi su tutte le penne; tinta delle parti inferiori bianco-fulviccia immaco- lata come gli adulti e con macchie longitudinali brune sul petto, sull'addome e sui fianchi, esse in queste due parti sono talora così fitte da nascondere il fondo di tinta chiaro; timoniere centrali di solito senza macchie, le altre con numerose macchie di forma ovale di un bianco più o meno puro e che disotto sembrano fascie; piedi bluastri {giov.). i.\!i.i.i\ Sy»i Sui. I. [i. 27::. 1888 ex Iiri«s. scrisse sacer, ma «leve esser scritto saker, essendo nome arabo e non latino. \ ri. ami: ORNITOLOGICO Lunghezza totale da 0, n 1=80 a 0, m 520; becco da 0, m 030 a 0, 036; ala da 0,' 365 a 0," 120; coda da 0, ,n 240 a 0, m 260; tarso 0, m 060; dito mediano s. u. 0, m 050, diti laici-ali eguali in lunghezza; 2" remigante primaria la massima: 1" più corta della ."> ' e più lunga ^ della 4 l , però mai più di 0,'"005. " '>~€P > ^ Sacro ha la fisonomia affatto distinta dal X-; Falcone, quantunque gli assomigli talora in gio- ventù. La sua forma è però piuttosto tozza e molto B forte; il becco grande e fortemente convesso; il 'i mustacchio molto più strette, .piasi Invisibile negli adulti; la coda molto più allungata e con macchie resta di //. cheirug, ' . rotondeggianti e grandi, eccetto sulle due timoniere mediane; le zampe grosse e robuste col farse ( i. "010 più lungo del dito mediano senz'unghia ed i diti laterali eguali in dimensioni o tutt'al più l'esterno più lungo dell'interno di uno scudetto; infine la tinta è diffe- rente, sempre più chiara di quella del Falcone e con notevoli margini rossicci o nocciola sulle parti superiori. Esso abita l'Europa sud-orientale, non è raro in Slavonia, si trova falcia in Croazia (Brusitia) e presso Vienna, nell'Asia si estende sino alla Cina e al- l'India nord-occidentale. In Italia è specie di comparsa irregolare, fu presa un po' dappertutto, ma specialmente nelle provincie meridionali ed in Calabria: l'ebbi in giugno da Pontebba. È uccello raro ed in generale ritenuto rarissimo, ma lo è meno di quanto si credi/: possiedo undici soggetti avuti dal Veneto alla Sicilia ed alla Sardegna. Una specie affine detta II. milvipes, .leni., sulla cui validità specifica vi sono molti dubbi, vive nell'Asia dal Tibet alla Mongolia ed al Nepal e fu presa presso Tifiis nel Caucaso; essa ha le parti superiori rossiccie a fascie brunastre e la coda egualmente fasciata e non a macchie ovali. 34. Hierofalco Feldeggi (Schlegel), Lanario. [.Falco Feldeggi, Sem.., F. lanarius, Sem... Gennaja Feldeggi iSchl.)]. [Tav. VI. 6g. 2 e 3]. Testa e nuca rosso-fulve con macchiette scure sul vertice e sulla parte bassa della nuca-, separate dal biancastro della fronte da una fascia a semicerchio bruno- nera: mustacchi ristretti neri e cosi una fascia dall'angolo posteriore degli occhi ai lati del colle: dorso bruno-nerastro, grigio- plumbeo sul groppone e sul sopra- coda; queste parti e le ali fasciate trasversalmente di cenerino-grigiastro; parti inferiori bianco giallette con una tinta rossiccia sul petto, immacolate sulla gola e sul collo, con strie allungate sull'alto petto e piccole macchie a goccia bruno- nerastre che assumono la forma di fascie sui fianchi e sulle cuopritrici inferiori delle ali; timoniere bruno-grigie con nove a dieci Larghe fascie trasversali bruno- scure e l'apici' bianchiccio ad.). Pileo nerastro, più chiaro sul margine delle penne; nuca rossiccia sul margine, nerastra sul centro delle penne; dall'angolo posteriore dell'occhio min linea nerastra che passando sui lati della nuca raggiunge la parte bassa posteriore del collo; baffi ristretti bruno-nerastri; parti superiori ed ali bruno-cenerine col margine indistintamente più chiaro; parti inferiori bianco- MI INT1 ORNI rOLOGH 39 giallette senza macchie sulla gola, sul ''"ilo e sul sottocoda, nel rimanente con macchie centrali allargate all'apice delle penne, che talora obliterano la tinta chiara di fondo e che sulla parte laterale delle penne dei fianchi e dei calzoni presentano spazi rotondi più o meno allungati ed affatto particolari; angolo dell'ala di solito bianco; timoniere, le due centrali cenerognolo brunastre con lasci. ■ ab bozzate, Le altre bruno-rossigne coll'apice bianco-ceciato e macchie ovali sul ves- sine esterno e fascie fulve chiare sull'interno (giov. . Lunghezza letale da 0,' 150 a 0, m 500; becco da 0, m 026 a 0, m 032; ala da 0, m 306 a 0, m 342: da 0, m 329 a <>. ! :;77: ceda 0, m 170; tarso da 0, m 044 a 0, 058; da 0, 046 a 0, ,n 053; dito mediane s. u. da 0, m 043 a 0, m 051; da 0, m 046 a 0,"'0:>1. Piede di //. Feldeggij Piocl« di P. peregriniu, '/ b . Ala, 2 n remigante primaria massima, 1 ' più corta della 3 a e più lunga della 4" (il secondo carattere non sempre costante). L'H. Feldeggi adulto è facilmente riconoscibile dal /•". peregrinus pella testa rosso-fulva, pel mustacchio corto e stretto e per l'assenza delle fascie trasversali nerastre sull'addome e sui calzoni; da giovane si può talora confondere col Sacro e col Falcone. Dal primo si distingue pella forma più esile, il becco meno grosso; i tarsi più lunghi e meno grossi, il dito mediano in proporzione più grosso, inoltre la colorazione scura della parte pesici ime del collo si prolunga in modo sui lati dello stesso da formare un facsimile di mezzo collare ben distinto; poi la linea nerastra, che, partendo dall'angolo posteriore dell'occhio si dirige sui lati del collo, si unisce indistintamente in basso sugli stessi al mustacchio, abbracciando uno spazio bianco con penne scure sul centro, tale spazio è formato dalla regione auricolare e dai lati del collo, questo è carattere ottimo anche per distinguerlo dal Falcone; mancano i margini rossigni o nocciola sulle parti superiori, i diti sono sempre gialli ad ogni età; dal Falcone è distinto, oltreché pel carattere prima accennato, pel fatto del mustacchio ristretto e corto, pel dito mediano più eorto del tarso, pei laterali eguali od al più l'esterno eccedente l'interno di un solo scudetto, mentre nel Fa leene è più lungo e se alquanto corto, supera sempre l'in- terno di almeno due scudetti, poi i giovani da me esaminati avevano la tinta delle parti superiori uniforme e scura, senza le marginature bianco-fulviccie o ros- siccie così cospicue nel Falcone, la cui tinta di fondo è sempre notevolmente più chiara. Le distinzioni offerte da alcuni Autori e che riguardano L'estensione del bruno sotto gli occhi, la gola striata, l'angolo dell'ala bianco, la 1 e 2° remi- gante intaccata sul vessillo interne, le differenti dimensioni delle remiganti, la ferina delle macchie del sottocoda, i diti corti e grossi, specialmente il mediano ecc. IO \ Il Wli ORNITOLOGICO sono caratteri differenziali di poco valore, perché non si riscontrano eguali in tutti i soggetti. UH. Feldeggi abita le regioni circummediterranee, estendendosi sino alla Persia ed al N. E. dell'Africa. Fu trovato, od anzi descritto, su esemplari di Dalmazia, si riscontra nell'Erzegovina e nidifica nel Montenegro. In Italia è specie rara, presa nel Veneto, nell'Auro Romano, nelle Puglie ed in Sicilia. Secondo il Giglioli, sarebbe stazionaria nel distretto di Modica (Siracusa) e nell'Agro Romano e nidificherebbe di certo in ambedue le località. È però rara e talora più difficile ad aversi, se- condo me, del Sacro. 35. Hierofalco candicans ') (G-melin), Gvrfako di Groenlandia. Becco giallo, bluastro all'apice; tinta di t'ondo tanto delle parti inferiori, che delle superiori bianca a tutte le età, fianchi senza t'ascio trasversali. Bianco- puro unicolore sulla testa e sulle parti inferiori, talora con piccole strie nere sulla nuca; dorso, groppone ed ali con macchie subapicali nere a forma di V più o meno numerose; remiganti bianche con macchie nere nel vessillo esterno e macchiette nell'interno; coda bianca m/as. ad.). La femmina ad. è più cupa di colore. Bianco con strie brune di forma irregolare ed allungata sul gastreo e sui fianchi; redini e lati della faccia con macchiette allungate brune; timoniere. bianche, fasciate trasversalmente di nerastro {giov.). Lunghezza totale 0, m 582; becco 0,'"036; ala 0;"318; coda 0,"'250; tarso 0,"'07.V. dito mediano s. u. 0,'"066. Abita le estreme regioni Artiche e la Groenlandia, qualche individuo arriva accidentale nell'Europa settentrionale, giungendo verso sud sino al versante fran- cese dei Pirenei. Non venne mai preso in Italia. 36. Hierofalco islandus (Gmelin), Girfalco d'Islanda. [Tav. VI, rig. 1 ]. Becco bluastro; fianchi con strette fascie trasversali più o meno regolari: fondo di tinta delle parti superiori grigio-cupo a tutte le età. Testa bianco-sudicia con strie nerastre lungo lo stelo, strette sulla fronte e larghe sulla nuca; parti superiori di un grigio-bruno-cupo colle penne fasciate e terminate di bianco più o meno fulviccio e spesso irregolarmente: remiganti bruno- scure macchiettate di bianco-fulvo; gastreo bianco, unicolore sulla gola e sul mento, nel resto con macchie allungate, centrali bruno-nerastre che terminano a goccia all'apice di alcune penne; fianchi con fascie trasversali bruno nerastre. abbastanza larghe: timoniere cenerognole a fascie nerastre, bianche all'apice (ad.). Testa biancastra con fitte strie allungate, centrali nerastre ; parti superiori bruno- cenerognole con macchie ovali bianche sulle cuopritrici della coda, delle ali e sulle scapolari e coi margini delle penne biancastro-grigi ; parti inferiori bianche, immacolate sul mento, sulla gola e sul sottocoda, con fascie allungate bruno nerastre nel resto, che sui fianchi si dispongono a fascie trasversali [giov.). ' II Falco rustieului, !.. min i- probabilmente un Girl'alru, ina mu varietà albina (lolla l'ojana. Tav. 6. 1. Girfalco d'Islanda. 2. Lanario (<». Abita L'Islanda da dove s'allontana ben di rado, giungendo nelle [sole Bri- tanniche e sul continente Europeo più scarsamente dell'i?, candicans; fu preso aneli'' nella Svizzera Fatió). In Italia comparve una sola volta, un esemplare giovane venne ucciso il 15 gennaio 1880 dal ('unte Labia nell'Estuario Veneto presso Ve- nezia, mentre volava frammisto a parecchi Archibuteo lagopus in una giornata molto rigida. Esso fa parie della mia Collezione. 37. Hierofalco gyrfalco (Linnaeus), Gfirfalco. Becco bluastro, nero all'apice; t'ondo di tinta delle parti superiori blu-grigio (•un larghe fascie trasversali lavagna-cupe. Redini e fronte biancastra; testa grigia, macchiata di nero sullo stelo; parti superiori a fascie alternate blu-grigio e lavagna-cupo, più pallide sul groppone, sul sopracoda e sulla coda: parti interiori bianco-cenerognole immacolate sulla gola, con strie longitudinali nere sul petto, allargate verso l'apice delle penne e che si dispongono a fascie trasversali sull'addome, sui fianchi e sulle ascellari {ad. . Testa bruna, macchiata di bianco-fulviccio sul margine delle penne; tinta gene rale delle parti superiori bruno-lavagna con margini e macchie biancastre e fui viccie e con chiazze fulviccie sulle scapolari, sulle cuopritrici alari e sulle remi- ganti specialmente dal lato esterno e più accentuate sul sopracoda; parti inferiori bianche con macchie centrali brune su ciascuna penna: timoniere bruno-cupe con bande irregolari fulviccie. Lunghezza totale da 0, m 506 a 0, '530; becco 0, m 033; ala da 0, m 366 a 0, m 380; coda 0, m 255; tarso 0,'"074; dito mediano s. u. 0, m 064. 11 Grirfalco nell'abito giovanile è «piasi irriconoscibile dai due congeneri, in quello di adulto sembra un grande Falcone senza l'ombreggiatura nera verso l'apice della coda; e cpii giova notare che la validità specifica dei tré Girfalchi è da molti Autori contestata ed infatti, anche a mio veliere, esse non sono che raxxe Inculi di un tipo unico ///. gyrfalco). Abita l'Europa settentrionale, la Siberia e l'America nordica dall' Alasca alla Baja di Hudson. Non venne mai preso in Italia. Genere FALCO, Linnaeus. Becco fortemente intaccato su ambedue le mandibole e fornito di dente sulla superiore, corto, forte, curvato dalla base e grandemente uncinato all'apice; con- torno dell'occhio nudo: narici rotondate, munite di un tubercolo centrale; pochi peli alla base della cera; ali acute ed appuntite che talora sorpassano l'apice della coda, colle remigami primarie molto più lunghe delle secondarie, la 1' ole due prime soltanto sono intaccale sul vessillo interno, la 2 :i è di solito la mas sima; coda di media lunghezza e generalmente rotondata: tibia molto più lunga del tarso; tarso breve, sempre i>iii eorto del dito mediano s. ti. e più o meno forte. piumato nella parte antero-superiore e reticolato nel resto; piede robusto; diti allungati e sottili, forniti di grossi tubercoli al di sotto, il mediano subeguale o A.tìant\ ornitologie**. C 12 Ali. AMI'. ORNITOLOGI! più lungo del tarso, mai più corto; dito esterno riunito al mediano da una raem- brana interdigitale alla base e sempre pia lungo dell'interno; unghie forti, lunghe e ricurve. Piumaggio rigido; taglia relativamente forte; mustacchi in generale distinti ; corpo di solito massiccio, ma slanciato: sessi simili: i giovani differenti dagli adulti. La specie del genere Falco, in numero di trentasette, sono sparse in tutte le regioni del Mondo coll'eccezione delle artiche e delle Isole del Pacifico. Esse abitano tanto le aperte pianure, quanto i boschi e sono sanguinari per eccellenza, attac- cando uccelli e piccoli mammiferi, dei quali fanno loro principale nutrimento. Per questo istinto e pel loro volo potente furono impiegati molto proficuamente nella Falconeria. Altre specie però si nutrono d'insetti e sono in generale di piccola mole. Nidificano sulle roccie o sugli alberi, costruendo un rozzo nido di stecchi ammassati ed intrecciati e foderandolo di lana e di musco, depositano parecchie uova di un colore vario, ma per lo più bianco-sudicio o rossastro o verdastro macchiate di rossiccio-aranciato o di rossiccio-scuro, qualche specie nidifica in buche senza costruire un vero nido. Anche sulle specie di questo genere gli Au- tori non sono concordi, e sulla validità specifica di parecchie non fu ancora pro- nunciata l'ultima parola. 38. Falco peregrinus, Tunstall, Falconi. | Falco communis, Gm. | | Tav. VI, Big. 4 e 5 e Ta.v. XLVIII, fig. .", |. Testa e cervice nero-azzurrognole ; guancie, cuopritrici auricolari ed un grande mustacchio nerastri; un tratto bianco tra la parte posteriore del collo e le cuopri- trici auricolari; resto delle parti superiori grigio-azzurrognolo con fascie trasversali nerastre, la tinta di fondo più pallida sul groppone e sul sopracoda; le inferiori bianche, unicolori sulla gola, tinte leggermente di rosso-vinato e sparse di macchie nere a goccia sul petto, bianco-grigie con numerose fascie trasversali nerastre sull'addome, sui calzoni e sul sottocoda; timoniere grigie con nove larghe fascie trasversali ne- rastre, l'ultima subapicale più cupa e più larga in modo da formare un'ombreg- giatura distintissima, coda terminata di bianco; piedi gialli {ad.). Parti superiori bruno-nerastre senza fascie e con margini bianco-fulvicci o rossicci, un largo mustacchio nero-brunastro; parti inferiori fulviccio rugginose, senza macchie sulla gola, con macchie allungate brune sul mezzo delle penne nel resto, che sulle cuopritrici inferiori della coda e delle ali assumono l'aspetto di fascie trasversali; coda bruno-chiara lavata di cenerino-plumbeo, coll'apice bianco-sudicio e nove a dieci fascie fulviccie spesso interrotte (jgiov.). Le tinte rossiccie sul petto variano assai di intensità e talora colorano molto vivacemente anche parte del gastreo, così le macchie sul davanti del petto sono più o meno cospicue od anche mancanti sulla parte alta, il mustacchio nero che spicca assai sulla tinta uniforme della gola è alle volte molto largo ed esteso su quella e quindi lo spazio chiaro tra la detta parte e la posteriore del collo si porta più o meno all'insù, inoltre varia assai nelle dimensioni. Su questi carat- teri, resi più costanti e più accentuati nei vari paesi ove vive il Falcone, come tipo principale, si fondano molte altre forme consimili che vennero distinte coi nomi di F. mélanogenys, dould (Australia), F. anatum, Bp. (America), /•'. minor, Bp. Ul \\ I I "K\ [I 43 (Africa), /•'. leucogenys, Brehm, /•'. cornicum, F. griseiventris età, e che da taluni Autori vennero ritenute buone specie, da altri riuniti' in tutto od in parte sotto il F. •peregrinus. Lunghezza totale: maschio, 0, o, 420; femmina 0, m 490; becco: maschio, 0, n, 028, femmina 0, m 036; ala: maschio 0, m 320, femmina 0, m 380; coda: maschio 0, m 142, fem- mina 0, m 185; tarso: maschio (V040, femmina 0, m 050; dito mediano s. u.: maschio 0, ro 045, femmina 0, ro 060. La 1 ■' remigante primaria più corta della 2" che è la massima, ma più lunga della 3" e molto più Lunga della 4 a . .Muta l'intera Europa, l'Asia, l'America setten (rionale, d'inverno l'Africa e L'India. In Italia questa specie è stazionaria ovunque, ma poco comune e più facile ad aversi al tempo dei passi. 'l'auto il F. Brookei, Sharpe, preso in Sardegna che il F. leucogenys del Piemonte [Menxbier) vanno riferiti a questa specie ; noto però come il /•'. Brookei, fosse da alcuni Autori attribuito al /•'. punicus^ ma, avendo esaminato più volte a Londra quei soggetti, essi mi parvero Falconi del tipo proprio a quelli che vivono nelle nostre grandi Isole e nelle provincie mediterranee ed a questo proposito osservo come tali Falconi andrebbero studiati più accuratamente, il loro tipo mo- strando differenza con quelli settentrionali e con quelli della cesta Africana me- diterranea. Testa di /•'. peregrinili, '■ . 39. Falco punicus. Levaillant, Falcone minore. [Falco minor, Bp.; Falcone tunisino]. Piumaggio identico a quello del F. peregrinus, se ne distingue pei seguenti caratteri: forma più tarchiata, statura più piccola coi piedi in proporzione più grandi; uno spazio iitgginoso distinto sulla nuca, colle penne rugginose anche alla base; parti superiori assai meno fasciate che nel Falcone: uno spazio assai esteso bruno-nero-lucido dalla base della mandibola inferiore alla regione auricolari», sic- ché non vi sono mustacchi, ma il nero di essi è fuso col nero delle guancie e della regione auricolare come talora nel /•'. peregrinus, ma più specialmente nel- l'australiano 7' 1 . mélanogenys; aspetto delle parti inferiori assai più fosco; le fascio sull'addome più avvicinate; dimensioni generali minori: il tatto della 1' remigante primaria più corta della .">' non è costante, l'ero secondo il Gurney il maschie giov. del F. punicus somiglia tanto alla femmina del F. barbarus, ed egualmente la fem- mina del F. punicus tanto al maschio giov. del /*'. peregrinus che la sola constata- zione del sesso, fatta colla dissezione, può illuminare sull'esatta identità specifica. Ecco le dimensioni offerte dal Gurney stesso: Maschio: ala da 0, m 286 a 0, m 296; tarso da 0, m 038 a 0, m 045; dito mediano s. u. da 0, m 045 a 0, m 051. Femmina: ala da 0, m 330 a 0, m 337; tarso da 0,'"04ij a 0,'"051 ; dito mediano s. u. da 0,'"Or>l a 0,' n 054. 11 Falcone minore o Falcone tunisino abita le contrade occidentali bagnate dal Mediterraneo, tanto dal lato Europeo che dall'Africano. In Italia lo si trova in Sardegna ed in Sicilia, fu colto in Liguria ed anche in Calabria e si suppone U ATLANTE ORNITOLOGICO possa essere discretamente abbondante lungo Le scogliere delle nostre Isole del Mediterraneo, ma poco o nulla si sa della, sua frequenza e della sua distribuzione geografica, data la grande difficoltà di procurarsene e l'altra enorme di esatta mente determinarli. Questa non è certamente una buona specie, ma una sottospecie del /•'. peregrinus, però io non potei stabilire ciò del tutto sicuramente non avendo materiale sufficiente, tanto più clic i così detti F. punicus di Sardegna sono forse differenti da quelli autentici dell'Africa mediterranea, e devono riferirsi alla forma insulare del /•'. peregrinus nota sotto il nome ili /•'. Broókei. Se ciò fosse assodato. i Falconi minori italiani dovrebbero chiamarsi F. peregrìnus Broókei (Sharpe). 40. Falco barbarus, Linnaeus, Falco ili Ba/rberia. Molto simile al Falcone ed al F. punicus dai quali differisce per dimensioni minori, pelle parti superiori più chiare e più grigie, pella nuca rosso-rugginosa macchiata di nero, pel gastreo gialletto tinto di rossiccio colla gola ed il petto unicolori e xrir.a macchie, pei fianchi ed il basso addome debolmente striati per traverso di nerastro, cioè con fascie più piccole ed in minor numero; da giovane è molto difficile l' identificarlo ; esso però ha il color rossiccio, macchiato di nerastro della cervice molto più esteso che nei giovani F. punicus, inoltre pre- senta il vertice unicolore coi lati del capo ed i mustacchi molto più larghi ed oscuri, nel F. barbarus il mustacchio è discretamente sviluppato e copre in parte le guancie bruno-nerastre miste a rugginoso; il F. barbarus avrebbe le ^mar- ginature rosso-ruggine o nocciuola delle parti superiori più cospicue e le macchie sul petto e sull'addome più piccole e meno larghe che nel /•'. punicus, finalmente nei giovani di quest'ultima specie le cuopritrici inferiori della coda portano fascie trasver- sali molto larghe e spiccate, mentre nel F. barbarus esse sono ridotte a macchie ri- strette e piuttosto angolari sul centro delle penne e che qua e là si fanno trasversali. Lunghezza totale 0, ffi 328; becco 0, m 029; ala da 0, m 283 a 0, m 304; coda 0, m 120; tarso da 0, m 037 a 0, m 044; dito mediano s. u. da 0,'"045 a 0,'"048. La femmina è più grande del maschio. Abita L'Africa sino alla Senegambia, spingendosi verso Est all'India nord-occi- dentale. In Europa sembra essere stato preso nella Spagna, in Francia. nell'Olanda, in Dalmazia ed in Croazia. L'esemplare colto in Croazia, che io già illustrai, è un giovane individuo affatto tipico e si conserva nel Museo di Zagabria, quello preso in Dalmazia è andato perduto. Le catture del F. barbarus citate pell'Italia sem- inano invece spettare tutte ad esemplari del F. punicus, sicché tale specie an- drebbe esclusa da quelle del nostro paese, però recentemente (1891 1 il Giglioli c'in- forma che un bellissimo individuo preso a Malta nel L885 è conservato nella Raccolta del Dresser, ove lo vide pure il Salvadori. Nel lì. Museo di Firenze esiste un /-'. bar- barus, avuto in camino dal Museo di Norwich, colla scritta: mas. mi. 1850,? Malta. 41. Falco subbuteo, Linnaeus. Lodolai». [ Hypotriorchis subbuteo (L.)]. 1 Tav. VI. ftg. li o 7 e Tav. XLVIII, lig. 6]. l'arti superiori scuro-nere con ridessi bluastri; le gote ed un largo mustac- chio neri: parti inferiori bianche, immacolate sulla gola e sul collo, giallognole ATLANTE ORNITOLOGICO t."i sul petto, sull'addome e 9uj fianchi che sono percorsi da strie centrali allungate nere, più Larghe su quest'ultimi, calzoni e sottocoda di un fulvo-vivace uniforme ed immacolato; remiganti primarie con faseìe sul vessillo interno ; ali che giungono all'apice delia coda ad.). Parti superiori grigio -nerastre con margini giallognoli più ii menu grigiastri; due macchie rossiccie sulla nuca; gote e mustacchio neri; parti inferiori bianco-giallette con oumerose macchie aere, centrali, allungate pre senti anelli- sui calzimi e sul sottocoda <40. Questa specie abita le contrade circummediterranee e d'inverno l'Africa orien- tale e risiila di Madagascar (Shciì-pe). In Italia essa è sedentaria ed abbastanza comune sugli isolotti del Toro e della Vacca all'angolo S. 0. della Sardegna, sembra trovarsi su parecchi altri punti delle coste di Sardegna e della Corsica: inoltre il Giglioli l'incontrò all'isola Lampione al Sud di Lampedusa e venne presa accidentalmente a Malta,, in Sicilia, in Calabria ed in Liguria. Il F. Eleo norae, che venne citato pel Veronese dal Perini e dal de Betta, è il giovane del /•'. /« regrinus. Una specie affine il F. concolor, Teimn. comparve, secondo il Temminck, in Dalmazia ed in Grecia, ma egli non offre dati sicuri. Esso abita l'Africa nord- orientale verso Est sino alle coste dell'Arabia e verso Sud giunge al Madagascar. 43. Falco aèsalon, Ttjnstall, Smeriglio f}). [Falco I i t h o falco, Gm. |. | Tav. VII. fig. le.']. Parti superiori cenerino-bluastre con strie longitudinali nere sullo stelo delle penne; coda dello stesso colore, bianca all'apice con fascie incomplete ed una di- stinta zona subterminale nera; base del collo e nuca rosso-fulviccie macchiettate di nerastro; mustacchi quasi nulli; fronte, gote, lati del collo e sopraciglio bian- chicci con macchie bruno-nerastre; mento e gola bianchi; parti inferiori di un bianco- rossiccio più o meno vivo con macchie bislunghe nerastro-rugginose, molto strette sui calzoni, i quali hanno inoltre la tinta di fondo più accentuata; ali circa un terzo più corte della coda (ad.). Parti superiori grigio-brune con larghi margini fulvo-rossicci e fascie dello stesso colore specialmente sulle scapolari, con macchie fulve sul vessillo esterno delle remiganti primarie e fascie incomplete sull'interno; mento e gola bianchi; parti inferiori bianco -fulviccie con macchie allungate bruno-rugginose più larghe sui fianchi, più strette sui calzoni; timoniere bruno- cenerine (un sette fascie fulviccie, la subterminale nerastra e l'apicale bian- chiccia (giov.). Lunghezza totale da 0, m 260 a 0, m 305; becco da 0, m 020 a 0, m 026; ala da 0, m 210 a 0™235; coda 0,'"125; tarso 0, m 035; dito mediano s. u. 0,"'0:ì2. Abita l'Europa ed il Nord dell'Asia, svernando nelle parti meridionali di questi due continenti e nell'Africa settentrionale. In Italia è specie di passo ed invernale, di arrivo in settembre e nell'ottobre e di partenza nel marzo-aprile; non è co- mune in Sicilia, discretamente abbondante in Sardegna, ma in generale è poco frequente e non parimenti distribuita. La sua nidificazione da noi non è accertala. nò probabile. tallio esislr un giovane falco, ucciso nelle vicinanze ilei Folte ilei Marmi presso Viaieggio, ohe a prima rista sembra un /-. Eleonorae, ma che è invece un vero /■'. tubbuteo. La statura e pero più rilevante speeialnieiite riguardo al lieeco. la tinta delle parti superiori molto pia scura e (inolia del gastreo di un rossiguo chiaro; non lui alcun dubbio sulla sua identità, ma è un soggetto veramente notevole. (') Lo Shaki-i-:. Ihuuì-lhl of Birdi I, pag. 275 (1899) adotta il nome /•'. merillua (Gbbini) che io i alluperò, non essendo il (Jkkini ili regola Autore lunominalista. \ 1 1 \\ 1 1. ORNI i [CO 17 Genere TINNUNCULUS. Vieillot. Becco abbastanza grosso, uncinato all'apice con un dente ili solito ben di stinto; narici, spazio attorno all'occhio e redini come nel gen. Falco; ali appun tite, strette, subeguali alla coda; coda abbastanza lunga, subquadrata o rotonda, piut- tosto flessibile; tarsi piumati sul terzo antero-superioro o poco più e nel l'osto reticola ti o subscudettati; diti piuttosto deboli e corti, coi laterali (piasi eguali ed il mediano s. u. un po' più lungo di essi e di solito molto più corto del tarso; dito esterno unito al mediano da una membrana abbastanza sviluppata; unghie mediocri, for- temente uncinate, ma relativamente deboli. Taglia di solito piccola; corpo piuttosto slanciato: calzoni bene sviluppati; piumaggio piuttosto molle; abito degli adulti dissimile in riguardo al sesso e diffe- rente da quello dei giovani. Questo genere consta di circa trenta specie sparse in quasi tutto il Mondo. Essi sono veri Falchi, dalle abitudini in generale eminentemente migratorie, riu- nendosi in grandi branchi all'appressarsi dell'inverno per portarsi in paesi più meridionali. Si nutrono di uccelletti ecc., ma alcuni fanno loro cibo principale* locuste ed altri insetti. 44. Tinnunculus vespertinus (Linnakks), Fulco cuculo. [Falco vespertinus, l... Cerchneis o Erythropus vespertinus (L.); Barletta |. LTav. vii, ttg. :;, ì e ."> |. Colorito generale cenerino-bluastro-cupo, più chiaro sulle remiganti primarie e sulle parti inferiori, eccetto le penne dei calzoni, del basso addome e del sotto- coda fulvo-rosse; becco celestognolo coll'apice nerastro; cera, piedi e palpebre rosso- vivo; unghie bianco-giallette {mas. ad.). Parti superiori di un cenerino-plumbeo con Larghe fascie trasversali nerastre: testa fulvo-rossastra ; fronte, gote e gola bianco- fulviccie; parti inferiori rosso- fulve di vario tono, più vivace sul petto e sui fianchi, il rosso-fulvo è unicolore o con poche macchiette allungate nerastre; timoniere grigie coll'apice tinto di biancastro, con una larga fascia subterminale nerastra e otto a nove fascie pure nerastre (femm. ad.), l'arti superiori grigio-brune coll'apice delle penne grigiastro; le inferiori bianchiccie collo stelo nero e macchie centrali bruno-nere poco distinte;coda con fitte fascie cenerognolo-biancastre; unghie bianche o rossiccie (giov. d'aut). Nella primavera susseguente il color dominante è il piombato più chiaro sul petto e sull'addome con gli steli neri, esistono traccie più o meno apparenti di tinte fulve sul petto, sul sottocoda e sui calzoni e le timoniere hanno le fascie biancastre e scure più visibili e regolari. Dice il Martorelli che i giovani nel primo abito d'autunno si possono confondere coi giovani del Lodolaio e dello Smeriglio, ma che si conoscono tosto pei caratteri delle unghie bianche o rossiccie. del piede piccolo dai diti brevi e del color giallo-vivace delle parti nude. Lunghezza totale da 0, m 280 a 0, m 310; becco da 0,'"018 a 0,"'0i'l ; ala da 0, m 240 a 0."'265; coda 0, m 122; tarso da 0, m 025 a 0, m 028; dito mediano s. u. da O/'Oi'l a 0, m 026. Questo grazioso Falchette abita l'Europa centrale, la nord-orientale e l'Asia |s vii \\|] ORNITOLOGICO Minore, svernando nell'Africa sud-occidentale; è poco abbondante nella Spagna. In Italia è uccello principalmente ili passo primaverile, nell'autunnale può dirsi raro; è più distribuito nelle provincie meridionali che non nelle settentrionali, ove in alenne è quasi sconosciuto, così è comune nel Friuli e raro nel Veneziano. Non sembra che abbia mai nidificato in Italia ed è eminentemente insettivoro. 45. Tinnunculus tinnunculus (Linnaeus), Gheppio. | Falco tinnunculus, L., Tinnunculus alaudarius [Gm.), Cerchneis tinnunculus (L.) I- [Tav. VII, Bg. 8, 9 «■ Tav. XLVIII. Bg. 7 ]. l 'ui/h/'i nere. Fronte lionato-chiara; testa e nuca di un cenerino-piombato con mia st'iiina tura f'ulviceia ed una stria nerastra sullo stelo delle penne, negli indi- vidui più vecchi manca la velatura t'nlviccia ed il fondo di tinta è più cupo: unte ed un mustacchio ben distinto leggermente più cupi; dorso, scapolari e cuopritrici rosso- mattone vivace con grandi macchie triangolari nere sulle sca- polari e assai piccole sulle, minori cuopritrici; groppone, sopracoda e coda di un cenerino-plumbeo, questa con una larga fascia subapicale nera e l'apice bian- chiccio; parti interiori isabellino-chiare immacolate sulla sola, sui calzoni e sul sottocoda, con strie centrali nere sul petto, più grandi e lanceolate sui fianchi e sul basso addome; remiganti secondarie interne castagne (mas. ad.). Differisce dal maschio pella testa rossiccio-fulva con macchie centrali nerastre e talora sfumata di grigio; pelle parti superiori rossigno-nocciola fasciate di nero sulle scapolari e sulle cuopritrici alari e con macchie più numerose sul dorso; pel groppone nocciola e lavato di bluastro nei vecchi individui; pella coda nocciola con nove a undici fascie trasversali e non sempre complete nere, l'ultima delle quali è sub- terminale e molto più larga, infine l'apice è bianco-fulviccio (femm. ad.). Le parti nude, cioè cera, piedi e diti sono giallo-aranciati negli adulti. Parti nude giallo pallide; somigliano alle femmine ad., ma le parti superiori hanno le penne con larghi margini bianco-rossicci e le macchie nere sono nel complesso meno decise igiov.). Lunghezza totale da 0, ra 325 a 0, m 360; becco da 0,'"021 a 0, m 026; ala da 0, m 240 a 0, ra 275; coda da 0, m 160 a 0,'"180; tarso da 0, hl 042 a 0, ra 050; dito mediano s. u. da ", ii: io a 0,'"035. Abita l'Europa e l'Asia settentrionale, svernando nell'Africa e nell'India. In Italia è specie ovunque comune e sedentaria, abita anche entro le città, sulle toni, sui campanili e nei vecchi ediflzi. Gli individui sedentari di Sardegna sono di sta- tura leggermente minore e di tinte più cupe, ma sono differenze di lieve valore e non reputai necessario di dar loro nome speciale, quantunque pensi che questo non tarderà a venire! Nidifica; questa specie si presenta anche di passo d'autunno e di primavera ed è in generale più abbondante da noi durante l'inverno. Ila abi- tudini carnivore. 46. Tinnunculus Naumanni (Fleischer), Falco grillqjo. | Falco cenchris, Vum.. Tinnunculus tinnunculoides (Natt.), Cerchneis Naumanni Fi.eisch.); Grillato]. | Tav. VII. iig. (i e 7 |. l'ntlliii biancastre o giallette; sempre distinto dal precedente pella statura mi- nore e pelle unghie biancastre o giallette. 11 mas. mi. presenta il grigio della testa lav. /. 1. Smeriglio (giov.). 2. Smeriglio (o" ad.). 3. Falco cuculo (tf ad.). 4. Falco cuculo ($ad.). 5. Falco cuculo (giov.). 6. Falco grillajo ($). 7. Falco grillajo (e? ad.). 8. Gheppio (o" ad.). 9. Gheppio (J). Ulrieo Iloepli, Editore, Milano. UI.WM. 0BNIT0L06IC0 t9 pili chiaro e ili solito senza gli steli scuri; il mustacchio assai meno accentuato; inoltre ha il dorso, lo scapolari e lo cuopritrici alari rosso inaitene vivace senza macchie nere; li' parti inferiori rosso-vinate, cenerino sui lati del petto, giallette sul basso addome e sul sottocoda con poche e piccole macchie nerastre ovali sull'addome e sui fianchi; le remiganti secondarie grigio-bluastre marginate di rossiccio-biancastro. La femm. mi. è più piccola ed ha le unghie biancastre o giallette; colorito più chiaro, le macchie e le fascie sullo parti superiori più fitte. La. V remigante primaria è subeguale o più lunga della '■'<'. raramente più cena, ma sempre più lunga che noi '/'. tinnuneulus. Lunghezza totale da 0, ffi 280 a 0, m 315; becco da 0, m 017 a 0, m 020; ala da0, m 240 a 0, m 255; coda da 0, in 142 a 0, m 158; tarso da 0, ,n 030 a 0,'"O.H4; dito mediano s. u. da 0, ra 024 a 0, m 026. Abita le contrade bagnate dal Mediterraneo fino all'Asia centrale ed alla (ina, sverna nell'Africa e nell'India. In Italia è specie di passo ed estiva, ni- difica in Sicilia, in Sardegna, nelle provincie meridionali e forse anche nelle centrali; in parte sverna in Sicilia ed in Sardegna, sicché colà vi sarebbe sta- zionaria, almeno parzialmente. Non è ovunque egualmente distribuita, ina sempre più comune nel mezzodì d'Italia che nelle parti settentrionali, anzi in alcune delle Provincie nord-occidentali è quasi sconosciuta, sarebbe abbondante in Sicilia. Sottofamkìlia PANDIONINAE, Pandioniìii. Narici non coperte di setole; manca il disco facciale; diti liberi, non congiunti da membrana alla base, l'esterno interamente versatile, squamine dei diti spini- formi : tarsi mediocri: piumaggio compatto ed impermeabile. Questa sottofamiglia, consta di due generi con sei specie più o meno buone, delle quali una sola si trova anche in Europa, il gen. Polioaètus abita la sottoregione Indo-Malese. Genere PANDION, Savigny. Becco forte e grosso, più corto della testa, festonato, rialzato sul culmino, fortemente uncinato; cera in parte scoperta, in parte coperta alla base dalle se- tole delle redini; narici nude, oblique, oblungo-ovali; ali molto lunghe e strette che oltrepassano la coda, questa grande e troncata; gambe grosse ed alquanto lunghe con piedi robustissimi ed i diti completamente liberi; tarsi piumati sul lato supero-anteriore e coperti nel resto di piccole scaglie rotonde all'apice od embricate dall'alto in basso, le scaglie della parte posteriore del tarso sono em bricate in senso opposto; diti coperti di scaglie e di tre o quattro grosse placche nella porzione preunguinale, colla faccia inferiore dei diti guarnita di piccoli nodi a rugosità spiniformi; dito esterno del latin versatile, subeguale in lunghezza al mediano questo, senza unghia, più corto del tarso; unghie grandi, forti, molto uncinate. Mancano i calzoni; le penne del capo e del collo sono lanceolate ed allun- gate; il capo sottile; le dimensioni mediocri; la forma allungata; il piumaggio compatto, impermeabile: i sessi eguali: i giovani differenti dagli adulti. Atlante ornitologico. 1 50 ATLANTE OR.MTlll,l (GICO Si distinguono tre specie di Pandion; alcuni Autori, e torse più a proposito, le riducono sotto l'unico tipo principale /'. haliaétus (L.), mentre altri accettano il P. leucocephalus, Gould dell'Australia, rigettando l'Americano P. carolinensi 's (Grmelin . Il Falco pescatore si nutre esclusivamente di pesci, che prende anche tuffandosi sott'acqua ed è raro ed accidentale nelle regioni povere di vaste superfìcie d'acqua : vola a mandi altezze, ma quando è in cerca di cibo rotea continuamente poco lontano dalla superficie delle acque e non appena scopre la previa vi si getta ad- dosso di botto, sommergendosi, ed afferratala. con grandi spirali ritorna alla primiera altezza. Dicesi che talora rimanga affogato, vittima della propria avidità. Nidifica sulle rocce o sulla nuda terra, preferendo però gli alti alberi ed il nido è un rozzo intreccio di stecchi, foderato di musco nella sua baso interna: vi depone tre uova di solito biancastre macchiate di rossiccio. 47. Pandion haliaétus (Linnaeus), Falco pescatore. [Tav. 11, (ig. 8 e Tav. XI. Vili, Hg. 1 J. Pènne della lista e del colli) distintamente lanceolate. Una fascia che dagli occhi scende sui lati del collo, riunendosi sul dorso e parti superiori bruno-scure, più chiare sul margine delle penne : occipite e parte alta del pileo bianche con macchie longitudinali brunastre; linea post-oculare che si dirige verso la nuca, gran parte della testa, gote e parti inferiori bianche; petto sparso di macchie brune piti o meno fulve che formano una larga banda; coda grigio-scura senza fascie o con le stesse poco apparenti ed estese di solito sul vessillo interno (ad.). Testa e collo bianco-fulvicci con macchie centrali ne- rastre molto fitte sul vertice; fascia che dall'occhio si dirige verso il dorso, parti su- periori ed ali bruno-nere con margini bianco-gialletti o rugginosi, mancanti sulla fascia oculare; parti inferiori bianche, talora leggermente fulviccie; alle volte sul davanti del petto vi è uno spazio molto cospicuo ed esteso, tal'altra imperfetto, di tinta fulviccio- vivace; coda grigio-bruna con sei fascie bruno- cupe ii/inr.K Lunghezza totale da 0, m 560 a 0, m 610; becco da 0, m 042 a 0,'"04U; ala da 0, m 500 a 0, m 538; coda da 0, ra 205 a 0, ra 225; tarso da 0, m 060 a 0, ra 070; dito mediano s. u. da 0, m 045 a 0,'"050. Considerando le tre forine di Pandion riunibili sotto questa specie, il suo Inibitili sarebbe quasi cosmopolita, altrimenti il /'. haliaétus abiterebbe l'Emisfero Orientale, il /'. carolinensis l'America del Nord, ed il /'. leucocephalus l'Australia. In Italia è specie poco comune, ina nemmeno rara, più frequente e sedentaria nelle Isole di Sar- degna, di Corsica e di Montecristo ove nidifica, sul continente appare di tanto in tanto di primavera e d'autunno, e non consta nidifichi. Ai tempi del passo viaggia ed allora compare qua e là, ma non sembra imprendere vere migrazioni. Piede ili /'. haliaétus, 7 j u . VII \ N 1 I ORNI l"l .' »■!' 51 Sottordine ACCIPITRES NOCTURNI - Rapaci notturni. Becco corto, accipitrino, col margine della mandibola superiore di solito intero, circondato alla base di piume setolose dirette in avanti; narici grandi e coperte di piume setolose; occhi molto grandi, diretti in avanti, chiusi in un cerchietto di piume setolose, sormontati da un arco sopracigliare e contornati di cerchi com- pleti sui lati del capn formati da piccole piume speciali; orecchie esterne assai grandi e tornite di un opercolo o padiglione mollile, alquanto simile alla conca auricolare dei mammiferi; ali grandi colla prima remigante primaria di solito dentellata esternamente; coda coita, in generale di dodici penne; tibia il doppio in lunghezza del tarso; tarsi e diti più o meno piumati e talora piumati anche per intero; quattro diti, due diretti in avanti e due all'indietro, l'esterno versatile e più corto del mediano, il posteriore di media lunghezza, non elevato; unghie molto Lunghe e curvate, acutissime, quella del dito mediano spesso pettinata. Testa molto grande e larga; piumaggio morbidissimo e vellutato, tornito di piumino ad ogni età; sessi (piasi eguali, la femmina è di solito di statura mag- giore del maschio; le tinte sono opache e protettive, egualmente diffuse e non a spazi in contrasto ed offrono notevoli difficoltà per una esatta diagnosi. Questi uccelli hanno abitudini notturne, salvo rare eccezioni, possedono vista adatta pell'oscurità, soffrono dei raggi solari, ma è inesatto che durante il giorno non vedano affatto. Hanno volo del tutto silenzioso, ciò che si deve alla struttura molle del loro piumaggio; si nutrono di piccoli mammiferi, di uccelli, di rettili, di pesci e più di rado d'insetti e cacciano di notte, protetti dall'oscurità, come i carnivori. Dopo il pasto, come altri Rapaci, rigettano in una pallottola rotonda ossa, penne, peli ed altre sostanze diffìcili a digerirsi. Passano le giornate nascosti nelle sof- fitte, nei siti diroccati, nelle fitte boscaglie, nelle buche degli alberi, nelle caverne, uscendone al cader del giorno. Pongono il nido nei loro nascondigli diurni; esso è rozzamente intessuto di stecchi, talora depongono nelle buche degli alberi senza nido alcuno le loro uova di solito bianche e subsferiche in numero da tre a sei. Mutano una volta all'anno, in generale nel luglio ed agosto, sicché d'autunno il loro piumaggio è brillante e di primavera consunto. Si conoscono all'incirca :-?(.K) specie sparse per tutto il Mondo, parecchie delle quali non meritano il rango specifico. Conchiudendo, possiamo dire che i Rapaci notturni assomigliano al Oircus pel disco facciale, all'Aquila pel tarso piumato, al Pandion pel dito versatile (Seebohm). Famiglia BXJBONIDAE, Bubonidi. Margine posteriore dello sterno profondamente fesso, con due o più intacca ture; clavicola libera, non fissata alla carena dello sterno ; dito medio sempre più 52 ATLANTK ORNITOLOGICO Lungo dell'interno e col margine interno delle unghie non pettinato. La testa è talora provveduta, su ogni lato della fronte, di pennacchi frontali composti di un ciuffo di penne più o meno allungate ed erigibili. sterno ili dsio otna (Eubonitiae) sterno
  • '. bubo ed invece fulvo-giallette nel />'. turcomanus; inoltre le cuo- pritrici inferiori delle ali sono a fascie trasversali nel />'. I>uhi> ed uniformi nel /.'. turcomanus. Non tutti gli Autori sono concordi circa la validità specifica ili questi due Gufi asiatici. Il lì. turcomanus abita la Siberia sud-occidentale, il Tur- cheatan, il Tibet e lTmalaia. Il lì. ascalaphtis, Savigny, che è proprio dell'Africa settentrionale. Cu eitalo eome preso nella Spagna (Lilford), in Sicilia (Temminck, Bonaparte e Malherbt . in Sardegna (Malherbé) e presso Sorrento {Saunders), ma tali informazioni sembrano molto dubbiose, sicché, fino a nuova conferma, è da escludersi dalle specie Europee. Genere PISORHINA ■ , Kaup. Becco abbastanza lungo, molto curvato dalla base col margine della mandi- bola superiore festonato e quello dell'inferiore intaccato; cera piccola; narici pie cole, rotonde, non rigonfie; esse, la cera e gran parte del becco nascoste da piume setolose; ciuffi abbastanza larghi ed allungati; dischi facciali piuttosto grandi, incompleti sopra gli occhi; conca auricolare assai piccola e senza opercolo; ali molto lunghe, subacute, non più lunghe di 0,'"2?>8 che arrivano all'apice della coda la quale è mediocre, rotonda e composta di penne molli; tarso più lungo del dito mediano, rivestito di piccole penne sul davanti; diti spesso nudi, l'esterno versatile; unghie piccole e mediocremente adunche, quella del dito posteriore la massima. Testa piuttosto piccola, fornita di due ciuffi di piume abbastanza cospicui; occhi piuttosto grandi; statura piccola; forma snella ed elegante; l a remigante primaria dentellata su lungo tratto; calzoni poco sviluppati; sessi eguali; colorito simile a quello del gen. Caprimulgus; piumaggio molle, abbastanza lungo. Sono uccelli migratori, nel senso lato della parola; si cibano in gran parte d'insetti; una sola specie è propria all'Europa, essa è ben nota pel suo canto che odesi spesso nelle notti d'estate e che si può ripetere colla parola chiù, donde il suo nome ben conosciuto in molte delle nostre Provincie. Questo gè nere consta di ottanta specie, alcune delle quali non offrono validità specifiche rilevanti e sparse per tutto il Mondo, eccetto l'estremo Nord, il lato sud del- l'America meridionale e la Regione Australiana, sembra perù che abitino la Nuova Zelanda. Un adottato il gen. Pisorkina, Kaup (1840) anziché Scopa, Sav., 1*09, perchè esso dianzi venne usato dal Briinnicfa 1 7 7 '_' i per un pesce, ed il munì' EpkiaUes, Keys-Blas, (1840 era stato adoperato in Entomologia, se la memoria non mi inganna. \n w il ORMI ili 55 49. Pisorhina scops Linnaeus), Assiolo. | Ephialtes scops i. . Scops giù (Scoi*.)]. [Tav. \. dg. 2], [ride gialla; ciuffi mediocri, rossicci sul vessillo esterno dello penne, grigi sullo stelo; dietro la regione auricolare una t'ascia semilunare nera marginata di bianco- fulvo; dischi facciali interrotti sul margine interiore-, faccia grigia macchiata ili bruno e di fulviccio; piumaggio generale cenerino-chiaro lavato di rossiccio più o meno vivo e fulviccio, con strie Longitudinali bruno-nere sullo stelo di ogni penna, miste a lineette trasversali ed a punteggiature o tini zig-zags dello stesso colore e con macchie o spazi grigio-chiari o biancastri, questi sono più accentuati sulle sca- polari esterne che sono nere all'apice e formano uno spazio alare e sulle cuopri- trici medie e grandi, che presentano macchie bianche sul vessillo esterno; parti inferiori dello stesso disegno, ma più variate di bianco e di fulviccio; mento bian- castro; remiganti primarie sul vessillo esterno a fascio trasversali regolari bruno- rossiccie macchiate di biancastro, sull'interno quasi uniformi bruno-rossiccie, eccetto sul margine, che è fasciato; tarsi piumati fulvo-aranciati con piccole li- neette centrali allungate bruno-nere; diti nudi, squamati. Vi sono individui for- temente lavati di rossiccio, altri più di grigiastro e poca dif- ferenza esiste coi giovani dell'anno, che però di solito sono meno rossicci. Lunghezza totale da 0, m 152 a 0, m 205; becco da 0,'"012 a 0, oi;,; ala da 0, m 145 a 0,'"170; coda da 0,'"Htif> a 0, m 072; tarso da 0, m 024 a 0/"028; dito mediano s. u. da 0,"0lf> a 0,'"018. Abita l'Europa centrale e meridionale, giungendo acci- dentalmente nella settentrionale, e l'Asia centrale, migrando d'inverno nel Nord dell'Africa fino alla Senegambia e al- l'India settentrionale. In Italia è specie abbondante, sopra- Te8ta dl ''■ ""'"■ tutto, come estiva, arriva in marzo ed in aprile, riparte in settembre e nell'ottobre, sverna a Malta ed in Sardegna e talora nelle provincie meridionali e centrali, sicché può dirsi scarsamente sedentaria, non venne mai trovata d'inverno nella valle del Po. Nidifica in maggio e nel giugno. Dubbiosamente venne asserito che una specie Nord-Americana la Pisorhina usili (Linnaeus), ora stata colta due volte nelle Isole Britanniche, ma le notizie sono troppo vaghe per ammetterla. Genere NYCTEA. Stephens. Becco (piasi del tutto coperto da penne setolose, mediocre, curvato dalla base, col margine della mandibola superiore e quello dell'inferiore intaccato; narici grandi, ovali, non rigonfie; cera corta; disco facciale molto incompleto; apertura auricolare piuttosto piccola, senza opercolo; ali subacute, mediocri, colla 1" re- migante primaria dentellata esternamente, la 3" la più lunga, la 2" e la 4 eguali, le ali non giungono all'estremità della coda; coda rotonda e di media lunghezza, ampia, colle cuopritrici inferiori che quasi ne toccano l'apice; tarso più corto del 56 ATLANTI ORNITOLOGICO dito mediano con unghia, tarso, piedi ed in parte anche le unghie coperti da lunghe penne fitte e molli; unghie mediocri, acute, abbastanza ricurve. 'I"esta grande e grossa senza ciuffi apparenti, in taluni esemplari del tutto mancanti e, se esistono, sempre molto brevi; occhi mediocri: calzoni molli ed assai sviluppati; piumaggio uè troppo molle, né troppo rigido colle timoniere e le re miganti resistenti: statura elevata. Questo genere consta di una sola specie che abita le più alte latitudini imi' . diche, ove frequenta le località più aride e desolate, spoglie di qualsiasi albero, portandosi raramente nelle foreste; caccia più che tutto di giorno ed ha quindi prevalentemente abitudini diurne: si nutre di piccoli mammiferi e più che altro di Lemmings, che segue nelle migrazioni. Nidifica sulla nuda roccia o talora nelle buche e deposita da quattro a cinque uova, alle volte tino a dieci, ovali e di un bianco-puro. 50. Nyctea nyetea (Linnaeus), Civetta ', la 3° e -T subeguali e le più lunghe, le tre prime col vessillo in- terno intaccato; coda lunga, cuneata, cioè colle penne graduate, le laterali arro- tondate e le due mediane acuminate; tarso piuttosto corto, più breve del dito mediano, esso ed i diti fittamente coperti di penne mediocremente allungate; unghie me- diocri, curvate, acute. Testa mediocre, piuttosto stretta, piatta, senza ciuffi; occhi un po' piccoli: Tav. 8. 1. AlbaneUa (tf ad.). 2. Albanella ($ ad.). 3. Albanella (cfgiov.)- 4. Albanella reale (e? ad.). 5. Albanella reale (9 ad.). 6. Albanella reale (giov.). 7. Albanella pallida (tf ad.). 8. Albanella pallida ( J ad.) 9. Albanella pallida ((? giov.) Ulrico Hoepli, Editore, Milano. \ I I \\ I I OENJ rOLOGII ■>' calzoni mediocri; piumaggio abbastanza lungo e molle colle remiganti e Le timoniere discretamente rigide, penne mediane della coda più molli; statura mediocre. Queste Civette hanno abitudini del tutto diurne e cacciano solo durante il giorno, sono coraggiose ed il loro volo silenzioso è però sostenuto <• rapido. Non a torto gli Inglesi le chiamano Haivk Oivls, paragonandole all'Astore, di cui hanno in parte le abitudini ed il grido acuto e t'urto. Si nutrono di uccelli, di piccoli mammiferi ed anche d'insetti, prendendo di solito la preda a volo; uidiflcano nelle buche degli alberi; deponendo da tre a sette nova bianco scure, un po' arrotondate. Si conoscono due specie, una dolio quali Europea, l'altra dotta S. doliata (Pali.) abita la Siberia, il Kamciatka e l'Alasca; una forma poco differente dalla specie Europea vivo in America, da dove talora giunge accidentalmente nelle Isolo Bri- tanniche. 51. Surnia ulula (Linnaeus), Ulula. | Surnia funerea, Dum. |. [Tav. IX, fig. 5]. Becco giallo-chiaro; iride gialla; testa Inaino nerastra con fitte macchie bianche che quasi obliterano la tinta scura, fronte e nuca quasi intieramente bianche; cuopritrici auricolari bianche d'argento terminate di nero, tale tinta torma una t'ascia a mezzaluna, che corre dal margine posteriore dell'occhio fino al posteriore della regione auricolare a guisa di disco facciale, che non è presente; un anello oftalmico ed una macchia davanti agli occhi neri: colorito generale delle parti superiori bruno di seppia con fascie bianche; scapolari bianche sul vessillo esterno in forma di spazio distinto sull'ala, macchie bianche ovali sulle grandi cuopri- trici alari e sulle mediane; gola ed alto petto bianchi separati da una fascia bruno scura; resto del gastreo bruno con strette fascie brune trasversali, più larghe sul sottocoda; remiganti bruno-cenerognole con fascie bianche e l'apice pure bianco; timoniere molto lunghe e graduate bruno-cenerognole con nove strette fascio trasversali di un bianco sudicio (ad.). Testa bruno-pallida colle penne strettamente terminate di bianco-sudicio; mancano quasi del tutto le macchie ovali bianche sulle cuopritrici ed il bianco sulle scapolari; le fascie sulla coda sono di un bianco- brunastro e quelle sulle parti inferiori tinte di biancastro: l'ascia pettorale poco distinta; in generale il colorito chiaro è meno puro e lo scuro più cupo [giov.). Lunghezza totale da 0, m 354 a 0, m 367; becco 0, m 023; ala da 0, m 226 a 0, m 232; coda da 0,"'17.7 a 0, 190; tarso 0, m 025; dito mediano s. u. 0, m 027. Questa specie abita le estreme parti nordiche dell'Europa e dell'Asia occi- dentale, svernando nella Russia centrale e visita irregolarmente d'inverno le Isole Britanniche, la Danimarca, la Germania settentrionale, è accidentale in Polonia, in Austria, nella Francia settentrionale e nella Svizzera; non comparve mai in Italia, ma il Bonaparte l'annoverò sotto il nome di 8. funerea tra quelle (die vi capitano raramente d'inverno, senza però offrire dati positivi. 51 a. Surnia ulula caparoch (P. L. S. Muller), Ulula americana. Distinta dalla S. ulula per le tinte delle parti superiori più cupe, specialmente sul dorso; pel bianco della gola meno scuro; pelle fascie scure sulle parti infe- AtUmte ornitologico. 8 58 ATLANTE ORNITOLOGICO riori più larghe e di un bruno-vinato o di un bruno-castagno; la statura, secondo lo Sharpe, è maggiore nel maschio che nella femmina. Lunghezza totale: maschio, 0, m 382; femmina, 0, m 355. Abita l'America Artica, spingendosi d'inverno sino alle parti nordiche degli Stati Uniti, è accidentale nelle Isole Britanniche. Alcuni Autori considerano la presente quale specie distinta, ma io ritengo debba considerarsi una forma della S. ulula. Genere CARINE, Kaup ('). Becco curvato dalla base, forte, abbastanza alto, colla mandibola inferiore intaccata all'apice; narici coperte da piume setolose, ovali, rigonfie e aperte sul margine anteriore della cera, che è corta; conca auricolare larga, subrotonda col- l'orificio piccolo e senza opercolo; disco facciale non bene definito col collaretto incompleto e sviluppato sopratutto sui lati; ali grandi e rotonde, colla l a remi- gante primaria dentellata esternamente, allungata, poco più corta della 2 a e sub- eguale alla 6 a , 3 a e 4 ' quasi eguali e le più lunghe; le quattro prime col vessillo esterno smarginato poco distintamente; coda mediocre, leggermente rotonda; tarso lungo, interamente coperto di penne corte anche posteriormente, abbastanza ele- vato, un po' più lungo del dito mediano con unghia; diti parzialmente squamosi, coperti di rade setole; unghie forti, curvate, acute. Testa rotonda, grande, schiacciata, ma senza ciuffi; corpo accorciato e mas- siccio; occhi grandi e gialli; calzoni nulli; piumaggio molle e corto; remiganti e timoniere abbastanza rigide; taglia piccola. La specie di questo genere in numero di sei abitano le regioni Paleartica, Etiopica ed Indiana, due di esse s'incontrano nei limiti Europei. Sono rapaci di abitudini eminentemente notturne e quando escono di giorno, sembrano stupidi e meravigliati; si nutrono di piccoli mammiferi, di uccelletti, di biscie, di rane e d'insetti; il loro grido è triste e riscalda la fantasia del popo- lino, che li ritiene apportatori di disgrazie. Le Civette nidificano nelle soffitte, nelle buche degli alberi, delle roccie, nei luoghi disabitati etc, senza fabbricare nido, ma accumulando stiacci, peli, pezzi di carta e deponendovi sopra poche uova bianche e rotonde in numero da quattro a cinque. 52. Carine noctua Scopoli), Civetta. | Athene noctua (Scop.) |. | TAV. X, flg. 7 |. Becco verde-giallastro; iride gialla; parti superiori di un cenerino-bruno- olivastro più o meno rossiccio, con macchie subrotonde bianche più o meno ful- viccie, ben distinte sulle scapolari e sulle grandi cuopritrici delle ali, disegnate a fascie sul sopracoda e più o meno nascoste dalle penne soprapposte, il bianco (') Ho adottato il nome Carine, Kaup 1829, anziché rpiello ili Athene, Boie 1822, perchè questo era stato già usato dall' Hiibner nel 1816 per un genere di Farfalle ITLANT] ORNITOI OGICO 59 più esteso sulla nuca, sulla porzione Laterale e posteriore del collo; penne della faccia e del sopraciglio biancastre, nerastre verso L'apice delle penne; guancie biancastre striate di nericcio; mento e collo biancastri, con una banda bruna sulla gola ; Le parti inferiori bianche con strie centrali allungate, brunastre e fascie trasversali, indistinte sui fianchi; remiganti brunastre con macchie bianco-fulviccie sul vessilln esterno e fascie trasversali sull'interno ; timoniere brunastre, Mancasi re all'apice e con quattro fascie trasversali bianco-brunastre ; diti grigio-biancastri Testa di C. nootuu, ' Piede di C. nociva, '/ 3 . rivestiti di radi peli (ad.). Colorito più opaco; macchie bianche sulle parti supe- riori meno accentuate; macchie allungate delle parti interiori più allungate e la- vate di rossiccio. Lunghezza totale da 0, ,n 240 a 0,'"250; becco da 0,'"014 a 0, m 017: ala da 0, m 160 a 0,'"180; coda da 0, m 080 a 0, m 088; tarso da 0, m 030 a 0, m 035; dito mediano s. u. «la <),'"020 a 0, m 026. Questa specie abita l'Europa centrale e meridionale, portandosi accidental- mente nella settentrionale. In Italia è specie abbondante e sedentaria, eccetto a Malta, ove è rara e di apparizione irregolare; in alcuni paesi delle provincie settentrionali migra d'inverno. Nidifica in maggio. È molto usata nel Veneto, in Lombardia, nella Toscana, nel Romano, in Sicilia etc. per la caccia degli uccel- letti e delle Allodole in particolare. Il GiglioliC) ha recentemente descritto una nuova specie di Civetta sotto il nome di Athene Charadiae, sopra di un solo soggetto avuto dai monti del Friuli. È un po' più piccola della C. noctua e vi predominano le striscie e le macchie in dire- zione longitudinale anziché trasversale, inoltre appare più macchiata; il colore delle parti cupe del piumaggio è di un bruno-bigio-scuro e mancano le tinte fulvo-rossiccie; l'iride è bruno-cupa quasi nera. Lo stesso chiarissimo Autore la de- scrive come nuova specie, non nascondendo però fortissimi dubbi in proposito. Di recente ho veduto a Udine un soggetto consimile, che il signor G. Val- lon trovò egualmente sui monti del Friuli in un nido di C. noctua che conte- neva quattro nidiacei, tre dei quali di C. noctua, il quarto della specie detta A. Chiaradiae ('-). Io ho lungamente studiato lo strano individuo e se devo mani- festare la mia opinione, francamente ritengo che non sia una buona specie, la statura, la voce e la fisionomia sono di C. noctua, come lo sono il becco, le zampe ed il portamento. Riguardo alla tinta, il colorito generale del gastreo si può dire (') Avicula, pag. 57-60 (1900); Orafa, XI. no. 2, 3, pp. 237-242 (1901). (■) Vai.lon O., Nota int. alla nuova specie di Civetta scoperta nella provincia del Friuli, diti dee. ili Udine, Sor. Ili, Voi. Vili, e Ora. Jahrb. XII. Heffc G (1901). 60 ATLANTE ORNITOLOGICO rassomigli assai a (inolio di C. nottua, solo il l'ondo di tinta è bianco e le strie scure più ristrette sono maggiormente appariscenti sulla colorazione più chiara; Le principali differenze appaiono sulle parti superiori, ove la tinta chiara, anziché a Ala (li Caline uncina. spazi trasversali, si palesa quasi ovunque in senso longitudinale, come di estese orla- ture die s'allargano qua e là. specialmente sulle ali e sulla coda. Sicché i caratteri più notevoli sarebbero la differente disposizione delle macchie e delle fascie sulle Ala di Alimi,- Chiaradiae. parti superiori ed il colore dell'iride. Per l'iride non saprei dare un'esauriente spiegazione, sebbene altre nidiate di specie, anche ben differenti, offrano talora individui con occhi a vario colore inter se, ciò che venne più volte osservato; polla differente disposizione delle macchie e delle fascie ricordavo al signor Vallon come anche il così detto Synoecus Lodoisiae presenti macchie dirotte in senso opposto a quelle della C. coturnix, sicché per me VA. Chiaradiae è una semplice varietà di coloro per quanto singolare, e due sarebbero i soggetti noti, l'uno nel Museo MI INTE ORXITOI.OMCO GÌ di Firenzi' ed il secondo ancora in possessi, de] signor G. Vallon, ebbi occasione di esaminarli entrambi Lungamente e li trovai identici 52". Carine noctua glaux Savigny), Civetta meridionale. \ Athene persica Virili..), A. glaux (Sav.); Civetta minore]. Differisce dalla C. noctua per la tinta delle parti superiori più pallida e di un bruno-rossigno e per le strie longitudinali delle pai-ri inferiori più dilavate e rossigne su fondo di un bianco più puro. Innli re. secondo lo Sharpe, il margine interno dell'ala è molto pallido, la 1 remigante primaria ha quattro fascie tra- sverse sul vessillo interno e quelle delle altre penne sono molto larghe, mentre india C. noctua il detto margine è di un bruno molto cupo, le fascie nella r re mi-ante sono tre e quelle delle altre più strette. Statura eguale o leggermente minore. Abita questa sottospecie le regioni Africane bagnate dal Mediterraneo, estenden- dosi fino all'Asia eentrale: in Europa si trova in Grecia, in Turchia, nel Sud della Russia e molto dubbiosamente nella Spagna, nelle Baleari, nel Portogallo e nella Francia meridionale. Non comparve mai in Italia, quantunque sia stata indicata per Malta e con dubbio pella Sicilia, e l'errore pare fondare su individui in abito rossiccio della specie comune. Gli Anturi sono concordi nel riferire, come già dissi, la Strix meridionalis del Risso trovata a Nizza ad una varietà rossigna del Syrnium aluco. U Athene glaux Savigny) non è ritenuta da molti Autori come specie distinta. ma forma o varietà climatica della C. noctua, i giovani delle due specie sono iden- tici; cosimi sembrano di poco momento le differenze date pell'.I. noctua meridio- nalis, Schlegel rappresentata da individui di C. noctua di tinte grigio-brune secondo alcuni o rossiccie secondo altri; ma io non possiedo materiale sufficiente per de- finire tale questione. Genere GLAUCIDIUM. Bore. Becco piuttosto grande, torte, curvato dalla base, ove è in gran parte coperto di pilline setolose, col margine della mandibola inferiore intaccato; narici pie-cole, rotonde, nascoste da piume setolose; cera corta; disco facciale quasi del tutto mainante; conca auricolare piccola, subovale, senza opercolo; collaretto poco s\ i luppato, eccetto dietro le guancie; ali corte, larghe e rotondate, la distanza tra esse e l'apice della coda più lunga del tarso; la l a remigante primaria dentellata esternamente e ben più corta delle secondarie che sono lunghe, .1.4 e 5 sub- eguali, 4" la più lunga, le tre prime smarginate; coda molto più lunga della meta dell'ala e debolmente rotondata; tarso più lungo del dito mediano, fittamente co- perto di piccolo penne; diti coperti di piume per la maggior parte lunghe e se tolose: unghie sottili, lunghe, curvate ed acute. !.'■ 'in'- ;ili figurate appartengono :i due individui della nidiata rinvenuta dal Bignor Vallon ani monti ili-I Friuli. (il' ATLANTE ORNITOLOGICO Testa appiattita senza ciuffi, arrotondata e relativamente piccola; occhi piccoli; calzoni mediocri; piumaggio abbastanza lungo e molle; remiganti e timoniere piut- tosto rigide; statura molto piccola, talora mediocre. Trenta specie circa compongono questo genere, una sola delle quali abita l'Europa, le altre sono sparse per tutto il Mondo, eccetto l'Australia. Hanno abi- tudini quasi del tutto notturne e raramente si vedono durante il giorno, cacciano di solito sul crepuscolo, quantunque uccelli piccoli, sono assai rapaci, violenti e coraggiosi, ma punto timidi anche dell'uomo. Depongono poche uova bianche in una buca degli alberi senza fabbricare nido, né alcun letto per deporvele. 53. Glaucidium passerinum (Linnaeus), Civetta nana. | Civetta minore |. [Tav. X, fig. 8]. Becco e iride gialli; parti superiori grigio-brune più o meno rossiccie, sparse di fitte macchie rotonde bianco-sudicie disposte talora a mezzaluna sull'occipite e sempre a strie trasversali sul dorso, sulle scapolari, sulle cuopritrici alari, sulle remiganti, sul groppone e sul sopracoda; faccia cenerino-bruna con numerose macchiette bianche; sopraciglio ed uno spazio a mezzocollare sulla gola bianchi ; parti inferiori bianco-argentee con macchie allungate longitudinali brune e fascie bianchiccie su fondo bruno sui lati del petto; timoniere bruno-rossiccie con cinque fascie trasversali bianche; tarsi e diti rivestiti di fitte piume setolose, biancastre o cenerine con rade macchiette scure. Lunghezza totale da 0,'"132 a 0, m 162; becco 0, n, 015; ala da 0, m 108 a 0,"'llf>; coda da 0,'"060 a 0,"'0(J9; tarso da 0,'"021 a 0,'"020; dito mediano s. u. da 0,'"015 a 0,'"019. Abita le Alpi orientali ed attraverso le parti centrali sino alle regioni più nor- diche d'Europa e la Siberia, manca nelle Isole Britanniche. In Italia è specie molto rara e di comparsa accidentale nelle Alpi della Lombardia, del Veneto e del Trentino, ove però secondo il Bonomi sarebbe sedentaria nella foresta della » Parisa » presso Folgheria. Non nidifica da noi, per quanto si sa, ed il limite più meridionale di riproduzione fu trovato a Olii nella Stiria. I due G. passerinum citati dal Doderlein (fide Benoiti e dal Saunders come presi in Sicilia e conservati a Catania sono riferibili al brasiliano G. pumilum 'Temili.) specie venuta d'America ma in pelli', quindi il G. passerinum deve scom- parire dai Cataloghi di quell'Isola. II Madarasz, nel suo recente lavoro sull'Ornitologia Ungherese ('i. distingue la forma Ungherese o meridionale dal Glaucidium passerinum del Nord, sotto il nome di G. setipes, che cosi caratterizza: Glaucidio passerino Linn. simile, sed striis fu- scis iilnloiiiiiiiiUlins distilliti*, a colore albo iiiai/is discrrtis, plumibus iiusitlihns obscu rioribus, digitisene brevibus et parcius plumosis, fere setosis diversum. Le dimensioni sarebbero le seguenti: Lunghezza totale da 0,'"160 a 0, m 170; becco 0,"'01T>; ala da 0,'"096 a <).' 107 ; coda da 0, m 065 a 0,'"070; tarso 0,'"020; dito mediano s. u. 0, m 015. l'i Magyarorszdg. Madarai. V, pag. 203-204 (1900) \ il \\ :m i • > i .... i . o In Italia io ho trovato entrambe le forme, giacché di due esemplari Veneti presi nel novembre, uno apparterrebbe al G. setipes, l'altro al 0. passerinum. Il primo ha i «liti poco piumati, ma un po' ]>iù di (incili figurati dal Madarasz, clic li avrebbe quasi nudi e le penne sono più setolose (die nei soggetti Scandinavi. Piede ili '■'. pai xi rimini, un po' ingrandito. Piede ili Gr. ìetipes, un po' ingrandito. F.eeone le dimensioni: ala 0, ra 110; dito mediano senz'unghia 0,'"014. Del resto trovai individui di Scandinavia che avevano quasi pari le tinte dell'addome e quelle delle penne nasali: i diti solo erano un po' più brevi e più fittamente piumati ('); mi sembra poi che tali distinzioni specifiche siano di poco momento e credo che il G. setipes, anziché come specie, tutt'al più forse potrà accettarsi quale semplice sottospecie col nome di G. passerinum setipes. Sottofamiglia SYRNELNAE, Sirniinae. Genere ASIO, Brisson. Becco allungato, molto curvato sino dalla base, col margine della mandibola superiore quasi diritto e quello dell'inferiore appena intaccato all'apice; cera grande: narici ovali, aperte in parte nella cera ed in parte sul becco, nascoste da fitte piume setolose; disco facciale completo e ben distinto: conche auricolari grandi, munite di un opercolo semicircolare e membranoso; meato uditivo asimetrico e mediocre; ali lunghe, colla 2 a remigante primaria di solitola massima, la 1' den- tellata per intero, la 2" solo verso l'apice; coda mediocre, troncata; gambe e diti piumati, questi fino all'anello antiunguinale o talora parzialmente nudi, il mediano senz'unghia più corto del tarso; unghie lunghe, acute, adunche, piuttosto sottili. Iride generalmente gialla; testa fornita di due ciuffi più o meno allungati; calzoni abbastanza sviluppati; statura mediocre; piumaggio abbastanza lungo e morbido; colorito piuttosto costante. Alcune specie di questo genere hanno abitudini migratorie ed oltre che ci- barsi di piccoli mammiferi e di uccelli, non sdegnano gli insetti, ma il loro nu- trimento principale sono i sorci. Se ne conoscono quattordici specie sparse in tutto il Mondo, eccetto l'Australia, si trovano anche nelle Isole Sandwich (A. acci- pitr/iiiis). (') Ho osservato che anche i soggetti nordici del /•'. imito hanno le gambe e i «liti piii fittamente pinmati degli individui meridionali. li I ATLANTE ORNITOLOGI! 54. Asio otus Linnaeus), Gufo comune. [ Otus vulgaris. Fi km.: Gufo |. [Tav. IX. Bg. 7 |. Iride giallo aranciata; ciuffi lunghi e grandi neri, sul margine esterno fulvi, bianco-grigi sull'interno; disco tacciale bruno-gialletto; le penne dal lato interno dell'occhio nere; penne del collaretto bianche alla base, scure all'apice; parti superiori grigio-lionate o grigio-biancastre con larghe strie longitudinali bruno- nerastre e numerose macchiette bruni trasversali, tali tinte si dispongono qua e là a zig-zags, più appariscenti nella metà apicale delle penne sul dorso e sulle cuo- pritrici delle ali; mento biancastro: parti inferiori giallo-lionate con larghe fascie longitudinali ed altre frasi-ertali ma più strette nere; fianchi, basso addome e calzoni immacolati: penne del petto in gran parte bianche con una linea centrale nera sulle penne e pochi zig-zags trasversali : ali e coda a fascie bruno-grigie e bruno- scure e tinte giallo-fulve negli interspazi. Si trovano individui di tinta più rossiccia o più chiara e grigio-biancastra. Lunghezza totale da 0, m 350 a 0, 380; becco 0, m 025; ala da 0, m 310 a 0,'"330; coda da 0, m 135 a 0, m 150; tarso da 0,'"041 a 0,'"044; dito mediano s. u. da 0, m 030 a 0, 032, Abita l'Europa, il Nord dell'Asia fino al Giappone, la Cina, l'Imalaia e il nord- ovest dell'India. È stazionario ovunque in Italia, ma più abbondante quale uccello invernale e di passo. Nidifica certamente nell'Italia settentrionale e centrale ed in Sicilia; è in generale poco comune. 55. Asio accipitrinus (Pallas), Gufo di patitile. LOtus brachyotus Forst.), Otus accipitrinus (Pall. |. [Tav. IX. flg. 8]. Iride gialla; ciuffi assai corti, del color della testa, poco distinti, situati in alto sul davanti dei dischi facciali; occhi circondati da uno spazio nero: disco facciale bianco-fulvo misto a strie nere: penne delle parti superiori bruno-nere largamente marginate sui lati di fulvo-chiaro e con spazi bianco-giallicci sulle cuopritrici alari; mento bianco; parti inferiori giallo-fulve con sole strie centrali, longitudinali bruno-nere, strette dal basso petto all'ingiù, mancatili sui calzoni e sul sottocoda; remiganti fulve a fascie ed apice bru- nastri; timoniere bianco-fulve con sei o sette fascie scuro-nerastre e terminate di bianco-fulvo. Le macchie strette, allungate sul sottocoda e sulle cuopritrici in- feriori delle ali non sono speciali alle femmine, ma un semplice segno di immaturità. Lunghezza totale da0, m 370 a 0,'"390; becco 0, ,n 025; ala da 0,' 316 a 0, 336; coda da 0, m 135 a 0, m 155; tarso da 0, 035 a n. oli: dito mediano s. u. da 0, m 028 a 0, m 032. resta Hik.occipitri .' . Q uesta s P ecie V;| soggetta a notevoli variazioni di colorito del tutto indipendenti dalle località e che si osservano specialmente nel tono chiaro o scuro delle tinte di fondo. Tav. 9. 1. Albanella minore (o" ad.). 2. Albanella minore (giov.). 3. Albanella minore (2). 4. Civetta delle nevi. 5. Ulula. 6. Gufo degli Urali. 7. Gufo comune. 8. Gufo di padule. Ulrico Hoepli, Editore, Milano. WLANTB ORNITOLOGI* 65 Abita quasi tutto il Mondo, eccetto l'Australia, si trova però alle isole Sand- wich. In Italia è specie comune più che altro ai tempi del passo e uell'inverno, taut 'Ile paludi, che uri campi alberati e nei boschi di 1 itagna. Nidifica noi Veneto, in Sicilia ed in altre parti. È migratoria in modo inarcato. 56. Asio capensis (Smith), Gufo del Capo. Iride bruno-nerastra; ciuffi molto corti; attorno all'occhio uno spazio piumato nero; disco facciale brunastro, macchiato di rossiccio-gialletto poco accentuato; parti superiori bruno-scure tinte di cioccolata e con zig-zags stretti ed indistinti brunastri, più accentuati e commisti a macchie sulle cuopritrici delle ali: parti inferiori bruno-ocracee pallide con fascie, macchie a zig-zags fulvo chiare e ta- lora biancastre; petto con fascie di tal colore; basso addome, sottocoda e gambe di un fulvo-gialletto immacolato; remiganti primarie pialletto-rossiccie con l'apice a fascie trasversali bruno -nerastre, alcune delle più interne e le secondarie esterne per un grande spazio bianche all'apice; timoniere, le due centrali bruno- cupe con tre fascie basilari distinte e due terminali poco accentuate di un fulvo- carico, le altre terminate di bruno-fulviccio : diti ili solito midi limisi del tutto. Lunghezza totale da 0, m 340 a 0, m 355; becco 0, m 028; ala 0, m 295; coda 0, m 150; tarso 0,'"037; dito mediano s. ti. 0,'"030. Piede di A. otus, al vero. Piede di A. capensis, al vero. Questa specie abita l'Africa tropicale e settentrionale, mostrandosi acciden- talmente nella Spagna e non venne finora inai riscontrata in Italia, Genere SYRNIUM, Savigny. Becco curvato dalla base, piuttosto corto, distintamente più breve della testa e compresso, col margine della mandibola superiore intero e con quello dell'inferiore leggermente intaccato; narici grandi; cera piccola, più corta del culmine; conca auricolare breve, ovale, cassa ossea dell'orecchio simmetrica sui due lati, apertura auricolare larga e fornita di un grande opercolo semilunare; cera, narici e parte del becco coperte di penne setolose; dischi facciali rotondi, grandi e completi; ali ottuse o subottuse, piuttosto corte, larghe, che non arrivano all'apice della coda, remiganti piuttosto molli, le due prime remiganti primarie piti o meno Atlante ornitologico. 9 66 k.TI VNTl ORNITOLOGI! •• distintamente dentellate; coda molto lunga e alquanto molle: tarso subeguale al dito mediano con unghia, diti piumati fino alle unghie e coperti di penne setolose o nudi del tutto; unghie lunghe, curvate, acute, scanalate di sotto. Testa -lande, gl'essa, rotonda e senza ciuffi; occhi piccoli, rispettivamente all'animale; calzoni mediocri; piumaggio lungo e assai molle: statura grande o abbastanza grande; sessi simili: i giovani se coperti di piumino bianco, lo tengono soltanto per brevissimo tempo; forma robusta, resa voluminosa dall'abbondante piumaggio. Il Syrnium è notturno nelle sue abitudini ; nidifica nei siti più disparati, nelle foreste selvaggie, ma furono trovate le sue uova perfino nei campi alberati in pianura, in montagna, in padule entro le buche degli alberi e nelle tane scavate dai cenigli. Anche questi Gufi, oltre di essere carnivori, mangiano insetti. Si conoscono 31 specie sparse per tutto il Mondo, mancano però nella regione Australiana e nel Madagascar; tre di esse abitano l'Europa. 57. Syrnium aluco (Linnaeus), Gufo selvatico. [ Allocco']. [Tav. X, fig. 3 e 4]. l'arti superiori cenerine più o meno grigie o rossiccie con una larga fascia longitudinale sullo stelo di ogni penna ed altre trasversali strette ed ondulate bruno nere, con spazi bianchi sulle scapolari esterne e sulle cuopritrici alari esterne, ec- cettuate le piccole; ampi cerchi facciali biancastro-rugginosi sulle penne centrali. bruni variati di fulvo e di bianco sulle laterali, tali colorazioni foggiate talora a cer- chi concentrici d'attorno l'occhio; mento bianco-rossigno; fondo di tinta del gastreo bianco o fulviccio, di disegno eguale a quello delle parti superiori; remiganti primarie bruno-chiare con fascie bruno-scure sulle esterne e con sei larghe bande trasver- sali brunastre a zig-zags scuri agli apici, con le due prime penne dentellate sul bordo esterno, tale carattere talora si estende anche fino alla 5 a ; coda brunastro- rossiccia o cenerognola, biancastra all'apice e con zig-zags bruno-cupi, fascie larghe, più o meno regolari, in numero di sei sulle timoniere - .<•- •"»r^» v laterali; tarsi e diti piumati, questi sino all'anello preungui- ,• ~^V naie; dito mediano più lungo dell'interno. Lunghezza totale da 0, m 380 a 0, m 425; becco 0, ,n 026; ala ■ \ da 0, m 260 a 0, m 310; coda da 0, m 165 a 0,'"190; tarso da 0, m 040 a 0, 050; dito mediano s. u. da 0,'"030 a 0, ra 032. 1 nidiacei non sono coperti di piumino bianco che nei primi giorni di vita, poi di piumino cenerino chiaro con fa- Tosta di S. aluco, ' . scie trasversali ondulate brune e rossiccie coll'apice bian- chiccio, presentano due tipi di colorazione, cioè l'ondo di tinta grigio rossigno-rugginoso sempre chiazzato e varialo di biancastro e di bruno. Questa specie presenta casi di dimorfismo spiccato sotto più aspetti e più che altro si trovano oltre il tipico descritto: a) individui di un fulvo-rossiccio di vario tono col disegno normale con- servato e che furono attribuiti a livree femminili, ma a torto non esistendo dif- ferenza fra i sessi, quantunque tale abito sia più frequente nelle femmine. MI Wl I oi;\i ini. ni. li i> 07 b) individui di un colorito scuro, talora bruno-cioccolata o bruno aero, nei quali il disegno Dormale traluce, mentre uei più completi e scuri la tinta è uni- forme ed il disegno del tutto scomparso. Questa specie abita l'Europa e i paesi circummediterranei; in Italia è ovunque stazionaria ed anche di passo, manca in Sardegna ed è rara uelle Provincie me- ridionali ed in Sicilia. È però dappertutto poco comune e non egualmente distri Unita. Nidifica. La stri.r meridionalis del Risso è probabilmente riferibile alla forma rossigna di questa specie, quantunque l'Autore le asse-nasse occhi gialli 58. Syrnium uralense (Pallas), Gufo degli Urali. I Allocco dell' little ]. [Tav. IX, fig. 6]. Becco giallo; iride nocciola-cupa: parti superiori bianco-grigie col bianco più o meuo puro e chiaro, ed una larga macchia bruno-nerastra longitudinale cen- trale sulle penne e spazi biancastri grandi ed accentuati sulle scapolari e sulle grandi euopritrici; le penne del dorso spesso più scure e con t'ascio trasver- sali dello stesso colore scuro, sicché la colorazione chiara si dis| > qua e là a grosse macchie; cerchi facciali bene accentuati e completi grigio-bianchicci collo stelo delle penne nerastro e con macchie rugginose d'attorno all'occhio; collaretto bianco, nero sulla linea centrale delle penne e macchiato di bruno-fulviceio, in certi soggetti alcune penne del tutto nero-lucenti; parti inferiori bianche qua e là giallette con larghe strie centrali longitudinali bruno-cupe, più scure sul petto, sul basso addome e sui fianchi; remiganti primarie bruno-grigie coll'apice bianco- fulviccio e con larghe fascio brune; coda graduata, lunghissima, le due timoniere centrali eccedono le laterali, di un grigio-bruno con fine macchiette biancastre a zig-zags e con sei o sette fascie indistinte, più accentuate sulle laterali: penne dei calzoni biancastre uniformi o macchiate di brunastro. Anche questa specie offre differenti toni di tinta, in alcuni individui il colorito scuro specialmente sulla testa è nerastro e lucido ed il soggetto è nel tutto più scuro: abbiamo casi di dimorfismo come nel S. educo, cioè di tinta scura, talora nerastra più o meno fuligginosa e nei più completi il disegno normale è scomparso, né essi sono rari ove la specie è comune. Lunghezza totale da 0, ra 550 a 0, '696; becco 0, ,n 035; ala da 0, m 380 a Q, m 398; coda da 0,'"270 a0,'"2iS0; le timoniere laterali di 0, m 038 più corte delle mediane: tai-so da 0, in 055 a 0, m 063; dito mediano s. u. da 0,'"040 a 0, m 0r>0. Abita il Nord dell'Europa e la Siberia, d'inverno si porta verso Sud * giunge tino nella Stiria e nella penisola Balcanica: ma forse nidifica ed è specie stazionaria in Croazia ed in Slavonia, ove è però più comune d'inverno [Brusina) e dove si tro- vano anche facilmente individui della forma scura. In Italia é specie accidentale e molto rara, è strano che fu presa soltanto due volte e ambedue nell'Udinese ilsT'.ie 1898, lì: Museo ag. 71(11. 70 ATLANTI OUXITOLOGICO facciale un ciuffo di piccole penne rigide molto larghe; non esistono ciuffi erigi- teli sui lati della testa; apertura auricolare con un opercolo bene accentuato; diselli tacciali più o meno perfetti e sempre presenti; tarso e diti mai coperti per intero di penne. Questa famiglia consta di due generi, uno dei quali il genere Strix è rappre sentato in Europa, l'altro Scelostriz è composto di due specie ed abita le parti meridionali d'Asia e le isole della Honda, si distingue per i dischi facciali incom- pleti e frequenta le praterie di densa vegetazione. Genere STRIX, Linnaei rs. Becco diritto alla base, fortemente curvato verso la punta, molto compresso, col margine della mandibola inferiore intaccato e quello della superiore (piasi diritto; cera corta; narici ovali, oblique, esse, la cera e la base del becco in gran parte coperte di penne setolose; disco facciale grande e quasi perfetto, solo ri- stretto al di sotto degli occhi verso il becco; collaretto composto di penne corte, arrotondate all'estremità, disposte in più file l'ima dietro all'altra che formano un cordone di penne di apparenza scagliosa, che contorna la testa, come un circolo completo, rientrante sulla fronte e che termina alla base della mandibola inferiore; conca auricolare rotonda, estesa, fornita di un grande opercolo o coperta di penne setolose, rigide; ali lunghe ed ampie, arrotondate che oltrepassano la coda; l a e 3 a re- migante primaria eguali e di poco più corte della 2 a che è la massima, bordo esterno della l a dentellato; coda corta, quasi quadrata; tarsi lunghi e sottili, circa il doppio in lunghezza del dito mediano senza unghia, ricoperti di fitto piumino sino a Vi lunghezza e poi di piumino setoloso fino all'origine dei diti: diti reticolati, coperti sul disopra di poche setole col posteriore versatile, il medio e l'interno di pari lunghezza; unghie lunghe e scanalate di sotto, molto arcuate ed acute col margine interno di quella del mediano seghettato. Testa liscia senza ciuffi; occhi piccoli; taglia mediocre; forma allungata; piu- maggio molle: remiganti rigide; timoniere piuttosto molli. Le specie di questo genere hanno abitudini del tutto notturne e non escono dai loro nascondigli che al crepuscolo, per rientrare all'alba. Passano il giorno nei luoghi diroccati, nelle soffitte o nelle buche degli edifici e più di rado in quelle degli alberi. Si nutrono di ratti, di piccoli mammiferi e d'uccelli e, se vicini ad una piccionaia, tanno strage di colombi, recandovisi di continuo e distruggendo più che altro i giovani. Il loro grido fu paragonato in qualche modo al russare di un uomo. Depositano da tre a sette uova bianche, senza fabbricare nido, nei luoghi che abitano durante il giorno e siccome le uova sono deposte ad intervalli, così il piccolo Barbagianni è anche nato da più giorni, quando altre uova non sono ancora sgusciate. Il genere Strix è cosmopolita e le sue forme, che lo Sharpe recentemente (1899) stabilisce in numero di 26 specie, sono oggetto di vivo dibattito tra gli Ornitologi, molte sembrando doversi ascrivere a semplici varietà, dovute a modificazioni lo- cali o climatiche; una sola abita l'Europa. ATLANTE ORNI rOLOGICO 1 I 61. Strix flammea. Uvwfis, lUirl>« ir Lunghezza totale da 0, m 350 a 0,' n 410; becco da O^OSO a0, m 036; ala da 0, 280 a 0,'"305; coda da 0,'"102 a0,'"ll 1; \ ... , tarso da 0, m 05" alla base, il 4° rivolto all'indietro ed eguale al 3°; unghie forti, ricurve, quella del dito interno la minore. Colore dominante verdastro con scarse tinte rosse; statura mediocre. Hanno abitudini anche terrestri, ma però sono eminentemente arboricoli. Questo genere comprende 17 specie sparse nella regione Paleartica e nell'Indiana. 62. Gecinus viridis (Linnaeus), Picchio verde. [Tav. XXVI, flg. 13 e 14]. Redini, penne nasali, parte anteriore della faccia e contorno degli orchi uni; pileo, testa e mustacchio rosso-eramswzo-brillante, il mustacchio bordato ili nero; parti supe- riori di un verde-oliva, giallo-brillante sul groppone e sul sopracoda; le inferiori bianco-giallette con macchie e fascio scure sul basso addome {mas. ad.). Mustacchio nero e meno largo (femm ad). Sopraciglio e mustacchio di un nero-cupo macchiato di bianco-olivastro; la tinta rossa sulla testa è leggermente aranciata e non colora che l'apice delle penne: tinta verde meno brillante e sparsa di macchie biancastre; numerose macchie brune e bianche sul gastreo (giov.). Lunghezza totale 0,'"310; becco 0,'"040; ala 0, m 160; coda 0, m 110; tarso 0, m 027. Abita l'Europa fino al 63° di latitudine, trovasi pure in Persia, nell'Asia Minore e sui monti Urali. In Italia è specie comune, sedentaria e nidificante, rara in Sicilia e mancante in Sardegna ed a Malta, ove, come si sa, non vive alcun Picchio. Va soggetta a varietà albine e melaniche ed una bellissima è di un bianco canarino col pileo rosso. 62". Gecinus viridis Sharpei (Saunders), Ticchio verde spagnuolo. Simile al G. viridis; faccia grigia tranne uno macchia nera sitili redini, mustac- chio scarlatto senza la bordatura nera {mas. a. major tipico nelle regioni già indicate. Due specie Nord-Americane dette I). villosus (Linn.) e D. pubescens (Linn.) sembrano essere state prese molti anni or sono in Gran Bretagna, ma il Saunders nel suo eccellente Manuale (1899) non le ammette tra le Britanniche ('). 66. Dendrocopus leuconotus (Bechstein), Picchio a dorso bianco. [ Picus leuconotus, Bchst. ]. [Tav. XXVI, flg. 3 o I |. Parte superiore della lesta fino alla nuca rosso-scarlatta; nuca nera; lati della faccia e del collo bianchi; una fascia nera parte dalla mandibola inferiore, passa sotto la regione auricolare, si allarga poi portandosi all'indietro senza però riu- nirsi alla nuca, ed un'altra discendendo corre sui lati del davanti del collo e del petto; parte alta del dorso e groppone neri; parte bosso del dorso bianca attraversata anteriormente da una fascia bianca; lati del petto e fianchi rosei striati di nero (mas. ad.). Testa nera; strie sui fianchi più cupe e più numerose (femm. ad.). Testa rosso-pallida, nera alla base delle penne (mas. giov.). Nella femmina il rosso è più pallido, più giallastro e meno esteso, i fianchi grigi con strie più larghe, la tinta rossa dell'addome e del sottocoda sostituito da rosa-pallido (femm. giov.). Lunghezza totale 0, m 260; becco 0,'"030; ala 0,'"144: coda 0,'"099; tarso 0,"'o21 . (') Il Dendrocopus numidicus (Malherbo) fu riluto pclla Spugna (A. Itrehm) o come preso nel 1*61 vii-ino a Miinstei (Aitimi); abita Tunisi, Alacri ed il Marocco; credo conveniente attendere prove più si- curo per ammetterlo nell'Avifauna Europea. Si distingue dal l). major pei statura minore, per una fascia rossa sulla gola marginata di nero negli adulti o con macchie» di quest'ultimo colore nei giovani. 78 ATLANTI". ORNITOLOGI! Questa specie abita l'Europa continentale e, attraverso la Siberia meridionale, si estende sino alla Mongolia. La sua comparsa in Italia non è del tutto certa, sembra stato preso nel Trentino e due volte in Liguria, gli altri soggetti citati sotto tal nome erano invece riferibili alD. leueonotus Idlfordi (Sharpe & Dress.). Il Salvadori non l'ammette tra le Italiane, bensì il Giglioli che cita un quarto esem- plare preso in Toscana; la sua presenza tra noi non sarchile del resto fatto molto straordinario. 66 a. Dentlrocopus leueonotus Lilforcli (Sharpe & Deesser), Piccino a dorso bianco di TAlford. \ Picus leueonotus. Bp., aec Bchat.) e Auct. [tal. (partii»), Picus Lilfordi (Sharpe & Drkss.); Picchio ili Lilford, Picchio dalmatico | Simile al precedente; testa rosso-cremisina; una fascia nero-bluastra molto più larga parte dalla mandibola inferiore e si dirige all'indietro sui lati del collo, discendendo su quelli del petto, un braccio di questa si stacca all'indietro della regione auricolare, dirigendosi verso la nuca, ove si riunisce: dorso nero colla parte bassa dello stesso ed il groppone alternati ili fascie nere e bianche, sopracoda e parte bassa del groppone neri; strie dei fianchi più larghe ed estese sui calzoni : cuopritrici inferiori delle ali più variate di nero. Lunghezza, totale 0,'"270; becco 0, m 032; ala 0, m 145; coda0, m 105; tarso 0/"021. Abita la penisola Balcanica, la Dalmazia e l'Asia Minore. In Italia è specie accidentale e rarissima, colta però a più riprese in Toscana ed in Liguria, una volta presso Ancona e presso Pinerolo in Piemonte. 67. Dentlrocopus medius (Ltnnaeus), Picchio rosso mezzano. [Picus medius, L>. ; Piccato mezzano']. [Tav. XXVI, lig. 8 |. Fronte cenerino-rossiccia; penne lunghe ed affilate del pileo, vertice ed occipite di un bel rosso brillante; nuca e parti superiori nero-lucide; lati della faccia e del collo di un bianco più o meno puro: dai lati del collo una Larga fascia nera, che esten- desi sui lati del petto; dietro le cuopritrici auricolari corre un braccio di tale fascia, che talora giunge fino alla nuca: penne «lei fianchi rosa con numerose fascie longitudinali bruno-nerastre (mas. ad.). Penne della testa meno lunghe ed affilale: rosso dell'occipite leggermente giallastro (femm. mi.), ('cine gli adulti: rosso della testa meno puro e commisto a nero; remiganti primarie terminate di bianco (giov.). Lunghezza letale 0, m 22O; becco 0, m 021; ala 0, m l 22; coda 0, m 080; tarso 0, m 020. Abita L'Europa occidentale-centrale fino al Caucaso e verso Nord fino alla Finlandia. In Italia è specie stazionaria, ma rara: fu trovata nelle provincie sei tentrionali, in Liguria, in Toscana, nel Romano e fino in Sicilia. Nidifica, i giovani si confondono col I>. major, ma in questa specie l'occipite è nere e non rosso ed i fianchi bianco-fulvieci uniformi senza strie o con le stesse poco apparenti, mentre sono Larghe e su fondo rosa nel I>. medius. lina sottospecie poco dissimile delta D. medius Saneti-Johannis Ulani'.) vive nell'Europa sud-orientale (Serbia, Turchia', nel Caucaso, nella Persia e nell'Asia vn.ANi i: ORNI rOLOGICO T:i Minore, è distinta da] l>. medius per statura minore, pelle parti inferiori
  • . minor: fronte bianca; basso dorso e groppone bianco-puri senza fascio o con deboli indicazioni di esse: parti inferiori bianco-pure ed uniformi: talora il sottocoda ha piccole macchiette nere; statura maggiore. Lunghezza totale 0,'"164; becco 0,'"018; ala 0,'"095; coda 0,'"06b' ; tarso 0, m 1 5. Abita la Russia settentrionale e la Siberia fino al Giappone ed all'Isola di Bering. 68 A. Dendrocopus minor Danfordi (Hargitt), V'urino rosso minore di Danford. Simile al 1>. minor: un ramo della stria che parte dalla mandibola inferiore circonda la parte posteriore della regione auricolare e si unisce sull'occipite: parti inferiori più scure e con maggiori stonature; i calzoni ed i fianchi con fascie trasversali scuro-nere. Lunghezza totale 0,'"135; becco 0, m 016; ala 0, m 086; coda 0, m 048; tarso 0, ,n 014. Abita la Turchia, la Grecia, l'Asia Minore ed il Caucaso settentrionale. Un altro Picchio Americano il Colaptes auratus (L.) è stato colto nelle Isole SO ATLANTI. ORNITOLOGI! Britanniche, ma il Saunders non lo ammette nel suo ottimo e recente Manuale. E, sulla sua autorità, lo eseludo da questo lavoro. Genere PIC01DES, Lacépède. Becco più corto della testa, piuttosto sottile ed appuntito, allungato, coi solchi laterali collocali assai vicino al bordo della mandibola superiore, i cui margini Laterali sono rettilinei; narici coperte di fitte penne setolose; coda cuneata, sub- eguale al tronco; tarsi scudettati, rivestiti di piume circa sino a metà lunghezza: diti in numero di tre, due rivolti in avanti ed uno solo e lungo diretto all'indietro, pollice nullo. Statura mediocre: piumaggio bianco e nero: il giallo rimpiazza il nero sulla testa dei maschi; sessi e giovani differenti. Questo genere composto di dieci specie abita L'Europa centrale e settentrio- nale, parte dell'Asia e l'America settentrionale; una sola specie si trova anche in Italia. 69. Picoides tridaetylus (Lixnakis), Picchio tridattilo. [ Picchio ti tre dita, Picchio u tridattilo]. | Tav. XXVI, eg. 11 e 12 ]. Tre diti, dei quali uno ricolti) all'indietro. Fronte e sopraciglio nero-blu e bianco; parte superiore della testa gialla all'apice delle penne, che sono bianche nella loro parte mediana, sicché appaiono le due tinte; Iati della faccia e nuca nero-blu; dalla mandibola superiore parte un mustacchio nero-blu, che si dirige sui lati del collo: una fascia dello stesso colore circonda l'occhio, le orecchie e termina sulla spalla, una terza bianca parte dalle redini, colora le guancie e ter- mina sui lati ed infine una quarta pure bianca parte dall'angolo posteriore del- l'occhio, si estende al disopra della regione auricolare e termina posteriormente sui lati del collo, riunendosi alla nuca; dorso nero, col coltro Inauro puro: i lati del- l'alto petto con larghe strie allungate nere: fianchi e sottocoda con larghe fascie tras- versali nere (mas. ad.). Testa di un nero-blu-lucido, cogli apici delle penne della parte anteriore bianco-argentee, manca il giallo (femm. ad.). Le penne nero-blu qui sono brune, le macchie allungate sul centro del petto e dell'addome nero-opache; la tinta gialla sulla testa meno estesa nei maschi, bianco argentea meno appariscente nelle femmine [giov.). Lunghezza totale 0, m 210; becco 0,'"030 : ala 0, m 130; coda 0,'"085; tarso 0, m 022. I soggetti Italiani, come quelli della Svizzera, hanno le parti inferiori assai più variegate di nero ed il dorso presenta tinte nere bene sviluppate, che talora assumono la l'orma di fascie. La forma, che abita la Siberia settentrionale e cen- trale, il Kamciatka ed a quel che pare la Lapponia, fu distinta col nome di /'. tridaetylus crissoleucus (Bp.), '' ss ' 1 presenta i Lati del petto con poche e strette fascie nere, i fianchi ed il sottocoda hanno rade macchie nere, ed il bianco del dorso poche fascie nere. La tinta generale è più chiara. Secondo il Eteichenow (*) litt. .tv. Sharpe, llund-ìhl, II, pag. 216 1900 . l'av. li *stfT 1. Nocciolaia. 2. Ghiandaja. 3. Gracchio corallino. 4. Gracchio. ■"). Gazza. 6. Taccola. 7. Corvo. 8. Cornacchia nera. '.<. ; ua. Ulrico Hoepli, Editore. Milano. vn.wn ORNITOLOGICO v l il P. Iridactylus della Norvegia sarebbe pure distinto e ad esso spetterebbe il Dome di P. septentrionalù, Un'Imi <> più a proposito quello di P. tridactylus septentrionalis. Concludendo, gli Autori ammettono due forme Europee di /'. tridactylus, cioè: a) forma settentrionale o /'. /. sr/itn/fn'owìlis, bianco del gastreo più puro, fianchi con un minor numero ili strie. li) t'onna meridionale o /'. t. alpinus, bianco del gastreo menu puro e al- quanto sudicio, fianchi eoo un maggior mimerò di fascie. Nell'asiatico P. t. crissoleucus il bianco è ancora più puro e più esteso, e, secondo Menzbier, la statura è minore. (Questa sarebbe la t'orma (die vive in Lapponia. Sottofamiglia [YNGXNAE, Tjngini. Becco eorto, debole; narici coperte parzialmente da una membrana senza piume setolose; ali corte; coda lunga, arrol lata, a piume non rigide, ma molli; diti in numero di quattro. Sessi (piasi simili; piumaggio molle ed opaco come i Succiacapre, ma eolle ali lasciate come i Picchi. Hanno le altitudini dei Picchi, ma non s'arrampicano che raramente, non potendo come essi usare la coda per sostegno e non praticano fori snidi alberi, avendo il becco troppo debole, ma come quelli si nutrono di formiche, di in- setti e di larve, e talora si vedono saltellare sul terreno in cerca di formiche; nidificano nelle buche degli alberi, che non si scavano, ma scegliendo quelle già praticate da altri uccelli, senza fabbricar nido e deponendo varie uova bianche e lucide. Hanno il potere di allungare il collo, e di torcerlo in modo singola- rissimo, tenendo il corpo immobile, ciò che tanno specialmente quando sono distur- bati. Questa sottofamiglia comprende il solo genere Iynx. Genere IYNX, Linnaeus ('). Becco più corto della testa, senza solchi laterali, diritto, quasi conico: narici basilari, in parte coperte da una membrana; lingua lunghissima, vermiforme, retrattile senza setole, coll'apice corneo e piatto; ali moderate, piuttosto corte; coda rotonda di 12 penne ordinarie, col paio esterno piccolo; tarsi forti, scudet- tati, piumati in fronte sino al disotto della giuntura; diti quattro, due in avanti riuniti alla base e due all'indietro, liberi, col 4° rivolto all'indietro e più breve del .">"; unghie mediocri, acute, soleate lateralmente. Si conoscono quattro specie del genere /////.*• disseminate in gran parte della regione Paleartica e dell'Indiana, una sola di esse giunge in Europa, 70. Iynx torquilla, Linnaeus, Torcicollo. [Tav. XIII, flg. 4 e Tav. L, flg. 1 a J. Testa e nuca grigio-chiare alla base delle penne, con una lascia trasversale nera presso l'apice, preceduta da altra marrone: sul centro della nuca e sul dorso (') Linneo gerisse Iynx (1758) e Vun.r 1 7»>f> ■. m:i, coinè osserva il Sonile vali, de\e eoiieji^iTsi COI) Iynx. Atluni> 01 nitologico. 1 1 82 ATLANTF. ORNITOLOGICO una larga estensione di penne nere nel centro, con cospicuo margine e contorno rossastro, ciò che forma uno spazio ben distinto; due altri spazi longitudinali consimili sulle scapolari; dorso, groppone e sopracoda misti di grigio e rossiccio con leg- geri zig zags nerastri; gastreo bianco-gialletto, con fascie nerastre, clic verso l'ad- dome assumono la t'orma di macchie triangolari; timoniere grigie con zig-zags nerastri e quattro o cinque bande ben distinte nere più o meno lucide {ad.). Nelle parti superiori prepondera il grigio sul castagno, lo spazio dorsale è quindi più appariscente; parti interiori tinte di giallo-fulvo più accentuato e colle fascie meno numerose e decise igiov.). Lunghezza totale 0, m 175; becco 0, n, 013; aia 0, ,n 082; coda 0, m 070; tarso 0, m 018. Il Torcicollo va soggetto all'albinismo, ma raramente. Questa specie aiuta tutta la regione Paleartica, svernando nelle parti meri- dionali. In Italia è specie estiva e nidificante, comune; arriva di aprile e parte a settembre, non pochi individui si trattengono durante l'inverno nelle nostre Provincie centrali e meridionali, per cui sarebbe anche uccello sedentario. Nel Veneto l'uccisi due volte in dicembre. Famiglia CUCULIDAE, Cuculiai. Becco mediocre, conico, arcuato, dilatato alla base, un po' allungato; narici basilari, scoperte; regione perioculare di solito in parte nuda; ali (remiganti pri- marie) e coda composte di solito di 10 penne, questa talora di 8 ; gambe rivestite di penne; tarsi corti e deboli; diti zigodattili coll'interno versatile. Questa famiglia ha distribuzione cosmopolita, e consta di 6 sottofamiglie con circa 17 generi e 75 specie. Sottofamiglia CUCULINAE, Ouculini. Coda di 10 penne colle cuopritrici che non arrivano a metà della sua lun- ghezza; ali lunghe. I Cuculi frequentano i giardini, i campi alberati e le boscaglie; sono insettivori ed in parte anche mangiano frutti; volano con eleganza e rapidi là. assomigliando allora un po' allo Sparviere anche pelle ali e la coda lunghe. Sono migranti e mutano due volte all'anno. Si dividono in 42 generi ed ab- bracciano circa 170 specie sparse in tutto il Mondo. Talune specie non fabbricano nido, né covano le uova, ma hanno abitudini parassite; altri fabbricano il nido sugli alberi e sono molto amorosi della loro prole. Genere CUCULUS, Linnaeus. Becco piuttosto corto, mandibola inferiore diritta, la superiore leggermente intaccata verso l'apice e col culmine alquanto curvato; apertura del becco grande ed estesa fino sotto gli occhi; lingua cotta: contorno dell'occhio poco denudato; ATLANTE < (UNITI >L< IGICO 83 narici rotonde, basilari, con un orlo rilevato; nessun ciuffo; ali allungate, che giun- gono al di là della metà della coda; remiganti primarie in numero di LO pe ■ colla 3" remigante la più Lunga e la 1 più corta della primaria più interna; coda allungata a ventaglio, quadrata di li» penne, colle quattro mediane quasi eguali; tarso corto, acudettato, piumato sino a metà Lunghezza e subeguale al dito esterno: piede piuttosto corto e debole con due diri volti in avanti e due al- l'indietro, pollice corto, l'esterno anteriore il più lungo. Sessi quasi simili, giovani differenti; tinta grigia predominante negli adulti. Il genere Cuculus abbraccia 10 specie sparse su tutto il .Mondo, la Polinesia eccettuata. 71. Cuculus canorus. Linnaei s, Cuculo. |Tay. XXIV, fig. 5 e 6 e Tav. L, dg. 26], Parti interiori di un cenerino-piombato più cupo e bluastro sul groppone e sul sopracoda, più pallido sulla gola e sull'alto petto; resto del gastreo bianco con tascie regolari nerastre, più fitte sul petto che non sull'addome e sul sotto- coda: coda graduata nerastra, macchiata irregolarmente di bianco sullo stelo, sul margine ed all'apice delle penne (mas. ad.). Tinta cenerina menu pura, base della gola lavata di rossastro (fauni, ad.). Parti superiori bruno-cupe con lascio trasver- sali rugginose ed alcune penne traversate o fasciate di bianco; una macchia bianca sulla nuca e talora una seconda sulla fronte; parti inferiori bianche lavate di ocraceo e con fascie nerastre; timoniere a fascie rugginose e nerastre e con macchie bianche all'apice, sul bordo e lungo lo stelo (giov.). Parti superiori a fascie nere e rossiccio-cannella; groppone e sopracoda cannella-vivace e di solito uni- forme: gastreo bianco-ocraceo con fascie bruno-scure; timoniere a fascie rossiccio- cannella e nere e con una larga banda nera subapicale (fase epatica). Lunghezza totale 0, ra 340; becco 0,'"021: ali 0, m 230; coda 0,'"175; tarso O."'0l - Abita l'intera regione Paleartica, migrando d'inverno fino nell'Africa meridio- nale e nell'India ed attraverso la sottoregione Malese sino all'Australia. K uccello estivo e comune in Italia, arriva d'aprile e riparte d'ottobre. Si riproduce ovunque dalla metà di maggio al luglio. Si sa che il Cuculo non fàbbrica nido, né cova le proprie uova, ma le colloca nel nido di un altro uccello scelto a bella posta e sembra che pre- scelga di metterle in quei nidi che contengono uova simili alle sue, che sono molto variabili di colorito, deposita solo un uovo, talora due in ciascun nido e sembra che la femmina del Cuculo deponga tre, quattro e fino venti uova in un periodo di parecchie settimane. A spiegazione di tale fatto si cita la grande scarsità di femmine, che offre questa specie in riguardo del numero dei maschi ed il fenomeno che le uova di Cuculo sono depositate a notevoli intervalli, questi due fatti realmente difficultano la cura dell'incubazione. Le uova di Cuculo fu- rono trovate nel nido di più di cento specie di Uccelli (Passeracei, Ita lupicanti, Colombi e forse la Gallinella d'acqua ed il Tuffetto). Il giovane Cuculo viene cosi allevato dai nuovi parenti ed essendo vorace e bisognoso di molto cibo, scaccia i compagni dal nido o ne getta le uova se non sono ancora sgusciate, ciò che succede talora nel terzo giorno dalla nascita, quando è ancora nudo e cieco o alle volte più tardi. Talora due uova di Cuculo sono depositate nel medesimo 84 1TLANTE ORNITOLOGICO nido, ma non però dalla stessa femmina, allora quando i due piccoli sono nati, sorgono fiere contese, sinché il più torte a colpi d'ala e col groppone ne scaccia il più debole. Le uova di Cuculo sono molto piccole, data la sua mole e variano assai di colori', di solito di un bianco-grigiastro macchiate di fulvo-verdastro o blu-pallido, o verde-bluastre, o bianche, o grigie macchiate «li rossigno, etc. Genere COCCYSTES, Gloger. Becco mediocre con entrambe le mascelle leggermente curvate in basso, apertura dello stesso moderata: narici basilari, ovali, non marginate, colla parte superiore chiusa da una membrana; contorno dell'occhio in gran parte nudo; un ciuffo sulla testa; ali che non giungono alla metà della coda; remiganti pri- marie in numero di dieci. .'V e 4 : ' subeguali e le più lunghe; coda di 10 penne lunghe e graduate: tarso lungo e forte, più lungo del dito esterno anteriore, piu- mato nella sua parte alta, nudo all'indietro, coperto sul davanti di quattro scu- detti grandi e di tre inferiori più piccoli: quattro diti, due anteriori e due all'indietro. Sessi (piasi simili, giovani differenti dagli adulti. Questo genere cousta di sei specie, che abitano l'Africa e l'Asia tropicale, una di esse arriva sino nell'Europa meridionale. Non fabbricano nido, ed anche in tal rapporto hanno le abitudini del gen. Cuculus. 72. Coccystes glandarius (Lixxaeus), Cuculo dui ciuffo. Testa, suoi lati e nuca di un cenerino-chiaro con lo stelo nero, le penne molto lunghe e formanti un ciuffo che cade all'indietro; parti superiori cenerino-brune, macchiate di bianco all'apice delle penne delle ali e sulle cuopritrici della coda: gastreo bianco, tinto di cenerino sui fianchi, di lionato sulla gola e sul petto; coda molto lunga, graduata, biancastra all'apice (ad.). Ciuffo corto o quasi nullo, testa nero-lucida; le macchie bianche sulle parti superiori leggermente lionate; si no- tano tinte fulvo-vivaci sul collo e sul petto (tjior.). Lunghezza totale 0, m 415; becco 0, m 026; ala 0, m 215; coda 0, m 220; tarso 0, ra 032. Abita il Nord dell'Africa e l'Europa sud-occidentale, spingendosi verso est fino alla Persia e giungendo talora nell'Europa centrale. In Italia è specie di comparsa accidentale e molto rara, che trovasi più facilmente in Liguria ed in Sicilia, comparve nel Napoletano, nelle Puglie, nel Romano, in Toscana e presso .Mantova, nel Veneto è rarissima, non venne mai colta in Sardegna. Sverna nel- l'Africa tropicale. Genere COCCYZUS, Veeillot. Becco lungo circa quanto la testa, curvato ed appuntito all'apice; un piccolo spazio nudo attorno all'occhio; narici basilari, elittiche, esposte; ali rotondate, al (pianto appuntite all'apice, la .'!' remigante primaria la più lunga, 1 e 2" corte; coda di 10 penne, molto graduata, poco più lunga delle ali; tarso nudo, non più lungo dei diti. MI \N I I ORNI rOLOGICO 85 Testa senza ciuffo; penne tibiali complete; piumaggio opaco; sessi simili, i giovani differenti dagli adulti. Questo genere consta di sci specie sparse nell'America, eccettuate le estreme latitudini, due di esse giungono accidentalmente in Europa. Sono uccelli insettivori di abitudini migratorie, non parassiti, ma fabbricano il nido, deponendo uova verdastre che essi stessi covano, mostrandosi poi assai amorosi della prole. 73. Coccyzus americanus I.ixx.\ii>. Cuculo a/mericano. Becco, mandibola superiore gialla alla base, bruna nel resto, l'inferiore gialla colla punta bruna; lati della fronte, della testa e d'attorno al becco oliva-grigia- stri; guancie bianche; parti superiori e cuopritrici delle ali brune con riflessi me- tallici olivastri; gastreo bianco, tinto di grigio sul collo; remiganti brune, tinte di castagno, che è più vivace dal lato interno delle penne; coda, molto graduata, nero- bruna con una larga t'ascia apicale bianca ad.). Becco giallo; manca il castagno sulle ali; coda grigiastra di sotto, fascia apicale più ristretta (giot>.). Lunghezza totale 0, m 303; becco 0,'"023; ala 0,'"149; coda0, m 157; tarso 0,' 027. Abita l'America settentrionale-temperata, la centrale e la meridionale, giun- gendo d'inverno tino all'Argentina. Accidentale in Europa, venne preso sei volte nelle Isole Britanniche, un soggetto comparve nel Belgio, due in Francia ed uno in Italia nell'ottobre 1883 in Piemonte, esemplare che si conserva nel R. Musco di Firenze. 74. Coccyzus erythrophthalmus (Wilson), Cuculo a me riamo dagli occhi rossi. | Coccygus erythrophthalmus (Wils. : Cuculo americano occMo-rosao]. Simile al precedente del quale ha la statura; becco nero, bluastro alla base della mandibola inferiore; circolo oftalmico rosso-scarlatto; parti superiori con ritiessi di color rame sulle ali; il castagno sulle ali manca quasi del tutto ed è solo accentuato sul vessillo esterno alla base delle remiganti; coda più dilavata di colore, cogli apici bianchi molto stretti e preceduti da una banda subapicale nero-scura. Abita le regioni orientali dell'America del Nord, giungendo d'inverno sino alle isole Trinità e Cuba, alla Colombia ed al Perù orientale. Accidentale in Eu- ropa, uno fu ucciso in Irlanda nel 1871 ed un secondo presso Lucca nel 1858; questo è conservato nel R. Museo di Pisa. Sottordine ANISODACTYLI - Anisodattili. Diti tre in avanti, tutti più o meno riuniti alla base, il quarto sempre rivolto all' indietro nelle specie Europee. 86 ATLANTI ..i:\i i,,i n,,ir,, Famiglia C0UACI1DAK, specie, sparse nelle parti temperate e tropicali del Mondo Antico. Abitano le campagne alberate ed i boschi, nutrendosi esclusivamente d'insetti, di rettili e di piccoli mammiferi. Nidificano nelle buche degù' alberi o delle case in rovina o disabitate, fabbricando un nido di radici e di stecchi, ove depongono varie uova di un bianco lucido. Genere CORACIAS, Linnaeus. Becco duro, robusto, arcuato, più lungo che largo, nudo alla base, leggermente uncinato, apertura larga; narici oblique, a metà coperte da una membrana piti mata; redini limitate sul davanti da un citi Ilo di setole rigide; spazio post-oculare nudo: ali lunghe, con 10 penne primarie, delle quali la L ,:| e la .'! ' le più lunghe; coda piuttosto grande, di 11' penne; tarso più corto del dito mediano con unghia, a scudetti larghi sul davanti e reticolato all'indietro coi diti liberi, tre rivolti sul davanti ed uno all'indietro; unghie robuste. Questo genere abbraccia undici specie, che abitano l'Europa, l'Africa e l'Asia centrale tino all'India ed a Celebes: una sola di esse giunge in Europa. 75. Coracias garrulus, Linnaeus, Ghiandaia marina. [Tav. Xltt. Bg. L']- Fronte, parte anteriore del sopraciglio e mento di un bianco-grigio; testa, collo e parti interiori blu-pallide, qua e là verde-mare; gita ncie, regione auricolare e gola blu pallide con lineette centrali blu-chiare, talora argentine; cuopritrici blu-verde pallide, quelle lungo il margine alare blu d'oltremare; dorso e scapolari nocciola- cupe; groppone violetto-porporino scuro e blu-chiaro; le due timoniere esterne un po' più corte delle altre, con una macchia apicale nero-blu (ad.). 11 verde tinto di gialliccio, il dorso meno vivace e misto a verde; le parti intcriori /issai più pallide, brunastre sulla gola e sull'alto petto con strie longitudinali verdoguolo- bianchiccie; penne esterne della coda più corte delle altre e senza macchie api- cali igiov.). \ 1 1 \\i i 0RNI1 [( 87 Lunghezza totale o. ;;40; becco O/'ol-s; ala 0,' L92; coda 0, m 130; tarso 0, m 022. Vive nell'Europa e nell'Asia centrale e meridionali', si estende verso est fino al Kaseniir ed all'India, nord-occidentale, sverna nell'Africa. In Italia è uccello estivo, (die giunge in aprile e nel maggio e parte in settembre, raro nelle parti sei tentrionali, poco comune indie centrali, piuttosto abbondante in Calabria ed in Sicilia; in Sardegna sarebbe scarso e mancante in Corsica. Nidifica. Non ho citato il C. indicus, Linnaeus tra gli uccelli Europei perchè l'unico soggetto registrato come tale e conservato nel Collegio Bebck a Costantinopoli non f'n ucciso in Europa, ma sulla costa asiatica del Bosforo ('). È specie che aiuta l'India, estendendosi verso ovest tino alla Persia ed all'Arabia. Famiglia MEROPIDAE, Meropidi. Becco subeguale alla testa, affilato, curvato, appuntito, col culmine munito di un solco rialzato e mal definito; lingua lunga e lanceolata; narici basilari, in parte o nel tutto coperte di penne setolose; ali lunghe e appuntite, colla l a remigante primaria di solito corta e stretta; coda di 10 penne, colle due centrali spesso più lunghe delle laterali ed acuminate; tarsi corti e deboli. Forma slanciata; colori brillanti; penne del petto, in alcuni generi, molto al- lungate e pendenti; la muta è semplice, i giovani nascono inetti, gli adulti sono simili Inter -se e differenti dai giovani. Questi uccelli hanno in parte abitudini sedentarie, altri sono migranti, fre- quentano i giardini ed i siti alberati, mangiano esclusivamente insetti che pren- dono a volo; nidificano nelle buche delle roccie o nella rena, scavandosi essi stessi il foro e vi depositano poche uova rotondeggianti di un bianco-puro, senza costrurre alcun nido. Questa famiglia abbraccia cinque generi con 35 specie, sparse nelle zone temperate e tropicali del Mondo Antico. Genere MEROPS, Linnaeus. Becco allungato, leggermente curvato, tetragono, appuntito all'apice, col cul- mine elevato, apertura del becco larga; narici ovali, basilari, in parte coperte di peli diretti in avanti; ali lunghe di 10 primarie, la l a rudimentale, la 2" la mas sima e subeguale alla .">" ; coda abbastanza lunga, quadrata e tornita di li' penne, colle due centrali appuntite e che sorpassano notevolmente le altre; tarsi scudet- tati; diti piccoli, tre sul davanti ed uno all'indietro; il mediano unito all'esterno con una membrana fino alla 2 a articolazione ed all'interno fino alla 1', il poste- riore colla base dilatata; unghie sottili, curvate ed acute. Questo genere dai brillanti colori consta di 17 specie, che abitano l'intero Mondo Antico, tranne le latitudini nordiche, due di esse giungono anche in Europa. ') Ibis. 187U, pag. iì:ì. 88 ATLANTI ORNITOLOGICO 76. Merops apiaster, Linnaeus, Gruccione. ( Groitaione, Mi ropi |. [Tav. XIII, iìl Fronte bianca, die sfuma in blu d'acqua marina ed in verde smeraldo; testa, mica, parte posteriore del collo e dorso di un marrone castagno vivo, fulvo-gialletto sulle scapolari, a guisa di due bande; groppone blu e verde gialle; sopracoda verde; gola giallo d'oro, limitato in basso da una banda nera: gastreo verde-blu; coda verde mista a blu, colle due timoniere mediane appuntite ed eccedenti (mas. ad.). Tinte meno vivaci: testa e dorso lavati di verde; le due penne mediane della coda più corte {fetnm. ini.). Tinta pallida: manca la fascia nera sulla gola (giov.). Lunghezza totale 0,'"290; becco 0, m 031; ala 0, m 145; coda, timoniere mediane 0, m llf); le due penne centrali eccedono le laterali al massimo di 0, m 030; timoniere laterali 0,'"090; tarso 0, m 012. Abita l'Europa meridionale e parte della centrale ed è accidentale nelle re- gioni settentrionali, si estende fino all'Asia centrale e d'inverno migra in Africa e nell'india nord-occidentale. In Italia è uccello estivo, comune nelle provincie centrali e meridionali e nelle Isole, raro nelle settentrionali. Nidifica comunemente nelle parti centrali e meridionali, ma di rado nella Valle Padana. Arriva in aprile e nel maggio e riparte in settembre. 77. Merops persicus. Pallas, Gruccione egiziano. L Grottaione egiziano ]. Fronte bianca, che poi sfuma in blu; sopraciglio e striscia sulle guancie blu di turchese; redini nero-verdone, che si estendono in una fascia che abbraccia l'occhio e termina poco dopo; parti superiori, petto ed addome di un verde-glauco, bluastro sul sopracoda; guancie di un blu-chiaro, separate dal nero dello spazio auricolare da una linea bianca; mento giallo; gola rosso-mattone; le due timoniere centrali ec- cedono le laterali (mas. ad.). Bianco della fronte e blu del sopraciglio più ristretti (femm. "5; timoniere laterali 0, m 100; tarso 0, m 012. Abita l'Africa e l'Asia lino all'India nord-occidentale. Accidentale in Francia, nella Grecia e nella Russia meridionale: in Italia è specie rarissima, venne presa in Liguria, nel Barese, a Malta e forse in Sicilia. La citazione del Dubois(') sulla cattura di un M. viridis, Linnaeus ('') in Si- (') Bev. , 1SS7 questo esemplare dm rebbe riferirsi al '/. viridissimut, Swainson, ohe egli crede diverso dal >/. viridis, Linnaeus. Il prii aiterebbe l'Africa, l'altro l'Asia me- ridionale. I-'. 1. Tordela. 2. Tordo. 3. Tordo sassello. I. Cesena. 5. Merio dal collare. 6. Merio fà* ad.). 7. Merlo ($). 8. Rigogolo ((? ad.). 9. Rigogolo DIrico Uoepli, Editore, Milano MI l\IK OBNITI li 89 cilia, basa certamente su inesatte informazioni. È specie che abita l'Egitto e l'Africa nord orientale Sno alla Senegambia e l'Asia attraverso la Persia fino all'India, e non pare sia mai comparsa in Kuropa. Famigj i\ ai.< IEDINIDAE, Alcedinidi. Becco diritto, subtetragono, appuntito, più Lungo della testa, col culmine spia- nale o leggermente rotonde: apertura larga, lingua acuta e brevissima; narici basilari, coperte di piume: ali alquanto lunghe, leggermente rotonde, di 10 pri marie; coda composta di lo a 12 penne, talora eguali e corte o molto lunghe e eolle due mediane eccedenti le laterali; tarsi deboli, eorti, reticolati, coperti ili pelle molle e nuda: diti anisodattili, deboli e corti, col 4" unito al '.',"' per più di metà della sua lunghezza, il 2" al 3° nel sito terzo basilare, il pollice corto, piatto di sotto, il dito interno sempre corto, talora rudimentale o mancante. Colore vario, talora opaco o vi predominano il blu-metallico, il verde, il ca stagno; forme massiccie: sessi simili, i piccoli nascono nudi e completamente inetti: cangiano le penne una volta all'anno, talune specie peto hanno doppia muta. Nidificano nelle buche e depositano uova bianche, quei generi che hanno abi- tudini (Inviali le collocano in fori scavati nell'arena in prossimità delle acque, gli altri nelle buche degli alberi. Alcune specie si cibano eslusivamente di pesci, altre di insetti, di molluschi terrestri e di rettili. Questa famiglia abbraccia l".i generi con circa 200 specie sparse per tutto il Mondo, comprendendo anche i Dacelonini (Daceloninae della Regione Indiana. Genere ALCEDO, Lixnai.i s. Becco più lungo della testa, robusto, quasi diritto, compresso, largo e forte alla base; testa con un ciuffo poco sviluppato; narici basilari, semichiuse da una membrana; lingua carnosa, brevissima; ali piuttosto corte, rotonde, di 10 remi- ganti primarie, 2 a e 3 a le più lunghe: coda molto corta, di dodici penne; -ambe nude sopra l'articolazione del tarso; tarso alquanto corto; diti piuttosto corti, tre an tenori uniti alla base, uno volto all' indietro e leggermente più corto dell'interno; unghie arcuate ed acute. Questo genere consta di 10 specie, che abitano gran parie del Mondo Antico, mancando nell'Australia, nella Polinesia ed in America. 78. Alcedo ispida, Linnaki s, Marlin pescatore. [Piombino, Uccel Santa Maria], [Tav. XXIV, lig. 10]. Redini ed una fascia che avviluppa l'occhio nere; un ciuffo corto sulla testa nero-blu, tinto di lapislazzoli verso l'apice delle penne; dorso, groppone e sopra coda verde-celeste di lapislazzoli; una fascia sopra le redini, regi auricolare. lati della faccia, petto e parti inferiori di un castagno-vivace; guancie ed una mac- Atlante ornitologico. 12 HO ATLANTE ORNITOLOGICO chia sui lati del petto di un blu-carico; uno spazio sui lati del collo e gola bianco- fulvi; cuopritrici delle ali verde-nerastre, terminate di blu di lapislazzoli (mas. ad.). Cuopritrici delle ali verde-oliva; penne sul davanti del collo e del petto margi- nate di bia n castro-cenerognolo; gola e gastreo bianco-fulvicci igiov.). Lunghezza totale 0,'"180; becco 0,'"035: ala0,'"080; coda0, m 035; tarso 0, m 009. Il Martin pescatore abita l'Europa, l'Asia settentrionale, l'India, il Burina, la Cina, la Malesia, le Molucche, le Filippine e le Isole della Sonda, però nell'Isola di Flores i Indie or.) vive una specie affine VA. floresiana, Sharpe, e nelle Mo- lucche si trova anche VA. ispidoides, Lesson, etc. In Italia è specie ovunque stazionaria e comune, però migra parzialmente d'inverno dalle provincie set- tentrionali, portandosi nel sud della Penisola e nelle Isole. Nidifica da aprile a giugno. Genere CERYLE, Boie. Becco robusto, più lungo della testa, assottigliato fino alla punta, col culmine carenato, compresso sui lati, apertura del becco grande; narici basilari, colla membrana nasale corta; ali mediocri, piuttosto lunghe e larghe, la 1" remigante primaria molto corta, 3 a e 4 a le più lunghe; coda piuttosto allungata e legger- mente rotonda; tarsi scudettati, assai corti e robusti; piedi corti, deboli, coi tre diti anteriori riuniti alla base, il posteriore volto all' indietro; unghie compresse, acute, arcuate. Piumaggio poco brillante, bianco e nero; testa ornata di un ciuffo; dorso grigio o verde senza blu; sessi differenti. Questo genere consta di 10 specie, che abitano i paesi Mediterranei, la Re- gione Etiopica e l'Indiana, portandosi fino al Giappone, e l'America. 79. Ceryle rudis (Linnaeusi, Martin pescatore Manco e nero. Parti superiori nere, macchiate e variate di bianco; un tratto bianco dal becco fino alla regione auricolare, passando al disopra dell'occhio; penne della testa al- lungate a ciuffo; parti inferiori candide, con due fascie nere attraverso al petto, l'ima larga, l'altra stretta; remiganti e timoniere nere con macchie bianche (mas. ad.). Petto attraversato da una sola banda (femm. ad.). Come la femm. ad., parti supe- riori molto più scure; macchie nerastre sulla gola; fascia sul petto grigiastra, marginata di nero (giov.). Lunghezza totale 0,'"269; becco 0/"054 ; ala0, ra 134; coda0,'"090; tarso 0,'"0 10. Abita le contrade orientali bagnate dal Mediterraneo tino alla Persia e l'in- tera Africa. Questa specie fu citata senza fondamento per la Sicilia dal Malherbe, ma fino ad ora non venne trovata in Italia ('e per l'Europa comparve in Grecia ed in Turchia, ma vi è specie rara. (') Nella Raccolta Magni Griffi composta, per quanto so, di esemplari colti in Liguria, esiste un C. /»rfis eolla data 1867, Bocca di Magra . esso è passato ora con molli altri al R. Museo Zoologico Ali \Mi ORNITOLOGICO '.' 1 Due esemplari dell'affine C. aleyon (Linnaeus) furono presi in Irlanda, ma l'Autore Inglese più moderno, che è il Saunders, non L'ammette nella sua lista; un terzo sarebbe stato ucciso in Olanda presso Arnheim nel dicembre L899 (*). Abita il Nord-America, arrivando d'inverno fino alle Antille. Anche una specie del gen. Haleyon e precisamente L'jET. smyrnensis (L. com- parve nelle Liste Europee. Questo uccello abita gran parte dell'Asia, estendendosi verso oriente fino alla Cina, verse occidente alla Siria, verso sud sino alle Isole Andamane; venne trovato a Lenkoran nel Caucaso (Radde), due altri soletti rebbero stati veduti Lungo il Reno, uno dei quali dallo stesso Alt uni - . Credo pru- dente attendere prove più sicure per ammetterlo tra le specie Europee. La sua statura oscilla- tra 0, m 284 e 0, m 288. La testa, il collo ed il gastreo sono d